Nato a Pagani nel 1950, Isaia Sales è una figura di spicco nel panorama italiano, distintosi per il suo impegno politico, la profonda attività pubblicistica e la carriera accademica. Sales ha militato nel Partito Comunista Italiano e successivamente nei Democratici di Sinistra, emergendo come uno dei dirigenti maggiormente impegnati nella lotta alla camorra.

Carriera Politica e Impegno Anti-Camorra
L'esperienza politica di Isaia Sales ha avuto inizio a Pagani, una piccola città dell'entroterra vesuviano, dove si è trovato da subito a confrontarsi con la presenza "ingombrante e violenta" della camorra. Questo confronto precoce ha plasmato il suo percorso, portandolo a dedicare gran parte della sua ricerca e attività alla criminalità organizzata campana.
Nel corso della sua carriera politica, Sales è approdato in Parlamento e ha ricoperto l'incarico di sottosegretario all'Economia nel primo governo Prodi. Pur avvicinandosi ai centri del potere, non si è mai distaccato dalle sue origini, anzi, si è "attaccato quanto più era possibile" a esse, scoprendo che fenomeni malavitosi provinciali spesso anticipavano dinamiche più ampie. Per sopperire alla mancanza di alleati nello studio di questi fenomeni, ne è diventato egli stesso uno studioso.
Nel 2008, Isaia Sales ha "lasciato completamente la politica". Questo distacco, "risultato netto e deciso di una scelta personale", è stato un caso raro, non forzato da cause giudiziarie o veti espliciti, ma motivato da una profonda riflessione.
Attività Accademica e Pubblicistica
Accanto alla carriera politica, Isaia Sales ha sviluppato un'intensa attività pubblicistica e accademica. Attualmente insegna Storia della Criminalità Organizzata nel Mezzogiorno d'Italia (o Storia delle mafie) presso l'Università 'Suor Orsola Benincasa' di Napoli ed è editorialista per diverse testate come il "Corriere del Mezzogiorno", "la Repubblica" e "Il Mattino di Napoli", oltre a essere collaboratore della rivista Limes.
La sua produzione libraria è vasta e incentrata principalmente sulle mafie e le problematiche del Sud Italia. Tra le sue opere principali si annoverano:
- "La camorra le camorre" (Editori Riuniti, 1988/1989), dedicata alla criminalità organizzata campana.
- "Leghisti e sudisti" (1993).
- "Le strade della violenza. Malviventi e bande di camorra a Napoli" (L’Ancora del Mediterraneo, 2006).
- "I preti e i mafiosi. Storia dei rapporti tra Mafie e Chiesa cattolica" (2010), libro che gli è valso il Premio Feudo di Maida.
- "Storia dell’Italia mafiosa. Perché le mafie hanno avuto successo" (Rubbettino, 2015).
Ha inoltre curato, insieme a Enzo Ciconte e Francesco Forgione, l'"Atlante delle mafie".
"Napoli non è Berlino": Un'Analisi Critica dell'Era Bassolino
Un'opera particolarmente significativa nella produzione di Sales è il libro "Napoli non è Berlino". Questo volume si propone come una "onesta disanima di un'occasione storica mancata", focalizzandosi sull'"ascesa e declino di Bassolino e del sogno di riscatto del Sud".
Il Contesto del Libro e le Aspettative di Dibattito
Sales, scrivendo questo libro dopo aver lasciato la politica, non ha un obiettivo di riposizionamento personale, ma desidera promuovere "un dibattito approfondito senza remore e senza posizioni pregiudiziali o riguardi per chicchessia". Nonostante lo stato del dibattito pubblico italiano possa far sembrare tali parole quelle di un illuso, "Napoli non è Berlino" si impone con l'autorevolezza di chi ha "conquistata sul campo" la propria voce.
