Don Tonino Bello: Integrazione e Multirazzialità nella Convivialità delle Differenze

La figura di Don Tonino Bello, vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi e presidente di Pax Christi Italia, rimane un faro per l'impegno per la giustizia sociale, la pace e la solidarietà. La sua vita è stata un esempio luminoso, e il suo pensiero continua a risuonare nelle riflessioni teologiche e pastorali contemporanee. Conosciuto semplicemente come “don Tonino”, o il “vescovo con il grembiule”, egli coniò l'espressione "Chiesa del grembiule" per testimoniare la necessità di stare sempre dalla parte degli ultimi, una Chiesa vicina alle persone sofferenti attraverso gli insegnamenti semplici del Vangelo. Nato nel 1935 ad Alessano, in provincia di Lecce, la perdita precoce del padre e di due fratelli durante la Seconda Guerra Mondiale accrebbe in lui il rifiuto per la follia della guerra. Dopo l'ordinazione sacerdotale nel 1957, intraprese un lungo percorso pastorale caratterizzato da una profonda attenzione ai temi della povertà, con scelte coraggiose e innovative ispirate al Concilio Vaticano II.

Fin dall'inizio del suo ministero episcopale, Don Tonino rinunciò ai segni esteriori del potere, scegliendo una vita sobria, semplice e di grande umiltà. Scendeva in piazza a fianco degli operai in sciopero, apriva le porte del palazzo vescovile alle famiglie degli sfrattati e dialogava con i senzatetto. Negli anni '80, le sue prese di posizione pubbliche a favore degli operai, la sua partecipazione e organizzazione di marce per la pace contro l'installazione di missili statunitensi sul territorio italiano, fecero scalpore. Pace, antimilitarismo, disarmo e giustizia sociale divennero le stelle polari della sua azione pastorale e sociale.

La "Convivialità delle Differenze": Un Modello di Pace e Integrazione

Don Tonino Bello in una foto d'archivio che dialoga con persone di diverse etnie, simboleggiando la convivialità delle differenze

Una delle definizioni più care a Don Tonino Bello è quella di "convivialità delle differenze". Questo concetto supera l'idea di pace come semplice assenza di guerra o come mera acquisizione di giustizia. La convivialità implica un "stare a tavola a mangiare insieme", dove il menù non è a base di "bossoli e bombe a mano" e non basta che tutti abbiano il proprio piatto, ma è fondamentale condividere il pasto seduti insieme. Il termine "convivialità" introduce suggestioni incredibili, mentre "differenze" sottolinea che la pace accetta e valorizza le diversità, non omologa, non uniformizza, non manipola le culture altrui, ma esalta e accoglie il prossimo come valore.

Don Tonino richiamava spesso la metafora di ADAM, formata dalle iniziali greche dei punti cardinali (Anatolé, Dysis, Arktos, Mesembria), per indicare come Adamo sia sparso su tutto il globo terrestre. Questo simboleggia l'unità originaria dell'umanità, poi frammentata dalla "caduta" in "cocci" sparsi sul globo. La misericordia di Dio, secondo Don Tonino, raccoglie questi frammenti e li fonde nel fuoco dell'amore, ricomponendo ciò che era stato diviso. Questa visione universale si contrappone al "densificarsi delle tristezze e delle angosce sull’asse Nord-Sud", un fenomeno planetario generato dalle leggi di un'economia perversa. Le "tristezze e angosce" si cristallizzano, ad esempio, attorno al Sud d'Italia, un problema non solo dei meridionali ma dell'intera nazione, risolvibile solo attraverso una forte presa di coscienza di una solidarietà che lega tutti i cittadini.

Superare il Razzismo e Accogliere la Diversità

Don Tonino Bello ha avuto il coraggio di stigmatizzare forme di "inquietante razzismo" e aggregazioni di bassa "lega", inconcepibili in una società che si avvia a essere multirazziale e multiculturale. Il suo appello era per l'accoglienza reciproca, non una tolleranza forzata, non una sopportazione "pro bono pacis", e nemmeno un calcolo mercantile. Era la coscienza che "i milanesi hanno da offrire ai meridionali ben altro che un’occupazione", e che un lungo cammino è ancora necessario affinché il diverso venga visto come un dono e non come un attentato alla propria sicurezza.

Egli esortava i meridionali a non svendere le proprie ricche potenzialità etiche e culturali per omologarsi ad "altrui abiti d’importazione". Allo stesso tempo, invitava le comunità locali a far sì che "l’integrazione dei diversi gruppi non significhi soppressione delle diversità culturali, di tradizioni, di usanze, di forme di espressione religiosa, bensì accoglienza di quelle ricchezze di cui ciascuno è portatore". Questo richiamo risuona con il monito di Sant'Ambrogio: «L’ospite non ti chiede ricchezze, ma benevola accoglienza. Non un banchetto sontuoso, ma il cibo ordinario.»

