Quando si parla di santuari, è importante sapere che in essi due sono gli elementi fondamentali: la speciale presenza di Dio o dei suoi santi, e la frequentazione dei pellegrini. Sono i pellegrini che, guidati dalla grazia, interpretano il santuario e ne fanno un elemento abituale nella vita di ogni giorno attraverso la preghiera privata e liturgica, le varie devozioni, gli usi e i costumi e soprattutto i pellegrinaggi.
La Puglia è una terra privilegiata per l'abbondanza di doni celesti, con una devozione assai profonda da parte di gente umile, povera di mezzi ma ricca di fede. Tra i suoi luoghi sacri spiccano il Santuario di Santa Maria di Leuca, il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo e il Santuario della Madonna Incoronata, unitamente alla figura di San Pio da Pietrelcina, il cui santuario a San Giovanni Rotondo attira milioni di fedeli.

La Triade dei Grandi Santuari di Puglia
Chi visita i santuari del Gargano e della Capitanata nota facilmente che molte comitive sono antiche di secoli. Sono gli eredi delle grandi migrazioni devote del Medioevo che pongono in unica catena e in successione gerarchica i santuari di Santa Maria di Stignano, San Matteo, Monte Sant'Angelo, Santa Maria di Pulsano, San Leonardo a Siponto e l'Incoronata di Foggia. Molte comitive provenienti dalle regioni settentrionali proseguono per Bari, dove visitano il Santuario di San Nicola.
Il Santuario della Madonna Incoronata di Foggia, il Santuario di San Michele Arcangelo e San Giovanni Rotondo costituiscono la triade dei grandi santuari delle Puglie, con visite annuali calcolate in circa 2 milioni di pellegrini, con punte di più decine di migliaia nelle domeniche da aprile a settembre.
La Grotta dell'Arcangelo a Monte Sant'Angelo: Fulcro del Pellegrinaggio
La Grotta dell'Arcangelo è la meta verso cui e per cui le carovane si muovono; gli altri santuari sono tappe intermedie di riposo e di riflessione. Attraverso la successione delle tappe purificatrici, i pellegrini si preparano all'incontro con l'Arcangelo Michele nel luogo terribile della sua apparizione, casa di Dio e porta del cielo.
La Grotta di San Michele è il centro di un vero e proprio sistema santuariale in cui confluiscono i santuari di Santa Maria di Stignano, San Matteo, Pulsano, San Leonardo di Siponto e dell'Incoronata. È importante notare come il percorso leghi fra loro un complesso unitario di santuari, i quali nel loro insieme esprimono uno sviluppo spirituale progressivo e conseguenziale. È, quindi, una strada devota da percorrere nella sua interezza perché rappresenta, nella successione delle tappe e nella completezza dei suoi richiami spirituali, il percorso di conversione che il cristiano è chiamato a compiere.
I pellegrini provengono in maggioranza dalle province di Foggia, Bari, Lecce, Taranto, Brindisi, Campobasso, Isernia, Chieti, L'Aquila, Avellino, Benevento, Napoli, Salerno, Potenza, Matera e dal Lazio meridionale.

Il Santuario della Madonna Incoronata di Foggia: Storia e Devozione
Andare con la mente e con il cuore al Santuario dell'Incoronata significa fare un salto indietro nel tempo di circa mille anni. Le origini della devozione mariana risalgono all'inizio dell'XI secolo, precisamente all'anno 1001, quando, secondo la tradizione, si svolsero i fatti che diedero impulso alla devozione all’Incoronata.
L'Apparizione del 1001 e le Origini del Culto
A quel tempo un nobilotto locale, il conte d'Ariano, stava rientrando da una giornata di caccia. Colto dal buio, fu costretto a rifugiarsi presso una casupola nel bosco limitrofo al fiume Cervaro, distante circa una decina di chilometri dall'odierna area urbana di Foggia. Le tenebre furono squarciate da una luce intensissima che attraversò la selva circostante il casolare. Seguendo quel chiarore, il nobile giunse ai piedi di un albero della boscaglia. Alla sommità dell'albero si trovava una bella e misteriosa Signora, circondata da una luce sfolgorante.
Osservandola con stupore, il conte notò che ella indicava una statua di legno, la Madonna Nera, collocata tra i rami di una vicina quercia, accompagnando tale gesto con le parole: "Non temere, io sono la Madre di Dio, voglio che mi sia eretta qui una cappella per essere venerata dai fedeli. Renderò celebre questo luogo con le grazie che concederò a quanti mi invocheranno davanti questa immagine con cuore sincero e filiale."
Mentre stava accadendo tutto questo, si trovava a passare da quelle parti un contadino che, in quell'ora antelucana, si recava al lavoro. Il povero contadino fu pronto a riconoscere nella misteriosa Signora apparsa sulla cima dell'albero la Vergine Maria e prontamente versò l'olio di oliva che portava con sé nel proprio paiolo, facendone una lampada votiva. La povertà del contadino rende questo gesto un grande sacrificio, ma la sua generosità fu subito ripagata: l'olio prese ad ardere e, pur levando una bella fiamma in onore della Madonna, non si consumò. Questo è il primo dei segni miracolosi legati all'olio benedetto.
La luce che illumina la notte di quell'ultimo sabato di aprile del 1001 è un segno che ricorda la luminosa scia che mille anni prima aveva guidato i Re Magi alla grotta di Betlemme a rendere omaggio a Gesù. Anche questa volta il segno luminoso porta a Gesù, nel senso che, appena si manifesta, la Madonna dice: "Io sono la Madre di Dio", specificando la propria identità in relazione a Colui che l'ha resa "beata".

