La presente trattazione approfondisce la realtà dell'Istituto dei Servi del Cuore Immacolato di Maria, illustrandone la fondazione, il carisma e le molteplici attività, per poi esplorare il vasto e significativo patrimonio storico-religioso del comune di Carmiano, mettendo in luce le sue antiche origini e i suoi numerosi edifici di culto.
L'Istituto Servi del Cuore Immacolato di Maria (FCIM)
Fondazione e Carisma
La Famiglia Religiosa denominata "Istituto dei Servi del Cuore Immacolato di Maria" è stata fondata il 13 Maggio 1991 ed eretta come Istituto di diritto diocesano il 19 Giugno 1993, dall’allora Rev.mo Abate e Vescovo di Subiaco Mons. Stanislao Andreotti. Il suo carisma si esprime attraverso la particolare offerta della propria consacrazione a Dio attraverso il Cuore Immacolato di Maria. Pertanto essi si impegnano a realizzare la Volontà di Dio annunciata dalla stessa Vergine ai tre pastorelli a Fatima il 13 giugno 1917: “Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato”.
Contemplando Maria che compie la volontà di Dio, i Servi del Cuore Immacolato di Maria vogliono imitarla accogliendo Cristo, vivendolo nella propria santificazione e cooperando con il loro impegno apostolico a generarlo negli uomini.
Strumenti e Impegno Apostolico
L'Istituto promuove un rinnovato spirito di preghiera, privilegiando la recita del Santo Rosario, e si dedica alla diffusione e alla difesa delle verità di fede. I Servi del Cuore Immacolato di Maria utilizzano tali strumenti per aiutare il popolo di Dio a vivere la propria fede cristiana, per vincere l’ignoranza religiosa e combattere gli errori del tempo. Per diffondere l’annuncio del Vangelo e divulgare il Messaggio di Fatima, si impegnano alla diffusione della buona stampa.
Al seguito di Cristo povero, i Servi del Cuore Immacolato di Maria si sentono solidali con i più poveri e li servono con l’amore e l’attenzione di Cristo. Si rendono anche disponibili per la formazione degli aspiranti alla vita sacerdotale e consacrata.
Progetti e Attività
L'Istituto è attivo su diversi fronti, sia in Italia che all'estero, grazie anche al sostegno di fondazioni e benefattori:
- Dal 19 al 21 Aprile 2024 si svolgerà, a Sacrofano (Rm) il Convegno Generale della FCIM, realizzato anche grazie al contributo della Fondazione Antognozzi onlus. Anche quest'anno la Fondazione Antognozzi promuove il Convegno Generale della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, momento di condivisione e formazione dei membri del Movimento e simpatizzanti.
- Il Progetto Sociale "Dopo-Scuola" della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, grazie al contributo della Fondazione Elsa ed Aldo Antognozzi onlus, è destinato agli alunni della scuola primaria e secondaria, presso l'Opera Villa Troili, in Roma.
- Con il contributo della Fondazione Antognozzi, la FCIM di Cerretti ha ora a disposizione una tensostruttura per incontri, conferenze, ritiri e celebrazioni eucaristiche.
- Il Progetto “Angolo dell’Angelo della pace del Portogallo - parco giochi - area picnic” è dedicato ad attività ludiche e ricreative per bambini, ragazzi e famiglie.
- Con l'aiuto dei benefattori è stata data continuità alle iniziative di carità in Brasile (Opera FCIM di Aracaju), anche durante la pandemia del Covid-19.
- Una nuova chiesa accoglie i fedeli che partecipano alle varie attività e celebrazioni presso l'Opera della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria.
Carmiano: Cenni Storici e Identità Religiosa
Origini e Storia di Carmiano
Le origini di Carmiano sono antichissime. Per quanto riguarda la derivazione del nome si fanno varie ipotesi: una è quella di far derivare il nome Carmiano da "Carmen", cioè "canto", oppure da "Carminio", in considerazione del colore rosso della terra. Secondo invece la versione del Ferrari e di tutti gli scrittori di storia patria a lui succeduti, quali il Tasselli, il Marciano, l'Arditi, il Coco ed altri ancora, il nome "Carmiano" deriva da "Carminius", valorosissimo centurione romano al quale il Senato della Repubblica assegnò cento iugeri di terreno della Messapia quale premio per le sue imprese gloriose. Egli prese dunque possesso di quelle terre stabilendovi la sua dimora unitamente ai suoi familiari ed ai numerosi suoi fedeli soldati.
