La Reliquia e la Croce: Tra Mistero, Storia e Fede

Il romanzo "La reliquia e la croce" è un'avvincente opera che mescola storia, esoterismo, religione, fede, scienza e mistero, offrendo al lettore una trama ricca e complessa.

La Trama del Romanzo

Le Origini della Reliquia: Palestina, 327 d.C.

Mappa antica di Gerusalemme e Palestina

La storia inizia nella Palestina del 327 d.C., dove Flavia Giulia Elena, madre dell'Imperatore Costantino il Grande, si reca a Gerusalemme con l'intento di recuperare le reliquie di Cristo. Qui, nei pressi del Golgota, vengono rinvenuti la Vera Croce e tre dei quattro chiodi della crocifissione. L'ultimo chiodo, tuttavia, finisce nelle mani avide di Safar, che ne avverte immediatamente i poteri. L'imperatrice Elena, secondo la tradizione, scoprì il legno della Croce a Gerusalemme e ne fece costruire un'imponente basilica sul Golgota, il "Martyrium", emblema della passione di Cristo. Il legno, intriso del sudore e del sangue di Gesù, da patibolo diventa il fondamento della fede cristiana. L'imperatrice Elena si recò in Palestina e, salita sul Golgota per purificare quel luogo sacro dagli edifici pagani fatti costruire dai Romani, identificò la Vera Croce del Redentore tra le tre ritrovate; si racconta che il cadavere di un uomo, messo a giacere su di essa, tornò all'istante miracolosamente in vita. Elena suddivise la Vera Croce in tre spezzoni: uno, ben chiuso in una cassa d’argento, lo lasciò a Gerusalemme presso il Santo Sepolcro; l’altro, inviato a Costantinopoli, fu nascosto dall’imperatore nel suo colosso; il terzo fu portato da lei stessa a Roma e custodito nella sua cappella privata, poi diventata la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Questi eventi segnarono l'inizio della diffusione dei frammenti del Santo Legno in tutto il mondo.

La Spedizione in Antartide: 1973

Foto di un idrovolante in Antartide con montagne innevate

Nel 1973, in Antartide, Lambret Schneider, che da bambino aveva assistito al suicidio del padre, un ex generale nazista in fuga dagli ebrei, viene coinvolto in una misteriosa spedizione. Un idrovolante con sette uomini a bordo sorvola le acque nere e fredde del continente, diretti verso le catene montuose delle Mühlig-Hofmann, dove si trova una caverna sigillata nel 1945 dall’equipaggio del sottomarino U-530. Questa caverna, in realtà, è la Stazione 211, un rifugio che doveva servire ad Hitler e che è diventato il deposito del tesoro del Reich. Dopo ore di faticoso cammino nel deserto di ghiaccio, il gruppo raggiunge l'ingresso della caverna, un vero e proprio museo di reperti perduti, ma gli uomini sono lì per due oggetti specifici, stringendoli tra le mani, in attesa di trovarne un terzo per inaugurare una nuova era.

Il Mistero delle Stigmate: Monte Sulla, Oggi

Chiesa di montagna in Abruzzo

Ai giorni nostri, sul Monte Sulla in Italia, una piccola chiesa è gremita di fedeli giunti da ogni parte del mondo per assistere alla funzione di Giovanni Berardino, un giovane prete che sembra aver ricevuto le stigmate. Giovanni si sveglia madido di sudore, con una dolorosa emorragia ai polsi, piaghe del diametro di una moneta da due euro, iniziate un mese prima dopo aver visitato l’antico monastero di Sant’Anastasio a Dubrovnik. Papa Celestino, per verificarne l'autenticità, decide di inviare un medico di fiducia e il noto professor Calvin Donovan, esperto della materia di Harvard. Donovan, inizialmente scettico, rimane colpito dall'incontro con il giovane prete, sentendo fin da subito un legame particolare. Le indagini lo portano da Roma a Francavilla al Mare, da Napoli fino alla cripta dell'antico monastero di Sant'Atanasio in Croazia, dove tutto sembra avere inizio. Il Vaticano, come aveva fatto con Padre Pio, si adopera per smascherare una possibile frode e si rivolge a Cal Donovan, protagonista assoluto del romanzo. Ma cosa è successo in quella cripta? Perché Giovanni non vuole parlarne? Potrebbe aver ricevuto qualche reliquia sacra? Di quest'ultima tesi è convinto Lambret Schneider, capo di una società segreta neonazista, pronto a tutto pur di mettere le mani su questa reliquia per portare a compimento le ricerche dello storico Otto Rahn, convinto di poter costruire una bomba dalla potenza inaudita mettendo insieme la Lancia del Destino, la spina della corona di Cristo e il Sacro Chiodo, di cui il giovane prete sarebbe entrato in possesso.

