La Resurrezione di Lazzaro: Un Segno di Vita Eterna e Fede

La risurrezione di Lazzaro, narrata dal Vangelo secondo Giovanni (11,1-45), rappresenta il settimo e più portentoso dei segni compiuti da Gesù, rivelando il suo pieno dominio sulla vita e sulla morte. Questo episodio, oltre a essere un culmine nella narrazione evangelica, costituisce un ponte cruciale tra la rivelazione pubblica di Gesù a Israele e la fase finale della sua vita, culminante nella glorificazione alla destra del Padre. La duplice menzione della "gloria" all'interno della pericope ricollega questo segno alle nozze di Cana, il primo miracolo giovanneo.

Mappa geografica della Giudea con Betania e Gerusalemme evidenziate

L'Episodio Evangelico: Racconto e Reazioni

L'introduzione dell'episodio ci immerge nella vita privata di Gesù, rivelando i suoi sentimenti più intimi. Gesù aveva amici al di fuori della ristretta cerchia dei Dodici, in particolare una famiglia di Betania: le sorelle Marta e Maria e il loro fratello Lazzaro, nella cui casa Gesù probabilmente alloggiava durante i suoi viaggi a Gerusalemme. Il legame di amicizia tra Gesù e questa famiglia è chiaramente espresso dalle parole delle sorelle, che inviano a Gesù il messaggio: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato» (Gv 11,3).

La Malattia e il Ritorno a Betania

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betania, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea».

I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questi mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». Allora Tommaso, chiamato Didimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!».

La reazione di Gesù di fronte all’annuncio della malattia di Lazzaro è sorprendente: egli indugia per due giorni prima di mettersi in cammino verso Betania. Lo sconcertante ritardo ha uno scopo preciso: Gesù vuole rivelare il suo dominio sulla morte e il suo potere di vincere la morte e dare la vita. Questo amore divino spinge Gesù a esporsi a un pericolo mortale, sapendo che i Giudei avevano già cercato di lapidarlo. La frase «Lazzaro è morto e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate» rivela il vero obiettivo: suscitare la fede nei discepoli.

L'Incontro con Marta e Maria

Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Betania distava da Gerusalemme meno di tre chilometri e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la Risurrezione e la Vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Il colloquio tra Gesù e Marta mette in luce una fede che Gesù intende purificare e completare. Marta, pur esprimendo fiducia in Gesù come potente intermediario di fronte a Dio, colloca la risurrezione in un futuro indefinito ("alla risurrezione dell'ultimo giorno"). Gesù, invece, le si rivela come la sorgente stessa della vita e la garanzia della vita eterna. La sua solenne dichiarazione «Io sono la risurrezione e la vita» (Gv 11,25) è centrale in tutta la pericope, identificandolo pienamente con il nome divino ("Io sono") che Dio aveva rivelato a Mosè. Gesù ha il potere di dare la vita e proiettare l'uomo nell'eternità.

Le Lacrime di Gesù e la Sua Indignazione

Dette queste parole, Marta andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».

Il pianto di Maria commuove profondamente Gesù, che, a sua volta, piange, profondamente turbato. Non a caso Giovanni usa un verbo che indicherà il turbamento di Gesù di fronte alla propria morte (12,27) e al tradimento di Giuda (13,21). Gesù è di fronte non solo alla morte dell’amico, ma anche alla sua, ormai imminente. La sua "commozione profonda" è meglio resa come "collera" o "indignazione": Gesù non tollera il trionfo del male e della morte sull'uomo. Tuttavia, insieme all'indignazione, c'è una partecipazione al dolore, che lo porta a condividere le lacrime con Maria e gli altri.

Illustrazione di Gesù che piange con Maria e Marta

Il Miracolo della Resurrezione

Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che Tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».

L'ordine di togliere la pietra è seguito dalla preghiera di Gesù, un rendimento di grazie che non ha paralleli: solo qui Gesù prega prima di compiere uno dei segni. Questa preghiera non è una petizione, ma una rivelazione al popolo circostante, affinché credano che il Padre lo ha mandato. L'espressione «se crederai, vedrai la gloria di Dio» sottolinea che la vera visione delle cose, la percezione della presenza e della luce di Dio, è donata solo attraverso la fede. Il miracolo è descritto con brevità, focalizzandosi sul suo significato profondo: il ritorno alla vita e l'atto di liberazione ("Liberàtelo e lasciàtelo andare"). Molti dei Giudei che avevano assistito credettero in Lui.

Gesù Di Nazareth film di Zeffirelli : La resurrezione di Lazzaro

La Profonda Rivelazione Teologica

La risurrezione di Lazzaro non è un aneddoto miracoloso "puntuale", ma descrive l’avventura di ogni uomo, di tutti gli uomini, ricordandoci la nostra avventura. Essa ci introduce al mistero del Figlio dell’uomo "consegnato ai pagani" e annuncia la resurrezione finale, che è preceduta da tante "resurrezioni" che l’annunciano e la rappresentano: tutte le ripartenze, il rinnovarsi, tutte le irruzioni del nuovo nella nostra vita. La rinascita "dall’acqua e dallo Spirito" non si fa in una sola volta, ma ogni volta che si rompono i legami col passato morto che ci paralizza. Dio è tutti i giorni il Dio della liberazione.

