Il concetto di indulgenza rappresenta un aspetto fondamentale nella storia e nella dottrina della Chiesa Cattolica. Comprendere la sua evoluzione, le sue applicazioni e le figure che vi si sono collegate, come Bartolomeo da Pisa, è essenziale per una visione completa del fenomeno.

Il Concetto di Indulgenza nella Chiesa Cattolica
Definizione e Origini
Un’indulgenza, nel diritto della Chiesa, è un insieme di atti collegati alla remissione dei peccati e alla penitenza e pena materiale che può essere scontata attraverso la preghiera, i digiuni o le opere buone e, nella vita oltre la morte, nel Purgatorio. L’indulgenza plenaria, che cancella tutte le colpe, fu concessa per la prima volta da Urbano II in occasione della prima Crociata (1095).
Nell’età apostolica dell’VIII secolo, le indulgenze si presentavano come uno sconto alla pena canonica prevista per ottenere l’assoluzione dei peccati e venivano concesse attraverso le suppliche dei martiri. Questi, in punto di morte, trasmettevano degli scritti chiamati Supplices belli Martyrum ai vescovi affinché venisse rimessa la pena canonica di questo o quel penitente. Il sacramento della confessione, per come veniva celebrato nei primissimi tempi della storia cristiana, rappresentava, sotto certi aspetti, un secondo battesimo. Alcuni cristiani, anche se avevano rinnegato la fede durante le persecuzioni, erano sottoposti dal vescovo a severissime penitenze.
Evoluzione Storica e Pratiche
Nel periodo dall’VIII al XIV secolo, si introduce la possibilità di dare l’indulgenza scambiando la pena canonica per i peccati confessati. Si offrivano indulgenze per le stazioni quaresimali, per le Crociate e per i pellegrinaggi. In seguito, tra il VII e l’VIII secolo, la penitenza pubblica scompare e subentra la penitenza privata e nascosta, decisa dal confessore, dove papi e vescovi, fuori dalla confessione, continuano a commutare queste penitenze in altre meno pesanti oppure più pesanti ma meno lunghe di solito: di preghiere, di elemosine ai poveri, di pellegrinaggi.
L’indulgenza dei giorni nostri appare nel secolo XI, quando Papi e vescovi non si limitano più a trasformare penitenze già sicure, ma rimettono una parte della pena temporale a tutti coloro che compivano una determinata azione, a condizione del pentimento e della confessione dei peccati. Da questo periodo, l’indulgenza viene incoraggiata e premiata come opera di pietà.
L'Indulgenza della Porziuncola
L’indulgenza della Porziuncola, detta anche “Perdon d’Assisi”, è un’indulgenza plenaria che San Francesco aveva chiesto e ottenuto dal papa per tutti quelli che il due agosto avessero visitato quella Chiesa. La storia narra che una notte dell’anno del Signore 1216, Francesco era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola, quando improvvisamente dilagò una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la sua Madre Santissima, circondati da una moltitudine di Angeli. Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. Il Signore gli disse: “Quello che tu chiedi, o frate Francesco, è grande, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai.” Francesco si presentò subito al Pontefice Onorio III, che in quei giorni si trovava a Perugia, e con candore gli raccontò la visione avuta. È importante sottolineare che non è vero che l’indulgenza del perdon d’Assisi si possa prendere per quindici giorni. Va detto anche che per l’indulgenza plenaria è necessario avere un distacco totale del peccato mortale e veniale.
La Porziuncola e il perdono di Assisi
Abusi, Giubilei e Riforme
Un’indulgenza plenaria simile a quelle delle Crociate venne concessa nel 1300 da Bonifacio VIII a quanti, pentiti e confessati, avessero visitato le Basiliche di San Pietro e San Paolo, con la differenza di 30 giorni se romano e di 15 giorni per pellegrini provenienti al di fuori di Roma. Il Papa stabilì inoltre che quest’indulgenza plenaria generale potesse essere ottenuta ad ogni fine secolo. Questa grande indulgenza riscosse moltissimi consensi da parte di tutti i fedeli cristiani.
