La Risurrezione di Cristo: Fondamento della Fede e Mistero Trascendente

Il cristianesimo riconosce nell’evento della risurrezione il suo asse fondamentale. Già insegnava san Paolo che se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede (1Co 15,14). Se Cristo fosse rimasto nel sepolcro dopo il terzo giorno, tutto il movimento spirituale da lui iniziato sarebbe rimasto sepolto con lui. La risurrezione di Gesù è un fatto storico che trascende la storia.

La Singolarità della Risurrezione di Cristo

Per la nostra fede non basta che la risurrezione di Gesù abbia un valore simbolico. Qui sta la singolarità del fatto cristiano. Se la risurrezione avesse un significato puramente simbolico, non ci sarebbe molta differenza tra essa e altri miti altrettanto significativi. Cristo risorto si collocherebbe accanto ad altri racconti simbolici come quello dell’araba fenice. Infatti, il mito dell’araba fenice può significare in modo pregnante il risorgere dalle ceneri, il ritorno alla vita dopo la morte, ed è un bel simbolo della resilienza che supera ogni avversità. Può essere pure un modo di percepire la stessa sopravvivenza dopo la morte: "In nidulo meo moriar - ut phoenix multiplicabo dies" è l’epitaffio che si trova nella tomba di Giovanni Battista Gisleno, nella parete del fondo di Santa Maria del Popolo. La risurrezione di Cristo non si colloca nella categoria di mythos, al di fuori del tempo e senza rapporto con la storia.

È vero che Cristo risorto supera la storia, il suo corpo glorioso non segue più le leggi della fisica moderna né della biologia. Lui appartiene ormai al nuovo eone, all’Ottava settimana cosmica, ai cieli nuovi e alla terra nuova. Ma è sempre il corpo del Maestro, quello che si lasciò toccare dai bambini e dalla donna emorroissa. È lo stesso corpo che Maria avvolse in fasce e nutrì con il suo seno.

Rappresentazione simbolica dell'araba fenice che risorge dalle ceneri

Testimonianze Bibliche dell'Evento

Secondo la testimonianza concorde dei vangeli, dopo tre giorni nel sepolcro Gesù è risorto. I vangeli non descrivono l'evento, che non ha avuto testimoni diretti, ma solo la testimonianza della tomba vuota e le visioni delle discepole alle quali apparve. La scoperta avvenne all'alba del giorno dopo il sabato, cioè domenica mattina, quando le discepole (di numero variabile a seconda dei vangeli) si recarono al sepolcro per completare l'imbalsamazione del cadavere, lasciata in sospeso il venerdì sera per il sopraggiungere del tramonto, inizio del sabato.

Come avviene solitamente per molti altri eventi evangelici, i resoconti sono concordi per gli elementi fondamentali dell'evento, ma dissentono quanto ai particolari secondari. Passato il sabato, nel mattino profondo, Maria Maddalena, Giovanna, Maria di Giacomo e altre andarono al sepolcro.

Le Apparizioni di Gesù Risorto

Il Vangelo di Giovanni (20,19-20) riferisce: «La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: ”Pace a voi!”. Detto questo mostrò loro le mani ed il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore».

Altre apparizioni significative includono:

  • A Maria Maddalena: “Le disse Gesù: Donna perché piangi? Chi cerchi? Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove lo hai portato e io andrò a prenderlo. Gesù le disse: Maria! Essa allora, voltatasi verso di lui, gli disse in ebraico: Rabbuni!, che significa: Maestro!” (Gv. 20, 15-16).
  • Ai discepoli: “La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: Pace a voi! Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi.” (Gv. 20, 19-21).

Gli angeli annunciarono la Risurrezione alle donne al sepolcro: «Non temete, voi! So che cercate Gesù crocifisso; Non è qui: è risorto, come aveva detto. Orsù, osservate il luogo dove giaceva. E ora andate e dite ai suoi discepoli che egli è risorto dai morti e vi procede in Galilea; là lo vedrete. Ecco, ve l’ho detto».

Illustrazione biblica delle donne al sepolcro vuoto che incontrano un angelo

Distinzione da Altre Risurrezioni

La Risurrezione di Cristo si differenzia dalle risurrezioni operate da Cristo stesso, come quella della figlia di Giairo (Mc 5,42; Lc 8,55), del giovane di Nain (Lc 7,15), o di Lazzaro (Gv 11,44). Tutte queste furono ritorni alla vita terrena "ordinaria", di carattere miracoloso; ma a un certo momento esse sarebbero morte di nuovo. La Risurrezione di Cristo è essenzialmente diversa: nel suo Corpo risuscitato egli passa dallo stato di morte a un'altra vita al di là del tempo e dello spazio. Il Corpo di Gesù è, nella Risurrezione, colmato della potenza dello Spirito Santo; partecipa alla vita divina nello stato della sua gloria, sì che san Paolo può dire di Cristo che egli è "l'uomo celeste".

