La figura di Clelia Cleopatra Maria Merloni, fondatrice dell'Istituto delle suore Apostole del Sacro Cuore di Gesù, si staglia nella storia della Chiesa come esempio di fede profonda, tenacia e abbandono alla Divina Provvidenza. La sua vita, segnata da sfide e tribolazioni, è stata interamente dedicata all'amore per il Cuore di Gesù e alla riparazione delle offese a Lui arrecate, un carisma che continua a ispirare la sua Congregazione in tutto il mondo.
Excursion Vlog: A Day At Madre Clelia Merloni Convent | The Biography Of Madre Merloni
La Vita di Madre Clelia Merloni
Le Origini e i Primi Anni
Clelia Cleopatra Maria Merloni nasce a Forlì in via Carlo Matteucci 18, il 10 marzo 1861, come terza figlia di Maria Teresa Brandinelli e Gioacchino Merloni. La sua infanzia è caratterizzata da un ambiente familiare precario e da continui trasferimenti a causa del lavoro del padre. La morte della madre e l'allontanamento della nonna la lasciano priva delle "pie donne" che le avevano insegnato a conoscere Dio. Gioacchino Merloni si trasferisce a Sanremo, dove sposa la vedova Maria Giovanna Boeri, che accetta la giovane Clelia come figlia, dandole la cura e l’affetto di cui ha bisogno.
Brillante bambina di dieci anni, Clelia inizia gli studi e riceve la Prima Comunione, distinguendosi non solo per il suo carattere vivace e talvolta impulsivo, ma anche per la sua profonda capacità di riflessione, acuta intuizione e grande amore per la preghiera davanti al Santissimo Sacramento. Il 23 giugno 1872, nella Basilica sanremese di S. Siro, riceve il sacramento della Cresima. Anni dopo, quando il padre di Clelia, divenuto un industriale di successo in Liguria, poté permettersi agi e ricchezze, non le fece mancare nulla, sognando per lei un buon marito, ma i desideri della giovane Clelia erano altri: unirsi a Gesù.
Le Prime Chiamate e la Ricerca della Via
La vocazione di Clelia la porta a entrare nella Congregazione delle Figlie della Madonna della Neve a Savona nel 1883. Qui, nel settembre successivo, fa la sua Vestizione e le viene dato il nome di Suor Albina. Nel febbraio del 1887, un terremoto distrugge il convento; rimane miracolosamente illesa, anche dopo essere tornata tra le macerie per salvare una suora malata. Tuttavia, dopo quattro anni, è costretta a rientrare a casa per malattia.
Nel 1892, ci riprova a Como entrando nella Piccola Casa della Divina Provvidenza (ora Figlie di Santa Maria della Divina Provvidenza), fondata da San Luigi Guanella, che riconosce in Clelia un’anima eccezionale. Tra i due nasce profondo rispetto e fiducia reciproca. Verso la fine del 1893, la trentaduenne Clelia si ammala nuovamente di tubercolosi, per la quale i medici concordano che non esiste alcuna possibilità di cura. Durante questa malattia, confida il desiderio di fondare una congregazione religiosa per la gloria del Sacro Cuore di Gesù al suo Confessore, che le consiglia di pregare una novena al Cuore Immacolato di Maria insieme a un gruppo di orfanelle. Se la Vergine l'avesse riportata in salute, ciò sarebbe stata la conferma della volontà divina per la fondazione di una nuova opera. Dopo una miracolosa guarigione, Clelia capì che neppure quello era il posto giusto per lei e tornò ancora una volta nella casa paterna, soffrendo per la forte e chiara chiamata del Signore.

La Fondazione delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù
La situazione si sblocca con un sogno premonitore: una notte, a Clelia appare la città di Viareggio, dove non era mai stata, e capisce che è lì che il Signore vuole mandarla per seminare il suo amore per il Cuore di Gesù. Il 24 aprile 1894, si mette in viaggio senza nulla, eccetto la fedele amica Elisa Pederzini, a cui si aggiungerà presto anche Giuseppina D'Ingenheim. Giunte alla stazione di Viareggio, le tre si fermano a pregare nella vicina Chiesa della Madonna del Carmine per poi raggiungere la Chiesa di San Francesco (oggi nota come Chiesa di Sant'Antonio), dove furono accolte dai Frati Minori che misero a loro disposizione una casa in centro città.