Carmiano, secondo alcuni scrittori, ebbe un periodo di vero splendore nei primi secoli dell'Impero Romano, quando grazie al suo meraviglioso clima temperato, alla lussureggiante vegetazione delle sue selve ed alla ubertosità dei suoi vigneti, diventò patrimonio privato degli Imperatori e venne a godere di particolari privilegi. In seguito alla caduta dell'Impero Romano, anche Carmiano decadde. Carmiano venne ricostruito durante la dominazione bizantina, ma non più sulle sue stesse rovine.
Dal 1448 al 1807 fu sotto il governo dei Padri Celestini, che erano arrivati numerosi a Lecce nell'anno 1353 per merito del conte Gualtiero di Brienne. Fu questa per il paese un'epoca di pace, di serenità e di prosperità. Durante il Risorgimento Carmiano prese parte attiva all'azione della rinascita nazionale. Furono un gruppo di uomini colti e il clero intelligente a farsi portavoce di una nuova concezione politica e, nello stesso tempo, informatori di quanto avveniva in ogni parte della penisola. Allorquando Federico II di Borbone, il 29 gennaio 1848, concesse la Costituzione, anche a Carmiano come avveniva in tutta l'Italia, ebbero luogo manifestazioni patriottiche con canti, suoni e sventolio di vessilli tricolori, festeggiamenti che ebbero luogo anche in occasione delle gloriose imprese compiute da Vittorio Emanuele e da Garibaldi. Il 21 ottobre 1860 si svolse anche a Carmiano il plebiscito in favore di Vittorio Emanuele per l'annessione del Napoletano al resto d'Italia, ed ebbe esito favorevole.
L'Oratorio di Carmiano: Testimonianze di Fede e Comunità
Le esperienze oratoriane a Carmiano dimostrano la vivacità della comunità e l'impegno nella formazione dei giovani. Francesca Pia Mazzotta, 18 anni, di Carmiano, frequenta l’oratorio estivo da quando aveva 6 anni ed è animatrice da 4. A Li Sala l’oratorio del 2019 ha raccontato la storia di San Filippo Neri, che i bambini e le bambine hanno ascoltato e apprezzato durante i momenti di preghiera. Gli insegnamenti non giungono solamente dai momenti di preghiera e di raccoglimento, ma anche dai giochi: i bambini infatti sono i maestri di vita, forse inconsapevolmente, più puri: insegnano l’amore incondizionato, il sapersi divertire con poco e l’insaziabilità di affetto. Ogni anno le bambine con cui Francesca passa lunghe mattinate le donano l’opportunità di imparare tanto, ma non solo loro: gli animatori e le animatrici fanno altrettanto grazie al lavoro di squadra, a volte alla fatica e soprattutto alla complicità di un gruppo, sotto la guida delle suore e dei padri, che coordinano ogni movimento dall’alto.
Davide e Michael, adolescenti di Carmiano, hanno fatto parte del progetto animazione tenutosi all’oratorio “Li sala”. L’animatore per loro è stato il lavoro più bello e divertente che abbiano mai fatto, seppur molto impegnativo: la mattina dovevano alzarsi presto e tutto il giorno era una corsa continua, dalla preparazione dei giochi alle prove per la recita finale. “State buoni se potete” è la frase che San Filippo Neri amava ripetere ai bambini del suo oratorio, ma è anche il motto che riecheggiava in oratorio a Li Sala nell’estate trascorsa. Insieme ai padri e alle suore, con l’arrivo di fratel Gianni, hanno animato e amato questi bambini nelle loro difficoltà, nei loro piccoli e grandi problemi.
Aliai racconta come l'oratorio estivo sia per lei un momento di completa dedizione. Quest’anno, le è stata affidata l’organizzazione dell’oratorio dei bambini piccoli insieme ad altre ragazze delle scuole superiori che hanno frequentato gli incontri durante l’anno e new entry. Sono loro che le hanno dato tanto quest’anno: seppur lei consigliasse cosa fare e cercasse di guidarle, la cosa più bella era guardarle mentre si divertivano con i bambini, mentre curavano una ferita, mentre cercavano di spiegare ad un bambino lo sbaglio commesso, mentre incoraggiavano la loro squadra nonostante i bambini fossero poco reattivi, mentre tiravano fuori il loro meglio per amore di quelle piccole pesti, e così ancora una volta l’oratorio, o meglio Dio l'ha sorpresa. Le ha mostrato la bellezza dei loro cuori. Non nasconde che la fatica si è fatta sentire e i richiami non sono mancati, perché servono per crescere, ma ciò che è rimasto è il dono l’una dell’altra, l’aiutarsi vicendevole, la bellezza dei loro cuori e tutte le enormi risate fatte insieme. Don Bosco diceva che in ogni giovane c’è un punto accessibile al bene, ed è proprio vero, basta desiderare trovarlo e Dio darà occhi per saperlo vedere e raggiungere, e Aliai si dichiara grata per averlo visto.

