Gli ultimi mesi e anni possono essere intrisi di difficoltà, generando un senso di oppressione e smarrimento. Spesso, in momenti di profonda crisi, ci si sente sotto attacco, e più si cerca di rimanere saldi nella fede o di agire moralmente, più le cose sembrano peggiorare. In queste circostanze, molti si rivolgono alla preghiera, supplicando Dio di avere pietà del proprio cuore. Tuttavia, l'esperienza può talvolta portare a un senso di rabbia e delusione, chiedendosi il perché di tanta sofferenza, specialmente per chi si impegna attivamente nella vita di fede.

Un Percorso Personale verso il Perdono e la Pace
Un percorso comune per i cattolici, specialmente quando si avverte un profondo senso di colpa o un'insoddisfazione spirituale, è la Confessione. Questo sacramento può diventare un bisogno ricorrente, un desiderio profondo della Riconciliazione. L'esperienza di ricevere il perdono da Gesù, senza fare domande, può rinnovare lo spirito e ristabilire la pace interiore.
È chiamato sacramento della Riconciliazione perché trasmette al peccatore l'amore riconciliante di Dio: "Sii riconciliato con Dio". Sia che ci riferiamo a questa bella benedizione come Confessione o Riconciliazione, è fondamentale ricordare di estendere la stessa grazia agli altri. Dopo tutto, Gesù Cristo perdonò San Pietro, che lo aveva rinnegato tre volte. San Pietro era pieno di lacrime e di redenzione dopo la risurrezione del Signore.
Siamo tutti invitati da Cristo al confessionale. Ma cosa succede se vediamo questo bellissimo sacramento non come un obbligo, ma come un momento di gioia e liberazione? Le ramificazioni sono fantastiche. Mentre molti si dedicano all'attività fisica per eliminare le tossine e costruire i muscoli, la Confessione è l'unico rimedio per purificare la nostra anima e aiutarci a salire più in alto nel nostro cammino spirituale. Se vediamo la Penitenza come un invito di Dio a incontrarlo in modo speciale e sappiamo che ne usciremo con mente, corpo e anima più forti, correremo a confessarci dai nostri sacerdoti, anche se per cose minori.
Testimonianze ed Esperienze
Marion, una parrocchiana della Our Saviour's Church di Manhattan, New York, che frequenta la Messa ogni giorno, ha detto sul sacramento della Penitenza: "Mi piace andare a confessarmi perché mi piace parlare con i sacerdoti, e mi piace dire loro cosa sto facendo... e lo ripeto [il peccato] più e più volte, ma questa è la vita, e nessuno è perfetto."
Anche i sacerdoti hanno le loro esperienze con il sacramento. Uno di loro ha condiviso: "La confessione è stata una lotta per me per molti anni. Anche se so che la Chiesa si aspetta che io confessi i miei peccati, mi sono sempre chiesto perché non posso riconoscerli direttamente a Dio senza l'intervento di un sacerdote." Tuttavia, il suo rapporto con la Confessione è cambiato: "sono arrivata a capire che il peccato non è tanto un'incapacità quanto una mancanza di reciprocità per l'amore di Dio per me. Da allora, non vado più a confessarmi per accusarmi dei miei peccati, ma per riaccendere il mio amore per Dio."
La Difficoltà di Confessare il Male nel Tempo Presente
Il punto specifico del nostro tempo è la difficoltà, forse addirittura l'impossibilità, di confessare il proprio male, dichiarandolo pubblicamente come tale e trovando percorsi di riforma e di espiazione. La condizione della confessione è il pentimento, ma già nel 1892 Oscar Wilde scriveva che "il pentimento è decisamente fuori moda" (Il ventaglio di Lady Windermere, atto IV). Perché? Perché ci si può pentire e quindi confessare (anche a prescindere dal sacramento) solo se si intravede un orizzonte di bene più grande in base a cui le proprie azioni appaiono negative.
Le più celebri Confessioni della storia occidentale, quelle scritte da sant'Agostino alla fine del IV secolo, si aprono con questa celebre frase: "Tu ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te" (I,1). È dal confronto con il tu divino (o con l'ideale del bene e della giustizia, o con il principio-responsabilità, o con altre istanze etiche e spirituali) che nasce l'inquietudine del cuore e quindi il desiderio della confessione. Mancando questo orizzonte più grande, l'ego si giustifica della sua condotta, anche della più meschina. Per una vera confessione, occorre quindi prima una conversione.
