Ombre sulla Beatificazione di Giovanni Paolo II: I casi di copertura della pedofilia

Le accuse e i rapporti relativi alla gestione dei casi di pedofilia all'interno della Chiesa Cattolica Romana hanno sollevato interrogativi sulla beatificazione di Giovanni Paolo II. Documenti recenti e nuove testimonianze gettano luce su omissioni e sottovalutazioni avvenute durante il suo pontificato, e anche in quelli successivi, riaprendo il dibattito sulla conoscenza e le azioni intraprese (o mancate) dalle più alte cariche ecclesiastiche.

Il Rapporto Vaticano sul caso McCarrick: Omissioni e Inganni

Il cosiddetto "Rapporto" di 460 pagine, redatto dalla Segreteria di Stato vaticana per volontà di papa Francesco, ha rivelato come Theodore McCarrick, in seguito riconosciuto colpevole di abusi sessuali e pedofilia, sia riuscito a ingannare Papa Wojtyla e ad ascendere alla carica di cardinale a Washington. Questo fu favorito da omissioni e sottovalutazioni da parte di altri vescovi.

La nomina di McCarrick a Washington nel 2000 e la concessione della porpora nel 2001 avvennero nonostante fossero già emerse voci di attività sessuali con un prete, lettere anonime su pedofilia con suoi "nipoti" (era chiamato lo "zio Ted"), e la condivisione del letto con giovani adulti nelle residenze vescovili e con seminaristi nella casa al mare nel New Jersey. Queste accuse furono riassunte in una comunicazione del cardinale arcivescovo di New York, John O’Connor, al nunzio nell'ottobre 1999 e comunicate a Papa Wojtyla.

Il Pontefice polacco, dopo un'iniziale scelta di non promuovere McCarrick, cambiò idea e a novembre lo nominò all'arcidiocesi della Capitale, a due passi dalla Casa Bianca, sede cardinalizia. Alla base dell’inversione di rotta ci fu un'inchiesta del nunzio monsignor Gabriel Montalvo, che interpellò quattro vescovi del New Jersey: i presuli non confermarono "una qualche cattiva condotta sessuale", fornendo informazioni "non accurate e incomplete". Inoltre, e soprattutto, vi fu la lettera di McCarrick a Stanislaw Dziwisz, segretario del Papa, in cui negava di aver mai avuto rapporti sessuali con chicchessia, e tanto meno di aver compiuto abusi. Giovanni Paolo II credette alla sincerità della missiva, probabilmente condizionato anche dall’esperienza "in Polonia, relativa al ricorso a false accuse contro i vescovi per minare il ruolo della Chiesa".

Successivamente, Benedetto XVI prolungò di due anni il mandato dell’Arcivescovo. Tuttavia, sulla base di nuovi dettagli accusatori, alla fine del 2005 la Santa Sede chiese a McCarrick di dimettersi. Con papa Francesco, McCarrick era già pensionato e in età avanzata. Rare furono le occasioni in cui si fece cenno a Bergoglio delle "indicazioni" su McCarrick. In sostanza, "Francesco non vide la necessità di modificare la linea adottata".

Ritratto fotografico di Theodore McCarrick in abiti cardinalizi

Il caso Maciel Degollado e i Legionari di Cristo: Un Tabù a Lungo Ignorato

Il caso di padre Maciel Marcial Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, ritenuto responsabile di decine di abusi, di una vita doppia, di corruzione e di riduzione in schiavitù di tanti suoi membri, rappresenta uno dei più sconvolgenti crimini della Chiesa degli ultimi secoli. Fu punito da Papa Ratzinger solo nel 2006, quando Maciel era ormai ottuagenario e malato di cancro, ma non fu mai sottoposto a un processo né fu mai ridotto allo stato laicale. Questo caso, a lungo tabù, il Vaticano ha sempre cercato di minimizzare e mettere in un angolo, se non fosse per la battaglia strenua e coraggiosa di tante vittime che nel mondo chiedono giustizia e una commissione di inchiesta indipendente, un po' come è stato fatto per il caso McCarrick (anche se il rapporto sull'ex cardinale pedofilo non è stato elaborato da una commissione indipendente).