Successivamente, Papa Clemente VI nel 1343 fissò il Giubileo ogni 50 anni; Urbano VI nel 1378 ogni 33 anni, per commemorare gli anni di Gesù Cristo, e Paolo III nel 1475 ogni 25 anni. Gregorio XIII nel 1575, al termine del Giubileo romano, estese per la prima volta alla Chiesa universale il perdono, per la durata di sei mesi, in favore di chi non aveva potuto recarsi a Roma.
Il popolo a questo punto cominciò a pensare che l’indulgenza non liberasse solo dalla pena temporale, ma anche dalla colpa, e che bastasse lucrarla per ottenere la remissione dei peccati. Questa convinzione contribuì a moltiplicare gli abusi, arrivando a ridurre l’elargizione delle indulgenze. Questi abusi spinsero Martin Lutero a ribellarsi contro la Santa Sede. Questi conflitti furono poi corretti con il Concilio di Trento del 1545 - 1563 che stabilirono la formula “ut tandem caeleste hos Eccesiae thesaurum non ad questum, sed ad pietatem exerceri omnes vere intelligant”. La Chiesa rinforzò la distinzione tra remissione della pena temporale tramite l’indulgenza e la previa e necessaria confessione sacramentale.
Le Indulgenze nel Contesto Pisano: Un Antico "Foglio" di Concessioni
Nelle carte d’archivio, si trova ricordo delle indulgenze ad esempio nei periodi grami di una istituzione religiosa che ne supplicava la concessione a chi avesse aiutato la comunità, un certo culto o la costruzione di un edificio sacro. Queste carte presentano in genere formule scritte ripetitive, di limitata curiosità se non per datare monumenti o poco altro, salvo alcune eccezioni.
Il Documento e le Sue Peculiarità
Un interessante "foglio" conservato, contenente informazioni su indulgenze legate al contesto pisano, presenta alcune particolarità. Alcune di queste sembrano ‘strane’ innanzitutto per alcune difformità cronologiche rispetto a quanto conosciuto. La costruzione della chiesa pisana, infatti, è datata al secolo XI ma, per qualche motivo, questo foglio riporta concessioni anteriori al Mille. Ciò solleva interrogativi: è un falso storico? L’edificazione della chiesa può essere retrodatata, considerando che alla fine del secolo X cominciano a diffondersi questo tipo di monumenti? Oppure le indulgenze possono riferirsi ad un altro ente religioso collegato nel passato al Santo Sepolcro, come l’antica basilica di San Piero a Grado, citata nel foglio nelle ultime quattro concessioni?
Un’altra peculiarità, considerata quasi pagana, è legata alla storia dell’uomo e della donna trasformati in capri il venerdì e di nuovo con sembianze umane la settimana dopo, come riportato nel documento. In quanto alla “tavoletta” (probabilmente lo stesso "foglio" o un oggetto simile) e agli elencati quattro giorni speciali per lucrare indulgenze, che valgono “quanto l’andare tutto l’anno a San Piero in Grado”, non vi è significativa corrispondenza nel Santorale vecchio riguardo all’apostolo, salvo forse il 9 novembre, la Dedicazione della Basilica del Laterano di Roma.
Concessioni Specifiche e Questioni Cronologiche
Il foglio elenca diverse indulgenze concesse a chiese pisane:
- Indulgenze concesse da diversi pontefici alla Chiesa di S. Giovanni: nel 991 furono concessi 40 anni d’indulgenze a chi il venerdì visitava la detta chiesa e vi udiva la S. Messa.
- Eugenio III nell’anno 1148 confermò tutte le indulgenze concesse alla chiesa di S. Piero in Grado, aggiungendovi indulgenza plenaria e remissione di tutti i peccati a chi, in uno dei Venerdì Santi, avesse visitato detta chiesa, confessato e comunicato. Poi, nell’anno 1149, concesse la medesima indulgenza a un’altra chiesa.