Il Patrimonio Edilizio di Culto a Carmiano
Cappella della Beata Vergine Maria di Costantinopoli (del Turriso)
La cappella è dedicata alla Beata Vergine Maria di Costantinopoli ed è attestata per la prima volta nella visita pastorale del 1640. Nei documenti è accompagnata dall’appellativo “del Turriso” preso probabilmente dal nome del proprietario del terreno. Nella cappella si conservava un affresco della Vergine Odighìtria e tra il 1720 e il 1754 venne sostituito da una tela della Vergine di Leuca. La cappella sopravvisse alla corrosione del tempo, agli acquazzoni, ad un fulmine e persino ai bombardamenti del 1943, come raccontatoci da Mons. Paladini. Grande era la devozione dei carmianesi verso la Vergine Maria che, nonostante la cappella crollò quattro volte, per ben cinque volte gli abitanti s’impegnarono a riedificarla a spese proprie. La cappella attuale fu costruita nel 1963 su progetto dell’architetto Gaetano Cappello. Fin dal 1939, salvo qualche parentesi, è ancora la mèta della festa denominata “Lu Riu” celebrata nel giorno di Pasquetta.
Cappella "La Cona"
Questa cappella non è mai stata descritta in nessuna visita pastorale e persino il Paladini affermava: «non ne ho trovato nessuna menzione in documenti scritti, per quante ricerche abbia fatto» (1938). Proprio il Paladini la ricorda come meta di rifugio di viandanti e contadini in tempi di pioggia e persino come obiettivo di vandalismo. La cappellina è stata tenuta in considerazione dal popolo che, durante le carestie, pestilenze, siccità, era solito recarsi in processione per richiedere l’allontanamento dei pericoli. Gli ultimi cortei processionali furono organizzati nel 1890. Fu restaurata la prima volta nel 1877, poi nel 1928 e nel 1988 per l’ultima volta. All’interno vi è conservata una riproduzione fotografica di un antico Crocifisso della Chiesa Madre. Oggetto molto interessante di studio è il nome con cui è denominata la cappella: “La Cona”. Molti studiosi fanno derivare il nome da “icona” (= immagine sacra), ma stando alle fonti non vi è mai una documentazione circa la presenza di un’immagine sacra. Basandosi sulla geografia del territorio e da alcuni toponimi documentati nel 1748, il nome potrebbe derivare da “laccoma” (= larga cavità del suolo).
Cappella della Madonna del Carmine
La “cappella del Carmine” sorse nel 1720 circa grazie alla devozione dei fedeli della contrada denominata “Lo Murra”. Vi era una tela dedicata alla Madonna del Carmine assieme a dei doni ex voto. Nel 1844 a causa di un fulmine crollò rovinosamente. Verso il 1860, Oronzo Paolo, ricco proprietario, cominciò a costruire l’odierna cappella e vi fece dipingere una nuova tela. Come testimoniato dal Paladini, intorno al 1880 don Raffaele Ciccarese, terminò e abbellì la chiesa con l’attuale simulacro della Vergine e con delle belle pitture, attualmente, per il momento non visibili.
Santuario di Maria SS. Immacolata (L'Immacolata)
Secondo una tradizione popolare, che non trova riscontri nella documentazione storica, ma tramandata dagli abitanti e trascritta per la prima volta dal Paladini nel 1937, racconta la vicenda del ritrovamento dell’affresco della Vergine Immacolata. La Vergine Maria sarebbe apparsa ad una pia vecchiarella rivelandole che presso un pozzo vi era una pila con una sua raffigurazione, da portare in paese e da custodire in una chiesa in suo onore. L’anziana devota assieme al parroco e al popolo si recarono presso il luogo e processionalmente portarono l’effige in paese con un carro trainato dai buoi, i quali si fermarono nei pressi dell’attuale cappella. I devoti allora lo interpretarono come una volontà divina e iniziarono a costruire la cappella.