A Città del Vaticano, la situazione del Messico, il secondo Paese cattolico più popoloso del mondo, accumula da anni accuse di abusi e insabbiamenti da parte dei sacerdoti. La Corte suprema del Messico ha concesso un'ingiunzione all'ex sacerdote Alberto Athié, una delle prime vittime di Maciel. Inizialmente gli era stato negato l'accesso agli atti relativi alle indagini sulla sua denuncia del 2017 contro il cardinale Norberto Rivera, ex arcivescovo di Città del Messico e amico di Maciel, per aver presumibilmente coperto 15 sacerdoti pedofili. Athié ha riferito che l'Alta Corte ora dovrà decidere se l'indagine contro il cardinale è legata a gravi violazioni dei diritti umani o a possibili crimini contro l'umanità, che sono crimini non soggetti a prescrizione. Nel dicembre 2016, il cardinale Rivera, ora in pensione, aveva dichiarato pubblicamente di essere a conoscenza di 15 casi di sacerdoti pedofili. Secondo le indagini di Athié, di tutti quei casi, solo uno aveva un'indagine aperta, così l'ex religioso si è mosso per denunciare Rivera.

Per quanto riguarda il coinvolgimento di Giovanni Paolo II, una lettera riservata (protocollo n. 147/05 - 14478) datata 17 novembre 2007 e firmata dal cardinale statunitense William Levada, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, afferma: «Non risulta alcun coinvolgimento personale del Servo di Dio Giovanni Paolo II nel procedimento nei confronti del Rev. Padre Marcial Maciel Degollado LC, fondatore dei Legionari di Cristo». Alcuni ex seminaristi dei Legionari di Cristo avevano inviato lettere a Giovanni Paolo II già nel 1978 e poi nel 1989, raccontando di abusi. Queste singole segnalazioni, con ogni probabilità, non erano arrivate sul tavolo del Pontefice. È nel febbraio 1997 che ben otto di loro si decisero a raccontare a un giornale i gravissimi peccati del loro "padre" fondatore, descrivendo i ripetuti abusi e anche il fatto che padre Maciel era solito assolverli in confessionale dopo aver avuto rapporti sessuali con loro. Il 17 ottobre 1998, alcune delle vittime presentarono una richiesta formale alla Congregazione per la dottrina della fede, consegnando nelle mani dell’allora sottosegretario Girotti un fascicolo con l’intestazione: Absolutionis complicis. Arturo Jurado et alii. Rev. Marcial Maciel Degollado. L’inchiesta, però, non decollò, a causa della diffusa buona fama del fondatore dei Legionari di Cristo e dei suoi potenti alleati nei sacri palazzi. L’inchiesta vera e propria venne avviata per impulso di Ratzinger soltanto alla fine del 2004, pochi giorni dopo che Giovanni Paolo II, già gravemente ammalato, aveva ricevuto nell’aula Paolo VI i Legionari di Cristo e benedetto pubblicamente il loro fondatore. Nel 2006, un anno dopo essere divenuto Papa, di fronte agli esiti dell’inchiesta che dimostrarono la colpevolezza di Maciel, ormai vecchio e ammalato, Benedetto XVI lo fece isolare, impedendogli di apparire in pubblico.

Queste questioni, riguardanti la lentezza dell'inchiesta e il livello di informazione di Papa Wojtyla, avrebbero dovuto trovare risposta nel processo di beatificazione. Per affrontare il tema del coinvolgimento e della "crisi morale" che "coinvolse" la Chiesa negli USA, il postulatore e il relatore della causa hanno chiesto di vedere i documenti. La Congregazione delle cause dei santi ha girato la richiesta all’ex Sant’Uffizio, e il cardinal Levada ha risposto che, pur risultando alcune lettere e suppliche rivolte a Giovanni Paolo II dai denuncianti, non risulta alcun coinvolgimento personale del Servo di Dio nel procedimento. Anche se nessuno ha dubbi sulla santità personale del Pontefice polacco, in Vaticano c’è chi teme che quanto sta emergendo riguardo a Maciel e alle coperture di cui ha goduto nell’entourage vaticano possa far riaprire il dossier e rallentare l’iter della beatificazione.

