Il parroco di Staranzano si dimette dopo un anno di controversie

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La vicenda legata alla parrocchia di Staranzano, nella diocesi di Gorizia, si conclude in modo amaro con le dimissioni di don Francesco Fragiacomo. Dopo un anno di tensioni e clamore mediatico, il parroco ha deciso di lasciare il suo incarico, dichiarando di sentirsi "impedito nell'esercizio pastorale del mio ministero".

La controversia era iniziata un anno fa, quando don Francesco aveva denunciato la presenza in parrocchia di un capo scout recentemente unito civilmente. Nonostante le sue rimostranze, la situazione è rimasta invariata, portando il parroco alla sofferta decisione di rassegnare le dimissioni.

La cronologia degli eventi

Don Francesco Fragiacomo, parroco della chiesa dei Santi Pietro e Paolo di Staranzano, era alla guida della comunità da dieci anni. La sua decisione di lasciare la parrocchia, che non è stata vissuta come un normale avvicendamento dai molti fedeli che hanno tentato di ostacolarla con lettere e petizioni, è maturata dopo un anno di convivenza forzata con una situazione che riteneva inaccettabile.

Nel corso di un consiglio pastorale straordinario, don Francesco ha rivelato ai fedeli di essersi già dimesso dalla carica di parroco nell'aprile precedente, mantenendo la decisione riservata fino a quel momento. Questo gesto, che alcuni hanno interpretato come una vittoria per coloro che sostengono l'unione civile tra persone dello stesso sesso, ha segnato la fine della sua esperienza pastorale a Staranzano.

Una chiesa cattolica con un sacerdote che parla ai fedeli

Il ruolo del vescovo e il trasferimento

La decisione del parroco è stata comunicata al vescovo, il quale, anziché affrontare la questione direttamente, ha optato per la soluzione del trasferimento. Don Francesco è stato destinato a San Canzian d’Isonzo, dove avrà la responsabilità di cinque parrocchie. Questa scelta è stata vista da alcuni come un modo per allontanare il problema piuttosto che risolverlo.

Durante il consiglio pastorale, don Francesco ha spiegato ulteriormente le ragioni della sua scelta: "Il vescovo aveva chiesto di fare discernimento. Bene. Io l’ho fatto. Il capo scout è ancora al suo posto e io ne ho concluso che mi sarei sentito connivente con questa situazione se non avessi potuto fare nulla". Ha aggiunto che, pur sentendosi "moralmente a pezzi", le sue dimissioni ad aprile sono state accolte con una proposta di trasferimento da parte del vescovo.

"Mi è stato impedito di esercitare il mio ministero di parroco responsabile della pastorale dato che dovrei parlare con gli scout e invece devo fare finta di niente. Il Vescovo mi ha desautorato e non mi ha appoggiato", si è sfogato il sacerdote, sottolineando la sua coerenza e il suo orgoglio di sacerdote di fronte a uno scandalo che non poteva accettare.

Lo scandalo e la posizione della Chiesa

Lo scandalo a Staranzano non riguardava solo la presenza del capo scout omosessuale e unito civilmente, ma anche la partecipazione del vicario parrocchiale, don Eugenio Biasiol, all'unione civile del capo scout, Marco Di Rust, con il suo compagno. Don Biasiol, che ricopriva anche il ruolo di assistente spirituale del gruppo scout locale, ha benedetto l'unione.

Questa vicenda, che ha trovato spazio anche su quotidiani nazionali, evidenzia, secondo alcuni osservatori, la difficoltà dell'autorità ecclesiastica nell'affrontare apertamente il tema dell'omosessualità, evitando di esporsi e di delineare con coraggio la posizione della Chiesa.

Simbolo religioso con uno sfondo sfocato

La decisione di don Francesco Fragiacomo di dimettersi rappresenta un momento di riflessione sulla coerenza e sull'integrità morale nel contesto ecclesiastico, specialmente di fronte a questioni etiche e sociali complesse.

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