Stando alle fonti e alla documentazione storica, la pila fu ritrovata nelle campagne limitrofe e subito fu oggetto di preghiere e di grazie che piovevano dal cielo in maniera copiosa. Grazie alle offerte e al materiale da costruzione raccolto, nel 1654 iniziarono i lavori con la posa della prima pietra e terminarono nel 1667 circa con l’inserimento della pila nell’altare barocco attribuito a Giuseppe Zimbalo. L’affresco situato nell’oblò dell’altare centrale, raffigura la Vergine Immacolata e potrebbe risalire al periodo della Riforma Cattolica del XVI secolo. In seguito al Concilio di Trento vari pittori iniziarono a scrivere trattati su come raffigurare il mistero dell’immacolatezza della Vergine Maria e l’affresco carmianese rientra pienamente in questi canoni. Maria è posta in una mandorla, coronata di stelle, attorniata da alcuni simboli delle litanie mariane e sul suo capo vi è la scritta “[AMIC]A MEA E[T] MACV[LA]”.
La chiesa è ad una sola navata ed oltre all'Altare Maggiore, vi sono altri quattro altari disposti simmetricamente sulle fiancate laterali, ciascuno adornato da una tela del santo titolare (San Francesco di Paola, Sant’Antonio da Padova, Santa Rosa da Lima e la Deposizione). Ai lati dell’altare maggiore e all’ingresso della chiesa vi sono sei tele raffiguranti la vita della Vergine Maria.
Dopo il 1685 iniziarono i lavori per costruire la sacrestia che fu adornata di pregevoli affreschi: alcuni, conservati fino ai giorni nostri come quello del Crocifisso con ai lati santa Teresa d’Avila e santa Maria Maddalena de Pazzi, altri rinvenuti e restaurati nel 2018 come l’affresco con il San Giovannino e i quattro quadretti raffiguranti la cappella dell’Immacolata e varie scene paesaggistiche.

Cappella di Don Giacomino De Simone (Contrada Carli)
Le maggiori informazioni circa questa cappella ci giungono da Mons. Paladini, il quale ricorda che la cappella sorse verso il 1890 ad opera di don Giacomino De Simone, professore nel Ginnasio del Seminario leccese e Canonico Tesoriere della Cattedrale, il quale trascorreva l’estate nella casa adiacente e soleva celebrare la messa tutti i giorni. La cappella passò di proprietà del dott. Verrienti Pasquale, venduta poi alla signora Luisa Imbriani e in seguito alle sue figlie Caricato. La cappella sorge nella contrada “Carli” sulla Strada Comunale Vecchia Campi. Ha la facciata cuspidata, presenta un portale con lunetta, due paraste laterali, un piccolo campanile a vela con campana e all’interno l’altare è addossato alla parete.
Chiesa di San Giovanni Battista (Vecchia e Nuova)
Antica Chiesa di San Giovanni Battista
Questa cappella sorse per sostituire l’omonima chiesa cinquecentesca, prima parrocchia carmianese e in seguito sede della confraternita giovannea. Dopo aver provato a recuperare l’antica chiesa, si decise di abbatterla a causa dei numerosi interventi da effettuare e i lavori di costruzione iniziarono nel 1877 e terminarono nel 1882. Nel 1971 la Confraternita decise di costruire una nuova chiesa e questa cappella passò di proprietà della chiesa Matrice. Nel 1994, durante i lavori di sostituzione del pavimento maiolicato del quale rimane solo la raffigurazione dell’Agnus Dei, furono rivenute due tombe e parti del muro perimetrale della vecchia chiesa.
La chiesa ha forma rettangolare ad una sola navata, con una piccola abside semicircolare chiusa da un arco che poggia su due colonne con bellissimi capitelli di stile corinzio. Dello stesso stile sono i capitelli delle colonne che chiudono i diversi cappelloni della chiesa con archi a tutto sesto. La facciata è molto alta ed ornata da due lesene lisce, è inoltre spezzata da un cornicione sormontato da un timpano. Al centro dell’abside vi è custodita la statua di San Giovanni Battista e ai lati della navata vi sono quattro nicchie disposte simmetricamente contenenti altrettanti simulacri santoriali.
