L’elezione di un Papa è un evento che ha sempre incuriosito tutti, fin dai tempi precedenti il film “Conclave”. L’opinione pubblica laica tende a vederlo come una vicenda di intrighi e segreti, ma non sa sottrarsi al fascino millenario dei riti della Chiesa. Ad ogni Conclave, sui giornali imperversa il “toto Papa”, ma spesso un aspetto resta incompreso, anche da molti cattolici: cosa dice la Chiesa del Conclave? Quanta parte hanno le logiche politiche terrene e come entra in gioco Dio?
La domanda su come lo Spirito Santo eserciti la sua influenza sul Collegio cardinalizio - o se i porporati possano eventualmente ignorare tale ispirazione - è ricorrente nei dibattiti mediatici e sui social, a volte con toni accesi.

La Visione di Joseph Ratzinger sul Ruolo dello Spirito Santo
A chiarire queste dinamiche, con la sua grande autorità, fu Joseph Ratzinger (futuro Papa Benedetto XVI) nel 1997, in un’intervista alla televisione bavarese. Gli fu chiesto se fosse lo Spirito Santo il responsabile della scelta dei Papi ed egli rispose testualmente:
“Non direi così, nel senso che sia lo Spirito Santo a sceglierlo. Direi che lo Spirito Santo non prende esattamente il controllo della questione, ma piuttosto, da quel buon educatore che è, ci lascia molto spazio, molta libertà, senza pienamente abbandonarci. Così che il ruolo dello Spirito dovrebbe essere inteso in un senso molto più elastico, non che egli detti il candidato per il quale uno debba votare. Probabilmente l’unica sicurezza che egli offre è che la cosa non possa essere totalmente rovinata. Ci sono troppi esempi di Papi che evidentemente lo Spirito Santo non avrebbe scelto”.
Questa risposta di Ratzinger, semplice in apparenza, esprime concetti teologici profondi. Spiega che Dio rispetta sempre la nostra libertà, anche quella dei cardinali chiamati ad eleggere il Papa. L’uomo ai suoi occhi non è mai una marionetta di cui Lui tira i fili, ma un figlio che sceglie liberamente.
Ciò non significa che Dio sia indifferente alle scelte del Conclave. Ogni volta, ci sono nomi che sono nel cuore e nella mente di Dio e lo Spirito Santo illumina i cardinali che si pongono in ascolto della sua ispirazione. Tuttavia, può accadere che prevalgano coloro che perseguono disegni propri e logiche mondane. Infatti, la Chiesa chiede a tutti i cristiani di pregare perché gli elettori facciano la scelta giusta, poiché Dio vuole sempre “passare” attraverso gli uomini, attraverso il loro libero “sì” al disegno divino. Dunque, ogni cardinale può accogliere l’ispirazione dello Spirito Santo o seguire altre logiche.
Nella storia della Chiesa, infatti, sono stati eletti anche Papi che non erano quelli "giusti": ne abbiamo avuti di tutti i tipi, da ottimi a pessimi. Ratzinger osservava che questi ultimi non si possono addebitare allo Spirito Santo. Quello che lo Spirito Santo garantisce, precisava ancora Ratzinger, è che, pure nel caso di Papi sbagliati, inadeguati o “indegni”, l’opera della salvezza “non possa essere totalmente rovinata”. Anche nei periodi bui e tempestosi, il Capo della Chiesa resta Gesù Cristo e Lui, alla fine, la guida al porto.
Tuttavia, non si può certo dire “un Papa vale l’altro”. Sui cardinali grava un’enorme responsabilità, perché eleggere un cattivo Pontefice può essere devastante per la Chiesa e per il mondo, come dimostra la storia. Alcuni sono stati un vero flagello.
SPIRITO SANTO AL CONCLAVE ? MA RATZINGER DISSE...
L'Ispirazione dello Spirito Santo e il Discernimento Cardinalizio
In cosa consiste l’ispirazione dello Spirito Santo per i cardinali? Non è qualcosa di vago. Nella Cappella Sistina, essi devono chiedere di essere “illuminati” per comprendere chi può meglio difendere il Credo della Chiesa, la Chiesa stessa e annunciare Gesù Cristo salvezza del mondo. Questo è il criterio. Ogni Papa agisce poi con la sua sensibilità, ma nessuno è sulla Cattedra di Pietro per affermare sue opinioni personali; è lì per custodire il “depositum fidei” senza annacquamenti, opportunismi e senza trovate personalistiche.
