La relazione tra Oriana Fallaci e Benedetto XVI, culminata in un incontro privato, è stata una delle vicende più significative degli ultimi anni della vita della scrittrice. Al centro di questo rapporto e della successiva udienza papale c'è stata la figura di Monsignor Rino Fisichella, uno dei volti più noti della Chiesa, che fu vicino alla grande scrittrice sino alla fine.
Il Rapporto con Monsignor Rino Fisichella
Monsignor Rino Fisichella ha descritto Oriana Fallaci come una persona "paradossale", capace di "grandi slanci e poi di improvvise chiusure, generosa fino a darti tutto e poi taccagna". Il loro incontro avvenne nel 2005, in maniera casuale. Fallaci scrisse a Fisichella dopo aver letto una sua intervista al Corriere della Sera in cui parlava di lei.
La scrittrice, sapendo che Fisichella era il rettore dell'Università Lateranense, voleva approfondire questo rapporto e, naturalmente, desiderava conoscere, attraverso di lui, Benedetto XVI, da pochi mesi pontefice. Monsignor Fisichella, in quanto sacerdote e vescovo, mise a disposizione della sua curiosità e intelligenza, inesauribili, la sua fede e la sua esperienza cristiana. Si capiva che Fallaci era "alla ricerca", seguiva una sua strada travagliata ed era dilaniata, ma voleva dialogare con gli uomini della Chiesa.
I loro incontri avvennero "un po' dappertutto": a New York, dove lei abitava, e poi a Roma, dove Fisichella si occupò della sua ospitalità in un paio di occasioni. Il periodo di questa intensa relazione, fatto di lettere, biglietti e telefonate, fu breve, forse un anno e mezzo, fino alla morte della Fallaci nel 2006. Nonostante la complessità del rapporto, Fisichella ricordava che la scrittrice era inquieta e "ostinatamente si poneva le domande fondamentali sulla vita e la morte".

La Ricerca Spirituale e il Confronto Intellettuale
Oriana Fallaci era una persona difficile, con una personalità fortissima, "combattuta fra lo scetticismo della ragione, intesa in senso illuministico, e le ragioni del cuore che sente una realtà più grande, il mistero che è intorno a noi, ma non riesce ad abbracciarla compiutamente". Fisichella credette di averla "sconvolta" e di aver "messo in crisi alcuni suoi pregiudizi".
La Fallaci prediligeva gli scrittori del Settecento, e Voltaire su tutti. Non si aspettava di trovare un prete che avesse letto il suo maestro e ne padroneggiasse i testi. Il suo anticlericalismo fu "spiazzato dal vedere che l'Enciclopedia era anche nella mia biblioteca", raccontò Fisichella.
L'Ammirazione per Benedetto XVI e l'Udienza Privata
Fu Monsignor Fisichella ad accompagnare Oriana Fallaci da Papa Ratzinger a Castel Gandolfo. La scrittrice ammirava moltissimo Benedetto XVI, ritenendolo "una delle poche personalità all'altezza sulla scena di un'Europa addormentata, imbambolata, in letargo". Oriana amava Ratzinger che, "senza tanti giri di parole, ripeteva all'Europa: svegliati, ritrova le tue radici, riscopri la tua identità". Fu in questo senso che arrivò a dire di non potersi non ritenere culturalmente cristiana.
L'incontro privato e riservato tra Papa Ratzinger e la giornalista è avvenuto a Castel Gandolfo nell'agosto del 2005. La notizia, che doveva restare protetta dal più assoluto riserbo, filtrò nonostante la richiesta di riservatezza della Fallaci stessa. Da fonti vaticane, si apprese che un ruolo decisivo nell'ottenere l'udienza fu svolto proprio dal vescovo Rino Fisichella.
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Dettagli dell'Incontro Riservato
All'incontro tra Fallaci e il Papa c'erano solo loro due, con Fisichella che rimase fuori. Si immagina che Oriana abbia espresso al Pontefice tutta la sua stima e che Benedetto l'abbia ascoltata con attenzione. Si sa che la scrittrice gli regalò il suo libro Lettera a un bambino mai nato e il Papa le donò il suo testo sull'Europa.