Il 30 maggio 1894, Padre Serafino Bigongiari, OFM, accoglie ufficialmente Suor Clelia e Suor Elisa nella parrocchia di Sant’Antonio a Viareggio, inaugurando l'Istituto in via Veneto davanti a un "folto stuolo di fedeli". Presto l'Istituto ospitò una scuola, e grazie alle finanze del padre, Clelia affitta una seconda casa in via di Mezzo per ampliare la scuola materna, poi una terza. La Congregazione, che iniziò la sua opera di carità accogliendo orfani e persone anziane, divenne presto numerosa e Clelia si applicò in varie e molte opere anche al di fuori di Viareggio. Madre Clelia raccomandava alle sue consorelle: “Portate a tutti un raggio della tenerezza del Cuore di Gesù”, impegnandosi nelle opere di carità e di educazione, molte dedicate alle giovani donne. Riteneva l’educazione un’arte gioiosa, che consiste nella promozione integrale della persona umana e come tale è opera d’amore, non stancandosi mai di capire i bisogni degli altri, dei quali imparava a interpretare il linguaggio.
Gli Anni delle Difficoltà e l'Esilio
I primi successi della Congregazione si interrompono dopo soli tre anni. A causa di una cattiva amministrazione, il patrimonio della Congregazione, che Madre Clelia aveva acquistato grazie alla cospicua eredità del padre - convertitosi in punto di morte e la cui morte durante il mese dedicato al Sacro Cuore fu considerata una grazia speciale - deve essere venduto. Il Sacerdote che aveva amministrato il patrimonio perde la considerevole fortuna attraverso rischiose manovre finanziarie e fugge in Francia. Per non accusare il sacerdote, Madre Clelia assume su di sé tutte le colpe della mala gestione. Questo evento segna l'inizio di un lungo periodo di buio per lei.
Due suore si avventurano nella diocesi di Piacenza per chiedere il permesso di questuare. Il vescovo San Giovanni Battista Scalabrini ascolta la loro storia con grande interesse, desiderando formare un ramo femminile del suo Istituto dei Missionari di San Carlo per aiutare gli emigranti italiani nelle Americhe. Chiede immediatamente di parlare con la Fondatrice. Madre Clelia accetta l’offerta di Mons. Scalabrini di prendere l’Istituto sotto la sua protezione ecclesiale, impegnandosi ad ampliare l’obiettivo della Congregazione per abbracciare uno spirito missionario e inviare le sue figlie nelle Americhe. Madre Clelia e 18 suore fanno la vestizione a Castelnuovo Fogliani, e nove di loro emettono anche la Professione. Mons. Scalabrini modifica l’abito delle Apostole, e le prime sei Apostole Missionarie salpano da Genova per San Paolo, in Brasile, sul piroscafo “Piemonte”.
Tuttavia, le tensioni non si placano. Mons. Scalabrini emana un decreto per accettare la richiesta di Madre Clelia di sollevarla dai suoi doveri di Superiora Generale, adducendo come motivo la sua cattiva salute e il desiderio di dedicarle più tempo alla stesura delle Costituzioni e del Manuale di Preghiera. Il governo e il titolo passano provvisoriamente a Suor Marcellina Viganò. La Santa Sede effettua tre visite apostoliche alla Congregazione. Come risultato, con decreto della Sacra Congregazione per i Religiosi, Madre Clelia viene rimossa dall’ufficio di Madre Generale e le viene vietato di avere contatti con la comunità. Le suore a lei fedeli sono espulse dall'Istituto.
Considerandosi un ostacolo alla crescita della Congregazione e rattristata, Madre Clelia chiede e ottiene la dispensa dai voti religiosi e si prepara a lasciare l’Istituto. Inizia per lei una vera e propria via del Calvario: l’esilio la porta a Genova, in seguito a Torino, Roccagiovine e Marcellina. Pur conoscendo la persecuzione, la calunnia e la diffamazione, rivelò sempre pazienza e abbandono in Dio, certa di non venirne mai delusa.
La Morte, il Corpo Incorrotto e la Beatificazione
Solo molto più tardi le sarà concesso di rientrare. Ormai vecchia e stanca, Clelia trascorre a Roma gli ultimi due anni della sua vita in una stanzetta molto lontana dal resto della comunità, ma affacciata sulla Cappella, dalla quale poteva partecipare alle preghiere comunitarie e adorare l'Eucaristia. Qui avviene la sua nascita al cielo, il 21 novembre 1930, festa della Presentazione della Beata Vergine Maria, pronunciando le parole: “Signore, vieni… Gesù!”. La Congregazione non ha una sua tomba, quindi trovano un posto per lei nella Cappella del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante al Cimitero del Verano a Roma.