Benedetto XVI stesso lo chiarì, nell’omelia per l’insediamento sulla Cathedra romana, il 7 maggio 2005: “Questa potestà di insegnamento spaventa tanti uomini dentro e fuori della Chiesa. Si chiedono se essa non minacci la libertà di coscienza, se non sia una presunzione contrapposta alla libertà di pensiero. Non è così. Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire. La potestà di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dell’obbedienza alla fede. Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all’obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo”.
Per questo i cristiani pregano che i cardinali si facciano ispirare dallo Spirito Santo e non da altre “voci”, che poi sono quelle delle ideologie dominanti. In un saggio del 1971, Ratzinger, riflettendo sul concetto di “potere” nei Padri della Chiesa, analizzava la mitologia pagana e spiegava che “lo spazio occupato dall’aria” è “visto dai cristiani come plaga dei demoni (…), i demoni sono ciò che ‘si trova nell’aria’, la potenza anonima di un determinato clima spirituale, secondo il quale l’uomo si orienta e dal quale si lascia sopraffare”. Ma, aggiungeva Ratzinger, il testimone, il vero cristiano, “è colui che non si è orientato in conformità di queste potenze dell’opinione comune… ma le ha superate nella fede nella potenza più grande di Dio. La sua vittoria è la sofferenza, il dir di no alle potenze che determinano l’opinione pubblica”. Alla vigilia del Conclave, queste “potenze” sono molto attive e fanno enormi pressioni. Spesso è “caccia al futuro Papa”: tutti, anche i più lontani alla fede cattolica, si pongono la domanda sul futuro pontefice, ipotizzando nomi e studiando i movimenti dei cardinali elettori.
Le Congregazioni Generali e la "Scintilla"
Negli ultimi decenni, si è diffusa la consuetudine di riunire le cosiddette “Congregazioni Generali” dei cardinali prima dell’inizio del Conclave. Questi incontri preliminari, pensati per discutere i problemi della Chiesa e delineare il profilo ideale del prossimo Papa, sono spesso l’occasione per stringere alleanze, formare cordate e delineare strategie. Il sospetto che la maggior parte dei giochi sia già fatta prima che le porte della Cappella Sistina si chiudano non è affatto infondato.
Nel 1985, il cardinale Ratzinger - come ricorda Eduard Habsburg, ambasciatore dell’Ungheria presso la Santa Sede - disse che le Congregazioni Generali sono “molto importanti” per il conclave, poiché in esse i cardinali “discutono liberamente tutto ciò che riguarda la Chiesa”. E affermò: “Osservi e ascolti. Poi ricevi una scintilla. E successivamente, quella scintilla si propaga nei corridoi oscuri del Vaticano”.
Ed è qui che emerge l’equivoco: lo Spirito Santo non impone, ma inclina; non determina, ma ispira. Agisce nel rispetto assoluto della libertà umana, offrendo una luce, un’indicazione, che però può essere ascoltata oppure no. È un’ispirazione che chiama, ma non costringe. Pensare che qualunque Papa venga eletto sia necessariamente scelto dallo Spirito Santo significa stravolgere l’autentica natura dell’azione divina. Lo Spirito può ispirare, ma la storia dimostra che non sempre viene ascoltato. Pregare per un Conclave significa chiedere che i cardinali siano docili a quella voce che parla in silenzio, che si manifesta nella coscienza e nel cuore di chi ha fede. Se ogni elezione fosse realmente voluta dallo Spirito Santo, non avrebbe senso la preghiera, non avrebbe senso il discernimento, non avrebbe senso l’invocazione dello Spirito. Pregare significa proprio riconoscere che c’è un rischio: il rischio di non ascoltarlo, di seguire le proprie agende, i propri calcoli, le proprie cordate. Ed è un rischio che la storia ci insegna a non sottovalutare.
Il Conclave come Evento Trinitario e Umano
Il Conclave è un evento di Chiesa, dunque un evento trinitario. Spesso ci si domanda in cosa consista l’espressione “lo Spirito Santo elegge il nuovo Papa”, soprattutto se ciò è vero e quanto invece contino calcoli umani. Invero, è la stessa tematica dell’ispirazione divina della Bibbia: la Chiesa insegna che tutta la Scrittura è divinamente ispirata e dunque deve essere accolta con verità, ma è stata scritta non per dettatura. Gli scrittori sacri hanno raccolto la rivelazione divina senza rinunciare alle proprie categorie, ai propri linguaggi, alla cultura di riferimento. Dio si serve di uomini. Così accade per il Conclave.
