La figura di San Paolo, noto come l'"apostolo dei Gentili", è centrale nella storia del Cristianesimo per la sua instancabile attività missionaria e la profonda elaborazione teologica. La sua vita, interamente dedicata alla diffusione della Parola dopo una folgorante conversione, è stata tramandata principalmente attraverso le Scritture Sante.
La biografia di San Paolo è narrata dettagliatamente da San Luca negli Atti degli Apostoli, che dedica la seconda parte dello scritto alle vicende di Paolo, dopo aver documentato il ministero di Pietro. Luca ebbe la fortuna di accompagnare Paolo in diverse missioni, collaborando con lui nella diffusione del Vangelo e assistendolo nelle sue frequenti infermità, tanto che Paolo stesso lo definì "Luca, il carissimo medico, il mio collaboratore". Ciò gli permise di raccogliere informazioni di prima mano o da testimoni attendibili, che ci sono state accuratamente trasmesse. Alcuni particolari più intimi si ritrovano, inoltre, nell'epistolario dello stesso Paolo, sebbene egli fosse restìo a parlare di sé, decidendosi a farlo solo per esigenze polemiche o per umiltà.

Le Origini e la Formazione di Saulo di Tarso
Paolo era ebreo, della tribù di Beniamino, e per nascita era anche cittadino romano. Questo status, non comune per gli abitanti delle province non italiche nei primi tempi dell'Impero, gli garantiva notevoli vantaggi economici, politici, fiscali e giuridici. Diverse ipotesi sono state elaborate sull'origine di questa cittadinanza, suggerendo che gli avi di Paolo l'avessero ottenuta durante campagne militari di Cesare o Marco Antonio, o attraverso affrancamento da uno stato di schiavitù. Non è suffragata dagli studiosi la tesi che lo collocherebbe nella famiglia reale degli Erodiani.
Nacque a Tarso di Cilicia, all'epoca una città celebrata come "la perla della Cilicia", un importante centro intellettuale e commerciale ai piedi del Monte Tauro, con un vasto porto aperto ai traffici del Mediterraneo, dove convergevano civiltà orientali e greco-romane. Sebbene non frequentasse le scuole greco-pagane della sua città cosmopolita, il giovane israelita assorbì dall'ambiente elementi di cultura profana che lo avrebbero reso più adatto a essere l'Apostolo delle Genti, come testimoniano citazioni di autori profani nei suoi scritti e discorsi.
Il Fabbricante di Tende
Nonostante il suo futuro fosse lo studio rabbinico, a Paolo non venne risparmiata la fatica del lavoro manuale. San Luca lo qualifica come fabbricante di tende, attività a cui Paolo si dedicò anche durante il ministero itinerante per essere economicamente indipendente. Nelle sue lettere, esortava i cristiani a lavorare con le proprie mani, dichiarando: «Ci affatichiamo lavorando con le nostre mani». Egli riteneva fondamentale guadagnarsi il pane lavorando con tranquillità, per non essere di peso ad alcuno.
Gli studiosi non sono concordi sul tipo di materiale lavorato da Paolo. Alcuni ritengono che si occupasse della tessitura di un rozzo panno di peli di capra, il "cilicio", fiorente in Cilicia. Altri commentatori propendono invece per un’attività legata al cuoio.
La Formazione Religiosa e Linguistica
Paolo si definisce "fariseo quanto alla legge", appartenendo a un gruppo religioso e politico che, nel I secolo, era in forte contrasto con i sadducei, distinguendosi per un'interpretazione meno rigida delle Scritture e per l'ammissione dell'immortalità dell'anima e l'esistenza degli angeli. La formazione farisaica avveniva in scuole collegate alle sinagoghe, dove Paolo verosimilmente ricevette i primi fondamenti della dottrina e imparò a leggere le Scritture. Questo spiega il suo ampio uso di citazioni dalla versione greca della Scrittura, la "dei Settanta", poiché nelle sinagoghe della diaspora ebraica le Scritture erano lette e spiegate in greco.
Nella casa paterna, Paolo apprese molto probabilmente l'aramaico, parlato in Palestina, e i rudimenti dell'ebraico. In seguito, proseguì i suoi studi a Gerusalemme, alla scuola del rinomato rabbino Gamaliele, ottenendo il titolo di "dottore della Legge" o "scriba". L'appartenenza di Paolo al Sinedrio, suggerita da alcuni passaggi, è generalmente esclusa dai biblisti.
Dalla Persecuzione alla Conversione sulla Via di Damasco
I primi contatti di Saulo con il Cristianesimo sono legati alla persecuzione contro la neonata Chiesa. Saulo fu testimone del martirio di Santo Stefano, il primo dei diaconi ellenisti, che estendeva le discussioni nelle sinagoghe ellenistiche, inclusa quella degli "oriundi dalla Cilicia" a cui Saulo doveva appartenere. Dopo che Stefano fu condannato a morte per lapidazione, i testimoni "deposero il loro mantello ai piedi di un giovane, chiamato Saulo".