Solo quattro mesi dopo la sua morte, la Santa Sede concede il decreto di approvazione alla Congregazione, che intanto cambia titolo in Suore Missionarie Zelatrici del Sacro Cuore. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il 19 luglio 1943, la sezione del Cimitero del Campo Verano dove era sepolta Madre Clelia viene pesantemente bombardata. Il 17 maggio 1945, dopo una faticosa ricerca, il suo corpo viene trovato, incorrotto, 72 anni dopo la prima apertura della bara. Tre giorni dopo, nella domenica di Pentecoste, il corpo viene trasferito in solenne processione alla Cappella della Casa Generalizia e sepolto in una parete laterale, il suo epitaffio recita: “Il Cuore divino di Gesù fu la luce della sua esistenza: i poveri, gli oppressi, gli infelici, il palpito più suo tenero.” Oggi il corpo di Madre Clelia è esposto in un'urna di vetro nella Cappella della Casa generalizia, a Roma.
Nel 1988, a seguito della chiusura della prima parte del processo di beatificazione, papa Giovanni Paolo II la dichiarò Serva di Dio. Il 21 dicembre 2016 papa Francesco promulgò il decreto riguardante le sue virtù eroiche, attribuendole il titolo di Venerabile. Ai fini della beatificazione, la Chiesa cattolica ha preso in considerazione la guarigione di Pedro Ângelo de Oliveira Filho, medico brasiliano, colpito nel 1951 da paralisi progressiva ai quattro arti (sindrome di Guillain-Barré). Dopo una prognosi infausta, suor Adelina Alves Barbosa, Apostola del Sacro Cuore, gli diede un bicchiere d'acqua contenente una piccola reliquia "ex indumentis" della Venerabile Merloni. La mattina dopo il medico di guardia trovò guarito il malato, che fu dimesso completamente ristabilito. Il 27 gennaio 2018, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava la guarigione un miracolo ottenuto per intercessione di Madre Clelia Merloni. La beatificazione è avvenuta il 3 novembre 2018 a Roma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

La Spiritualità delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù
Il Cuore di Gesù: Fulcro della Fede
“Dio solo”, questo era il motto di Madre Clelia, una donna che poteva avere tutto dalla vita ma che ebbe molto di più amando il Santo Cuore di Gesù e insegnando agli altri ad amarlo, pur tra mille difficoltà. Il Cardinale Angelo Becciu, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, nella sua omelia per la beatificazione, ha affermato che la Beata Clelia Merloni è stata una "donna tutta di Dio, e proprio per questo è stata donna tutta dei fratelli, specie i piccoli, i poveri, i semplici, gli indifesi." Il suo amore per Dio si rifletteva nell'amore per l'uomo, immagine viva di Dio, con un cuore aperto a tutti, specialmente verso i malati e i sofferenti. Sapeva fare proprio il bisogno altrui, fino a privarsi spesso del necessario. Il centro della sua fede rimase sempre il Cristo, incontrato soprattutto nel mistero eucaristico, nelle lunghe ore passate in cappella, anche di notte e da malata.
La denominazione che Madre Clelia volle per le sue sorelle - Apostole del Sacro Cuore di Gesù - racconta molto del loro stile, della loro spiritualità e della loro fedeltà al carisma originale. Fedeli alla missione che fu di Santa Maria Alacoque, esse si impegnano a far conoscere e far amare il Sacro Cuore di Cristo. Madre Clelia intendeva l'educazione come un'arte gioiosa, promozione integrale della persona umana e opera d'amore, ponendo l'accento sul bisogno di un modello da seguire e, in definitiva, di un grande bisogno di affetto. La sua opera educativa si rivolgeva innanzitutto alle altre suore, spingendole a formarsi bene e a essere credibili, e incarnò quel "chicco di grano che muore per donare la vita" tenendo uno sguardo speciale sulle donne povere e ignoranti, le più vulnerabili e sfruttate.

