La Definizione Teologica di Indulgenza
L’indulgenza è la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa. La Chiesa, come ministra della redenzione, autoritativamente dispensa ed applica il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei santi. Questa è la definizione di Indulgenza data dalla Penitenzieria Apostolica e ribadita dal Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica.
In altre parole, nel sacramento della riconciliazione si riceve il perdono di Dio, la remissione della colpa per i peccati commessi, che ledono non soltanto il rapporto con Dio, ma anche quello con il prossimo. Con l’indulgenza, invece, si cancellano anche le conseguenze del peccato, ovvero la cosiddetta “pena temporale”.
La pena temporale non è un castigo inflitto da Dio per punire il peccatore, ma è definita da Papa Francesco come «l’impronta negativa che i peccati hanno lasciato nei nostri comportamenti e nei nostri pensieri». Questa "impronta negativa" si manifesta come disordine, contraddizioni, dissesto lasciato dai comportamenti peccaminosi in noi e attorno a noi, quali abitudini cattive, disordine degli affetti, debolezza della volontà, inclinazione a ricadere nel peccato, e i disastri provocati da comportamenti sbagliati come prepotenza, violenza e chiusure egoistiche. Evidentemente, anche dopo che il peccatore pentito ha ricevuto il perdono di Dio, tale «impronta negativa» rimane e, per quanto possibile, va «riparata» grazie a un cammino di conversione. La necessità di un percorso penitenziale anche dopo aver ricevuto l’assoluzione non implica la svalutazione del perdono di Dio, che è gratuito, totale e senza riserve.
Le Radici Storiche della Pratica Penitenziaria
Dalla Chiesa Antica alle Penitenze Tariffate
Secondo la tradizione, nella Chiesa antica c’era prima la confessione, poi la penitenza e infine l’assoluzione. Dopo essersi dichiarati peccatori, si iniziava un percorso penitenziale che poteva durare mesi e persino anni a seconda della gravità del peccato. Solo alla fine - in genere la mattina del Giovedì Santo - ci si presentava al vescovo che imponeva le mani e dava l’assoluzione dai peccati. Nei primi secoli del cristianesimo, per la riammissione nella Chiesa dopo alcuni peccati si richiedevano espiazioni pubbliche a volte lunghissime, pur essendo possibile, per esempio nell'imminenza di persecuzioni, che il vescovo anticipasse la riconciliazione.
Via via che il cristianesimo si diffondeva in Europa, la pratica penitenziale pubblica fu sentita come sempre più grave e umiliante. Nei monasteri, durante il medioevo, si cominciò a diffondere l’uso di confessare i peccati all’abate che dava subito l’assoluzione e dopo assegnava la penitenza, come accade oggi. La colpa veniva subito eliminata e la pena andava scontata dopo il perdono per riparare il peccato. La durata della penitenza poteva ancora essere lunghissima, ma in particolari occasioni, come feste importanti ed eventi eccezionali, o in cambio di qualche opera buona, si poteva ottenere uno sconto. Questa possibilità prese il nome di Indulgenza.
S’introdusse perciò, dapprima in Irlanda, l’uso della penitenza ‘tariffata’, imposta al peccatore dal ministro del sacramento secondo ‘tariffe’ di opere soddisfattorie, proporzionate, per rigore e durata, alle colpe commesse. Sempre dall’Irlanda si diffuse nell’VIII secolo la pratica delle redemptiones (o arrea), cioè commutazioni di opere per cui una penitenza ineseguibile per lunghezza o per circostanze poteva essere sostituita con digiuni, preghiere e mortificazioni ritenute di uguale valore.
L'Introduzione delle Indulgenze Generali e Plenarie
Verso la metà dell’XI secolo apparvero le remissioni generali, cioè condoni di un periodo di pena temporale (di giorni o settimane o anni) che altrimenti avrebbe dovuto essere soddisfatta con la purificazione attiva in questa vita o passiva nel Purgatorio. Ciò era applicabile a tutti i fedeli che compissero un pellegrinaggio, dessero particolari elemosine ecc., senza che il ministro dovesse stabilire per ognuno le condizioni del riscatto della pena.
