L'Apostolo nelle Sacre Scritture: Ruolo, Vocazione e Missione

Il concetto di "apostolo" riveste un'importanza fondamentale nelle Sacre Scritture, delineando figure centrali nella diffusione del cristianesimo primitivo. Questo termine, la sua etimologia, le diverse applicazioni e l'evoluzione del ruolo apostolico nel Nuovo Testamento offrono una comprensione profonda della struttura e della missione della Chiesa nascente.

Il Significato del Termine "Apostolo"

Il termine apostolo (traslitterazione del greco ἀπόστολος, apóstolos) significa letteralmente "inviato". In greco classico, il termine aveva il valore di "inviato, rappresentante" e designava anche il "comandante di una spedizione marittima, l'ammiraglio", l'invio di una flotta, la flotta medesima, e persino la nave da trasporto (ἀπόστολον πλοῖον). Il suo significato fondamentale è chiaramente illustrato dalle parole di Gesù: "Lo schiavo non è maggiore del suo signore, né chi è mandato [apòstolos] è maggiore di colui che lo manda" (Gv 13:16). In questo senso, il termine si applica anche a Cristo Gesù stesso, definito "l'apostolo e sommo sacerdote che noi confessiamo" (Eb 3:1).

Prima di essere un titolo, quindi, l'apostolato è una funzione. Questa funzione si riconnette all'uso antico degli ambasciatori, che dovevano essere rispettati come il re che li inviava (2Sam 10:1-5), e all'ordine di missione esercitato dai profeti (Is 6:8; Ger 1:7). Il Nuovo Testamento, tuttavia, non fornisce una definizione esplicita del termine, lasciando che il suo significato emerga dall'uso e dal contesto.

Le Diverse Categorie di Apostoli

I Dodici: Il Nucleo Originario

In senso proprio, il titolo di apostolo è usato per i Dodici discepoli che Gesù volle unire più strettamente a sé, "perché stessero con lui e per mandarli a predicare" (cfr. Mc 3:13-15; Mt 10:2-4; Lc 6:13-16; Ap 21:14). Essi furono scelti tra un numero maggiore di discepoli e chiamati "apostoli" da Gesù con l'incarico di predicare e di avere l'autorità di espellere i demoni. Da allora in poi, rimasero con lui in intima compagnia, ricevendo ampia istruzione personale e addestramento nel ministero.

Nei Vangeli, normalmente Matteo e Marco chiamano i Dodici "discepoli" (μαϑηταί, mathetaí) e solo quando li presentano nella funzione di evangelizzatori itineranti li designano con il termine ἀπόστολοι (Mc 6:30; Mt 10:2). Invece, in Luca, che presenta anche altri settanta discepoli con funzioni di propagandisti di grado inferiore (Lc 10:1-16), il termine "apostolo" tende a diventare la designazione costante del collegio dei dodici (Lc 6:13). La costituzione del collegio dei dodici è posta in momenti diversi nei sinottici: in Marco nel primo periodo della predicazione a Cafarnao (Mc 3:13-19), in Matteo il momento della designazione resta indeterminato (Mt 10:1-4), e in Luca la designazione è posta prima del discorso della pianura (Lc 6:12-16).

I nomi dei dodici scelti originariamente sono riportati in Matteo 10:2-4, Marco 3:16-19 e Luca 6:13-16, con qualche divergenza. Nell'elenco di Luca, che si ripete negli Atti degli Apostoli (At 1:13), a Taddeo (in Matteo è chiamato anche Lebbeo) è sostituito Giuda di Giacomo. Secondo la tradizione, gli apostoli dovevano operare a due a due, e vi è un'oscillazione anche negli aggruppamenti a paio. Nel Quarto Vangelo, che non dà un elenco completo, oltre a un anonimo "discepolo prediletto", figurano Pietro, Andrea, Natanaele, Filippo, Tommaso detto Didimo, Giuda Iscariota e l'altro Giuda.

Gli Undici, con l'eccezione di Giuda Iscariota che era giudeo, erano galilei. Provenivano dalla classe lavoratrice: quattro erano pescatori, uno era stato esattore di tasse. Erano considerati dai capi religiosi "uomini illetterati e comuni", indicando una formazione elementare piuttosto che superiore. Alcuni, incluso Pietro (Cefa), erano sposati. Tra i dodici, Pietro, Giacomo e Giovanni sembra godessero della relazione più intima con Gesù, assistendo a eventi come la risurrezione della figlia di Giairo (Mc 5:35-43) e la trasfigurazione (Mt 17:1-2), e rimanendo con lui nel Getsemani più a lungo degli altri (Mc 14:32-33). Giovanni è generalmente riconosciuto come "il discepolo che Gesù amava". Caratteristica è anche nei Vangeli la funzione riservata ai dodici nel regno di Dio: ognuno d'essi sarà giudice e rettore d'una delle dodici tribù d'Israele (Mt 19:28).