Il martirio di Stefano diede il via a una grande persecuzione contro la Chiesa di Gerusalemme. San Luca narra che «Saulo intanto infuriava contro la Chiesa ed entrando nelle case prendeva uomini e donne e li faceva mettere in prigione». La sua azione, probabilmente limitata alla comunità di Gerusalemme, si estese poi ai profughi cristiani, in particolare quelli residenti a Damasco, contro gli ellenisti, ovvero i cristiani di cultura greca.

Il Miracolo della Conversione
«Avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all'improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?". Rispose: "Chi sei, o Signore?". Ed egli: "Io sono Gesù, che tu perseguiti! Ma tu alzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare".» Gli uomini che erano con lui si fermarono ammutoliti, sentendo la voce ma non vedendo nessuno. Saulo si alzò da terra, ma non vedeva nulla. Fu guidato per mano a Damasco e per tre giorni rimase cieco, senza prendere né cibo né bevanda.
Questo evento, raccontato in tre punti degli Atti degli Apostoli (9,3-8; 22,6-11; 26,12-16), segnò una trasformazione radicale. A Damasco, Anania, un giudeo convertito al cristianesimo, impose le mani su Saulo, che riacquistò la vista. Anania gli disse: «Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome». Da quel momento, Saulo iniziò subito ad annunciare nelle sinagoghe che Gesù è il Figlio di Dio, gettando confusione tra i Giudei di Damasco.
I Viaggi Apostolici e l'Impatto sulle Isole
San Paolo, l'Apostolo delle Genti, si dedicò prevalentemente ai «Gentili» (non ebrei), toccando inizialmente l'Arabia (attuale Giordania), quindi soprattutto la Grecia e l'Asia Minore (attuale Turchia). I viaggi missionari di Paolo, ricchi di sfide e pericoli, furono spesso compiuti via mare, in un'epoca in cui non esistevano navi o servizi fissi per i passeggeri, che dovevano attendere navi da carico dirette verso la loro meta.
Il Primo Viaggio Missionario: Cipro
Il primo viaggio missionario di San Paolo ebbe inizio da Antiochia. Lo Spirito Santo, mentre i profeti e dottori di Antiochia celebravano il culto e digiunavano, disse: «Mettetemi da parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati». Così, dopo aver digiunato, pregato e imposto loro le mani, li lasciarono partire. Mandati dallo Spirito Santo, scesero a Seleucia, e di là salparono verso Cipro. Giunti a Salamina, annunciarono la Parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei.
L'isola di Cipro, che conserva straordinari resti antichi, è un luogo significativo per la memoria di Paolo. A Pafo, una cittadina portuale, si ritiene che Paolo fu flagellato dopo aver predicato la libertà in Cristo, evento simboleggiato da una colonna nell'agorà. Le rovine antiche, inclusi stupendi mosaici colorati nel parco archeologico di Nea Paphos (fondata nel IV sec. a.C.) e vestigia romane, testimoniano la grandezza della civiltà greca e romana sull'isola.

Il Viaggio verso Roma: Naufragio a Malta
A seguito del suo arresto a Gerusalemme con l'accusa di turbare l'ordine pubblico, Paolo, in quanto cittadino romano, si appellò al giudizio dell'imperatore. Fu così consegnato, insieme ad altri prigionieri, a un centurione di nome Giulio della coorte Augusta, per essere condotto a Roma.
Salirono su una nave di Adramitto diretta verso i porti della provincia d'Asia e salparono con Aristarco, un Macedone di Tessalonica. Fecero scalo a Sidone, dove Giulio cortesemente permise a Paolo di recarsi dagli amici. Proseguirono navigando al riparo di Cipro a causa dei venti contrari, attraversando il mare della Cilicia e della Panfilia, fino a Mira di Licia. Qui il centurione trovò una nave di Alessandria in partenza per l'Italia e li fece salire a bordo.
La Tempesta e l'Ammonimento Inascoltato
La navigazione fu lenta per molti giorni, giungendo a fatica all'altezza di Cnido. Essendo trascorso molto tempo e la navigazione divenuta pericolosa per l'avvicinarsi della festa dell'Espiazione, Paolo li ammonì dicendo: «Vedo, o uomini, che la navigazione comincia a essere di gran rischio e di molto danno non solo per il carico e per la nave, ma anche per le nostre vite». Il centurione, tuttavia, diede più ascolto al pilota e al capitano della nave che alle parole di Paolo.
