In occasione di significative riprese operistiche o per celebrare la grandezza di un capolavoro, il Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, su libretto di Lorenzo Da Ponte, si pone sempre come un punto di riferimento ineludibile. Quest'opera, la seconda delle tre italiane scritte dal compositore austriaco per il librettista al servizio del Sacro Romano Imperatore, attinse a numerose fonti letterarie dell'epoca, inclusa l'opera "Don Giovanni o sia Il convitato di pietra" di Giuseppe Gazzaniga, il cui successo ne ispirò la commissione da parte dell'imperatore Giuseppe II. La prima rappresentazione non avvenne a Vienna, bensì a quello che oggi è noto come Teatro degli Stati di Praga.

Produzioni storiche e celebri allestimenti
L'inaugurazione scaligera del 1987/88
Lo spettacolo celeberrimo che inaugurò la stagione 1987/88 del Teatro alla Scala di Milano, con la regia di Giorgio Strehler e la direzione di Riccardo Muti, rimane impresso nella memoria degli appassionati. L'attesa diretta televisiva, tuttavia, saltò a causa del veto di Strehler, il quale era convinto che l'illuminazione necessaria per la ripresa avrebbe compromesso la riuscita dello spettacolo. Fu quindi trasmessa una replica in differita il pomeriggio del 25 aprile 1988, dopo una lunga attesa da parte dei melomani. Quasi in contemporanea uscì il VHS, che all'epoca aveva prezzi da capogiro. Il cast vocale di questa produzione era di notevole livello: nel ruolo eponimo figurava Thomas Allen, al suo fianco il Leporello efficace di Claudio Desderi. La regia televisiva di Carlo Batistoni, secondo alcuni, risultò un po’ "mutocentrica", insistendo forse troppo sul Maestro e talvolta rovinando momenti in cui l'immagine corrucciata di Muti si sovrapponeva alle scene dello spettacolo. Il DVD di questo spettacolo fu una delle prime opere vendute a basso costo in edicola in questo formato.
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La rilettura del 2011/12 alla Scala
In occasione dell’apertura della stagione 2011/12 del Teatro alla Scala di Milano, si dedicò un’ampia panoramica al Don Giovanni mozartiano, in scena nella lettura di Daniel Barenboim e Robert Carsen. La serata poté essere seguita in diretta su Rai5 e in differita su Classica (Sky). Daniel Barenboim, fanciullo prodigio e uomo di rara intelligenza, pianista e direttore d’eccellenza, è nato a Buenos Aires il 15 novembre 1942. Di nazionalità israeliana, Barenboim è profondamente impegnato nella causa del dialogo tra culture contrapposte del Medio Oriente, avendo fondato nel 1999 la West Eastern Divan Orchestra con Edward Said. Robert Carsen, il regista canadese nato a Toronto nel 1954, si dedica principalmente all’opera lirica ed ha firmato alcuni degli spettacoli più acclamati. Con questo Don Giovanni fu alla sua prima produzione per la Scala, ma il teatro del Piermarini aveva già accolto nel 2006 una sua notevolissima regia della Kát’a Kabanová di Janáček.
Il celebre duetto "Là ci darem la mano"
Finalmente, Don Giovanni all’opera: sfoggiando tutte le sue armi di seduzione, con poche battute il cavaliere riesce a convincere Zerlina, nel giorno stesso del suo matrimonio, ad abbandonare il promesso sposo Masetto e a fuggire con lui. Il dolcissimo duetto "Là ci darem la mano" è giustamente assai noto anche a chi non frequenta i teatri d’opera, e lo si ritrova spesso anche nel cinema. Le poche titubanze di Zerlina ("Vorrei e non vorrei") hanno vita breve, e la ragazza si ritrova a cantare all’unisono con il suo seduttore "Andiam, andiam, mio bene / a ristorar le pene / di un innocente amor". In questo contesto, l'opera offre uno sguardo ironico e saggio sulla società in cui viviamo, dove la seduzione che permea Don Giovanni mostra sovente il proprio lato oscuro.

Personaggi e primi interpreti
Il Don Giovanni presenta un cast di personaggi memorabili, interpretati da alcuni dei più celebri cantanti del tempo. Molti tra loro furono protagonisti sia della prima a Praga sia di quella successiva a Vienna.