Nel libro, Sales sottolinea che "il movimento antimafia è stato il più vasto e significativo 'scuotimento' civile di pezzi importanti della società meridionale", paragonabile alle "lotte contadine e bracciantili dell'immediato dopoguerra", ma con un "carattere interclassista che quelle lotte non avevano avuto". Questa tesi mette in discussione il "dogma del racconto coloniale sul Sud", che lo vuole caratterizzato da un'immobilità quasi metafisica. Sales invita a un "onesto uso degli strumenti di indagine" per scoprire realtà che il racconto pubblico italiano spesso fatica a registrare.
La Figura di Bassolino e le Inefficienze del Centrosinistra
Il libro dedica ampio spazio alla "stagione dei sindaci" seguita alle inchieste di "Mani Pulite", quando una nuova legge elettorale sembrò liberare "energie sociali e civili che si pensavano inesistenti". È in questo contesto che emerge la figura di Antonio Bassolino. Sales si interroga su come "uno stesso uomo sia stato nel giro di due decenni prima il simbolo della 'rinascita' di una città e di un territorio e poi quello di ogni possibile nefandezza". Egli suggerisce che forse entrambe le descrizioni sono errate, o che vi è "qualcosa di non secondario che non torna".
Pur non risparmiando a Bassolino le "critiche più aspre" e riconoscendogli alcuni "meriti oggettivi", la conclusione di Sales è che Bassolino "non è stato all'altezza dell'occasione storica concessagli". Questa critica si estende anche ai suoi compagni di partito "nazionali", i "cosiddetti eredi di Berlinguer", nessuno dei quali, a parere di Sales, paragonabile al maestro, e tutti "abitati da un pregiudizio antimeridionale difficile da estirpare".

La Crisi dei Rifiuti e le Sue Implicazioni
La "miscela delle inefficienze locali e di quelle nazionali" ha, secondo Sales, generato l'esplosione dell'"emergenza rifiuti", una delle più tristemente famose tragedie campane. Nel tentativo di sbrogliare questa "matassa", Sales analizza la vicenda con meticolosità, interrogando esperti, leggendo libri e disseppellendo sentenze. La sua indagine rivela come sia stato proprio il centrosinistra, nel suo complesso, a rendere impossibile una soluzione a quella "tragedia insieme reale e mediatica".
Il testo riflette sul "vicolo cieco" attuale, caratterizzato dalla mancanza di risorse, dalla burocrazia che ostacola le iniziative private e dal ritorno del predominio dei partiti. Nonostante tutto, l'autore insiste sulla necessità di trovare un varco, anche se ciò dovesse assumere la forma dell'"entusiasmo dell'impossibile", come suggerisce Ermanno Rea.
La "Modernità" di Napoli e la Scommessa della Politica
Per i cittadini, un libro come "Napoli non è Berlino" non è solo un elenco di rovine, ma un'opportunità per acquisire la consapevolezza dell'importanza dei luoghi in cui vivono, in particolare il centro storico di Napoli. Sales, con grande intelligenza e perspicacia, evidenzia come la "rottura della promiscuità nel cuore delle città europee" sia un problema dell'urbanistica contemporanea. A Napoli, tale rottura non è avvenuta, e molti, incluso Sales, ritengono che questa sia la "grande 'modernità' della metropoli partenopea", che "avrebbe tanto da insegnare alle altre".
Il centro storico di Napoli, infatti, offre "una umanità, delle relazioni sociali e culturali che nessun altro luogo vissuto può darti al mondo". La questione cruciale, tuttavia, rimane come utilizzare questa ricchezza "umana" e architettonica, un problema che richiede l'aiuto e la comprensione del mondo intero.
Per Isaia Sales, essere consapevoli di ciò significa intraprendere una "strada difficile e fragile", ma che può "riaprire la possibilità della politica". Questa prospettiva, proveniente da chi ha deciso di dimettersi da politico, conferisce al libro un tono innovativo, lontano dal lamento o dalla recriminazione. È il tono di un "radicale tranquillo", come Sales si autodefinisce, una forza conoscitiva che si rivolge anche a chi non ha mai pensato di fare politica. In questo senso, "Napoli non è Berlino" si presenta come "un'autobiografia per interposta inchiesta", l'autobiografia di "quelli che ci credono ancora".