La Riparazione: Un Atto d'Amore
La catechesi sulla Riparazione accompagna gli insegnamenti di Madre Clelia Merloni, invitando a una vita di fede e di amore profondo per il Cuore di Gesù. Ella ci insegna che la vera santità si raggiunge attraverso la fiducia, il sacrificio e la carità vissuti quotidianamente. “Quando l’amor divino s’impossessa di un cuore, vi suscita un gran desiderio di veder il suo Dio conosciuto, amato e servito; quest’anima si addolora e geme per le offese che altri fanno al suo divin Cuore, pieno d’amabilità e tenerezza per tutti. Si sente piena di slancio per ricondurgli quei peccatori che lo hanno abbandonato.” E ancora: “Quando Dio ama, altro non desidera che essere amato. Non per altro ama, se non per essere amato, sapendo che coloro che l’ameranno si beeranno di questo stesso amore.”
La riparazione è un elemento essenziale della spiritualità del Sacro Cuore. Gesù Cristo, nella sua vita, ministero pubblico, morte e risurrezione, ha compiuto, una volta per sempre, la riparazione della divisione fra l’umanità e Dio come conseguenza del peccato. Madre Clelia intendeva la riparazione come risposta di amore senza riserve a Colui che ci ama e ci ha amato fino all’ultima goccia di sangue e all’ultimo respiro. Ha detto: “Infatti la vita di Gesù Cristo fu tutta intera una croce ed un martirio. Ricordati, figliuola mia, che tu non devi avere altro scopo che quello d’immolarti col tuo Sposo Gesù. Tu non potrai dare a Gesù più sicura testimonianza della tua stima e del tuo affetto che rendendoti simile a Lui, giacché non si imitano se non coloro che si stimano, appunto perché l’amore trasforma l’amante nella persona amata.”
Dal suo diario emerge il suo abbandono totale: “Tu vuoi prendermi tutto; di mio, o Gesù, non vuoi che mi resti più nulla, né di ciò che farò, né di ciò che patirò; tutto devo lasciare a tua disposizione, affinché tu ne disponga come meglio credi…a favore di quelle anime, di cui tu desideri la conversione. Eccomi pronta a compiere, con la tua divina grazia, quanto vuoi e desideri da me. Si offra come vittima di lode e di riparazione per i peccati dell’umanità.” Queste parole rivelano lo spirito di riparazione che definiva la sua preghiera e il suo rapporto con Dio. La sua risposta è chiara: pregare al posto di quelli che non pregano, amare Dio al posto loro, adorare e glorificare Dio per quelli che non l’adorano. Riparare il Cuore amorevole di Dio nel donare a Lui tutte le persone.
Madre Clelia esortava le sue consorelle a visitare spesso Gesù Sacramentato custodito nel tabernacolo, dicendo che le loro visite dovevano supplire alle dimenticanze di quanti lo trascurano. Le esortava a pregare per tutti e a consolare il Cuore di Gesù, riparando le ingratitudini, l’indifferenza e gli oltraggi di coloro che vivono lontani da Dio. Persistette nello spirito di preghiera riparatrice fino ai suoi ultimi giorni, anche durante gli anni dell'esilio e della malattia. Riconobbe nel maltrattamento subito dalle sue consorelle e dalla Chiesa un’occasione per perdonare ed estendere la misericordia come atto di riparazione, rispondendo sempre con amore tenero e senza risentimento, concentrandosi solo su "Dio Solo!". Tutta la sua vita era incentrata nell’amore del Cuore di Gesù, nella riparazione, versando balsamo sul cuore ferito di Cristo.
Il Carisma e la Missione Oggi
“Caritas Cristi urget nos!” Questo l'esempio di Madre Clelia, che sa parlare ancora all’uomo di oggi. Le religiose, ancora oggi, sono chiamate a vivere in comunione e collaborazione fraterna testimoniando sobrietà e povertà; a operare nel territorio in cooperazione con la Chiesa locale e nella fedeltà al Magistero del Papa; a rendere viva ed efficace la propria azione pastorale; a curare la formazione dei laici affinché diventino anche loro apostoli dell’evangelizzazione; a coltivare l’espansione missionaria ad gentes con un’attenzione particolare verso la povertà, comprese le nuove forme emergenti di povertà sociale.
Il Cardinale Becciu ha concluso la sua omelia chiedendo alle Apostole del Sacro Cuore di Gesù di mantenere vivo il carisma della loro fondatrice e soprattutto la sua spiritualità oblativa, il cui fulcro è l’amore che tutto sopporta e perdona. “La missione, per la quale è stata fondata la vostra Famiglia religiosa, è sempre attuale.”