La Chiesa del Santissimo Crocifisso, nota anche come "a chiesa di San Fulippu", rappresenta un significativo esempio di architettura tardo-gotica nel territorio di Calatabiano, in Sicilia. Edificata nel 1484, la chiesa custodisce secoli di storia, arte e devozione, sorgendo in un contesto di grande rilevanza storica e paesaggistica.
Localizzazione e Contesto Storico
La chiesa sorge nella via Umberto, all'interno del più antico quartiere dell’abitato di Calatabiano, conosciuto come Terra Vecchia. Questa zona è preesistente alla costruzione del castello locale. Ubicata sul monte Castello, circa trenta metri più in basso del maniero, la chiesa si integra armoniosamente nel pendio orientale della collina, declinante verso la Valle dell’Alcantara, dove la sacrestia semicircolare si trova a una quota inferiore.
In origine, la chiesa era conosciuta con il titolo di S. Pietro ed era una delle tre chiese - le altre erano quelle di Bisanzio e di S. Maddalena - ricordate come esistenti nel casale di Ypsigro, ben prima del XIV secolo. Successivamente, tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, l'edificio assorbì l'originaria chiesa di S. Pietro, ancora officiata nel 1750, contribuendo a definire le sue forme attuali pur mantenendo l'impronta tardo-gotica della fondazione.

Fondazione e Architettura
La Chiesa del Santissimo Crocifisso fu edificata nel 1484 da Giovanni Cruyllas II, nello stile che caratterizza l'architettura tardo-gotica. L'inaugurazione ufficiale al culto avvenne il quattro marzo dello stesso anno. L'edificio, citato nei Riveli come la Matri Ecclesia, è a pianta rettangolare.
La chiesa prende il suo attuale nome dal culto del Santissimo Crocifisso, al quale fu dedicato un crocifisso ligneo realizzato da Giovanni Salvo d’Antonio. Questa venerata opera si trova oggi presso l'altare maggiore della Chiesa Maria Santissima Annunziata.
Caratteristiche Esterne
La facciata principale presenta un pregevole portale ogivale d’ingresso, sul quale si trovano le insegne della famiglia Cruyllas, probabili fondatori della chiesa. Sopra questo portale, un'iscrizione su un solo rigo, sormontata da un piccolo rosone cieco, reca la data d’apertura al culto dell’edificio per opera del vescovo Eufemio. Un altro portale, anch'esso ogivale e architravato, si apre sul prospetto, al di sopra del quale è visibile un rosoncino cieco e lo stemma dei Cruyllas con le nove crocette d’oro in campo azzurro e uno scudo. Un'epigrafe di difficile interpretazione, sormontante quest'ultimo portale, riporta probabilmente la data di costruzione dell'edificio e il nome dell'arcivescovo Eufemio.
Sulla facciata principale e in un elegante fregio che sovrasta l’ogiva è possibile riconoscere la data della sua ricostruzione (1484) insieme al nome dell’Arcivescovo Eufemio, probabile promotore dell’opera. Due portali ogivali d’ingresso sono presenti, a ovest e a sud. Gli ingressi si distinguono per i rilievi scolpiti raffiguranti foglie d’acanto e margherite intrecciate alle colonnette, testimoniando le influenze dell’arte catalana.
Sul lato lungo sud, la chiesa presenta un bel portale ogivale architravato in calcare biancastro, affiancato da una doppia arcata ortogonale alla parete sud e da altri due tratti di muro disposti allo stesso modo. Questi elementi sono probabilmente resti pertinenti a una fase più antica della chiesa o a edifici un tempo annessi. Alla stessa epoca della fondazione appartiene un altro pregevole portale sul lato destro della chiesa con i resti di un antico portico.
Adiacente al lato nord della chiesa si erge un massiccio campanile merlato a pianta quadrata, costruito in conci regolari di calcare e pietra lavica. Al suo interno sono ospitate tre campane.

Interni e Opere d'Arte
Entrando in chiesa, sulla sinistra, si trova una piccola cappella. Sulla sua parete sono visibili tracce di un affresco raffigurante la Madonna della Catena, che è una copia di quella di Antonello di Saliba. Quest'opera, situata nella celletta alla base del campanile e accessibile direttamente dall'aula tramite una porta ad arco leggermente bicentrico in conci regolari radiali di pietra bianca di tipo catalano, rappresenta un elemento artistico di grande valore.
L'affresco, di buona fattura e ascrivibile non oltre i primi quindici anni del Cinquecento, è considerato unico nella regione per la sua filiazione antonellesca, estendendosi dai Peloritani agli Iblei. Il dipinto presenta un modello stante di tipo desalibesco, con il Bambino in piedi sulla gamba destra della Madre, una postura riscontrabile nei piccoli monumenti funerari di Antonello Freri. L'opera è sensibile alla moda "rilassata" di artisti come Befulco o Scacco, che a loro volta fungevano da mediatori nel sud della naturalezza raffaellesca, con voluti grafismi neobizantini (mani e occhi). Una sua caratteristica unica è la Madonna che guarda con bonaria introspezione, "alla greca", verso l’osservatore. Un forte e distribuito uso del color marrone suggerisce un possibile tentativo di sinopia successivamente ridipinto.
In una nicchia decorata ad archetti, dove oggi è riposta la statua di San Filippo Siriaco, in passato si trovava quella di Santa Caterina d’Alessandria, oggi visibile in piazza Vittorio Emanuele, dove è stata collocata nel 1875.

Stato di Conservazione e Appelli per il Restauro
Nonostante la sua importanza storica e artistica, l'affresco della Madonna della Catena rischia danni definitivi a causa dell’umidità di risalita e di una generale sottovalutazione della sua importanza. Tali problematiche sono state evidenziate nella conferenza tenuta il 23 maggio 2014 nella chiesetta dall'architetto Ivan Castrogiovanni, il quale ha lanciato un ennesimo appello per un restauro scientifico che possa salvaguardare questa preziosa opera d'arte.
Trani - Festa del Santissimo Crocifisso di Colonna, storia di fede e devozione
tags: #la #chiesa #del #santissimo #crocifisso #del