La Cattedra di San Pietro è un simbolo potente e complesso che racchiude in sé secoli di storia, fede e arte. Non si tratta solo di un oggetto materiale, ma anche di un concetto che simboleggia l'autorità episcopale del Vescovo di Roma, successore dell'Apostolo Pietro, e la sua missione universale. La parola "cattedra" indica infatti il seggio sul quale siede il vescovo e, in questo contesto, è usata come simbolo dell'autorità e del magistero del Vescovo di Roma.
Il Ruolo Primaziale di Pietro e della Chiesa di Roma
Il fondamento della festa liturgica della Cattedra di San Pietro risiede nella missione di pastore della Chiesa universale affidata da Nostro Signore al principe degli apostoli. Come spiega Benedetto XVI, “subito dopo il martirio dei santi Pietro e Paolo, alla Chiesa di Roma venne infatti riconosciuto il ruolo primaziale in tutta la comunità cattolica, ruolo attestato già nel II secolo da sant’Ignazio di Antiochia e da sant’Ireneo”. Questo singolare e specifico ministero del Vescovo di Roma è stato ribadito dal Concilio Vaticano II.
L'autorità conferita da Cristo a Pietro è evidente già nel nuovo nome, divinamente deciso e comunicato da San Giovanni Evangelista. Al primo incontro con il principe degli apostoli, Gesù fissò lo sguardo su di lui e disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)», preannunciando che sarebbe stato lui il fondamento della sua Chiesa (Gv 1, 42). È Pietro, indicato come il primo tra i Dodici negli elenchi di tutti e quattro i Vangeli e negli Atti degli Apostoli, che riceve da Gesù l’incarico supremo di confermare i fratelli nella fede (Lc 22, 31-32) e di pascere le sue pecorelle (Gv 21, 15-19), per garantire l’unità nella verità ed evitare la confusione nella Chiesa, Suo santo ovile. Come disse San Leone Magno: «Nel popolo di Dio sono molti i sacerdoti e i pastori, ma la vera guida di tutti è Pietro, sotto la scorta suprema di Cristo».
La Festa Liturgica della Cattedra di San Pietro
Origini e Significato
La festa della Cattedra di San Pietro ha origini antichissime, essendo attestata già nel III secolo. Il termine cattedra, riferito all’autorità petrina, si ritrova negli scritti di Tertulliano (c. 155-230) e di San Cipriano (210-258), vescovo di Cartagine e martire. La Depositio martyrum, un antico calendario in uso nella Chiesa di Roma risalente al 336, indicava già come unica data della festa il 22 febbraio, con il titolo di Natale Petri de cathedra. Sant'Agostino, inoltre, ci ha lasciato tre discorsi relativi a questa festa. L'istituzione della odierna solennità ha preso il nome di Cattedra dal fatto che si dice il primo apostolo Pietro abbia occupato la sua Cattedra episcopale. Tuttavia, sin dall'inizio la festa "ricordava l'episcopato di San Pietro a Roma, piuttosto che la venerazione d'una Cattedra materiale dell'Apostolo".
L'Evoluzione della Celebrazione
In seguito, la festa si sdoppiò in due date: il 18 gennaio per la sede di Roma, trattata come celebrazione principale, e il 22 febbraio per la sede di Antiochia, la cui Chiesa fu fondata proprio da Pietro. La liturgia anteriore al Concilio Vaticano II celebrava il 22 febbraio la festa della Cattedra di San Pietro ad Antiochia e il 18 gennaio quella della sua cattedra a Roma. Ciò aveva lo scopo di ricordare le due importanti tappe della missione di Pietro, prima ad Antiochia e poi a Roma. La recente riforma del Calendario Liturgico ha unificato le due commemorazioni alla data oggi celebrata, il 22 febbraio, dal momento che la suddivisione non aveva fondamento né storico, né liturgico. La data tradizionale della festa della Cattedra di San Pietro a Roma, il 18 gennaio, è stata scelta come data iniziale della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, che si chiude il 25 gennaio con la Conversione di San Paolo Apostolo.
Influenze Pagane e Devozione Popolare
Il 22 febbraio, nel mondo pagano, si concludevano i Parentalia, giorni dedicati dai parenti ai defunti. E nei cimiteri si svolgevano i refrigeria, i banchetti funebri, delle vere feste. Il 22 febbraio è il giorno in cui gli antichi romani onoravano con i Feralia i defunti, mangiando presso le loro tombe attorno a un seggio, riservato al defunto stesso, che indicava la sua presenza e che era chiamato "cattedra". La festa liturgica, definita nel 336 nella Depositio Martyrum, non si riferiva a una cattedra materiale, ma certo la solennità richiamava l’oggetto. Insomma, un intreccio tra devozione popolare e teologia si concretizzava, forse, nelle “cathedrae” che si trovavano nelle catacombe, nate con altri scopi, appunto per i refrigeria. I fedeli che andavano a pregare per i parenti proprio nel giorno in cui era stata definita la festa, davanti a una “cathedra” pensavano a Pietro. Così il senso della festa ancora oggi è ben più di una devozione materiale. A Tiberiade, sulle rive del Mar della Galilea, vi è una chiesa francescana dedicata a San Pietro dove si fa memoria della Cattedra, evidenziando come questa festa, in modo simbolico, si riferisca alla chiamata e alla missione che Cristo ha affidato a Pietro.