Il Centurione Longino e la Croce Perduta

Illustrazione del centurione Longino con la lancia

Il romanzo "La croce perduta" di Guido Cervo, ambientato in epoca più antica, si concentra sulla figura di Qvintvs Cassivs Longinvs, centurione della Legio X Fretensis, trasferito nella provincia romana della Giudea nell'anno 30 d.C. In quel periodo, gli zeloti, ebrei ribelli contro Roma, causano problemi al Praefectus Pontivs Pilatvs, e per le strade di Gerusalemme si aggira Yeshua Bar Yosef, un predicatore nazareno ritenuto da molti un pericoloso sobillatore. Lo scontro tra queste due civiltà cambierà radicalmente il corso della storia. La tradizione identifica Longino come il soldato che con la sua lancia trafisse il costato di Gesù per constatarne il decesso. Secondo gli Atti di Pilato, scritti apocrifi, Longino era il centurione al comando dei soldati di guardia al sepolcro di Gesù. Il romanzo di Guido Cervo, "Il Teutone", narra invece la vicenda di Eustachius von Felben, monaco guerriero dell’ordine dei cavalieri teutonici, che nel contesto dell'espansione mongola del 1236, ritorna dalla Terrasanta scortando un mercante veneziano. Questo mercante è latore di un importante messaggio del Doge per il Gran Maestro dell’ordine in Prussia e di un dono di inestimabile valore religioso: una croce ricoperta di gemme, già di proprietà di Sant’Elena. Il viaggio, reso un incubo dalle incursioni dei cavalieri tartari, si concluderà con il recupero della preziosa reliquia dopo combattimenti all'ultimo sangue e battaglie.

Recensione e Analisi Stilistica

Glenn Cooper, con "La reliquia e la croce", mescola storia, esoterismo, religione, fede, scienza e mistero per dar vita a un romanzo avvincente che si legge con piacere. La ricerca delle reliquie di Cristo e i loro poteri, così come il coinvolgimento del Nazismo, non sono certo una novità in ambito letterario. Tuttavia, Cooper costruisce la trama passo dopo passo, cercando di "confutare" e rendere credibile la storia, e al tempo stesso approfondendo alcuni dei personaggi principali: l'affascinante professor Donovan, abile studioso con la passione per le donne e la boxe; il fanatico neonazista Lambret Schneider; e il giovane Giovanni, sacerdote umile che si trova a dover gestire una situazione più grande di lui. Preferendo un ritmo più blando alla narrazione frenetica che aveva caratterizzato i suoi ultimi romanzi (come la trilogia dei Dannati), Cooper trascina il lettore avanti e indietro nella Storia, crea un'atmosfera di attesa e mistero, e poi, nella parte finale, alza il ritmo e regala qualche colpo di scena, soprattutto verso l'epilogo. "Il segno della croce" è un thriller che affonda le radici nella storia e nell’archeologia, indagando l’atavico e complicato rapporto tra scienza e fede all’interno di una trama che si compone di molteplici elementi: le ricerche di antiche reliquie bibliche o paleocristiane condotte dagli uomini del Reich, soprattutto da Heinrich Himmler, il quale impiegò un intero reparto delle SS a questo scopo e si servì della collaborazione dello studioso Otto Rahn; il tema delle stigmate, in cui spicca l’ingombrante figura di Padre Pio; la teoria dell’entanglement quantistico. Su queste basi si regge un plot che racconta una ricerca durata duemila anni, a partire dagli scavi che Elena, la madre del primo imperatore cristiano Costantino, condusse in Terra Santa alla ricerca degli oggetti che raccontavano la passione di Cristo, fino ad arrivare ai giorni nostri. L'autore newyorchese condisce il tutto con rimandi culturali, fonti storiche e scientifiche.

Guido Cervo ha fatto del romanzo storico la massima espressione del suo talento artistico, ambientando vicende in epoche diverse, ma sempre supportate da preziose ricerche storiche che danno alle opere la parvenza di veridicità. È un romanzo in cui è preponderante la trama, ma molto curata appare sia la caratterizzazione dei personaggi, che l'atmosfera, ricreata sapientemente. "La croce perduta" è in grado di essere apprezzato dal lettore per la continua tensione e l'indubbio coinvolgimento che avviene fin quasi da subito.

Glenn Cooper: Il "Self-Made Man"

Glenn Cooper rappresenta uno straordinario caso di "self-made man". Dopo essersi laureato con il massimo dei voti in Archeologia a Harvard, ha conseguito un dottorato in Medicina. È stato presidente e amministratore delegato della più importante industria di biotecnologie del Massachusetts, e, a dimostrazione della sua versatilità, è diventato poi sceneggiatore e produttore cinematografico.