L'udienza, avvenuta "su richiesta della signora Fallaci", fu un incontro di "carattere privato" che non durò a lungo. Essa era stata sollecitata dalla scrittrice stessa, che avvertiva una affinità di vedute con Ratzinger e aveva letto e sottolineato molti dei suoi libri. Il Papa accettò di riceverla in un atteggiamento di profonda attenzione verso una testimone del tempo.
A proposito delle polemiche nate dall'incontro, Monsignor Fisichella commentò: "Che il papa riceva Oriana Fallaci e parli con lei non dovrebbe stupire nessuno che non sia malintenzionato. Lei è un'interprete del nostro tempo, lancia un allarme su un pericolo che incombe e chiede di parlare al papa riservatamente, il papa accetta: è tutto qua!".
L'«Atea Cristiana»
Oriana Fallaci amava definirsi "atea cristiana" o "atea devota". Questa espressione rifletteva la sua complessa posizione. Da un lato, si definiva atea, ma dall'altro, ammetteva: "se un'atea e un Papa pensano la stessa cosa ci deve essere qualcosa di vero. È semplicissimo! Qui ci deve essere qualche verità umana che va al di là della religione".
Un momento chiave fu quando la Fallaci prese sul serio la "raccomandazione" che l'allora cardinale Ratzinger rivolgeva ai non credenti: "comportatevi come se Dio esistesse" (veluti si Deus daretur). La scrittrice considerava questo invito "geniale", rivelatore di "gente più aperta e intelligente nella comunità religiosa che nella comunità laica".
Oriana Fallaci e l'Islam
Oriana Fallaci mantenne posizioni molto categoriche sull'Islam. Sul punto era esplicita: "l'Islam è il male, il nemico, la negazione della nostra civiltà". Purtroppo, secondo Fisichella, "non distingueva fra moderati ed estremisti, non si sforzava di analizzare le diverse posizioni". Questa visione era stata profondamente influenzata dagli attentati dell'11 settembre, dato che la scrittrice abitava a Manhattan, vicino a Ground Zero, percependo "in diretta quell'immane carneficina".
Nelle sue opere e dichiarazioni, come nel bestseller La forza della ragione, sosteneva: "L'Europa non è più l'Europa, è l'Eurabia, una colonia dell'islam, in cui l'invasione islamica non procede solo in senso fisico, ma anche in senso culturale e mentale". E aggiungeva: "L'accresciuta presenza di musulmani in Italia, e in Europa, è direttamente proporzionale alla nostra perdita di libertà".
La sua critica era feroce: "Sono contro quella religione, una religione che ogni minuto controlla l'esistenza degli esseri umani, che impone il burqa alle donne, che tratta le donne come cammelli, che predica la poligamia, che taglia le mani dei poveri ladri. L'islam non è neanche una religione: è una tirannia, una dittatura, il solo credo che non abbia mai compiuto un'opera di riforma, di autocritica. E ora vorrebbero imporla a noi."

Il Dialogo con la Chiesa sull'Islam
La Fallaci non credeva nel dialogo con l'Islam. Dopo gli attentati di Londra, quando Benedetto XVI ribadì la necessità del dialogo con i musulmani, la scrittrice rimase "di sasso". Si rivolse idealmente al Papa, pur ammirandolo, con l'interrogativo: "crede davvero che i musulmani accettino un dialogo coi cristiani, anzi con le altre religioni o con gli atei come me? Crede davvero che possano cambiare, ravvedersi, smettere di seminar bombe?".
Nonostante le diverse sfumature, è facile ipotizzare che il Papa e la Fallaci abbiano affrontato un tema caro ad entrambi: la difesa dell'Occidente. In Ratzinger, la Fallaci trovava un interlocutore che sosteneva "il dialogo rispettoso di un'identità chiara, dai contorni ben definiti", come ribadito dal Papa nell'incontro con le comunità ebraiche e islamiche nel viaggio a Colonia. Tuttavia, vi era una certa distanza tra le loro posizioni riguardo alle "previsioni catastrofiche" della scrittrice e l'approccio al dialogo. La Fallaci considerava la fiducia nella possibilità di cambiamento, offerta dalla Chiesa, una "debolezza" del cristianesimo, sostenendo che "con l'islam bisogna difendersi".