La Cattedra Materiale in Vaticano: Storia e Misteri
Descrizione e Venerazione
Il 22 febbraio si celebra la festa della Cattedra di San Pietro, ovvero il trono ligneo oggi conservato nella basilica di San Pietro in Vaticano, venerato nel medioevo come sedia episcopale dell'apostolo. Quando si entra nella basilica vaticana, lo sguardo viene attratto dalla magnifica scultura della cattedra nella gloria di Dio, opera di Gian Lorenzo Bernini. La reliquia è conservata all’interno di questa splendida composizione barocca realizzata durante il pontificato di Alessandro VII (1655-1667), con quattro dottori della Chiesa nell’atto di sorreggere la cattedra (Sant'Agostino, Sant'Ambrogio, Sant'Atanasio e San Giovanni Crisostomo), sormontata da una vetrata con la figura di una colomba, simbolo dello Spirito Santo.

A partire dal XIII secolo, la Cattedra è stata oggetto di un culto sempre più vivo e diffuso: ogni 22 febbraio essa veniva portata in processione in basilica, collocata sopra un altare ed esposta per tutto il giorno alla venerazione dei fedeli, i quali erano soliti recare nastri o fasce di stoffa che, dopo aver toccato la sacra reliquia, acquistavano particolari virtù terapeutiche. Fino alla metà del XIV secolo, la Cattedra aveva un suo ripostiglio nei pressi della Confessione, poi fu traslata in una cappella vicino all'ingresso della basilica, dove rimase per circa un secolo. La cattedra continuò a vagare da una parte all'altra della basilica fino a quando papa Alessandro VII decise di spostarla definitivamente nell'abside, incaricando Bernini di progettare una degna sistemazione.
Ipotesi sulle Origini del Manufatto
Sull'origine del prezioso manufatto, gli studiosi sono divisi. Per fare luce sulle origini della Cattedra, vediamo come essa si presenta. Sulle origini di questo pannello, gli studiosi sono divisi: secondo l'ipotesi prevalente, le formelle d'avorio sarebbero di età carolingia, opera di un'officina della valle del Reno. L'origine e la datazione hanno portato gli storici a identificare nella Cattedra il prezioso trono fatto costruire per sé da Carlo il Calvo e da questi donato a papa Giovanni VIII in occasione della sua incoronazione imperiale, avvenuta in San Pietro nell'875.
Secondo altri studiosi, il pannello d'avorio sarebbe molto più antico, realizzato in Egitto tra la fine del III e l'inizio del IV secolo. Questi indizi, insieme all'altissima qualità dell'opera, hanno portato una studiosa a riconoscere nel pannello d'avorio la spalliera dell'antico trono dell'imperatore romano. Il sontuoso scranno probabilmente si trovava nella dimora imperiale nota come Domus Faustae, che Costantino cedette a papa Milziade nel 313 insieme al diritto di usare le insegne e tutti gli altri attributi del potere imperiale. Il trono sarebbe così stato ereditato dal pontefice e da allora sarebbe stato regolarmente utilizzato.
Su una strada completamente diversa si è posto Mario D'Onofrio, che rifiuta sia l'ipotesi "imperiale" sia l'idea che la Cattedra sia da ricondurre a Carlo il Calvo. Secondo D'Onofrio, il manufatto sarebbe nientemeno che il trono di Carlo Magno, portato a Roma dal sovrano stesso non per donarlo al papa ma per attestare il suo potere e il dominio acquisito sull'Urbe.
San Pietro da Verona | DOCUMENTARIO COMPLETO
Leggende e Ricerche Archeologiche
Negli antichi documenti si rintraccia la vicenda di un pellegrino di Monza che, volendo portare alla sua Regina Teodolinda alla fine del VI secolo gli olii sacri raccolti sulle tombe dei martiri, si avvia nella regione tra la Salaria e la Nomentana per cercare le vestigia di Pietro. Seguendo i testi che si incrociano con la leggenda, è evidente che in quell’epoca doveva esserci un oggetto che chiamava la devozione popolare. Fasola, grazie ai testi, lo identifica con una sedes o cattedra di San Pietro. Durante gli scavi di fine ‘800 nel Cimitero Maggiore sulla via Nomentana, sembrò chiaro agli studiosi, non senza polemiche, che una memoria Petri fosse venerata fin dai primissimi secoli del cristianesimo. E la scoperta di alcune “cathedrae” in pietra con evidenti segni di venerazione sembrò confermare questa idea. Sulla data, però, c’è ancora mistero.
Il Significato Teologico e Attualità del Magistero
La sostanza del significato della Cattedra non cambia. La festa della Cattedra di San Pietro è una delle più importanti per la vita e l’unità della Chiesa, riferendosi, ovviamente in modo simbolico, alla chiamata e alla missione che Cristo ha affidato a Pietro. Come Paolo VI disse nel 1967, prima di dare il via agli studi sulla cathedra custodita in Vaticano: “Noi faremo bene, Figli carissimi, a dare a questa festività la venerazione, che le è propria, ripensando alla insostituibile e provvidenziale funzione del magistero ecclesiastico, il quale ha nel magistero pontificio la sua più autorevole espressione. Si sa, pur troppo, come oggi certe correnti di pensiero, che ancora si dice cattolico, cerchino di attribuire una priorità nella formulazione normativa delle verità di fede alla comunità dei fedeli sulla funzione docente dell’Episcopato e del Pontificato romano, contrariamente agli insegnamenti scritturali e alla dottrina della Chiesa, apertamente confermata nel recente Concilio, e con grave pericolo per la genuina concezione della Chiesa stessa, per la sua interiore sicurezza e per la sua missione evangelizzatrice nel mondo”.