"Cos'è il pentimento" - Meditazione 2° Pietro 3:9
Il Senso del Perdono Nelle Persone con Disabilità Mentale
Un bambino-ragazzo con handicap mentale può avere il senso del perdono? Alcuni sacerdoti e certi genitori non sostengono il sacramento della riconciliazione per un bambino con handicap mentale, perché pensano che non capisca. Mi piacerebbe rassicurarli: quel bambino è una persona; così come la dignità non è intaccata dall’handicap, la vita spirituale non è legata al livello di comprensione. Le persone che soffrono di un handicap mentale sanno chiedere e ricevere il perdono, meglio di noi.
Questo senso del perdono si trasmette giorno per giorno. I genitori educano il figlio con handicap a chiedere perdono ad una sorella a cui ha dato noia o a ricevere le scuse di un fratello che lo ha fatto cadere. Non dimentichino, loro stessi, di chiedere perdono al proprio figlio. Ma questi ragazzi peccano? Alcuni di loro non sembrano avere una volontà propria… Al contrario, questi giovani hanno una volontà inaudita; potrebbero lasciarsi morire, ma loro scelgono di accogliere la vita che hanno ricevuto. Forse alcuni non peccano concretamente. Il sacramento del perdono è fatto perché noi vi depositiamo i nostri peccati, ma il significato profondo della parola "confessione" è il riconoscimento della misericordia di Dio per noi e non la confessione dei peccati. Non si tratta di chiedersi: "Mio figlio pecca?" oppure "Saprà dire i suoi peccati?" Con il sacramento della riconciliazione è invitato ad accogliere di nuovo la grazia del battesimo, a riscoprire che Egli è il figlio prediletto del Padre.
Modalità della Confessione per Persone con Disabilità
Un sacerdote descrive la modalità: "Gli dico come sono felice che sia lì, poi facciamo insieme il segno della croce. Se può parlare lo aiuto a fare l’esame di coscienza parlandogli degli amici, della famiglia… Importa poco che abbia o meno la nozione del passato o del futuro. Dio vive nell’eternità!" Se il giovane non parla, si chiede perdono con lui, tenendogli le mani perché sia in comunione. Poi si recita il Padre Nostro, poiché da solo non saprà fare la penitenza. Il ragazzo può sentirsi colpevole di esistere se avverte, per esempio, la sofferenza dei suoi cari. È meglio indirizzarsi a un sacerdote del quale si è sicuri che capirà l’impegno del ragazzo.
Le confessioni delle persone con handicap possono profondamente cambiare il sacerdote stesso. Un sacerdote ha testimoniato: "Ho capito che potevo confessarmi facilmente, senza torturarmi. Ne parlo con più facilità ai giovani di cui mi occupo. Cerco di dar loro voglia di questo sacramento come ha dimostrato un ragazzo disabile durante un ritiro. È venuto a confessarsi, ma non parlava; non sapevo se capiva ciò che gli dicevo, gli ho dato l’assoluzione e se ne è andato facendo il segno V della vittoria. Le persone non handicappate hanno cominciato a venire di corsa."
Il Ruolo del Sacerdote e la Vergogna nella Confessione
Nella Confessione, il Signore è al primo posto. Il fedele si avvicina al confessionale con il cuore contrito per chiedere la misericordia a Dio. "È IMPORTANTE CHE I PRETI SIANO MISERICORDIOSI. MAI CURIOSI, MAI INQUISITORI"… I sacerdoti devono essere soprattutto misericordiosi, proprio perché ministri e rappresentanti del Dio della misericordia. E seppure c’è da fare qualche domanda, deve essere posta sempre con delicatezza e carità, perché come ha detto in una altra occasione lo stesso Papa Francesco, OGNI PENITENTE È “TERRA SACRA”. E, pertanto, il confessionale non può essere luogo di tortura, luogo di interrogatorio per imporre una determinata pena, ma è “luogo in cui la verità ci rende liberi per un incontro”.
Superare la Vergogna e l'Orgoglio
Papa Francesco ha anche parlato della vergogna di andare a confessarsi. La vergogna, ha detto, è un buon segno, "ma come ogni segno chiede di andare oltre". Vergognarsi è un primo passo, ma non si deve "rimanere prigionieri della vergogna". Più volte il Santo Padre ha parlato della vergogna come grazia da chiedere per poter fare una buona confessione. La vergogna, in effetti, è espressione di umiltà, è segno del fatto che sentiamo di essere peccatori; manifesta la nostra piccolezza di fronte alla santità di Dio.
