Joshua Evangelista e Valerio Evangelista: Tra Giornalismo, Editoria e Diritti Umani

Joshua Evangelista e Valerio Evangelista sono figure centrali nel panorama del giornalismo, dell'editoria e dell'attivismo culturale italiano, noti per il loro impegno nella narrazione delle complessità globali e nella promozione del dialogo interculturale. Joshua si distingue per le sue analisi approfondite su contesti geopolitici complessi, come dimostra il suo lavoro su Sarajevo, mentre Valerio contribuisce significativamente alla gestione e allo sviluppo di progetti editoriali e sociali. Insieme, hanno co-fondato e guidato il progetto "Frontiere", una piattaforma dedicata all'informazione di qualità e alla valorizzazione delle culture.

Joshua Evangelista e la Narrazione di Sarajevo

Joshua Evangelista, nel volume "Sarajevo. Laboratorio fragile dei Balcani, metronomo d’Europa" (Paesi Edizioni), racconta Sarajevo, città-simbolo del Novecento europeo. Il libro si propone di sottrarre la città alla sua riduzione iconica, andando oltre il riferimento inevitabile all’attentato del 1914 e alle guerre jugoslave, per riportare la città nel presente, come dispositivo interpretativo dell'Europa attuale.

Sarajevo come "Metronomo d'Europa"

Secondo Evangelista, Sarajevo continua a funzionare come un "metronomo d’Europa" perché "anticipa, rende visibili, accelera contraddizioni che poi ritroviamo altrove: l’eterno ritorno dei nazionalismi, la fragilità delle istituzioni, la convivenza tra memorie incompatibili, la difficoltà dell’Europa a trasformare i propri valori in politica." La storia ha dimostrato che, quando qualcosa si incrinava a Sarajevo, spesso un problema più grande stava attraversando l'intero continente, come accaduto nel 1914 e negli anni Novanta. Questa dinamica persiste ancora oggi, mentre l’allargamento europeo alla Bosnia-Erzegovina procede tra promesse, stanchezza e paralisi, condizionato da riforme istituzionali, stato di diritto e la necessità di superare il blocco politico interno.

Mappa geopolitica dei Balcani con focus su Sarajevo e la Bosnia-Erzegovina

La Pluralità di Voci e la Complessità della Memoria

Nel suo lavoro, Evangelista dà spazio a una pluralità di voci - giovani, attivisti, lavoratori e testimoni indiretti - che compongono un mosaico di una Sarajevo vissuta, distante sia dalla retorica multiculturalista sia dalla spettacolarizzazione del trauma. La narrazione si basa su voci locali, raccolte con l'intento di non semplificare la città a una metafora comoda, ma di restituire la complessità senza ricomporre artificialmente le sue contraddizioni. La memoria emerge come elemento centrale, con una coesistenza tra memoria pubblica, spesso irrigidita da monumenti e cerimonie, e memoria privata, più ambigua e fragile, spesso espressa nei silenzi. In Bosnia, la memoria non riguarda solo il passato, ma organizza ancora il presente, influenzando decisioni quotidiane come studi, frequentazioni, voto e ciò che si può dire o tacere.

La Critica al "Dark Tourism" e il Valore della Memoria

Evangelista critica implicitamente il cosiddetto "dark tourism", che riduce Sarajevo a uno scenario della guerra degli anni ’90, trasformandola in una meta consumata rapidamente. Sarajevo, per alcuni visitatori, appare come una città ridotta ai suoi fori di proiettile, ai tunnel, ai cimiteri e all'assedio, quasi una scenografia. L'autore sottolinea che le ferite di Sarajevo sono a disposizione di chi vuole fruirne, ma la memoria non è un parco tematico del trauma. Visitare un luogo ferito, invece, significa assumersi la responsabilità di comprendere cosa è accaduto, chi lo ha subito, chi lo ha permesso e che cosa quel passato ci chiede oggi.