Le Reliquie e il loro Significato

Definizione e Storia delle Reliquie

Antichi reliquiari di varie forme

L'uomo ha sempre avvertito il bisogno di manifestare la sua fede attraverso qualcosa di concreto e di tangibile per rendere possibile il suo rapporto con la divinità. Il termine "reliquia" proviene dal latino reliquiae, ovvero "resti", equivalente al greco leipsanon, "lasciare in ricordo". Prima dell’avvento del Cristianesimo, alcuni oggetti erano conservati in memoria di persone realmente esistite ed erano associati a particolari sistemi religiosi o culturali. Le persone, che avevano orrore della morte, con la reliquia trasformavano quell'orrore in speranza. Le reliquie si affermano anche e soprattutto grazie ai racconti agiografici dei martiri. Tali racconti, sebbene possano contenere esagerazioni, attestano l'esistenza del martire e il bisogno di credere nel mito delle origini e nel mito che permette di superare la crisi della presenza, ricondurre nel collettivo la paura dell'esistente. Il traffico delle reliquie servì proprio a rinsaldare i legami di fede, evidenziando il potere che la popolazione riservava a figure martirizzate.

La Diffusione delle Reliquie e la Superstizione Medievale

L'episodio del "dito di San Giovanni Battista" attesta la proliferazione delle reliquie, diffusasi dopo che Elena, la madre dell’imperatore Costantino, si convertì al Cristianesimo nel 327 d.C. Il suo viaggio in Terra Santa accese la devozione verso tutti i santuari che potevano vantare il possesso di una reliquia. Da allora le chiese fecero a gara per accaparrarsene una, che non di rado veniva rubata o da ladri professionisti o durante i saccheggi delle città. Esistevano poi dei veri e propri mercanti specializzati in reliquie che, approfittando dell’ingenuità dei compratori, vendevano presunti resti di santi e beati. Nel Medioevo, la venerazione delle reliquie sconfinava nella superstizione: agli oggetti e ai resti mortali di santi e martiri venivano attribuiti poteri miracolosi e taumaturgici, e si riteneva che il solo toccarli potesse produrre guarigioni o concedere grazie. Per questo motivo, le reliquie si moltiplicarono contro ogni logica: in età medievale, erano sparse per l’Europa almeno 60 dita di San Giovanni Battista, 3 teste di San Giorgio, diverse Culle di Gesù Bambino, almeno dieci Prepuzi, innumerevoli frammenti del Legno della Croce. Al fine di conservare le reliquie, si introdusse il Reliquiario, una custodia di grandezza, forma e materiali vari (urne, cofanetti, teche, ampolle, ecc.) destinata a contenerle.

Il Cristianesimo e il Valore dei Segni di Fede

Il mito è accostato alla religione cristiana, in quanto quest’ultima proviene da un fatto storico: la nascita, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo. Esso diventa un evento unico, assoluto, irripetibile e imparagonabile, in cui la rivelazione si incastona nella storia senza far perdere il valore dei segni e degli strumenti governati ovviamente dalla volontà di Dio. Il valore aggiunto del Cristianesimo è stato quello di permeare la realtà terrena, pratica e personale degli uomini, donando loro la possibilità di coltivare un rapporto intimo ed esclusivo con Dio stesso. Da qui l'esigenza dei segni di fede, rappresentati dai reliquiari. Calvino criticò le forme esteriori della religiosità, rappresentate da oggetti e segni che allontanavano dalla vera dottrina; al contrario, occorreva ripristinare la fede autentica e bandire quella affidata a manifestazioni per lo più false. Ad ogni modo, resta il forte bisogno di trovare segni e simboli, a prescindere da false e vere reliquie: il Concilio di Trento prima e poi una serie di provvedimenti hanno cercato di definire al meglio il concetto di autentico, come pure il potere di una fede che si affermava anche grazie ai segni proposti.

La Regolamentazione delle Reliquie nella Chiesa Cattolica

Il Codex iuris canonici del 1917 fece una netta distinzione tra le reliquie e nel 1983 un nuovo codice prescriveva il divieto di vendere, alienare o trasferire le reliquie insigni senza la licenza della Santa Sede, ribadendo l’uso di riporre sotto un altare fisso le reliquie di martiri o di santi. Oggi esse sono considerate “un accompagnamento della vita sacramentale” e fanno parte della religiosità popolare. Sono state suddivise in classi in base alla loro preziosità e all’eccezionalità da esse rappresentata, a condizione che venga comprovata la loro veridicità. Le più importanti sono gli oggetti direttamente associati ad eventi della vita di Cristo (parti della Santa Croce, chiodi della crocifissione, frammenti della mangiatoia, la Sindone, ecc.), o resti sacri di santi (corpi interi, ossa, capelli, sangue, carne, ecc.). Qualsiasi parte del corpo o oggetti appartenenti a santi o martiri assunsero un valore elevato.