Appena cominciò a soffiare un leggero scirocco, convinti di poter proseguire, levarono le ancore e costeggiavano da vicino Creta. Ma dopo non molto tempo si scatenò contro l'isola un vento d'uragano, chiamato "Euroaquilone". La nave fu travolta nel turbine e, non potendo più resistere al vento, abbandonati in sua balìa, andarono alla deriva. San Luca racconta: «La nave fu travolta dal turbine e, non potendo più resistere al vento; abbandonati in sua balia andavano alla deriva» (Atti 27,15).
Mentre passavano sotto un isolotto chiamato Càudas, a fatica riuscirono a padroneggiare la scialuppa, tirandola a bordo e fasicando la nave con gomene per timore di finire incagliati nelle Sirti. Sbattuti violentemente dalla tempesta, il giorno seguente cominciarono a gettare a mare il carico; il terzo giorno buttarono via l'attrezzatura della nave. Dopo quattordici giorni senza cibo, Paolo si alzò in mezzo a loro, esortandoli a non perdersi di coraggio, perché, secondo una rivelazione angelica, nessuno avrebbe perso la vita, ma solo la nave: «Non temere, Paolo; tu devi comparire davanti a Cesare ed ecco, Dio ti ha fatto grazia di tutti i tuoi compagni di navigazione.»
Il Naufragio e la Permanenza a Malta
Nella quattordicesima notte alla deriva nell'Adriatico, verso mezzanotte, i marinai ebbero l'impressione che la terra si avvicinasse. Gettato lo scandaglio, trovarono venti braccia, poi quindici. Nel timore di finire contro gli scogli, gettarono da poppa quattro ancore, aspettando con ansia il giorno. Quando i marinai tentarono di fuggire dalla nave, Paolo disse al centurione e ai soldati: «Se costoro non rimangono sulla nave, voi non potrete mettervi in salvo». Tutti erano complessivamente duecentosettantasei persone a bordo.
Fattosi giorno, non riuscivano a riconoscere la terra, ma notarono un'insenatura con spiaggia e decisero di spingere la nave verso di essa. Levarono le ancore, allentarono i legami dei timoni e, spiegata al vento la vela maestra, mossero verso la spiaggia. La nave si incagliò in una secca: la prua arenata rimaneva immobile, mentre la poppa minacciava di sfasciarsi sotto la violenza delle onde. I soldati pensarono di uccidere i prigionieri per evitare fughe, ma il centurione, volendo salvare Paolo, diede ordine che si gettassero per primi quelli che sapevano nuotare per raggiungere la terra, seguiti dagli altri su tavole o rottami della nave.
Una volta in salvo, scoprirono che l'isola si chiamava Malta. Gli indigeni li trattarono con rara umanità, accogliendoli attorno a un gran fuoco a causa della pioggia e del freddo. Mentre Paolo raccoglieva sarmenti e li gettava sul fuoco, una vipera, risvegliata dal calore, lo morse a una mano. Gli indigeni, vedendo la serpe pendergli dalla mano, dissero tra loro: «Certamente costui è un assassino, se, anche scampato dal mare, la Giustizia non lo lascia vivere». Ma Paolo scosse la serpe nel fuoco e non ne patì alcun male, stupendo tutti.
NAUFRAGIO DI SAN PAOLO A MALTA (Past. Dino Cosenza)
Nelle vicinanze, vi era un terreno appartenente al "primo" dell'isola, chiamato Publio, che li accolse e ospitò con benevolenza per tre giorni. Avvenne che il padre di Publio era a letto colpito da febbri e dissenteria; Paolo andò a visitarlo, pregò, gli impose le mani e lo guarì. Questa baia è, con molta probabilità, l'attuale Baia di S. Paolo, compresa tra l'isola di S. Paolo e la terraferma.
La Ripresa del Viaggio verso Roma
Dopo tre mesi, salparono su una nave di Alessandria che aveva svernato nell'isola, recante l'insegna dei Diòscuri (protettori dei naviganti). Approdammo a Siracusa, dove rimasero tre giorni. Da qui, costeggiando, giunsero a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l'indomani arrivarono a Pozzuoli, dove trovarono alcuni fratelli che li invitarono a restare una settimana. Partirono quindi alla volta di Roma, dove i fratelli romani, avendo avuto notizie, gli vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne.
Una Sosta Breve: Rodi
Durante il suo terzo viaggio missionario, San Paolo passò e pernottò una notte nell'isola di Rodi, la più grande isola greca del Dodecaneso, situata nel Mar Egeo. Rodi è storicamente nota per il "Colosso di Rodi", la gigantesca statua del dio Elio, considerata una delle sette meraviglie del mondo antico e databile tra il IV e il III sec. a.C., probabilmente situata all'accesso del porto e andata perduta in un terremoto. Oggi, tra i luoghi di interesse, spicca il palazzo dei Gran Maestri dei cavalieri di Rodi, costruito nel XIV secolo, che fu anche sede dei Cavalieri di Malta.