Il Ruolo Simbolico della Haggadah di Sarajevo

Uno degli elementi più significativi del libro è l’uso della Haggadah di Sarajevo come chiave narrativa. Questo manoscritto ebraico, nato nella Spagna medievale e sopravvissuto a espulsioni, migrazioni, imperi, persecuzioni naziste, assedio e distruzione culturale, diventa metafora di una città resiliente ma esposta. La sua storia - passata da una famiglia ebrea di Barcellona, attraverso Venezia, forse Salonicco o Smirne, fino a Sarajevo, dove è stata salvata da un curatore del museo durante la Seconda guerra mondiale e recuperata sotto le bombe durante l'assedio - racconta esilio, convivenza, fragilità, protezione reciproca e il pericolo continuo della distruzione. Joshua Evangelista inizia e conclude il libro con la storia della Haggadah, citando un episodio significativo legato al direttore del Museo Nazionale di Bosnia ed Erzegovina che ha destinato i proventi extra della Haggadah a Gaza, scatenando reazioni controverse ma rivelando la profondità del legame tra le memorie dei conflitti e la distruzione dell'identità culturale.

Foto della Haggadah di Sarajevo (manoscritto antico)

Le Sfide Politiche e le Influenze Esterne

L’assetto istituzionale della Bosnia-Erzegovina, stabilito dagli Accordi di Dayton, ha fermato la guerra ma ha anche congelato molte delle sue linee di frattura, approvando di fatto i confini decisi dalla pulizia etnica. Oggi, lo Stato spesso funziona più come un compromesso permanente che come una comunità politica, e nel medio periodo appare più realistico un processo di riforme graduali che una grande rifondazione costituzionale. Diverse influenze esterne incidono profondamente: l’Unione Europea è presente come promessa e finanziamento; la Turchia agisce sul piano culturale, religioso, simbolico ed economico, tanto che il centro di Sarajevo appare "turchizzato"; Serbia e Croazia restano attori fondamentali; la Russia ha un ruolo destabilizzante, soprattutto attraverso il sostegno politico alle spinte secessioniste della Republika Srpska; e gli Stati Uniti parlano direttamente con i separatisti, incuranti del "bon ton" diplomatico.

Nuove Generazioni tra Disillusione e Attivismo

Le nuove generazioni a Sarajevo oscillano tra disillusione e attivismo. Molti giovani non credono più che il sistema possa cambiare e l'emigrazione resta una delle grandi forme di dissenso. Tuttavia, Evangelista ha incontrato anche un attivismo tenace, spesso piccolo e non spettacolare, in associazioni culturali, spazi indipendenti, tra giornalisti, studenti e artisti che rifiutano di consegnare la città alla retorica etnica o alla nostalgia della guerra. Questi giovani esprimono fastidio per la continua associazione del loro paese alla guerra, pur essendo consapevoli che la generazione precedente ha consegnato loro un paese povero, corrotto e disfunzionale, manifestando una totale sfiducia nella classe politica.

Frontiere: Un Impegno per l'Intercultura e i Diritti Umani

Il progetto Frontiere è nato nel 2011 dall'iniziativa di cinque amici universitari, tra cui Joshua Evangelista e Valerio Evangelista, con un chiaro obiettivo: creare un luogo dedicato all'informazione di qualità, attento ai diritti umani, alle minoranze e all'intercultura. Fino al 2023, la crescita e l’evoluzione di Frontiere sono state coordinate da Joshua Evangelista, Luca La Gamma e Valerio Evangelista, supportati da una redazione che ha accolto contributi da oltre 350 autori provenienti dai cinque continenti.