Gesù che chiama i suoi primi discepoli pescatori. Rappresentazione artistica.

Apostoli Oltre i Dodici

In senso più lato, il titolo di apostolo viene applicato anche ad altri discepoli non facenti parte dell'originario gruppo dei Dodici. Tra questi figurano Mattia (At 1:15-26), successore di Giuda Iscariota, Paolo (Rm 1:1; 1Cor 15:9; Ef 1:1; Col 1:1), Barnaba (At 14:4, 14), Andronico e Giunia (Rm 16:7), Sila e Timoteo (1Ts 2:7), e Apollo (1Cor 4:9). Un uso così esteso del titolo solleva la domanda sul rapporto tra i Dodici e gli altri apostoli.

La Missione e i Poteri degli Apostoli

La Vocazione e l'Invio

Ai Dodici il Risorto, sempre presente con essi sino alla fine dei secoli, diede l'incarico di ammaestrare e di battezzare tutte le nazioni (Mt 28:19-20). La funzione degli apostoli come missionari era determinata dai discorsi attribuiti a Gesù prima del loro invio come annunciatori del regno. Essi ricevevano potere sui demoni (esorcismo) e di operare guarigioni (Mt 10:1; Mc 6:7).

Secondo Marco (6:8-9), gli apostoli non dovevano aver con sé altro che una verga e i calzari, con il divieto di portare denaro o una doppia tunica. Avevano diritto all'ospitalità e al vitto gratuito, concedendo la benedizione di pace a chi li accoglieva e ritirandola, con il gesto di scuotere la polvere dai piedi, a chi li respingeva. In Matteo (10:9-14), le condizioni apparivano ancora più dure, con il divieto di portare persino la verga e i calzari. La loro missione doveva limitarsi al territorio giudaico, senza passare in quello pagano o samaritano, e il loro messaggio era l'annuncio del regno di Dio, imminente ("ἤγγικεν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν" - Mt 10:7). Anche in Luca (9:1-6; 10:1-16) ritroviamo condizioni inasprite di povertà, con gran parte del contenuto dei discorsi di missione suddiviso e talora ripetuto nei due discorsi ai dodici e ai settanta discepoli.

Mappa dei viaggi missionari dei primi apostoli.

Debolezze Umane e Rafforzamento Spirituale

Nonostante fossero particolarmente favoriti quali apostoli del Figlio di Dio, essi manifestarono comuni mancanze e debolezze umane. Pietro era piuttosto avventato e impulsivo (Mt 16:22-23), Tommaso lento a convincersi (Gv 20:24-25), Giacomo e Giovanni manifestarono impazienza giovanile (Lc 9:49, 54). Disputarono sulla loro futura grandezza nel regno terreno e riconobbero il bisogno di maggiore fede (Lc 17:5). Al momento dell'arresto di Gesù, lo abbandonarono tutti (Mt 26:56) e furono inizialmente lenti ad accettare la testimonianza delle donne sulla risurrezione (Lc 24:10-11).

Tuttavia, dopo l'ascensione di Gesù e la ricezione dello Spirito Santo alla Pentecoste (At 2:1-4), gli apostoli furono grandemente rafforzati. Essi proclamarono la buona notizia e la risurrezione di Gesù con grande coraggio e ardimento, nonostante le persecuzioni, l'incarcerazione e le minacce di morte (At 4:1-4; 5:17-42).

Poteri Miracolosi e Loro Trasmissione

Gli apostoli continuarono a usare i doni miracolosi impartiti loro da Gesù e altri doni dello spirito ricevuti dalla Pentecoste in poi (At 5:12). È importante notare che la trasmissione di tali doni avveniva solo quando erano presenti uno o più apostoli, o per l'imposizione delle loro mani (At 8:14-18; 10:44; 19:6). Anche Paolo, pur non essendo uno dei dodici, ebbe questa facoltà come apostolo costituito personalmente da Gesù Cristo. Pertanto, i doni miracolosi sarebbero cessati con la morte degli apostoli e di coloro che avevano ricevuto questi doni per mezzo loro (1Co 13:8-11). La storia ecclesiastica del II secolo attesta l'assenza di tali poteri, parlandone come di una cosa del passato, del tempo apostolico.

