La figura di don Michele Barone, sacerdote di Casapesenna, è al centro di una complessa indagine giudiziaria che ha portato alla luce presunti abusi sessuali e pratiche pseudoreligiosi condotte all'interno del santuario "Mia Madonna, mia salvezza" di San Cipriano d’Aversa. Le accuse delineano un quadro inquietante di riti di purificazione inventati, imposizione di atti sessuali e maltrattamenti, il tutto perpetrato in un ambiente che, nonostante le visite pastorali e le benedizioni, nascondeva pratiche non autorizzate dalla Chiesa.

Le accuse e le testimonianze
Le indagini, coordinate dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno preso avvio da una denuncia riguardante una ragazzina di 13 anni affetta da un disturbo di conversione, che don Michele Barone avrebbe "curato" attraverso riti da lui stesso praticati, con il consenso dei genitori. Questa inchiesta ha successivamente svelato un numero crescente di testimonianze e accuse a carico del sacerdote.
Secondo l'ordinanza del giudice, don Michele avrebbe costretto le vittime ad subire abusi, arrivando in un'occasione a togliersi la tunica e a costringere una delle ragazze a praticare sesso orale. Una delle prime vittime a denunciare le violenze ha raccontato alla trasmissione "Le Iene" che, oltre alla giovane di 13 anni, altre quattro ragazze, di età compresa tra i 15 e i 16 anni, subivano esorcismi. Ha inoltre dichiarato: "Lui sazia la sua carne con atti sessuali. Gli piaceva toccare, ma ha fatto anche qualcosa di più grave. A me".
I magistrati hanno inoltre descritto presunti "riti medievali" nei confronti di altre vittime, che prevedevano "benedizioni" attraverso strattoni ai capelli e alle orecchie, costringendo le donne a inginocchiarsi e a tenere la testa a terra, per poi essere calpestate dal sacerdote con i suoi piedi. In alcuni casi, don Michele avrebbe costretto le donne a ingoiare olio e acqua santa mescolati con la sua saliva, sputando loro in bocca quando si rifiutavano, con la motivazione che fossero "governate dal demonio".