Gli Ultimi Giorni e il Desiderio di Tornare a Firenze
La malattia, che lei chiamava "l'Alieno" con la A maiuscola, avanzava, rendendo ancora più acute le sue riflessioni. Monsignor Fisichella le consegnò un suo libretto, Abbandonarsi al mistero, pensando che l'avrebbe trascurato. Invece, dopo la sua morte, il nipote Edoardo glielo restituì: era "zeppo di sottolineature, di punti di domanda dove evidentemente non condivideva, di frasi messe in evidenza con i post it. Ci aveva lavorato sopra con accanimento, con passione, senza misure, come nel suo stile. Perché Oriana non si accontentava, voleva andare fino in fondo".
Negli ultimi giorni a New York, dove Fisichella la accudì per una settimana, Oriana era una donna debolissima, costretta a trascorrere tutto il suo tempo a letto. Ma continuava a interrogarsi e interrogarlo, "non dava nulla per scontato, non esplicitava, non definiva, in un certo senso giocava con l'intelligenza altrui". In quei giorni estremi, l'Oriana complessa e paradossale lasciò il posto a "una bambina", fragile e con "l'unico grande desiderio di sentirsi voluta bene".
Fisichella organizzò anche il suo rientro in Italia. La scrittrice "voleva morire a Firenze in un luogo da cui potesse vedere il Cupolone di Brunelleschi. E così fu". Fisichella andò a salutarla il giorno prima che morisse, ricordando una richiesta della Fallaci: "Se è vero quello che dici, allora stringimi la mano".
La Fallaci, la Critica e i Premi
Oriana Fallaci è stata premiata a New York il 29 novembre 2005 con l'Annie Taylor Award, che si conferisce a "individui che hanno mostrato e mostrano eccezionale coraggio in circostanze pesantemente avverse e di fronte a grave pericolo". La motivazione spiegava che "esistono poche persone vive, oggi, che meritano questo riconoscimento quanto Oriana Fallaci", simbolo della resistenza contro il "fascismo islamico" e combattente per la libertà umana.
Il premio le fu presentato da Daniel Pipes e David Horowitz. Significativo è il fatto che, in quel periodo della sua vita, la Fallaci fosse processata per vilipendio dell'Islam, nonostante le gravi minacce alla sua vita. Horowitz la definì "ispirazione per ognuno di noi" per la sua "feroce determinazione", sottolineando come la sua resistenza fosse una prosecuzione dell'esempio del padre, leader della resistenza antifascista.

Visioni e Contraddizioni
La Fallaci, dopo l'11 settembre, si era sottratta alle terapie per il suo tumore, tutta presa dalla necessità di documentarsi, confermando la leggenda di una scrittrice che "per documentarsi non dorme, non mangia e non si cura". Aveva il desiderio della fede: "Dio se credessi in Dio. Mi piacerebbe avere la fede, perché chi non crede in Dio è molto solo. Ho invidiato molte volte chi ha fede". Tuttavia, non aveva rispetto per le fedi storiche, selezionando a suo talento quella cristiana dicendo "qui mi piace qui no". Dell'Islam disprezzava soprattutto la preghiera. Il suo forte non era nella ricerca di Dio ma "nell'amore alla vita", che lei definiva uno dei nomi biblici di Dio.
Nel suo discorso a New York, a commento del premio Annie Taylor, Fallaci dedicò due passaggi a Benedetto XVI. Nel primo, ricordò l'udienza "privatissima" a Castel Gandolfo con "un papa che ama il mio lavoro... e che io profondamente rispetto da quando leggo i suoi libri intelligenti". Ribadì: "Io sono atea, sì. Un'atea-cristiana, come spesso sottolineo, ma un'atea. E papa Ratzinger lo sa molto bene". Nel secondo passaggio, ribadì: "Io non credo nel dialogo con l'islam. Una volta ancora, Santo Padre: anche a me naturalmente piacerebbe un mondo dove tutti amano tutti e nessuno è nemico di nessuno. Ma il nemico è qui."
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