Spesso è il nostro orgoglio a impedirci di accogliere il perdono: come posso accoglierlo, e nello stesso tempo riconoscermi realmente colpevole? Perdonare a se stessi è impossibile. Nessuno ha il diritto di dire: "Ho commesso un peccato, il mio comportamento verso quella tal persona è stato indegno, mi sono macchiato, ma questo appartiene al passato, ora posso non pensarci più." Sarebbe come legittimare la propria condizione di peccato, affermare il diritto di essere indegni di se stessi, di Dio, del prossimo, della vita. Per questa ragione l'uomo non può mai perdonarsi da solo, né possiede il diritto di perdonare se stesso. D'altra parte, l'uomo deve essere in grado di accogliere il perdono che gli viene accordato. Noi non abbiamo il diritto di respingere, di rigettare, di sconfessare il perdono accordatoci, e accordatoci sempre a un certo prezzo, da Dio o da una persona.
Può essere molto difficile accogliere il perdono proprio a causa di questo orgoglio, perché noi non vogliamo essere ristabiliti nella nostra dignità per effetto della compiacenza altrui, vogliamo possedere in noi stessi questa dignità, oppure acquisirne il diritto grazie ai nostri sforzi. Ma il diritto al perdono è qualcosa che nessuno ha mai acquisito con le proprie forze, proprio come nessuno ha mai acquisito il diritto di essere amato. Ricevere il perdono significa sempre che qualcuno ci ha amato abbastanza da prendere su di sé il nostro peccato ed eliminarlo in se stesso. Ecco perché dobbiamo essere pronti a sottometterci, a ricevere questa umiliazione salvifica.

La Gioia del Pentimento: Restaurazione e Vita Nuova
È così che Cristo ha "guarito" Pietro, cioè ha ristabilito nella sua integrità colui che era caduto in pezzi a causa del suo rinnegamento. In certo qual modo egli ha raccolto insieme tutti quei pezzi, e ne ha fatto un uomo integro. Questo spiega perché Pietro possa poi parlare con Cristo con tanta confidenza, come da pari a pari. Quando il Salvatore gli dice: "Seguimi!" (cf. Giovanni 21,15-23), Pietro lo segue ma, volgendosi, scorge a una certa distanza Giovanni e chiede al Salvatore: "E a lui che cosa succederà? Tu mi hai restituito alla vita; non ha forse bisogno anche lui di essere restituito alla vita?" Qui il Salvatore lo riprende con severità: "Quello che farò con lui riguarda me; tu seguimi."
Ha inizio allora la gioia, gioia del pentimento. Nel libro del padre Sofronio su Silvano del monte Athos l'autore racconta che un ragazzo del villaggio di Silvano commise in giovinezza un delitto e fu rinchiuso in prigione dove scontò la pena; in seguito Silvano vide questo ragazzo suonare la fisarmonica e danzare a una festa del paese. Rimase scandalizzato e gli si avvicinò per dirgli: "Come puoi danzare e rallegrarti dal momento che hai ucciso un uomo!" Ecco cosa può compiere il pentimento: una vita nuova, una restaurazione, una nascita dall'alto.
Quando si prende coscienza del proprio peccato, sono due i pericoli da evitare: da un lato quello di cadere nella disperazione, dall'altro, al contrario, quello di assuefarsi alla propria condizione. Se a uno si perdona molto, in lui nasce un amore più grande che in colui al quale si perdona poco (cf. Luca 7,47). Ciò che qui è in gioco è l'amore, perché il Signore sonda le profondità dell'uomo, e non si ferma alle apparenze esteriori come facciamo noi. Cristo vede nel profondo, e sa quale uomo si nasconde dietro quella tale azione o parola.
Quando Pietro, preso dalla gioia di trovarsi nuovamente dinanzi al volto di Cristo, di vedere che la riconciliazione è possibile, che tutto è possibile, persino la resurrezione, la risalita dagli abissi della morte, dice a Cristo: "Sì, io ti amo!" E a tre riprese Cristo lo interroga su questo amore, proprio come in tre momenti successivi Pietro l'aveva rinnegato. E la terza volta Pietro approda finalmente alla consapevolezza di un'altra realtà: il suo amore è nascosto mentre il suo rinnegamento è manifesto, e allora si volge verso Cristo dicendogli: "Signore, tu sai tutto! Sai che ti ho rinnegato, ma nell'atto stesso in cui poni il problema dell'amore, questo significa che tu sai che, malgrado tutto, io ti amo..." A questo punto si compie il processo del pentimento. Il peccato è stato commesso, c'è stata la caduta, l'uomo ha finito per coprirsi di vergogna; la sua coscienza e lo sguardo del Signore su di lui glielo hanno fatto conoscere. Ed egli ha risposto a quello sguardo e a quel giudizio della coscienza con l'orrore del disgusto verso la propria persona e versando lacrime.