Il Ruolo del Mito nella Religione

Arianna e Teseo nel labirinto

Raffaele Pettazzoni nel suo lavoro "Religione e società" rileva lo stretto legame tra religione e mito, superando la concezione che vede il mito come qualcosa di impuro rispetto alla religione. Al contrario, si tratterebbe di un elemento integrato alla religione. Ne "La verità del mito", Pettazzoni scrive: “Il pensiero umano è mitico e logico insieme, la religione non è puro pensiero razionale, ma partecipa del carattere magico e religioso del mito. L’Essere Supremo creatore non è che un mito delle origini. E la stessa verità di fede è verità di vita. La verità è di ordine religioso, e più specificatamente magico”. L’espressione “verità di fede come verità di vita” si cala proprio nella cultura religiosa popolare, cui sono pervase le nostre comunità. Per Pettazzoni: “L’efficienza del mito, ai fini del culto per la conservazione del mondo e della vita, sta nella magia della parola, nel potere evocativo della parola, del mythos, della fabula (…) come forza arcana e possente”. Il mito è storia vera, racconti di avvenimenti realmente accaduti, a cominciare da quelli delle origini. Il mito è storia vera perché storia sacra, per “le concrete forze sacrali ch’esso mette in moto”. La proposizione dei miti delle origini è incorporata nel culto perché concorre agli scopi per cui il culto è celebrato, quelli della “conservazione e dell’incremento della vita”. Mircea Eliàde parlava del mito dell’eterno ritorno, ovvero la corrispondenza con il mondo divino che ha costellato il rapporto uomo/natura. Ritornando alle origini è la stessa capacità per la società di rigenerarsi, “ciclizzando la vita come un continuo riconoscere e ritornare”. L'accostamento tra mito e reliquie è pertinente, in quanto riguarda la stessa capacità di osservare l’esistenza e il significato della vita, il collegamento con il passato e la proiezione verso il futuro. E poi l’andare ai segni e alla vita immaginaria con la capacità di mettere in contatto aldilà e aldiqua, in cui si esplicitano credenze, miti e storie. Le stesse proiettano in un mondo, ora perturbato dai disordini e da limiti e precarietà, che hanno fatto dimenticare la condizione originaria di equilibrio tra le forze cosmiche. Quando Eliàde parlava dei miti, asseriva che la realtà assume un significato e si presenta all’uomo sotto la categoria dei valori: a cominciare dalla sua stessa esistenza, collegata al passato (antenati) e al futuro (discendenti), nonché a tutti gli altri viventi, vegetali e animali, al cielo, alla terra, alle stagioni, al giorno e alla notte. E grazie alle poderose correnti di presenze sovrumane, ora benevole ora maligne, l’uomo stesso può, a determinate condizioni, comprendere e, talvolta, padroneggiare.

Tommaso D’Aquino, considerando gli eventi naturali che erano intesi come miracolosi, affermò: “Il naturale doveva essere esteso a includere i fenomeni straordinari della natura, come le più spaventose tempeste o i terremoti improvvisi”. Anche se alcuni attribuivano a Dio questi fenomeni, Tommaso coniò la parola supernaturalis, soprannaturale. Qui si entra nella credenza che esistevano forze soprannaturali, angeli o demoni, che potevano sovvertire le leggi di natura.

Opere e Studi sulle Reliquie e la Croce

"La reliquia della croce" di Giuseppe Marotta

Il lavoro di Giuseppe Marotta, "La reliquia della croce" Ed. presso la Chiesa dei SS. Giorgio e Nicola a Postiglione, è suddiviso in almeno tre parti: la prima riguarda le notizie sulla Santa Croce che si trova nella chiesa di Postiglione; la seconda tratta il profilo dell’Abate Andrea Marotta, illustre postiglionese, parroco nel suo paese natio e partecipe allo “spirito di rinnovamento della società a lui contemporanea”, che ebbe in dono proprio la reliquia della Santa Croce di Cristo. Infine, la raccolta e pubblicazione di documenti inediti ed originali riguardanti la fede e la dedizione dei postiglionesi per la sacra reliquia. L'abate, assertore dei principi liberali e "Ministro dell'Altare e di libertà fervidissimo", prese parte ai moti rivoluzionari del 1848 e si distinse nella battaglia del Volturno e presso i Ponti della Valle, al seguito di Garibaldi.

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