Come insegna Agostino di Ippona, la Santa Trinità agisce inseparabilmente, per cui le operazioni divine ed extra (nell’economia) sono sempre e del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Sant’Agostino si poneva il problema della “sapienza”, un termine accreditato allo Spirito Santo per l’elezione del nuovo Papa. Ebbene, egli affermava che, per quanto con “sapienza” si identifichi il Figlio, quindi Gesù, pur tuttavia la sapienza appartiene alla Trinità intera, pena la perdita dell’unità di essenza divina.
L'Azione Mediata dello Spirito Santo
Padre Eduardo Toraño, direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose dell’Università Ecclesiastica San Dámaso, spiega che “si può ascoltare lo Spirito Santo, ma per farlo è necessario avere un cuore puro che cerchi la verità e il bene, evitando interessi personali, di parte o ideologici”. Comprendendo che Dio parla in molti modi e che “il luogo in cui possiamo ascoltarlo è la coscienza, luogo di incontro con Dio nell’uomo”, padre Toraño afferma che “l’elezione del Sommo Pontefice viene dallo Spirito Santo quando è orientata alla verità e al bene, partendo dalla coscienza”.
Spiega inoltre che, in modo analogo alla redazione delle Scritture, “lo Spirito Santo non detta all’elettore il nome di chi debba essere votato, ma gli offre segni che toccano la sua mente e il suo cuore”. Per questo motivo, ogni cardinale elettore dovrebbe essere “costantemente in ascolto dei segni che lo Spirito porrà, aperto ad andare oltre i propri criteri o pregiudizi”. In definitiva, “non si tratta di un’azione diretta dello Spirito Santo, ma di un’azione mediata dall’uomo. L’azione dello Spirito di Dio e quella dell’uomo concorrono, ma non sono sullo stesso piano”. Deve esserci un’unione di azione “simile a quella avvenuta nel Concilio di Gerusalemme”, affinché i cardinali possano, al termine del conclave, affermare come fecero gli apostoli nel I secolo: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi” (At 15,28).
Il Processo del Conclave: Rituali, Segretezza e Preghiera
Il termine “Conclave” viene dal latino cum clave, cioè “chiuso a chiave”. Non è solo un fatto pratico, ma un segno: i cardinali elettori si separano dal mondo per mettersi in ascolto di Dio, lontani da pressioni, media e interessi.
Dopo la morte o la rinuncia del Papa, la Sede Apostolica è vacante. I cardinali sotto gli 80 anni si riuniscono a Roma e, dopo giorni di preghiera e confronto, entrano in Conclave. Si vota in segreto e sono necessari i due terzi dei voti. Ogni scheda è letta ad alta voce e bruciata in un braciere: se l’esito è negativo, il fumo è nero, mentre se l'elezione ha successo, il fumo è bianco.
Storia ed Evoluzione
Nei primi secoli, l’elezione del Papa era più aperta: erano i cristiani di Roma, insieme al clero, a scegliere il successore di Pietro, in un processo comunitario. Il primo Conclave ufficiale si svolse nel 1271, a Viterbo. I cardinali erano divisi, e il popolo, esasperato, li chiuse dentro fino a che non si accordarono.
Il Cerimoniale Solenne
Il Conclave è un momento molto solenne che si svolge seguendo un cerimoniale tanto antico quanto suggestivo:
- La processione dei cardinali elettori dalla Cappella Paolina alla Sistina, passando dalla sala Regia, intonando le litanie dei santi e il “Veni Creator Spiritus” di invocazione allo Spirito Santo.
- Il giuramento sull’Evangeliario una volta raggiunta la Sistina.
- L’extra omnes con la chiusura delle porte, segno dell’inizio della clausura che metterà gli elettori in ascolto dello Spirito Santo.
Non si potrà assistere a quanto avverrà dopo e nei giorni a seguire, sino a quando il comignolo in rame non farà fuoriuscire il fumo bianco che, assieme al suono delle campane, annuncerà al mondo l’elezione del nuovo Papa.
Quello dell’elezione del nuovo pontefice è un momento di grande solennità nella Chiesa, durante il quale si alternano momenti di preghiera e di elezione, il tutto nella massima segretezza. Anche i più tecnologici cardinali devono deporre cellulari, tablet e computer; quello che avverrà nella Cappella Sistina non dovrà lasciare alcun segno, così come le schede delle votazioni che saranno bruciate in una delle due stufe posizionate a qualche passo dall’ingresso.