Le Scritture Sante di San Paolo: Fondamento della Teologia Cristiana
L'influenza storica di Paolo nell'elaborazione della teologia cristiana è stata enorme. Mentre i vangeli narrano prevalentemente parole e opere di Gesù, sono le lettere paoline a definire i fondamenti dottrinali del valore salvifico della sua incarnazione, passione, morte e risurrezione, ripresi dai più eminenti pensatori cristiani dei successivi due millenni.
Fonti Bibliografiche e Storiche
Le principali fonti di informazioni sulla vita e l'operato di San Paolo sono:
- Gli Atti degli Apostoli: Parte del Nuovo Testamento, tradizionalmente attribuiti a Luca, furono composti in greco attorno agli anni 80 d.C., tra 20 e 50 anni dopo gli eventi narrati. A Paolo è dedicata principalmente la seconda parte dello scritto, descrivendo il suo ministero itinerante dalla chiamata sulla "via di Damasco" (primi anni 30 d.C.) fino all'arrivo a Roma e agli arresti domiciliari (primi anni 60 d.C.).
- Le Tredici Lettere di Paolo: Anch'esse raccolte nel Nuovo Testamento e scritte in greco, si ritiene siano state redatte tra gli anni 50 e 60 d.C., durante il suo ministero itinerante e la successiva prigionia. La discussione sull'autenticità di alcune lettere, sviluppatasi con il metodo storico-critico, non lede il ritratto complessivo di Paolo, poiché le lettere di dubbia paternità non sono in contrasto con il messaggio teologico delle lettere sicuramente autentiche.
- Le varie fonti patristiche, cioè gli scritti dei Padri della Chiesa.
- Gli apocrifi riferiti a Paolo, come gli Atti di Paolo e Tecla, le Lettere di Paolo e Seneca, e le Apocalissi di Paolo, sebbene la loro datazione tardiva renda difficile attribuire loro un effettivo valore storico.
Non esistono riferimenti archeologici diretti (come epigrafi) o testimonianze di autori extra-cristiani che si riferiscano direttamente alla vita e all'operato di Paolo, rendendo le fonti bibliche e patristiche essenziali per la ricostruzione storica.
Una testimonianza materiale importante è la pagina del papiro P46, datato attorno al 200 d.C., che conserva ampi frammenti, principalmente appartenenti alle lettere paoline.
Identità e Carattere di San Paolo
Il Nome: Saulo e Paolo
Nelle sue prime apparizioni negli Atti, il nome proprio usato è Saulo (nell'originale greco, Σαούλ o Σαῦλος), traslitterazione dell'ebraico שאול (Shaʾùl), che significa «colui che è stato chiesto (a Dio)» o «colui per il quale si è pregato». Questo nome è lo stesso del primo re degli Ebrei. Nell'Impero romano, gli Ebrei adottavano spesso un secondo nome greco-latino, talvolta scelto per assonanza con l'originale. Il nome Paolo ("piccolo") non deriva dalla statura, ma verosimilmente dall'assonanza con "Saulo".
Aspetto Fisico e "Spina nella Carne"
Non si conosce il suo aspetto fisico. La più antica descrizione, contenuta nell'apocrifo Atti di Paolo e Tecla (II secolo), lo descrive come "un uomo di bassa statura, la testa calva, le gambe arcuate, il corpo vigoroso, le sopracciglia congiunte, il naso alquanto sporgente". Tuttavia, la datazione tardiva rende incerto il valore storico di tale descrizione. L'unico dato certo, seppur generico, è che Paolo era afflitto da una malattia, una "spina nella carne" (1Cor; 2Cor; Gal), sulla cui diagnosi sono state ipotizzate diverse condizioni, dall'epilessia alla depressione o un disturbo agli occhi.
Tratti Comportamentali e Carattere
Il carattere di Paolo appare ambivalente. Era un uomo di forte caparbietà e resistenza alle avversità, come testimoniato dalle sue lettere (specialmente 2Cor). Nonostante ciò, i suoi scritti rivelano una natura profonda, vicina alla tenerezza e all'affettività, che costituivano le sue vere forze interiori e risorse umane. Il successo della sua predicazione, la fondazione di nuove chiese e la sua influenza mostrano un notevole carisma e magnetismo, al punto da essere identificato dai suoi avversari come capo del Cristianesimo. La sua capacità di gestire le risorse umane era evidente nella cura delle comunità, nell'invio di collaboratori e nelle chiare direttive.
Il Nuovo Testamento non fornisce informazioni dirette sulla sua famiglia, che risiedeva verosimilmente a Tarso. In nessun passo si accenna a moglie o figli, e in 1Cor si dichiara celibe. La ricostruzione cronologica della sua vita è in gran parte ipotetica, con alcune differenze tra le lettere e gli Atti, come il viaggio in Arabia menzionato in Gal ma assente negli Atti.