Dalla pratica di queste remissioni generali si passò a quella dell’indulgenza plenaria, offerta per la prima volta in occasione della crociata (1095) da Papa Urbano II. Egli promise il condono totale della pena a chi partiva per liberare la Città santa. Questa pratica fu estesa via via alle mogli dei crociati, ai finanziatori, agli informatori, ai predicatori e poi non più soltanto ai crociati di Terra Santa, ma anche a quanti combattevano per la fede contro gli eretici o contro i nemici della Chiesa. Indulgenze plenarie furono altresì accordate a chi visitasse la Porziuncola ad Assisi o la chiesa aquilana di S. Maria di Collemaggio.

L’uomo medievale temeva la giustizia di Dio e trasgredire la sua legge era considerato un affronto gravissimo che esponeva il trasgressore alla dannazione. Di qui l’ansia per tornare “in grazia di Dio”. Quando Bonifacio VIII indisse nel 1300 il primo giubileo promettendo a tutti l’indulgenza plenaria in cambio di trenta giorni di preghiere a Roma, la città fu invasa da centinaia di migliaia di pellegrini.
Le concessioni di indulgenze si estesero dopo il 1300: oltre le indulgenze papali si ebbero le lettere di indulgenza, emanate da uno o da più vescovi, e attraverso queste si giunse alla facoltà per un confessore di conferire l’indulgenza plenaria in punto di morte e all’applicazione dell’indulgenza ai defunti, che si ebbe con atti dei pontefici nel XV secolo. Inizialmente si parlava di indulgenze "ad personam": i peccatori gravi erano costretti a scontare le cosiddette Pene canoniche, punizioni che duravano anni. Erano indulgenze concesse per compassione e per puro senso del perdono, senza che il penitente dovesse dare qualcosa in cambio. Le pene, con il tempo, furono alleggerite (digiuno, dormire su un letto di ortiche...) e divennero utili nell’educazione a una maggiore santità (pellegrinaggi) e nel riparare concretamente, in società, all’azione peccaminosa (elemosina).
Abusi, Contestazioni e Riforma
L’ansia della salvezza nei secoli successivi non si placò, ma un fattore entrò prepotente in questo bisogno: il denaro. Si sviluppò la tendenza in coloro che ricevevano l’indulgenza di fare un’offerta in denaro, di cui la Chiesa si serviva per opere di apostolato, come la carità, la costruzione e il finanziamento di ospedali, ospizi, scuole. Dal XIV al XVI secolo, però, dall’offerta libera si passò a un vero e proprio prezzo, la “questua”, per queste indulgenze che divennero oggetto di un commercio perverso.
Questo commercio era alimentato dall’ignoranza della popolazione che non distingueva tra peccato e pena, abbandonando anche il sacramento della confessione. La pratica si diffuse a tal punto che chi non acquistava questo sconto di pena veniva considerato un cattivo cristiano; iniziavano a circolare false bolle papali e vescovili con lo scopo di raccogliere denaro; i nobili e i principi pretendevano una parte del ricavato raccolto sui propri territori. Alcuni esattori osavano addirittura promettere la liberazione di dannati dall’inferno, cioè la remissione dalla pena eterna, o tariffavano le indulgenze preoccupandosi solo di procurare abbondante denaro alla Chiesa.
Questo mercato perpetrato nel tempo generò la ben nota protesta di un giovane agostiniano, professore di Sacra Scrittura: Martin Lutero. Notissimi sono gli abusi sotto i papi del Rinascimento, in particolare Leone X (1515-17), contro cui protestò Lutero, e che costituirono l’occasione di innesco di una crisi epocale della comunità cristiana occidentale che si concluse con una divisione che non si è più ricomposta. La dottrina dell’indulgenza era un aspetto proprio esclusivamente della fede cristiana-cattolica, mentre, in seguito ai vari scismi e riforme protestanti, le altre confessioni la contestavano con l’accusa che non avesse fondamento nella Bibbia.

Il Concilio di Trento mise ordine nella materia; soppresse gli esattori ed emanò il decreto De indulgentiis (1563) che riassumeva la dottrina cattolica e imponeva di usare moderazione ed evitare «ogni turpe lucro».