Nuova Chiesa di San Giovanni Battista
Nel 1971 la Confraternita di San Giovanni Battista sentì la necessità di erigere una nuova chiesa in una contrada periferica del paese, alla confluenza di via don Alessandro Niccoli con via Firenze. La chiesa fu progettata dall’architetto Gaetano Cappello e i lavori iniziarono nel 1971 e terminarono l’anno seguente. Il suo complesso è costituito da tre corpi di fabbrica: la chiesa, la sacrestia e la sala riunione dei congregati. La chiesa è retta da otto pilastri a sezione rettangolare disposti su un perimetro di una corona circolare. L’edificio custodisce l’antico simulacro di San Giovannino con la reliquia ed altre statue della devozione santoriale assieme alla tela del 1881 raffigurante il Cristo alla Colonna.

Cappella di San Francesco d’Assisi
È la cappella superstite più antica di Carmiano, è già documentata nella visita pastorale del 1594 quando era ancora intitolata a San Nicola di Myra. Tra il 1880 e il 1885 inizia a riunirsi presso di essa il Terz’Ordine Francescano, iniziando dei lavori di ristrutturazione interni all’edificio e cambiando così la titolarità dedicandola al santo serafico. Solo nel 2018 sono stati riportati alla luce degli affreschi ricoprenti l’intera volta e il muro dell’altare centrale. Vi sono affrescati le rappresentazioni di quattro virtù, dei quadretti con scene paesaggistiche campestri e marittime, nella volta una scena sacra non identificabile per il momento e sopra l’altare vi è riportato lo stemma della casa imperiale d’Austria Spagna e Sicilia portando la datazione degli affreschi ad un periodo risalente ad un arco di tempo compreso tra il 1581 e il 1668. Oltre agli affreschi di recente scoperta, la cappella custodisce dal 1885 circa la statua di San Francesco d’Assisi del Malecore di Lecce.
Chiesa di San Fantino
È la chiesa della seconda parrocchia di Carmiano. La parrocchia fu fondata nel 1973 con le prime celebrazioni che avvenivano nell’attuale salone parrocchiale. Nel 1980 fu posta la prima pietra della chiesa e terminata nel 1984. Nel 1988 fu creata l’oasi verde attorno la parrocchia con la fontana “Redemptoris Mater”. Nel 1996 fu realizzato il campo di calcetto ed il parco giochi. Nel 2014 sono state posizionate e benedette cinque campane.
La chiesa presenta un’aula unica, sul presbiterio a destra vi è il tabernacolo incastonato in una croce greca di marmo, l’ambone a sinistra e al centro la mensa eucaristica. Sempre sul presbiterio sono presenti un grande Crocifisso ligneo e tre tele della pittrice Francesca Mele di Novoli. Nella tela centrale vi è la rappresentazione della Trasfigurazione del Cristo, nella tela di sinistra l’Annunciazione dell’angelo Gabriele alla Vergine Maria e nel dipinto di destra la cena dei discepoli di Emmaus. Il fonte battesimale dalla forma esagonale è posizionato a destra vicino al presbiterio, l’organo a sinistra. Vi sono due nicchie a destra con il simulacro di Sant’Antonio abate e a sinistra con quello dell’Immacolata.
Chiesa Matrice di Maria SS. Assunta
I lavori della chiesa matrice iniziarono nel 1913 e si completarono in seguito a numerose vicende solo con la consacrazione nel 1961. L’edificio venne costruito per sostituire la vecchia matrice ormai piccola per le esigenze della comunità e in una condizione staticamente compromessa a causa di varie lesioni.
La chiesa è a croce latina, il presbiterio è formato dall’altare che richiama quello della vecchia matrice e dal rilievo policromo ceramico dell’Assunta realizzato da Enzo Assenza. La chiesa custodisce: due affreschi dei Santi Pietro e Paolo risalenti al 1550 e otto tele risalenti al ‘700 e all’800 provenienti dall’antica matrice, oltre alle varie statue della devozione santoriale carmianese dei primi del ‘900. Inoltre vi sono tre recenti dipinti su tavola dell’artista Eupremio Petrelli.

Cappella di Via Torricelli (della famiglia Lecciso)
In seguito ad alcune violente agitazioni, a causa della disputa sulla statua dell’Immacolata tra la Congregazione e la famiglia di Felice Lecciso, si decise, con atto notarile del 1864, di edificare una cappella sulla proprietà della famiglia Lecciso ove conservare la statua della patrona. Il simulacro della Vergine veniva custodito dai Lecciso, concesso alla congregazione per le festività riguardanti l’8 dicembre e alla parrocchia per le festività patronali della seconda domenica d’agosto. La cappella sorge lungo la via Torricelli; la facciata ha un portale con timpano, sopra la cornice, un arco trilobato.