Il Ruolo Direttivo nella Chiesa Primitiva

Nella formazione, organizzazione e direzione della congregazione cristiana, gli apostoli occupavano una posizione di primo piano (1Co 12:28; Ef 4:11). Essi costituivano la parte principale del corpo direttivo della congregazione in espansione, riconosciuto dai primi cristiani come canale di comunicazione usato da Dio per prendere decisioni e dirigere la chiesa in tutta la terra (At 2:42; 15:1-31; 16:4-5). Questo ruolo era reso possibile dalla guida dello spirito santo, che permetteva loro di ricordare gli insegnamenti di Gesù, chiarire punti dottrinali e essere guidati "in tutta la verità" (Gv 14:26; 16:13-15).

Gli apostoli operavano nomine a incarichi di servizio e indicavano le zone di attività missionaria. Essi costituivano un fondamento, poggiante su Cristo Gesù stesso, la pietra angolare, per l'edificazione del "tempio santo a Geova" (Ef 2:20-22; 1Pt 2:4-6). Sebbene figure come Pietro e Giovanni avessero ruoli preminenti, soprattutto alla Pentecoste (At 2:14), non esiste prova che alcuno degli apostoli detenesse un primato assoluto nella congregazione ormai stabilita. Nelle decisioni del corpo direttivo, nessuno sembrava avere superiorità, e persino Pietro e Giovanni furono "inviati" dagli altri apostoli in Samaria (At 8:14-15). Dopo la morte dell'apostolo Giacomo (figlio di Zebedeo), sembra che il corpo direttivo fosse presieduto da Giacomo, il fratellastro di Gesù, riconosciuto da Paolo come una delle "colonne" insieme a Pietro e Giovanni (Gal 2:9).

ROSANNA VIRGILI - IL DISCERNIMENTO NELLA CHIESA PRIMITIVA

L'Apostolato di Paolo: Una Vocazione Straordinaria

Gli scritti di Paolo presentano una concezione dell'apostolato dal significato più ampio. Per Paolo, l'apostolato non è una prerogativa di un collegio chiuso, ma una grazia o carisma concesso da Dio a coloro che Egli ha eletto e predestinato come annunciatori del Vangelo. Egli stesso fu scelto direttamente da Gesù dopo la sua risurrezione e ascensione al cielo (At 9:1-22; Gal 1:11-12). Paolo difese il suo apostolato presentando come credenziali il fatto di aver visto il Signore Gesù Cristo risuscitato, di aver compiuto miracoli straordinari e di essere stato impiegato per impartire lo spirito santo.

Quando ripete con insistenza di essere stato "chiamato" come apostolo in una visione apocalittica del Risorto (Gal 1:15-16; 1Cor 15:8), Paolo fa capire che all'origine della sua missione vi fu una vocazione particolare. Egli è un "inviato", non degli uomini, ma di Gesù personalmente. Rivendica la sua autorità apostolica affermando: "Per incarico di Cristo siamo ambasciatori; è come se Dio esortasse a mezzo nostro" (2Cor 5:20), e che "la parola che vi abbiamo predicata non è parola d'uomo, ma parola di Dio" (1Ts 2:13). Gli apostoli sono per Paolo i "cooperatori di Dio" (1Cor 3:9; 1Ts 3:2), e attraverso di essi si compie il ministero della gloria escatologica (2Cor 3:7-11). Affinché non storni a suo profitto questa potenza divina e gloria, l'apostolo è un uomo disprezzato, perseguitato e consegnato alla morte, affinché la vita sia data agli uomini (2Cor 4:7-12).

Paolo fu in modo più particolare incaricato dell'evangelizzazione dei Gentili ("apostolo delle nazioni pagane"). Sebbene non fosse stato il primo a portare il Vangelo ai pagani (Filippo aveva già evangelizzato i Samaritani, e lo Spirito Santo era disceso sui pagani di Cesarea), Dio volle che alla nascita della sua Chiesa un apostolo fosse preposto a questa missione a fianco di quella dei Giudei. Egli possedeva una speciale conoscenza del "mistero di Cristo", inteso come "Cristo tra le nazioni" (Col 1:27), un mistero che gli era stato rivelato per grazia di Dio (Ef 3:2-6) e per il quale soffrì persecuzioni e prigionia (Col 1:24; Ef 3:1). L'apostolato è il massimo dei carismi che, pur essendo tutti necessari come funzioni e membra dello stesso corpo della Chiesa, hanno questa gradazione di dignità: "nella Chiesa vengon prima gli apostoli, poi i profeti, poi i dottori" (1Cor 12:28).