Il Corpo Glorioso di Cristo Risorto

Il "terzo giorno" (dalla sua morte) Gesù risuscitò a una vita nuova. La sua anima e il suo corpo, pienamente trasfigurati dalla gloria della sua Persona divina, tornarono a unirsi. L’anima assunse di nuovo il corpo e la gloria dell’anima si comunicò pienamente al corpo. Per questo motivo, «la Risurrezione di Cristo non è stata un ritorno alla vita terrena. Il suo corpo risuscitato è quello che è stato crocifisso e porta i segni della sua Passione, ma è ormai partecipe della vita divina con le proprietà di un corpo glorioso».

Questo corpo autentico e reale possiede però al tempo stesso caratteristiche nuove, proprio di un corpo glorioso; esso non è più situato nello spazio e nel tempo, ma può rendersi presente a suo modo dove e quando vuole: la sua umanità non può più essere trattenuta sulla terra, e ormai appartiene al dominio divino del Padre (cfr Gv 20,17). Anche per questa ragione Gesù risorto è sovranamente libero di apparire come vuole: sotto l'aspetto di un giardiniere (a Maria Maddalena, Gv 20,15) o sotto altre sembianze (cfr. Mc 16,12) che erano familiari ai discepoli, e ciò per suscitare la loro fede (cfr. Gv 20,27).

La Vetrata del Duomo di Siena

Un esempio artistico di tale raffigurazione si trova nella vetrata del Duomo di Siena, in cui il capo del soggetto è rappresentato nella lunetta, imprimendo così maestosità alla figura del Cristo risorto, raffigurato con una tunica bianca e turchina, mentre mostra i palmi delle due mani trafitti dai chiodi. Lo sguardo dello spettatore è attratto senza tregua, perché l’autore ha sapientemente operato sulla gamma dei colori chiari, come il bianco-avorio e l’azzurro-turchino, i quali creano un gioco di suggestiva trasparenza. La cornice della vetrata riporta la frase in latino: “EGO SUM RESURRECTIO ET VITA”. La formella inferiore, bordata con decorazioni a foglie, presenta una cornice a losanga con le simbologie: luna-notte, sole-giorno, penna-scrittura.

Vetrata del Duomo di Siena raffigurante Cristo Risorto

Interpretazioni e Controversie sulla Risurrezione

Secondo vari filoni di esegesi liberale e di anticristianesimo, i resoconti evangelici sono non credibili. Viene letta come una truffa volontaria, dove i discepoli avrebbero rubato il cadavere di Gesù e ne avrebbero sostenuto falsamente e coscientemente la risurrezione. Tuttavia, Martin Dibelius osserva che prima della risurrezione gli apostoli e i discepoli se ne stavano nascosti e impauriti, mentre dopo le apparizioni di Gesù risorto diventano audaci. Una truffa volontaria o un'allucinazione non può aver spinto i primi cristiani a rischiare la vita e a morire per una menzogna.

Da altri la Risurrezione viene interpretata come un'allucinazione, dove i discepoli, delusi per il fallimento di Gesù, si sarebbero auto-illusi che fosse ancora vivo e di averlo visto. Per Rudolf Bultmann la risurrezione è una verità di fede storicizzata. La fede dei primi cristiani vedeva in Gesù il salvatore atteso che liberava l'umanità dal male, dal peccato e dalla morte. James George Frazer la legge come la storicizzazione di un mito. La risurrezione di Gesù sarebbe la storicizzazione del mito della divinità che muore e risorge, in analogia con i miti di Osiride, ma anche con quelli di Mitra, Dioniso, Attis.

I resoconti evangelici sono sostanzialmente concordi nell'evento della risurrezione, testimoniato dalla tomba vuota e dalle apparizioni alle discepole prima e poi ad altri. L'evento non può essere stato inventato dai discepoli in base alla loro fede in Gesù Messia: la risurrezione di Gesù non è riducibile in maniera semplice a quanto annunciato nell'Antico Testamento.

Il Mistero Pasquale e la Salvezza

La risurrezione di Gesù va compresa all'interno del Mistero Pasquale di Gesù. La risurrezione si è compiuta per la potenza del Padre che "ha risuscitato" (At 2,24) Cristo, suo Figlio. In questo modo egli introduce in maniera perfetta nella Trinità l'umanità di Cristo, il suo corpo; Gesù viene definitivamente "costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la Risurrezione dai morti" (Rm 1,4).

Il Figlio, da parte sua, opera anch'egli la sua propria Risurrezione in virtù della sua potenza divina. Dobbiamo affermare ciò in forza di quanto Gesù annunzia riguardo al Figlio dell'uomo che dovrà molto soffrire, morire e in seguito risuscitare: il verbo della risurrezione è usato qui in senso attivo (cfr. Mc 14,28; 16,7). Altrove Gesù afferma esplicitamente: "Io offro la mia vita, per poi riprenderla. (..) ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla" (Gv 10,17-18).