Il Fenomeno Migratorio: Una Prova per Civiltà e Democrazia

Don Tonino Bello arriva nell'università LUM: proiettato il documentario realizzato da TRM Network

La questione dei fenomeni migratori è per Don Tonino una sfida cruciale che mette in gioco i grandi valori della civiltà e della democrazia. Spesso la Chiesa viene accusata di essere ingerente nella politica quando interviene su queste questioni, ma per Don Tonino "ogni nostro gesto è politico" e la politica è "mistica arte" e "una forma alta di carità", espressione del rapporto con Dio e mezzo per attivare processi di cambiamento. La democrazia, a suo avviso, è a rischio, fragile e oscilla tra "otocrazia e autocrazia", spesso in mano a lobby che dettano l'agenda politica.

Egli critica la presenza di "due corsie preferenziali" per gli immigrati: una per chi ha già un ruolo, come gli atleti di successo provenienti da nazioni africane che ottengono risultati meravigliosi per l'Italia, e un'altra per chi non ha nessuna possibilità di accedere alla piena cittadinanza. È un "vulnus della democrazia" e una "ferita alla civiltà" che un bambino nato in Italia, che ha frequentato le scuole italiane, non sia riconosciuto come italiano solo perché ha la pelle scura. Don Tonino smaschera la narrazione dei fenomeni migratori come "invasione" o "emergenza", proponendo dati oggettivi, come la perdita demografica della Calabria, per dimostrare la necessità di nuove "risorse umane".

Critica all'Approccio Sicuritario e la Nonviolenza Attiva

Don Tonino Bello analizzava criticamente i dispositivi di legge italiani sull'immigrazione, come la legge Bossi-Fini, i Decreti Sicurezza, il Decreto Cutro e il Piano Mattei. Il "filo rosso" che legava queste norme era l'approccio sicuritario, che vede l'immigrato principalmente come un "ipotetico criminale". Egli sosteneva la necessità di "capovolgere e cambiare il paradigma culturale", riconoscendo, come affermato dal Governatore della Banca d'Italia, la carenza di "risorse umane" nel paese. Faceva sua la voce di Don Luigi Ciotti, che denunciava la visione distorta degli immigrati come unicamente dediti a spacciare droga, prostituire o violentare.

In contrasto con questo approccio, Don Tonino promuoveva il sistema SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) come esempio di "convivialità delle differenze", in cui la differenza è una risorsa e non un problema. Egli riprendeva i verbi di Papa Francesco: accoglienza, accompagnamento e ascolto, sottolineando come la vera sfida sia l'integrazione. "Quanto siamo capaci all’integrazione, tanto l’obiettivo di un processo di accompagnamento dei nostri fratelli e sorelle immigrati sarà raggiunto." La sua esperienza personale con l'apertura di un centro di accoglienza nella sua diocesi, sebbene faticosa, dimostrava che l'accoglienza è possibile e necessita di un supporto legislativo e del principio di sussidiarietà, sia orizzontale tra le realtà del territorio, sia verticale con le istituzioni.

La Storia di Rut: Un Inno all'Integrazione

Don Tonino Bello vedeva nella storia biblica di Rut un potente esempio di integrazione e superamento dei pregiudizi. Nella sua riflessione, egli evidenziava come Rut, una donna moabita, fosse un nome "fugace come un fremito d'ala", spesso "abbreviato per pudore" nella genealogia di Cristo. La sua storia ci insegna che "la fusione di etnie diverse è possibile" ed è una delle sfide più drammatiche per la sopravvivenza della nostra civiltà. La storia di Rut ci provoca a vincere gli istinti xenofobi che si ammantano di ragioni patriottiche e che scatenano atteggiamenti di rifiuto, discriminazione e violenza. Le paure legate all'immigrato - che "ci toglie il lavoro, ci contende la casa, ci riduce gli spazi" o che "sembra attentare ai nostri connotati, sfida la compattezza del nostro mondo spirituale, relativizza i nostri altari, sfibra il deposito delle nostre tradizioni" - trovano una risposta nella vicenda di Rut.

La sua storia dimostra che la segregazione è la risposta più sbagliata al problema razziale, così come è una iattura il tentativo di voler assorbire le "diversità" altrui nelle stratificazioni della propria cultura, senza lasciarne neppure la traccia. Rut, accettata e integrata, diventa antenata di Davide e di Gesù, a dimostrazione che l'accoglienza e l'apertura sono capaci di generare una nuova storia di salvezza.