Il protagonista: Don Giovanni
- Luigi Bassi (1766-1825): Per lui venne scritto il ruolo di Don Giovanni. Fu anche il primo Conte di Almaviva nelle Nozze di Figaro del 1786 e il primo Figaro nel Barbiere di Siviglia di Paisiello. Possedeva un miglior gusto di tutti i suoi colleghi cantanti e riconosceva i pregi degli artisti tedeschi, conquistandosi il favore del pubblico a Praga.
- Francesco Albertarelli (attivo dal 1782 al 1799): Fu il Don Giovanni viennese, dopo essere stato Pasquariello nel Convitato di Gazzaniga. Fu descritto come avente «una figura molto appropriata di Buffo caricato, un’azione pulita e moderata e nello stesso tempo espressiva; ha molta maniera nel suo canto e nel suo recitativo, ma non molto profondo è il suo sapere musicale, perché tutto il tempo che à impiegato qual gioielliere a Roma, non serviva a perfezionarlo nella Musica».
Il fedele e sfortunato Leporello
- Francesco Benucci (1745-1824): Fu il Leporello viennese alla prima, una star del Burgtheater. Nato a Firenze, fu interprete delle opere di Salieri, Anfossi, Paisiello, Gazzaniga, Cimarosa. Fu il protagonista delle Nozze di Figaro e Guglielmo alla prima di Così fan tutte. Mozart stesso in una lettera al padre affermava: «Il buffo è bravo oltre ogni dire: si chiama Benucci», elogiandolo per la sua «voce di basso straordinariamente rotonda, bella e piena» e la sua recitazione «sciolta e perfetta».
Le figure femminili
- Zerlina: A Praga fu Caterina Bondini, soprano e moglie dell'impresario Pasquale Bondini, molto amata dal pubblico praghese. A Vienna cantò invece Luisa Laschi, soprano fiorentino, prima Contessa nelle Nozze di Figaro e molto stimata a Vienna, considerata non inferiore a Nancy Storace.
- Donna Anna: A Praga fu Teresa Saporiti, soprano milanese e sorella di Caterina Saporiti. Hector Berlioz, il grande detrattore, criticò aspramente l'aria di Donna Anna "Non mi dir bell’idolo mio", in particolare il passaggio corrispondente a "Forse un giorno il cielo ancora", definendolo «una pagina vergognosa».
- Donna Elvira: Per la prima viennese, il ruolo fu interpretato da Caterina Cavalieri, celebre e capriccioso soprano austriaco, per la quale Mozart scrisse l'aria "Mi tradì quell’alma ingrata" K 540. Da Ponte la descriveva come una primadonna molto onorata, con merito sufficiente «per non aver bisogno d’alzarsi per via d’intrighi».
Don Ottavio
- Antonio Baglioni (attivo tra gli anni ’80 e ’90 del 1700): Tenore e maestro di canto, fu il primo Don Ottavio. Mozart lo volle anche come protagonista per la Clemenza di Tito nel 1791.
Il Commendatore
La statua del Commendatore è il convitato di pietra che nessuno vorrebbe avere a cena. Dalla voce profonda, dall’aspetto terrorizzante, dalla parola dura e senza appello. Don Giovanni lo vuole alla sua mensa forse per specchiarsi nel suo contrario, più che per sfidare la sorte, che arriva tragica e puntuale. Ed è proprio la statua che ne diventa il mezzo, portando poi il protagonista all’inferno. Dovrebbe esprimere la moralità che manca a Don Giovanni e, sebbene canti battute brevi e sublimi, certamente non suscita simpatia.
Il librettista Lorenzo Da Ponte e le sue influenze
Lorenzo Da Ponte (Ceneda, 10 marzo 1749 - New York, 1838), figlio di un pellicciaio ebreo, nato Emanuele Conegliano, fu un uomo d’ingegno, talento scaltro e favella sottile. La sua vita fu un’illimitata serie di viaggi, dal Mondo Europa al Nuovo Mondo America, sempre in fuga dal proprio lato malheureux e alla ricerca di nuove tecniche di sopravvivenza. Se la cacciata da Treviso e il divieto di insegnamento pubblico nel 1776 sono attribuibili a un'apertura alle idee progressiste dei Philosophes francesi, il successivo esilio da Venezia nel 1779 fu piuttosto causa di una reiterata serie di scandali. A Venezia, il tribunale lo bandì dalla laguna per quindici anni, avviando la serie dei suoi viaggi. Dopo Venezia, approdò a Gorizia, dove trascorse un anno come poeta e letterato, mettendo in evidenza le sue qualità. Nel 1781 lo troviamo a Vienna, dove incontra Pietro Metastasio e Antonio Salieri, ottenendo la carica di “Poeta de’ teatri imperiali”. Divenuto il librettista di Salieri e Mozart, Da Ponte fu per quasi dieci anni al centro dei giochi culturali e di potere della corte viennese. Sono gli anni della sua celebre Trilogia mozartiana. Tuttavia, inimicizie e rapporti guastati con Salieri, oltre a nuove brighe divulgate in un libello intitolato Anti Da Ponte, causarono il suo allontanamento da Vienna nel 1791.