Il Contesto Liturgico della Quaresima e il Percorso Battesimale

La liturgia della Quaresima, in particolare nell'Anno A, propone un itinerario battesimale che prepara i catecumeni e rinnova i fedeli. Questo percorso inizia con la lotta contro il male (le tentazioni di Gesù), prosegue con l'incontro con il Figlio di Dio (la Trasfigurazione), e attraverso i vangeli della samaritana (Gesù "acqua viva") e del cieco nato (Gesù "luce del mondo"), culmina nella risurrezione di Lazzaro. Quest'ultimo episodio rivela il potere del Figlio di Dio sulla morte e significa che nel battesimo il desiderio umano si adempie, al credente è donato uno sguardo nuovo (quello della fede), e la vita stessa dell'uomo viene ricreata e fatta nuova.

La Morte come Gloria di Dio e Rivelazione della Fede

Il testo evangelico sottolinea che la morte di Lazzaro era «per la gloria di Dio», «perché attraverso di essa Dio sia glorificato». Si percepisce che ciò che dona gloria a Dio e a Gesù è la fede degli uomini. Gesù rivela pienamente che Dio opera nell'umanità come il fermento nella pasta, in segreto, e la Bibbia è per questo piena di parole come morte e vita, luce e tenebre, affinché la gloria si manifesti e si liberi. La resurrezione di Lazzaro mette in moto il processo che condurrà Gesù alla croce e rende evidente che Gesù dona la vita a prezzo della sua stessa vita.

Schema illustrativo della relazione tra fede, gloria di Dio e vittoria sulla morte

Gesù: Amore, Vulnerabilità e Potere sulla Morte

Un aspetto evidente è la grande umanità di Gesù: egli amava molto Marta, Maria e Lazzaro, e questo legame affettivo è rimarcato varie volte. Gesù si avvicina al dolore, alla sofferenza e alla morte quasi come a realtà sacre, esprimendo tutto questo turbandosi, commuovendosi, piangendo. Non pronuncia formule vuote, ma accoglie radicalmente il mistero del dolore e della morte dei propri cari e amici. In Cristo, Dio si mostra vulnerabile all'uomo, attento a ciò che accade all’uomo, non autore della morte, ma sofferente della nostra morte. Non finiremo mai di scoprire la tenerezza di Dio. Forte è il contrasto tra Colui che è la resurrezione e la vita e la sua emozione, le sue lacrime.

Fede e Conversione di fronte alla Morte

Marta, seppur con una speranza imperfetta, che ipotizza una soluzione solo futura ("alla risurrezione dell'ultimo giorno"), mostra un atteggiamento evocativo: si alza e si muove incontro a Cristo, lasciando il peso del lutto. La sua postura suggerisce come il credente sia chiamato a interpretare la vita: risollevandosi, lasciandosi risorgere in ogni evento. La Resurrezione non è un "colpo di teatro", ma l'esperienza della fedeltà ininterrotta di Dio, anche nel cuore della morte. Il Signore è sempre pronto a sollevare la pietra tombale dei nostri peccati, che ci separa da Lui. Non c’è alcun limite alla misericordia divina offerta a tutti, e il gesto di Gesù che risuscita Lazzaro mostra fin dove può arrivare la forza della Grazia di Dio, e dunque fin dove può arrivare la nostra conversione e il nostro cambiamento.

San Paolo, come richiamato nel testo, ci dice che «quelli che si lasciano dominare dalla carne non possono piacere a Dio». La "carne" designa il mondo umano segnato dal peccato e dalla morte, mentre lo "spirito" evoca il mondo divino, dove l'umanità è assunta dal Cristo risorto. Siamo nati per lasciarci abitare dalla forza di una vita nuova, la forza dello Spirito del Cristo Risorto. Questa è la sfida: lasciarsi dominare dalla morte o scegliere di inchinarsi a un altro dominio, quello dello Spirito che è vita per la giustizia. Se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in noi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai nostri corpi mortali.

Impatto e Conseguenze

La Reazione dei Giudei e il Prezzo della Vita

Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che Egli aveva compiuto, credettero in Lui. Tuttavia, la risurrezione di Lazzaro innesca anche una reazione violenta da parte del Sinedrio. Avvertiti di quanto accaduto, i membri si riuniscono e decidono di prendere contromisure: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno i Romani e distruggeranno il nostro tempio e la nostra nazione» (Gv 11,47-48). L’evangelista con ironia qualifica le parole del sommo sacerdote Caifa, che suggerisce che "è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo", come una profezia che Gesù doveva morire non solo per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio dispersi. Da quel giorno, decidono di ucciderlo. Colui che dona la vita viene condannato alla morte, ma sarà proprio la sua morte a portare la vita al mondo.

Icona del Sinedrio che si riunisce in consiglio per decidere il destino di Gesù

Questioni Storiche e Liturgiche

Alcuni critici mettono in discussione l'attendibilità storica del segno, soprattutto per il sorprendente silenzio dei Vangeli sinottici su un miracolo tanto strepitoso e determinante per la sorte di Gesù. Nonostante questo, nella liturgia di Rito Romano, il brano evangelico della Risurrezione di Lazzaro è proclamato alla V domenica di Quaresima Anno A, sottolineandone la centralità nel percorso di fede.

tags: #la #resurrezione #di #lazzaro #novelli