Part 1 Maciel Degollado - Jason Berry & Gerald Renner -

Accuse di Copertura in Polonia: L'eredità di Wojtyla nella sua Patria

Un libro intitolato "Maxima culpa. Giovanni Paolo II ha saputo", scritto dal corrispondente olandese in Polonia Ekke Overbeek e pubblicato a Varsavia, descrive un caso di pedofilia da parte di un prete emerso nel 1970, basandosi su materiale trovato negli archivi dell'Istituto della memoria nazionale (IPN) e prodotto dai servizi segreti di allora. Confrontare il materiale con i testimoni diretti ancora in vita non è stato facile; una di loro ha detto: "Ero troppo piccola; allora il clima era tale che non si poteva accusare un sacerdote". Overbeek commenta: "Per mezzo secolo quasi tutte le donne di questo paesino hanno taciuto su qualcosa che doveva essere una esperienza traumatica".

Più recentemente, Papa Francesco ha rimosso il vescovo di Kalisz, in Polonia, monsignor Edward Janiak, per aver coperto la pedofilia dei suoi preti. Le accuse contro il presule erano state portate alla luce dal documentario "Hide and seek" (Giocare a nascondino) realizzato dai fratelli Marek e Thomasz Sekielski. I due registi polacchi avevano raccontato la storia di padre Arkadiusz Hajdasz, della città di Pleszew (diocesi di Kalisz), accusato di aver abusato, venti anni fa, di diversi ragazzi nelle due parrocchie nelle quali ha svolto il suo ministero. Nel documentario, veniva denunciato anche l’ormai ex vescovo di Kalisz, monsignor Janiak, per aver insabbiato gli abusi. Il presule si difese spiegando di non avere nulla di cui doversi pentire, mentre per i due registi monsignor Janiak, almeno dal 2016, "era a conoscenza delle tendenze pedofile del sacerdote, perché era stato visitato dai genitori di una delle vittime". Sempre secondo i fratelli Sekielski, il prete venne trasferito di parrocchia in parrocchia proprio per nascondere quella che definiscono la sua "attività criminale". Per i registi, questa è la prova che monsignor Janiak ha insabbiato la pedofilia di padre Hajdasz. Ma non solo. Nel loro documentario, i registi ricordano che fu sempre monsignor Janiak a nascondere il caso di padre di Pawel Kania, condannato nel 2015 a sette anni di reclusione per aver molestato dei chierichetti, e di padre Edward, condannato a un anno e mezzo di carcere per aver molestato due ragazzi nel 2002.

Dopo l’uscita del documentario, che su YouTube raggiunse in pochi giorni 2 milioni di visualizzazioni, la Chiesa polacca aprì un’indagine. L’arcivescovo di Gniezno e primate della Polonia, monsignor Wojciech Polak, in qualità di delegato dell’episcopato polacco per la protezione di bambini e adolescenti, chiese al Vaticano di indagare sulle coperture degli abusi sessuali commessi da padre Hajdasz. Per il presule, infatti, "il filmato dei fratelli Sekielski mostra che il livello di protezione richiesto per i bambini e gli adolescenti nella Chiesa non fu rispettato. Chiedo a sacerdoti, suore, genitori ed educatori di non farsi guidare dalla falsa logica della protezione della Chiesa celando chi ha davvero commesso abusi. Noi non vogliamo permettere che questi crimini vengano nascosti". Il Papa intervenne rapidamente, commissariando subito la diocesi. Appena un mese dopo l’uscita del documentario, Bergoglio nominò amministratore apostolico sede plena della diocesi di Kalisz monsignor Grzegorz Ryś, arcivescovo metropolita di Lodz.