Il contributo di Giacomo Casanova
Giacomo Casanova (1725-1798), presente alla prima del Don Giovanni del 1787, lavorò a ben due varianti del libretto dell’amico Da Ponte (conosciuto a Venezia nel 1777), entrambe relative alla scena nona dell’atto secondo (da «Dunque quello tu sai» a «Ma s’io sapeva fuggia per qua»). Purtroppo non è dato sapere se queste varianti siano state effettivamente utilizzate e musicate.
Temi e simbolismi
L'anti-eroe e la seduzione
Il personaggio di Don Giovanni è un vero e proprio anti-eroe, nella sua sfida a Dio e alla morte, nel respingere il vile pentimento e nell’affermare un senso cavalleresco e feudale dell’onore. Il sesso, servito da una vitalità inesauribile, acquista una dimensione straordinaria, che lentamente andrà a confinare con la psicopatia sadiana. Si disse che l’amore è un’invenzione del XII secolo, ma nel Seicento «s’inventò l’erotismo con tutte le sue degenerazioni e la sua follia: s’inventò Don Giovanni». Il protagonista è guidato da un desiderio incontenibile, come espresso dalle sue parole: «Credimi, non c’è niente di più sublime che infrangere la resistenza di una donna attraente. Ti dirò, in questo io ho l’ambizione dei conquistatori, dei grandi condottieri, che volano di vittoria in vittoria, e non riescono a mettere un limite ai loro vasti disegni. Non c’è niente che possa fermare l’impeto del mio desiderio.»
La sua filosofia è spietata e senza scrupoli, ben riassunta dalle citazioni presenti nel testo: «Ognuno pensi a guardarsi la sua roba. Io come io, quando mi capita una donna, non voglio sapere né di chi è figlia né di chi è moglie. È donna con la veste? E allora basta! Non voglio sapere altro!» E ancora, rispondendo alle obiezioni: «Non mi parlare di mia madre e di mia sorella! Mia madre e mia sorella non c’entrano!»
In contrasto, le promesse di amore eterno sono per lui «Un rituale monotono pronunciato solo per fornire un paravento a una resa già calcolata. Menzogne contro menzogne. Assai meno gravi le mie, imbevute soltanto di parole… le loro, invece, perfide e infide, portate avanti con la dolcezza degli sguardi, sussurrate da labbra di corallo, morbide come le linee dei loro corpi, calde come i loro respiri».
La scena della cena
Della cena finale, sappiamo solo che Don Giovanni mangia fagiano arrosto, innaffiato con bicchieri di marzemino. Dunque cacciagione, che in tavola generalmente viene accompagnata da cesti di frutta, come l’iconografia di tante nature morte del passato. Una cena che divora con quella stessa frenesia che spinge il nobile a “divorare” le sue donne. Un pasto ricco, così come ogni ultima cena che si rispetti.
Curiosità e influenze
- Cambi di scena: Una delle difficoltà maggiori nell’allestimento del Don Giovanni risiede proprio nei cambi di scena. Massimo Mila, nel gennaio del 1988, criticò aspramente Karajan per aver reso insopportabile l’opera con le interminabili pause al buio che quell’allestimento imponeva.
- Gasparo Angiolini (1731-1803): Ballerino e coreografo, creò una pantomima intitolata Don Juan ou le Festin de Pierre, posta in musica nientemeno che da Gluck. Questo avvenne quando Mozart aveva cinque anni, un dato che, pur chiudendo il discorso su eventuali influenze dirette, evidenzia la preesistenza del tema.
- Lucio Battisti (1943-1998): Don Giovanni è il primo album della celebre icona musicale italiana con i testi di Pasquale Panella (1986). Il rebus della copertina trova soluzione nella canzone omonima che dà il titolo all’album: «son don giovanni… son l’attaccapanni». Panella cattura il senso del personaggio in versi fulminanti come «poi penso/ che t’amo/ no anzi/ che strazio» e «sinceramente non tuo».