Logo o rappresentazione grafica del progetto Frontiere

Tappe Fondamentali e Riconoscimenti

Nel suo secondo anniversario, Frontiere ha raccolto le storie più significative in un libro intitolato "Ripartire", esplorando il tema della ripartenza attraverso diverse lenti: la vita dei migranti e rifugiati in Italia, gli italiani all'estero, le seconde generazioni e le sfide della cittadinanza, il lavoro dei missionari, la solidarietà e il volontariato. La dedizione di Frontiere per un'informazione precisa e pertinente sui diritti umani e le minoranze è stata premiata con il "Premio Italia Diritti Umani", assegnato da Amnesty International. In quegli anni, Frontiere News ha esteso il proprio impatto dando vita a una cooperativa focalizzata sul turismo responsabile e sull'offerta di corsi legati alla cultura migrante.

Evoluzione e Nuove Iniziative

Durante la pandemia, Frontiere ha lanciato #viaggiadacasa, un seguitissimo format innovativo di videointerviste per viaggiare con la mente e il cuore. Le interviste sono state a cura di Joshua Evangelista e Luca La Gamma, con la regia di Valerio Evangelista. "Hidden" ha rappresentato un capitolo fondamentale nella storia di Frontiere: un progetto di giornalismo seriale finanziato dai lettori che ha portato alla pubblicazione di inchieste di giornalisti da tutto il mondo. Successivamente, una collaborazione strategica con Kompreno ha segnato un'importante evoluzione, rendendo gli articoli di Frontiere disponibili sulla piattaforma e tradotti in diverse lingue europee, ampliando così la sua portata e accessibilità oltre i confini nazionali.

Il Nuovo Orientamento Editoriale e le Attività della Cooperativa

Nel 2024, Frontiere News ha intrapreso una svolta significativa nel suo approccio editoriale, allontanandosi dalla frenetica ricerca della notizia quotidiana per orientarsi verso approfondimenti a più ampio respiro. Questo nuovo orientamento si concentra sulla divulgazione storica e geografica, analizzata attraverso la lente dei diritti umani, del rispetto delle identità locali, della democrazia, del pluralismo e della convivenza pacifica. La cooperativa Frontiere, fondata nel 2014, investe nell'intercultura in termini lavorativi e professionali. Valerio Evangelista ricopre il ruolo di presidente della cooperativa, mentre Joshua Evangelista è socio e direttore della pubblicazione, con una particolare attenzione "per i diritti umani, cooperazione internazionale, minoranze etniche, religiose e di genere".

Le attività della cooperativa includono:

  • Organizzazione di eventi e turismo responsabile, come il viaggio in Iran alla scoperta dell'eredità millenaria della civiltà persiana.
  • Formazione attraverso corsi di lingue (arabo, cinese, turco, spagnolo, persiano) e workshop di cucina (afgana, persiana, cilena, palestinese, nigeriana), musica e danze sufi e dal mondo, tenuti da eccellenze culturali delle comunità migranti.
  • Editoria e servizi multimediali.

La Visione di Joshua e Valerio Evangelista

La visione che emerge dai lavori di Joshua e Valerio Evangelista sottolinea come la convivenza - intesa come creazione di comunità a partire da differenze - non sia irreversibile. Può sembrare normale, quotidiana, perfino banale, e poi essere distrutta molto rapidamente se le istituzioni cedono, se il linguaggio pubblico si avvelena, se la propaganda rende il vicino un nemico. Sarajevo, in questo senso, avverte l’Europa che la pace non è un’eredità, ma una pratica.

Joshua Evangelista, in particolare, sottolinea come il modo in cui l'Europa si è interfacciata con Sarajevo, dalla fine dell'Ottocento a oggi, racconti l'Europa stessa, funzionando come una sorta di specchio. La città ci interroga per il suo assedio, il più lungo dalla Seconda guerra mondiale, e i dibattiti sulla Bosnia negli anni Novanta riecheggiano le questioni attuali sull'Ucraina e, ancor più, la tragedia di Gaza, evidenziando l'ignavia della politica di fronte a eventi che si svolgono davanti agli occhi di tutti.

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