È significativa anche la tempistica scelta dal Papa. Il documentario dei fratelli Sekielski uscì in occasione del centenario della nascita di San Giovanni Paolo II, che cadeva il 18 maggio 2020. La decisione di Francesco arriva nel 42esimo anniversario dell’elezione al pontificato di Wojtyla, avvenuta il 16 ottobre 1978. Un anniversario che in Polonia non ha risparmiato nuove denunce, rivolte ai vescovi del Paese, di aver insabbiato la pedofilia dei loro preti. Questa volta a essere accusato è l’ex segretario del Papa polacco, il cardinale Stanislaw Dziwisz, arcivescovo emerito di Cracovia. Janusz Szymik, per molti anni vittima degli abusi di padre Jan Wodniak, ha raccontato di aver scritto più volte al porporato, nel 2012, per denunciare le violenze sessuali subite tra il 1984 e il 1989. "Il cardinale Dziwisw - ha affermato Szymik - avrebbe potuto denunciare l’intera faccenda al Vaticano, ma non lo fece". Anche per i fratelli Sekielski, Wojtyla, di cui Dziwisw fu segretario per 40 anni prima a Cracovia e poi a Roma, ebbe un peso "nella copertura dei crimini commessi dai sacerdoti", non solo nella sua patria.

Fotografia di Janusz Szymik, vittima di abusi, mentre mostra delle lettere

La Riforma delle Procedure: Tentativi di contrastare gli abusi

Il settimanale britannico The Week ha pubblicato un articolo in cui si sostiene che è in avanzata fase di studio, in Vaticano, l’ipotesi di affidare alla congregazione per il Clero l’autorità di indagare sui casi di abuso sessuale da parte di ecclesiastici. A rimetterci, secondo tale progetto, sarebbe la congregazione per la Dottrina della fede, che si vedrebbe spogliata così delle sue attuali facoltà in materia. Questa mossa potrebbe rappresentare un ritorno al passato, più che una novità.

Era il 2001: lo scandalo pedofilia scuoteva la chiesa americana, con chiari riflessi romani. Le denunce erano all’ordine del giorno, la grancassa mediatica cingeva d’assedio San Pietro. Un anno dopo, Giovanni Paolo II accettò le dimissioni dell’allora arcivescovo, il cardinale Bernard Francis Law, che poi sarebbe stato nominato arciprete di Santa Maria Maggiore. Per arginare la marea montante, il Papa promulgò il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela: all’ex Sant’Uffizio (guidato dal cardinale Joseph Ratzinger) veniva dato pieno mandato di investigare sui casi che giungevano in Vaticano, sottraendo poteri ai vescovi locali. Pochi mesi dopo, fu promulgata dalla Dottrina della fede l’istruzione De delictis gravioribus, che chiariva le procedure da attuarsi. La linea ispiratrice della riforma era semplice: accentrare il più possibile per evitare gli insabbiamenti così diffusi a livello periferico, con le denunce di abusi da parte di sacerdoti che come conseguenza (il più delle volte) avevano il semplice trasferimento del colpevole da una parrocchia all’altra.

Michael Brendan Dougherty, autore citato, scrive che Papa Francesco sarebbe intenzionato a rivedere queste riforme, riportando in gioco la congregazione per il Clero, dove il prefetto è il fidato cardinale Beniamino Stella, con il quale l’intesa è di gran lunga migliore rispetto a quella con il titolare dell’ex Sant’Uffizio, il cardinale Gerhard Ludwig Müller. Francesco di recente ha richiesto un parere circa la fattibilità del piano al Pontificio consiglio per i testi legislativi, guidato dal cardinale Francesco Coccopalmerio. Il responso è stato positivo.

Il problema è che, si osserva in Vaticano, ripristinare una situazione che ha già dimostrato tutte le sue lacune si scontrerebbe con la severità che il Pontefice va sottolineando ogniqualvolta si sofferma sulla piaga degli abusi sessuali su minori da parte di membri del clero (da ultimo, l’ha fatto nel messaggio per la festa dei Santi Innocenti, a fine dicembre). Basti considerare la decisione, del 2015, di sanzionare per "abuso d’ufficio episcopale" i vescovi che non danno seguito alle denunce di violenza a carico di ecclesiastici. Ad avvertire circa i rischi che si corrono con un ritorno al passato ci ha pensato il cardinale William Levada, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede dal 2005 al 2012.

Schema organizzativo della curia romana che evidenzia le congregazioni

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