Il giudizio definitivo della nostra coscienza non appartiene né a noi, né a quelli che ci conoscono, ma a Dio. L'evangelo ci illumina sulla sua parola, sulla sua giustizia; eppure noi raramente sappiamo fare riferimento a esso con discernimento e con piena trasparenza. Talora si sente dire: "Non riesco a staccarmi dai miei peccati! Se avessi commesso qualche grave peccato forse ne sarei rimasto scosso, ma tutto l'insieme dei miei peccati non pesa su di me più di un velo di polvere. Ci si abitua, come ci si abitua a vivere nel disordine del proprio appartamento." Succede di frequente che qualcuno vada a confessarsi dicendo: "Non so che cosa confessare, è sempre la stessa cosa." Queste parole denotano una colpevole carenza di attenzione nei confronti della vita. Alla sera di una qualunque giornata, c'è qualcuno di noi che può davvero dire di aver compiuto tutto quello che era possibile, di aver attivato tutte le sue capacità, di aver avuto pensieri e sentimenti di purezza irreprensibile, di non aver trascurato nessuna attività che poteva e doveva compiere, e che neanche una delle sue azioni sia stata toccata dall'imperfezione?
E quando diciamo che anno dopo anno veniamo a ripetere sempre le stesse cose, questo prova che non abbiamo mai provato né vergogna né dolore, e accettiamo con una perfetta indifferenza la nostra condizione di peccatori. Se potessimo anche solo una volta vedere - come Dio le vede - le conseguenze dei nostri atti o della nostra inazione! Ma se diamo prova di una tale indifferenza verso noi stessi, è evidente che daremo prova di un'indifferenza ancor maggiore verso gli altri; ciò che avviene loro ci lascia completamente estranei. Ecco perché veniamo a confessare sempre le stesse identiche cose, perché non ci siamo accorti neanche una volta che esse ci rendono mostruosi, che noi cessiamo di essere a immagine di Dio, quell'immagine che è inscritta nelle profondità del nostro essere.
Esame di Coscienza: Un Aiuto alla Riflessione
Per una buona Confessione, è utile fare un esame di coscienza, riflettendo su:
- A Te (Dio): Quando e come prego? Ci tengo alla Messa?
- Amore al Prossimo: Mi accorgo delle necessità degli altri?
- Orgoglio: Dal grande peccato dell'orgoglio.
Come nel salmo: "Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato."
Il Sacramento della Penitenza nella Vita della Chiesa
La parola divina di perdono in Gesù Cristo, parola incondizionata e senza pentimento, rimane presente nella comunità di coloro che credono in questo perdono, nella Chiesa. La Chiesa è il sacramento fondamentale di questa parola divina di perdono. Essa è presente come messaggio rivolto a tutti nella predicazione della Chiesa: «Credo... il perdono dei peccati» proclama la confessione apostolica di fede. Questa parola di perdono della Chiesa viene pronunciata in modo fondamentale e normativo per tutta l'esistenza dell'individuo nel sacramento del battesimo. Essa rimane viva ed efficace nella preghiera della Chiesa, in cui questa chiede con sempre rinnovata fiducia la misericordia di Dio per sé, Chiesa di peccatori, e per ogni uomo, accompagnando così la continua e sempre più profonda conversione dell'uomo, che soltanto nella morte giunge al compimento e alla vittoria definitiva.