La struttura religiosa e le "sorelle"
All'interno del santuario, descritto come un luogo benedetto da papa Giovanni Paolo II nel 1992, operava un ordine religioso non autorizzato dalla Chiesa. Circa 20 "sorelle" vivevano nella struttura, indossando abiti grigi e rinnovando voti annualmente, pur non potendo diventare suore. La curia di Aversa, attraverso il suo portavoce don Francesco Riccio, ha specificato che si trattava di un'associazione religiosa e non di un ordine monacale.
La reazione della Diocesi e le indagini
Il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, citato nell'ordinanza del giudice, si è dichiarato "basito" e ha affermato di non essere a conoscenza di quanto accadeva. Don Michele Barone era stato precedentemente ammonito dal vescovo il 19 dicembre. A seguito dell'arresto, la curia non esclude ulteriori provvedimenti.
La Procura ha informato la curia dei provvedimenti intrapresi nei confronti del sacerdote. L'inchiesta mira a comprendere se vi siano state omissioni da parte della Diocesi, dato che don Michele ha sostenuto che il vescovo fosse a conoscenza delle pratiche utilizzate. Si sta inoltre indagando per verificare se il sacerdote si sia arricchito con la sua attività parallela e non autorizzata.
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L'interrogatorio di garanzia e la difesa
L'interrogatorio di garanzia per don Michele Barone, previsto per martedì, avrebbe dovuto chiarire ulteriormente la sua posizione. Le testimonianze delle presunte "seguaci della setta pseudoreligiosa" includono accuse di pugni in bocca alla bambina di 13 anni, causandole sanguinamento. La Procura sostiene che il sacerdote, 42 anni, abbia generato nelle giovani donne la convinzione di essere possedute dal demonio, sottoponendole a trattamenti disumani e lesivi della dignità, inclusi atti sessuali, denudamenti e la pratica di dormire nude insieme a lui e alla sua amante.
Durante l'interrogatorio di garanzia davanti al gip Ivana Salvatore, don Michele Barone si è difeso attaccando le accusatrici, dichiarando che le denuncerà per calunnia. Difeso dall'avvocato Carlo Taormina, ha respinto ogni accusa, rivendicando la legittimità delle sue attività, compresi gli esorcismi sulla minore. Taormina ha sostenuto che il vescovo fosse informato sull'andamento della situazione e ha contestato la sospensione del sacerdote, affermando di disporre di documenti che provano il contrario. La difesa ha richiesto gli arresti domiciliari per don Michele.
L'avvocato Taormina ha inoltre contestato l'ipotesi che quella di don Michele Barone fosse una "setta", affermando che non vi sono elementi sufficienti a sostegno di tale tesi.
Coinvolgimento di altre figure e sviluppi
Nell'inchiesta sono stati coinvolti anche i genitori della ragazzina, Cesare Tramontano e Lorenza Carangelo, e Luigi Schettino, dirigente di polizia di Caserta, accusato di aver tentato di convincere la sorella maggiore della vittima a ritirare la denuncia. L'avvocato Taormina ha sottolineato che la denuncia iniziale della giovane non conteneva riferimenti a violenze, diversamente da quanto riportato dalla trasmissione "Le Iene".
Don Michele Barone, in attesa della decisione del Gip sulla richiesta di arresti domiciliari, è stato posto in isolamento, una misura solitamente adottata per coloro che sono accusati di reati di violenza sessuale, ma che nel suo caso sarebbe dovuta anche al suo status di sacerdote.
In merito alla proprietà dell'hotel "Medjugorie Hotel & Spa", l'avvocato Fabio Rizzetto ha chiarito che la struttura non appartiene a don Michele Barone, ma alla società "Granmir & Co d.o.o corrente in Citluk iz Bijakovica (BIH)".
La "piccola veggente" di Casapesenna, appartenente a un ordine non riconosciuto, ha testimoniato in aula a porte chiuse, ringraziando don Michele per averla liberata dal demonio e averle conferito il dono della veggenza. Diversamente, gli inquirenti sostengono che il sacerdote si fingesse esorcista per praticare violenze e approfittarsi delle giovani donne.
L'avvocato Carlo Taormina, che inizialmente difese il prete, ha dichiarato l'intenzione di "dimostrare l'esistenza del demonio in una laica aula di tribunale", evidenziando lo scontro tra Stato e Chiesa.
Il padre della giovane veggente ha confermato di essersi rivolto al prete per curare la figlia "indemoniata", ma i video delle preghiere di guarigione sarebbero stati cancellati.

Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato la custodia in carcere per don Michele Barone, accusato di maltrattamenti e abusi sessuali su tre donne, tra cui una minore, convinte di essere possedute dal demonio e sottoposte a presunti riti esorcistici. Un video prodotto dalla Procura mostra don Michele mentre sottopone un uomo a un rito violento in chiesa.
La difesa ha presentato il "Manuale degli Esorcismi" di padre Gabriele Amorth, consigliando l'uso di metodi violenti per controllare le reazioni dei posseduti.
È stata confermata anche la misura cautelare per il funzionario di polizia Luigi Schettino, accusato di non aver impedito le violenze e di aver tentato di far ritirare la denuncia. I genitori della 14enne, inizialmente ai domiciliari, sono stati rimessi in libertà, ma vige il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla figlia e la sospensione della potestà genitoriale.
Il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, è stato ascoltato dalla Procura come "persona informata sui fatti", rispondendo a domande sul sacerdote e sulle pratiche da lui utilizzate. La Procura ha dichiarato che l'attività investigativa è in pieno svolgimento, con l'obiettivo di ricostruire un quadro completo della vicenda e verificare eventuali omissioni da parte della Diocesi.
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