La Successione Apostolica e la Fine di un'Era

La Scelta di Mattia e la Questione della Sostituzione

A causa della defezione di Giuda Iscariota, che morì infedele, si ritenne necessario scegliere un altro che prendesse il suo posto, non semplicemente a motivo della sua morte, ma della sua empia defezione (At 1:15-22; Sl 69:25; 109:8). I requisiti per un apostolo di Gesù Cristo includevano l'averlo conosciuto personalmente ed essere stato testimone oculare delle sue opere, dei suoi miracoli e, specialmente, della sua risurrezione. Due uomini idonei furono proposti e, mediante il sorteggio, fu scelto Mattia, che fu "annoverato con gli undici apostoli" (At 1:23-26).

È significativo che, quando l'apostolo Giacomo (fratello di Giovanni) fu messo a morte verso il 44 E.V., non si ha notizia che si pensasse di nominare qualcuno per succedergli. Questo indica che la sostituzione era dovuta alla defezione e non alla semplice morte di un apostolo fedele. La visione della Nuova Gerusalemme celeste nell'Apocalisse (21:14) mostra dodici pietre di fondamento con "i dodici nomi dei dodici apostoli dell'Agnello", suggerendo che Mattia sia uno di essi, e non Paolo, il quale non si incluse mai tra "i dodici", pur affermando che il suo apostolato non era in alcun modo inferiore.

Il Periodo Apostolico come Restrizione all'Apostasia

Anche se la Bibbia non descrive la morte di tutti i dodici apostoli, è chiaro che essi furono fedeli fino alla fine e non ebbero bisogno di essere sostituiti. La loro presenza servì da restrizione contro l'apostasia, respingendo l'influenza della falsa adorazione all'interno della congregazione cristiana. L'apostolo Paolo si riferiva probabilmente a questa "restrizione" in 2 Tessalonicesi 2:7, affermando che "il mistero di questa illegalità è già all'opera; ma solo finché colui che ora agisce da restrizione non sia tolto di mezzo". Questa influenza apostolica, inclusi l'autorità e i poteri esclusivi che avevano, continuò fino alla morte di Giovanni, verso il 100 E.V., segnando la fine del periodo apostolico nel senso del Nuovo Testamento.

L'Apostolato in un Senso più Ampio e Paralleli

Il termine "apostolo" fu talora usato in un senso più ampio. Paolo, nell'uso corrente, designava come "apostoli" anche i messi delle chiese, eletti dalle chiese stesse (2Cor 8:23; Fil 2:25: Epafrodito è "vostro inviato"). Similmente, Barnaba e altri collaboratori di Paolo potevano essere considerati "apostoli delle congregazioni" (At 14:4, 14). La menzione di Andronico e Giunia in Romani 16:7 come "uomini noti fra gli apostoli" non indica necessariamente che fossero essi stessi apostoli nel senso più stretto, ma piuttosto che erano molto stimati dagli apostoli. L'apostolato dei fedeli, inteso in senso largo, è compito di ogni discepolo di Cristo, chiamato a essere "luce del mondo e sale della terra" (Mt 5:13-14).

A chiarimento delle diverse nozioni di apostolato, è utile considerare anche dati provenienti da fonti extra-bibliche. Alcuni studiosi richiamano l'attenzione su un apostolato giudaico, attestato in fonti come Eusebio ed Epifanio, dove il patriarca dei Giudei comunicava con la diaspora tramite "apostoli" (shlichim) che portavano lettere e riscuotevano offerte. Saulo, prima di essere un apostolo di Cristo, era un "apostolo" dell'autorità giudaica suprema, accreditato da lettere del Sinedrio per Damasco (At 9:1-2). Questo parallelo aiuta a comprendere la concezione centralistica degli apostoli di Gerusalemme e la richiesta di far contribuire le chiese delle genti per la comunità madre (Gal 2:10). La concezione paolina, invece, di diretta missione divina e in dipendenza dalle cristofanie, si riconnette alla tradizione dei profeti d'Israele, che facevano risalire il loro mandato a una teofania.

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