Nonviolenza Attiva, Pace e Salvaguardia del Creato

La riflessione di Don Tonino Bello sulla pace andava ben oltre la semplice assenza di guerra. Per lui, la pace era strettamente legata alla giustizia e alla salvaguardia dell'ambiente. Ogni "scempio ecologico si connette sempre col demone del profitto che scatena le guerre". Il messaggio del Pontefice Benedetto XVI nel 2007, che definiva l'amore verso i nemici come "la magna charta della nonviolenza cristiana", e poi il messaggio di Papa Francesco nel 2017 sulla "Nonviolenza: stile di una politica per la pace", trovavano piena risonanza nel pensiero di Don Tonino. Egli, già nella seconda metà degli anni '80, auspicava una conversione non solo religiosa ma anche culturale per passare da una cultura del dominio a una cultura della pace, concependo il creato come un organismo vivente e abbandonando un'ideologia rapace che considera il pianeta come una risorsa inanimata da sfruttare.

Don Tonino parlava di nonviolenza attiva, una nonviolenza che "non è passività". Ribadiva la necessità di "far entrare nella nostra coscienza, mediante lo studio e la ricerca, tutte le strategie approntate dai metodi della nonviolenza". Questa nonviolenza attiva, oggi, può "disarmare un modello economico che ha ridotto l’uomo a scarto perché basato sull’ingordigia di profitto". Ciò implica ripensare una nuova economia, responsabilizzando i consumatori e i risparmiatori, passando da un consumo inconsapevole a un consumo critico che premi le aziende etiche, che rispettano la dignità dei lavoratori, che non inquinano e che non investono nel mercato delle armi.

Egli criticava aspramente gli investimenti militari, come quelli per gli F35, mentre si chiudono ospedali, si nega formazione ai giovani e aumenta la disperazione dei poveri. Il Vangelo della pace di Don Tonino, intriso di nonviolenza attiva, fu annunciato con forza e mitezza fino alla fine, culminando nella sua storica partecipazione alla Marcia dei 500 a Sarajevo nel dicembre 1992, nonostante la malattia. A loro, ai poveri, egli affidò le sorti dell'umanità, credendo che solo attraverso la loro volontà la nonviolenza avrebbe potuto attecchire nel mondo.

Don Tonino ammoniva a non accettare la "categoria pasoliniana della omologazione" e a non rinunciare allo "spirito critico", citando Nietzsche. La possibilità di esercitare l'obiezione di coscienza, anche in politica, era per lui un pilastro della democrazia. La pace di Gesù Cristo, pur travalicando i raggiungimenti umani, si raggiunge "seguendo i percorsi terreni, scoscesi e impervi, dei piccoli travagli umani", attraverso i segni della solidarietà, della ricerca del volto dell'altro e della condivisione.

L'Eredità di Don Tonino Bello: Un Farò per il Futuro

Copertina della rivista

L'Istituto superiore di scienze religiose metropolitano "don Tonino Bello" di Lecce è uno dei luoghi dove la sua visione continua a vivere, formando nuovi educatori, laici e religiosi capaci di rispondere alle sfide del nostro tempo con coraggio e speranza. A questa missione si inserisce l'ultimo numero della rivista "Convivialità delle differenze" (2024), che raccoglie gli atti della II Giornata di studi dedicata agli scritti di Don Tonino Bello. Questo numero speciale non solo aiuta a comprendere meglio la portata del suo pensiero, ma invita anche a fare memoria del suo messaggio che continua a essere attuale, ponendo l'educazione come strumento di cambiamento sociale e mezzo per costruire una società più inclusiva, capace di valorizzare la diversità come ricchezza.

Don Tonino, quando vedeva difficoltà, usava sempre la parola "OSARE". Diceva: "dobbiamo osare con coraggio l’aurora anche quando il tempo è notturno". Di fronte al problema degli immigrati, la Chiesa è chiamata a fare la sua parte, a essere per "creare l’insieme", contro l'autoreferenzialità e ogni forma di individualismo. La sua visione sinodale, il "camminare insieme dentro e fuori dalla Chiesa, ma insieme", è la grande scommessa anche sulla questione migratoria. Un "sommerso di speranza, di luce e di grazia" costituito dai giovani, emerge ogni tanto in superficie attraverso il volontariato e il servizio, offrendo coraggio agli adulti che praticano la "cultura del lamento". Insieme, con più coraggio, si può vincere la "nottata" sull'immigrazione.

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