- Alessandro III nell’anno 1174 confermò tutte le indulgenze e aggiunse indulgenza plenaria tre volte l’anno, cioè la domenica della Santissima Trinità, il secondo giorno della Pentecoste e il giorno di S. Pietro con tutte le ottave, a chi in detta chiesa pregava Iddio per la pace e l’unione dei principi cristiani e l’esaltazione di S. In queste quattro occasioni si acquistano tanti giorni d’indulgenze quanto l’andare tutto l’anno a S. Piero in Grado.
La Compagnia del SS. Nome di Gesù
Più chiaro alla fine è il motivo della trascrizione di tali indulgenze: fissare la memoria delle indulgenze e corroborare spiritualmente la fondazione di una compagnia del SS. Nome di Gesù con sede all’altare del crocifisso. Non si trovando più memoria alcuna, se non in questa forma per la lunghezza del tempo, si desiderava ancora grazia.
Inoltre, essendosi eretta una compagnia del Nome di Gesù, si desidera indulgenza plenaria e remissione dei peccati per i fratelli già descritti, e che si confesseranno e comunicheranno, e per quelli che si iscriveranno il giorno in cui entreranno in detta compagnia. E se in articulo mortis, pentiti, confessati e comunicati, ovvero non potendo ciò fare, almeno contriti invocheranno il Nome SS. di Gesù, otterranno indulgenza plenaria. Poiché detti fratelli ogni settimana pagano una crazia (moneta di cinque quattrini) per fare celebrare tante messe per le Anime del Purgatorio, si desidera ancora, per maggiormente suffragare a quelle anime, il privilegio ogni venerdì all’altare del SS. Sacramento.

Bartolomeo da Pisa (c. 1335-1399): Il Teologo Francescano
Vita, Formazione e Carriera
Bartolomeo da Pisa nacque a Rinonico, presso Pisa, verso il 1335 ed entrò nell'Ordine dei frati Minori a Pisa nel 1352. Prima del 1373 aveva conseguito il titolo accademico di baccelliere a Pisa, e divenne lector nei vari centri di studio dell'Ordine, particolarmente a Padova e a Firenze. Nel 1373 fu mandato dal capitolo generale di Tolosa a Cambridge, per conseguire il titolo di magister in teologia, ma a causa della Guerra dei Cento Anni non poté andare in Inghilterra. Dopo aver concluso i suoi studi a Bologna, Bartolomeo conseguì il titolo di magister da Papa Gregorio XI nel 1375.
Il "De Conformitate Vitæ Beati Francisci"
Il 2 agosto 1399, Bartolomeo presentò al capitolo generale dei Minori, radunato ad Assisi, il suo capolavoro voluminoso, intitolato "De Conformitate Vitæ Beati Francisci ad Vitam Domini Iesu". Il volume fu approvato dallo stesso capitolo. Il “De Conformitate" è una vasta compilazione, nella quale Bartolomeo elenca 40 doppie conformità tra la vita di Gesù e quella di San Francesco. L'idea base del "De Conformitate" fu espressa come un bisogno di sequela e imitazione di Cristo da parte di Francesco e dei suoi compagni. Durante il tempo della prima generazione monolitica, e particolarmente nelle fonti francescane che dipendono dalla "Legenda Maior" di San Bonaventura e la seguono in ordine cronologico, la nozione di conformità divenne una certezza che, tra tutti i santi, San Francesco era unico nel suo essere vicino a Cristo in modo tale che divenne, se non identico, certamente conforme a lui.
Le parole chiave che definiscono questo lavoro sono Conformità e Compagni di San Francesco.
Ricordi Devozionali Aggiuntivi
La Reliquia di Santa Ubaldesca
Un "ricordo" riguarda le reliquie di Santa Ubaldesca che si conservano nell’altare del Santissimo. Contemporanea di San Ranieri Scacceri († 1161), Ubaldesca Taccini nacque a Calcinaia nel 1136 e a 15 anni entrò in una casa religiosa per assistere gli ammalati. In questa struttura visse 55 anni e fu molto ricercata dalle persone sofferenti per le virtù taumaturgiche che possedeva. Morì il 28 maggio 1206, giorno della Santissima Trinità. Il suo corpo fu accompagnato al suffragio vestito con l’abito delle suore gerosolimitane.

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