La Messa "Pro Eligendo Romano Pontifice" e la Preghiera Universale
Prima dell'inizio del Conclave, nella basilica vaticana, viene celebrata la messa “pro eligendo romano pontifice”, presieduta dal cardinale decano e concelebrata sia dai cardinali elettori sia dai porporati che non prenderanno parte all’elezione. In una di queste occasioni, il cardinale decano Angelo Sodano ha espresso un pensiero rivolto al Pontefice uscente, affermando: “Vogliamo offrirci con Cristo al Padre che sta nei cieli per ringraziarlo per l’amorosa assistenza che sempre riserva alla sua Santa Chiesa e in particolare per il luminoso pontificato che ci ha concesso con la vita e le opere del successore di Pietro... al quale in questo momento rinnoviamo tutta la nostra gratitudine”.
Il collegio cardinalizio deve scegliere il nuovo pastore che sappia guidare una Chiesa che “presiede alla carità”, svolgendo la “missione di misericordia affidata da Cristo ai pastori della sua Chiesa” e che “impegna ogni sacerdote e vescovo, ma impegna ancor più il vescovo di Roma, pastore della Chiesa universale”. Una missione di amore che “spinge i pastori della Chiesa a svolgere la loro missione di servizio agli uomini d’ogni tempo - ha detto il cardinale Sodano - dal servizio caritativo più immediato fino al servizio più alto, quello di offrire agli uomini la luce del Vangelo e la forza della grazia”. Un pontefice che sappia lavorare all’unità della Chiesa e alla diffusione della carità. “Nel solco di questo servizio d’amore verso la Chiesa e l’umanità intera - ha aggiunto il cardinale decano - gli ultimi pontefici sono stati artefici di tante iniziative benefiche anche verso i popoli e la comunità internazionale, promuovendo senza sosta la giustizia e la pace”.
Lo Spirito Santo, non a caso, riveste un ruolo fondamentale nel processo di elezione del nuovo Pontefice. Una delle preghiere principali del Conclave è proprio una celebre invocazione allo Spirito Santo: il Veni Creator, un inno solenne che apre ufficialmente il Conclave e viene cantato durante la processione verso la Cappella Sistina, momento di profonda unità e preghiera. La preghiera permea ogni momento del Conclave: durante le votazioni, prima di ogni scrutinio, viene recitato il Veni Sancte Spiritus. Vi è una dimensione universale della preghiera: non si prega solo nel Conclave, bensì l’intercessione si alza da tutto il mondo, attraverso veglie di preghiere nelle diocesi, novene organizzate dalle parrocchie o il semplice anelito orante del singolo fedele.
San Giovanni Paolo II adorava una preghiera che recitava ogni giorno appena si svegliava. Era il gennaio del 1980, e incontrando un gruppo del Rinnovamento Carismatico disse: “Quando ero piccolo ho imparato a pregare lo Spirito Santo. Quando avevo 11 anni mi sentivo triste perché avevo molti problemi con la matematica. Mio padre mi mostrò in un libretto l’inno Veni Creator Spiritus e mi disse: ‘Recita questo e vedrai che Egli ti aiuterà a capire’.” Il Veni Creator Spiritus, in italiano Vieni Spirito Creatore, è un inno liturgico dedicato allo Spirito Santo risalente al IX secolo. Viene recitato oltre che a Pentecoste anche cantato in particolari avvenimenti solenni come nel conferimento del sacramento della Confermazione.
Dopo la morte o la rinuncia di un Papa, è comune sentire espressioni che invitano alla pazienza e alla fiducia durante l’elezione del nuovo successore di San Pietro, appellandosi all’azione dello Spirito Santo sui cardinali riuniti in conclave. Così hanno fatto, ad esempio, il cardinale Adalberto Martínez, arcivescovo di Asunción (Paraguay), e il cardinale Santiago Chomalí, arcivescovo di Santiago del Cile, invocando l'illuminazione dello Spirito per una scelta retta e responsabile.
I Doni dello Spirito Santo e la Responsabilità dei Cardinali
Come si manifesta questa ispirazione nei cardinali? Padre Toraño ricorda che i cardinali elettori, come tutti i battezzati, possiedono i doni dello Spirito Santo e sono chiamati a lasciarsi guidare da essi. Per questo, normalmente “lo Spirito illumina la loro mente con i suoi doni e concede loro la certezza morale su chi sia il miglior candidato per essere successore di Pietro”, a condizione che i cardinali “siano docili alla sua azione”. Tra i sette doni dello Spirito Santo, padre Toraño ne evidenzia tre di particolare importanza per questo compito:
- Il dono della scienza, per “conoscere ciò che è nella mente di Dio e vedere la realtà con i suoi occhi”.