La Dottrina Moderna e il Suo Significato Attuale
Le Riforme del XX Secolo
Fu Paolo VI, nel 1967, ad abolire l’antica determinazione di giorni e di anni per la penitenza e ad introdurre il concetto di indulgenza parziale e plenaria, non legandole espressamente a oggetti o luoghi, ma ad azioni compiute dai fedeli. La costituzione apostolica Indulgentiarum doctrina, emanata da Paolo VI il 1° gennaio 1967 in accoglimento di voti del Concilio Vaticano II, rivede e semplifica tutta la materia della classificazione delle indulgenze.
L'Indulgenza nei Giubilei di Oggi
Siamo ai giorni nostri. Nella bolla di indizione del Giubileo, papa Francesco, in un momento storico in cui l’umanità è sottoposta a una nuova e difficile prova, chiama tutti i cristiani a farsi pellegrini di speranza. Il dono dell’Indulgenza apre a questa speranza perché permette di scoprire quanto sia illimitata la misericordia di Dio. Nell’antichità il termine misericordia era interscambiabile con quello di indulgenza, perché esso intende esprimere la pienezza del perdono di Dio che non conosce confini. L’Indulgenza, dunque, è una grazia giubilare. È importante ricordare che durante il Giubileo Ordinario del 2025 resta in vigore ogni altra concessione di Indulgenza.

Venerdì 27 marzo 2020, sul sagrato di San Pietro, il Papa ha presieduto un momento di preghiera, al termine del quale ha impartito la benedizione Urbi et Orbi, cui è stata annessa l’Indulgenza plenaria secondo le condizioni previste dal decreto della Penitenzieria Apostolica (19 marzo 2020). Il decreto concedeva l’Indulgenza ai malati di Coronavirus, nonché agli operatori sanitari, ai familiari e a tutti coloro che a qualunque titolo - anche con la preghiera - si prendevano cura di essi. L’Indulgenza è uno dei modi attraverso cui la Chiesa si fa carico di sostenere la nostra debolezza, affinché ci sia dato di realizzare una conversione profonda ed efficace, eliminando anche «l’impronta negativa» che i peccati - nostri o altrui - hanno lasciato nel mondo.
Questo aiuto la Chiesa lo offre attingendo al «tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi»: il misterioso legame di comunione che, in Cristo e per mezzo di Cristo, ci unisce alla vita di tutti gli altri cristiani nell’unità della Chiesa. «Si instaura così tra i fedeli un meraviglioso scambio di beni spirituali, in forza del quale la santità dell’uno giova agli altri ben al di là del danno che il peccato dell’uno ha potuto causare agli altri. Esistono persone che lasciano dietro di sé come un sovrappiù di amore, di sofferenza sopportata, di purezza e di verità, che coinvolge e sostiene gli altri» (Giovanni Paolo II, Incarnationis mysterium, n. 10). In questa comunione, i malati, coloro che li curano e quanti pregano per loro possono attingere la certezza di non essere soli in quella lotta contro il male che, insieme a tante sofferenze, rivela come molti stiano orientando all’amore cuore, mente e mani. E soli non sono neppure coloro che muoiono isolati da tutti, senza poter ricevere i sacramenti.
La Porta Santa. Significato di questo gesto del giubileo. #giubileo #giubileo2025
Tipi di Indulgenza e Condizioni per Ottenerla
L’indulgenza plenaria, come dice il nome, redime totalmente la pena che la persona dovrebbe compiere in Purgatorio, mentre quella parziale la redime solo appunto parzialmente. Quella plenaria è totalmente efficace e definitiva per le persone defunte. La Chiesa insegna che per ottenere le indulgenze il fedele deve trovarsi in stato di grazia.
Quali altre condizioni sono necessarie per ottenere le indulgenze? Per ricevere l’indulgenza, la persona deve rispettare le condizioni per compiere le opere. Le opere possono essere:
- Una visita a un cimitero, a una chiesa o a un santuario.
- Un pellegrinaggio.
- Gesti di preghiera, elemosina e digiuno.
- La paziente sopportazione delle prove della vita.
La questione delle indulgenze è una pratica antica nella Chiesa, e in certi momenti della storia è stata oggetto di incomprensioni. La sua origine si basa sul principio che, essendo noi un unico corpo come Chiesa, la penitenza o il martirio di alcuni possono servire per compensare la penitenza di altri, attingendo al "tesoro dei meriti di Cristo e dei Santi".
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