Le rappresentazioni della Madonna in gloria affiancata da santi, in particolare da San Giovanni Battista, costituiscono un tema iconografico ricorrente e di grande impatto nell'arte sacra. Numerosi maestri hanno esplorato questa tematica, arricchendola con interpretazioni stilistiche e simboliche diverse, dalla monumentalità prospettica di Mantegna alla complessità emotiva di Lotto, fino all'eleganza manierista del Parmigianino e alle opere meno conosciute ma significative di artisti come Alessandro Forzori Aretino.
La Pala Monumentale di Andrea Mantegna per Santa Maria in Organo
Una pala monumentale fu eseguita da Andrea Mantegna per l’altare maggiore della grande chiesa di Santa Maria in Organo a Verona. Il potente scorcio prospettico con cui sono costruite le figure è motivato dalla posizione sopraelevata cui era destinata l'opera. La pala è dipinta a tempera su tela con una preparazione molto sottile che doveva originariamente splendere, anche grazie al finissimo tratteggio d’oro ancora oggi visibile. Sul cartiglio in mano all’angelo cantore si leggono la data e la firma dell'artista.

La "Madonna con il Bambino fra i santi Giovanni Battista e Caterina" di Lorenzo Lotto
Nel contesto dell'arte sacra, spicca un altro capolavoro di Lorenzo Lotto: la "Madonna con il Bambino fra i santi Giovanni Battista e Caterina". Questo dipinto, solitamente parte dell'invidiabile collezione Palma Camozzi Vertova ospitata nel castello di Costa di Mezzate, è stato eccezionalmente esposto all'Accademia Carrara di Bergamo. Si tratta di un dipinto molto interessante, firmato e datato 1522, ideale per confrontarsi con un’altra opera di Lotto presente nella collezione bergamasca, le "Nozze mistiche di Santa Caterina" dell’anno seguente, evidenziando il periodo bergamasco del maestro di origini veneziane.
Questo dipinto risente dell’influsso di Donatello su Lotto, tanto da potersi definire un omaggio all’artista con cui aveva lavorato, seppur per un breve periodo, alle Stanze Vaticane e la cui scomparsa, in così giovane età, lo aveva dolorosamente colpito. L'influsso è visibile nella struttura della composizione, che è piramidale, con i personaggi raggruppati e compressi. Non presenta sfondo, né prati o valli, né archi e colonne, ma solo un compatto fondo nero. Il capolavoro di Lotto è emozionante pur nella riproposizione di un tema classico e drammatico: l’abbraccio della Vergine con il Bambino che ne anticipa e prefigura la Passione. Lotto aveva già affrontato questo tema nel dipinto con i santi Flaviano e Onofrio, dove la Madonna offre a Gesù un cuore trafitto.
In quest'opera, ad annunciare la venuta del Messia e insieme il suo futuro sacrificio è, sulla sinistra, San Giovanni Battista, che impugna la croce e il cartiglio con le parole "Ecce agnus Dei". Sulla destra, invece, santa Caterina, elegantemente vestita in abiti principeschi, mostra la ruota dai denti di ferro, simbolo e strumento del suo martirio, rappresentando la Chiesa come sposa mistica. Al centro la Madonna, unico personaggio che guarda lo spettatore.
Due sono gli elementi particolari in questo capolavoro: la piccola bara e lo scoiattolo in braccio a Caterina. La piccola bara in legno riassume in termini quanto mai espressivi il rapporto fra Natività e Passione. Il significato della presenza dello scoiattolo non è del tutto evidente; probabilmente lo si considerava un animaletto vispo e attento, dunque persino in grado di prevedere il futuro, e infatti il suo musetto spaventa il Bambino. Durante il suo periodo a Bergamo, libero di esprimere la sua geniale originalità, Lorenzo Lotto realizzò alcuni dei suoi capolavori, tra cui la "Pala Martinengo", "Susanna e i vecchioni" e il "Commiato di Cristo dalla madre".

#PoldiPezzoliStories - Santa Caterina d'Alessandria di Lorenzo Lotto
L'Opera di Alessandro Forzori Aretino dall'Oratorio dei Santi Lorentino e Pergentino
Un altro dipinto degno di nota proviene dall’Oratorio dei Santi Lorentino e Pergentino, di proprietà della Fraternita dei Laici. Al di sotto della Madonna, da sinistra, compaiono San Donato, con il drago, San Giovanni Battista e altri due santi, forse identificabili con Lorentino e Pergentino. Cercando in basso a destra è possibile scorgere il monogramma “AFA”, ovvero “Alessandro Forzori Aretino”. Questo artista affiancò Giorgio Vasari in molte delle imprese da lui compiute; a Firenze fu coinvolto nel vasto programma decorativo per le nozze di Francesco de’ Medici con Giovanna d’Austria (1565) e nell’ornamento del grande Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio.

La "Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Giovanni Battista e san Girolamo" di Parmigianino
La "Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Giovanni Battista e san Girolamo", conosciuta anche come Visione di San Girolamo, è una pala d'altare eseguita tra il 1526 e il 1527, a olio su tavola, da Francesco Mazzola, detto Parmigianino. Il contratto per l'opera menzionava assieme "Francesco de Mazola de Parma" e un "Pietro" con lo stesso nome, identificabile con suo zio Pier Ilario Mazzola.
Molto originale è l'effetto di verticalità, che da San Giovanni Battista, tramite il suo gesto, si trasmette fino al volto di Maria Vergine. Ad esso si contrappongono varie sfondature spaziali in profondità, tramite l'uso di scorci arditi, come il corpo di San Girolamo o lo stesso Gesù Bambino. La Madonna mostra un'influenza raffaellesca nella posa e nello sciolto rapporto con il figlio (come nella Madonna di Foligno, all'epoca visibile a Roma), così come nella tavolozza cromatica, arricchita di toni intensi e cangianti. La figura del Battista fa altresì venire alla mente le figure solenni di Michelangelo, dalla muscolatura accentuata e complessamente atteggiate. La stessa posa del Bambino ricorda la Madonna di Bruges del Buonarroti.
L'opera è citata da Giorgio Vasari, il quale la ricorda come quella che il pittore stava dipingendo al momento del Sacco di Roma (1527), con i lavori bruscamente interrotti dall'arrivo dei lanzichenecchi. Lo stesso Vasari ricorda come Parmigianino si attardò a fuggire e, sorpreso da soldati tedeschi mentre lavorava, venne da questi risparmiato per la bellezza dell'opera che stava creando. Sborsata poi una taglia con acquerelli e disegni, si vide minacciato da altre truppe, costringendolo alla fuga, mentre Pier Ilario si trattenne in città ancora alcuni giorni per nascondere il dipinto nel refettorio di Chiesa di Santa Maria della Pace. Nel 1790, il dipinto fu acquistato dal pittore inglese James Durno, che lo portò in Inghilterra e in seguito lo rivendette al marchese di Abercorn per 1.500 ghinee.