- Quello dell’intelletto, per “comprendere con la mente umana i disegni divini”.
- E quello del consiglio, per “discernere secondo la volontà di Dio”.
Un’opinione simile è espressa dal sacerdote gesuita spagnolo Salvador Pié-Ninot, teologo e docente presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma: “Lo Spirito comunica il suo dono della grazia ai cardinali elettori, con una funzione che purifica le loro limitazioni umane”. Egli aggiunge che “in modo ancora più decisivo, il dono dello Spirito ha la funzione di rafforzare tutti i valori migliori, cristiani e umani, che devono essere esercitati nella loro elezione. È in questo che si inserisce la necessità di una preghiera costante per i cardinali elettori, affinché si aprano il più possibile al dono dello Spirito del Signore, che purifica e fortifica, che li assiste e li illumina singolarmente durante il conclave”.
Libertà e Coscienza
Oltre al ruolo dello Spirito Santo nell’elezione del nuovo Pontefice e al modo in cui si rende presente, padre Toraño sottolinea che “i cardinali hanno la grande responsabilità di decidere il voto con questi doni dello Spirito Santo, ma Dio ha concesso loro la libertà”, e che devono esercitare tale libertà “con coscienza retta e cuore puro, senza farsi guidare da criteri meramente umani o ideologici”. La coscienza deve essere in sintonia con la tradizione apostolica, la fede e le consuetudini della Chiesa fin dalle sue origini, attualizzate secondo le necessità della Chiesa e del mondo contemporaneo, ma non adattate a mode socio-culturali mutevoli o a ideologie particolari.
Padre Pié-Ninot ricorda che l’azione dello Spirito Santo è presente “in modo diretto e proprio” nella vita della Chiesa che, come espresso dal Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Lumen gentium, “è una realtà complessa, fatta di un duplice elemento, umano e divino”, motivo per cui essa “è santa, ma al contempo ha bisogno di purificazione”. Il teologo spagnolo aggiunge che la Terza Persona della Santissima Trinità “opera come causa principale” negli atti centrali della Chiesa Cattolica, ovvero nei sacramenti, “garantendone così l’efficacia e la verità”. In questi atti, i ministri ordinati agiscono “come meri mediatori e strumenti”, poiché l’efficacia di tali atti dipende direttamente dallo Spirito Santo. Nel caso del conclave, invece, i cardinali partecipano all’elezione “come cause umane seconde e mediatrici, ovvero con piena responsabilità e libertà sui loro atti, sempre illuminati dallo stesso Spirito”.
Infine, il sacerdote gesuita invita a “pregare con costanza” affinché lo Spirito Santo, nel conclave, “invada il cuore dei cardinali elettori” e così possano “usare meglio la propria libertà, in modo retto e responsabile, per discernere il maggior bene della Chiesa nell’elezione del nuovo Vescovo di Roma e successore di San Pietro.
Aspetti Pratici dell'Elezione Papale
Spetterà ai cardinali elettori dare un volto al nuovo pastore della Chiesa, e statisticamente gli ultimi conclavi insegnano che ciò può avvenire in tempi piuttosto brevi, anche in un paio di giorni. I candidati “papabili” possono essere numerosi, come l’italiano Scola, l’americano Dolan o il brasiliano Scherer. Il sistema elettorale dei due terzi richiede grande compattezza; nel caso in cui la situazione si trovasse in una fase di stallo, potrebbero emergere altre soluzioni, con outsider come il cappuccino O’Malley, il cardinale in saio, all’africano Turkson o il giovane filippino Tagle. Il ventaglio dei nomi sui quali potrebbe confluire la maggior parte dei consensi è vasto, e gli outsider di certo non mancano nel collegio cardinalizio.
È importante notare che il Papa non deve essere necessariamente un cardinale. In teoria, potrebbe essere anche un semplice sacerdote o laico, purché battezzato e uomo. Inoltre, ogni Papa può scegliere un nome nuovo, e può rifiutare l’elezione, anche se è raro. Il Conclave ci insegna che le scelte più grandi si fanno nel silenzio, nella preghiera e nella comunione. Il Papa è un uomo come noi, ma chiamato a essere ponte tra la terra e il cielo.
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