Significato Teologico della Risurrezione

La Risurrezione costituisce anzitutto la conferma di tutto ciò che Cristo stesso ha fatto e insegnato. La Risurrezione di Cristo è compimento delle promesse dell'Antico Testamento (Lc 24,26-27.44-48) e di Gesù stesso durante la sua vita terrena (cfr. Mt 16,21; 17,22-23; Mc 8,31; 9,31; 10,32-34; Lc 9,22; 18,31-33). L'espressione "secondo le Scritture" (1Cor 15,3-4) sottolinea questo aspetto. La verità della divinità di Gesù è confermata dalla sua Risurrezione. Egli aveva detto: "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono" (Gv 8,28).

La Risurrezione di Cristo è infine strettamente legata al Mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio. Vi è un duplice aspetto nel Mistero pasquale: con la sua morte Cristo ci libera dal peccato, con la sua Risurrezione ci dà accesso a una nuova vita (cfr. Rm 4,25). Questa è dapprima la giustificazione che ci mette nuovamente nella grazia di Dio "perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova" (Rm 6,4). Essa consiste nella vittoria sulla morte del peccato e nella nuova partecipazione alla grazia (cfr. Ef 2,4-5; 1Pt 1,3). Essa compie l'adozione filiale poiché gli uomini diventano fratelli di Cristo, come Gesù stesso chiama i suoi discepoli dopo la sua Risurrezione: "Andate ad annunziare ai miei fratelli" (Mt 28,10; Gv 20,17).

Nell'attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nel cuore dei suoi fedeli. In lui i cristiani gustano "le meraviglie del mondo futuro" (Eb 6,5), e la loro vita è trasportata da Cristo nel seno della vita divina (cfr. Col 3,1-3).

Icona del Cristo Risorto che esce dal sepolcro

La Pasqua e il Dono della Pace e della Gioia

La tradizione biblica traduce la parola Pasqua in «passare oltre» che, per gli Ebrei, indica la liberazione della schiavitù dall’Egitto, mentre per i cristiani commemora la risurrezione di Gesù Cristo, la massima solennità dell’anno liturgico. Pasqua significa anche “passione”, che vuol dire “soffrire”, e al centro del significato letterale della parola ci sarebbe quindi la Passione di Cristo, la cui tragicità rivive nel Venerdì Santo: «Tutto è compiuto; e, chinato il capo, rese lo spirito» (Gv 19,30).

La sera del primo giorno della settimana, Gesù venne, stette in mezzo ai discepoli e disse loro: "Pace a voi!". Il dono racchiuso nel saluto di Gesù risorto diventa trasformazione interiore. È un dono che sostituisce la paura, l’incertezza, il turbamento, la preoccupazione, il disagio. La presenza del Cristo risorto dona di sostituirli con la serenità interiore, con una tranquillità che non è incoscienza, una visione della realtà che nella drammaticità non schiaccia la persona, un vivere che nella fatica non coltiva il senso del fallimento. Secondo la prospettiva della fede cristiana, la pace è il dono offerto agli uomini dal Signore Gesù risorto. Essa è il frutto della vita nuova inaugurata dalla sua resurrezione. La pace, pertanto, si identifica come “novità” immessa nella storia umana dalla Pasqua di Cristo, nascendo da un profondo rinnovamento del cuore dell’uomo. Prima di essere relazione “pacifica” con gli altri, di fratellanza, questo è un dono che trasforma interiormente la persona prima di tutto nel suo rapporto con Dio.

«I discepoli gioirono al vedere il Signore». Il dono della pace ha come uno dei suoi frutti più significativi quello della gioia. Non la gioia chiassosa, superficiale, consumistica, ma quella interiore che illumina la vita quale ne sia la condizione, gioia che diventa serenità. Per il cristiano che pure vive situazioni di paura, di fatica, di delusione, di incertezza, giunga nel profondo del cuore questo dono. È Gesù risorto che in ogni Pasqua presenta a tutti il suo “saluto-dono”: «Pace a voi».

Papa Francesco afferma che "Gesù ci mostra come affrontare i momenti difficili e le tentazioni più insidiose, custodendo nel cuore una pace che non è distacco, non è impossibilità o superomismo, ma è abbandono fiducioso a Dio e alla sua volontà di salvezza, di vita, di misericordia". Egli rivolge alle nuove generazioni: «Cari giovani, non vergognatevi di manifestare il vostro entusiasmo per Gesù, di gridare che lui vive, che è la vostra vita. Ma nello stesso tempo non abbiate paura di seguirlo sulla via della croce».

Gesù Storico: Quale Resurrezione?

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