La stessa parola di perdono (sempre sulla base di quella pronunciata nel battesimo) viene ancora rivolta dalla Chiesa al singolo in modo particolare quando e dove il cristiano - che anche dopo il battesimo rimane peccatore e può cadere in nuovi peccati gravi - confessa pentito davanti al rappresentante della Chiesa la sua grande colpa o la miseria della sua vita, o la porta davanti a Dio e al suo Cristo nella confessione collettiva di una comunità. Questa divina parola di perdono, rivolta a un battezzato che confessa la propria colpa da un rappresentante della Chiesa che ne ha ricevuto l'incarico, la chiamiamo Sacramento della Penitenza. Tale parola di perdono ha un carattere peculiare: il cristiano battezzato, come membro della Chiesa, con il suo peccato - grave o leggero - si è messo anche in contraddizione con la natura della comunità santa a cui appartiene, la Chiesa appunto; infatti esistenza e vita della Chiesa devono essere il segno che la grazia di Dio come amore a Dio e all'uomo è vittoriosa nel mondo. Attraverso la parola di perdono la Chiesa perdona anche il torto che la colpa dell'uomo le fa. Anzi, si può dire che la Chiesa perdona la colpa attraverso la parola consegnatale, proprio in quanto perdona all'uomo il torto che egli le ha fatto; così come essa nel battesimo comunica all'uomo lo Spirito Santo in quanto lo incorpora a sé come corpo di Cristo. E poiché questa parola della Chiesa pronunciata entro la concreta situazione di colpa del singolo come parola di Cristo e in conformità alla natura della Chiesa stessa, non è semplicemente un discorso sul perdono di Dio ma l'evento stesso del perdono, questa parola è realmente un sacramento.
Definizioni dal Catechismo della Chiesa Cattolica
- 1489: Ritornare alla comunione con Dio dopo averla perduta a causa del peccato, è un movimento nato dalla grazia di Dio ricco di misericordia e sollecito della salvezza degli uomini.
- 1490: Il cammino di ritorno a Dio, chiamato conversione e pentimento, implica un dolore e una repulsione per i peccati commessi, e il fermo proposito di non peccare più in avvenire.
- 1491: Il sacramento della Penitenza è costituito dall'insieme dei tre atti compiuti dal penitente e dall'assoluzione da parte del sacerdote.
- 1492: Il pentimento (chiamato anche contrizione) deve essere ispirato da motivi dettati dalla fede.
- 1493: Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la Chiesa deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza.
"Il Sacramento della Gioia": Una Guida per la Riconciliazione
Nell’esortazione apostolica Verbum Domini (2010), a proposito del legame tra la Sacra Scrittura e il sacramento della riconciliazione, Benedetto XVI scrive: “Affinché si approfondisca la forza riconciliatrice della Parola di Dio si raccomanda che il singolo penitente si prepari alla confessione meditando un brano adatto della Sacra Scrittura.”
L’invito è raccolto dal volume "Il sacramento della gioia" di Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti-Vasto, che presenta brani evangelici con un legame immediato con le tematiche intrinseche al sacramento della riconciliazione: conversione, richiesta di perdono, confessione, riconciliazione. L’autore li ha corredati di un commento spirituale per aiutare il lettore a entrare in contatto con i protagonisti e soprattutto con Gesù Cristo, il Verbo di Dio che chiama alla conversione (Parte prima), che invita a chiedergli perdono (Parte seconda), che perdona i peccatori (Parte terza), che prende su di sé il peccato e lo espia nella sua passione e morte (Parte quarta), che conferisce la potestà di perdonare i peccati a Pietro e agli apostoli e ai loro successori (Parte quinta), che ci dà un esempio di come può essere il dialogo di salvezza del sacramento della confessione in alcuni memorabili episodi del Vangelo (Parte sesta). Chiudono il volume alcuni testi che favoriscono un esame di coscienza ampio e aggiornato a tematiche attuali (Parte settima).
Il titolo del libro “Il sacramento della gioia” è una delle espressioni con cui amava definire la confessione San Josemaría Escrivá, citato dal Papa Benedetto XVI nella Verbum Domini tra i santi che hanno fatto del confessionale un luogo di santificazione. Al suo insegnamento e al suo esempio l'autore si ispira per le riflessioni sul Vangelo.
Il libro è adatto a chiunque desideri prepararsi alla confessione meditando il Vangelo, e a chi desidera approfondire nella preghiera il messaggio evangelico della misericordia di Dio. Può essere utile sussidio per chi vuole far riscoprire a parenti, amici e conoscenti la bellezza del sacramento del perdono presente nella Chiesa. Può essere utilizzato dai genitori che vogliono prepararsi e aiutare i figli a prepararsi alla loro prima confessione; in occasione di un ritiro spirituale, di una celebrazione penitenziale, di un pellegrinaggio, della Giornata Mondiale della Famiglia e in modo speciale nel periodo quaresimale.
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