Sviluppo del Santuario e Custodia
Dapprima la cappella edificata dal conte d'Ariano fu affidata a un eremita, il quale ben presto non fu però più in grado di provvedere da solo all'accoglienza dei numerosi pellegrini. A questi si aggiunsero quanti, senza essere a conoscenza dei fatti, si trovavano a passare per quella zona in quanto diretti presso il già rinomato Santuario di San Michele di Monte Sant'Angelo. Contadini e pastori, curiosi e fedeli, sempre più numerosi spinsero all'ampliamento della cappellina. La nuova chiesa fu affidata alle cure dei monaci Basiliani.
Nel 1139 il re normanno Ruggero II donò il santuario a Guglielmo da Vercelli, che vi rimase fino alla morte, succedendo ai basiliani nella custodia. Agli inizi del XIX secolo, in pieno regime napoleonico, i beni del santuario vennero confiscati nel 1808. Furono gli anni più difficili per il santuario, minacciato dall'abbandono e dall'incuria.
Occorre attendere la metà del Novecento affinché il santuario ritorni sotto la piena giurisdizione dell'autorità ecclesiastica. Fu il vescovo di Foggia, mons. Fortunato Maria Farina, che, nel 1950, affidò la custodia del complesso sacro ai Figli della Divina Provvidenza fondati da Don Orione. In breve crebbero la devozione dei fedeli e lo spirito di preghiera e di raccoglimento.
Il Santuario Attuale: Architettura e Funzioni
Il Santuario della Madonna Incoronata sorge in un piccolo borgo a pochi chilometri da Foggia. Oggi è il settimo santuario mariano d'Europa ed è Basilica minore dal 1978 grazie a Papa Paolo VI. È il più importante santuario mariano di tutto il Gargano. Con l'aumentare dei pellegrini, si rese necessario lo studio di un significativo ampliamento della chiesa.
La particolarità del santuario è che esso, pur caratterizzato da forme architettoniche alquanto imponenti e moderne, si inserisce in un contesto naturale che richiama quello dell'apparizione di oltre mille anni fa, poiché ancora troviamo l'antico bosco di querce.
L'area sacra è costituita da un ampio recinto che accoglie edifici secondari, attorno a un centro ideale che è il santuario stesso. Il tempio, capace di accogliere un nutrito numero di fedeli, presenta una pianta a croce greca e si presenta come un unico, ampio vano. Il santuario è posto al centro degli altri edifici - quello dedicato ai Padri Orionini, quello per l'accoglienza dei pellegrini, il museo e il teatro. Tale collocazione mira a esprimere il ruolo della Chiesa - di cui Maria è Madre e Regina - quale presenza accogliente e punto di riferimento per quanti a lei ricorrono.
A questa funzione di orientamento e richiamo concorre l'altissimo campanile, sul quale svetta la croce che indica il trionfo di Cristo, annunciando una nuova speranza all'umanità. Nelle intenzioni dell'architetto Luigi Vagnetti di Roma, la croce vuole indicare che mille anni fa la Madonna è venuta a chiamare a raccolta i suoi figli e tale chiamata ancora oggi continua. Per rendere concretamente l'idea di quanto il santuario sia aperto all'accoglienza dei fedeli, la casa del pellegrino "Incoronata" conta una sessantina di posti letto, oltre a una sala teatro da 300 posti e una sala da pranzo per 200 persone.
L'interno del Santuario è realizzato in stile moderno. Al centro, nella parte superiore, cattura lo sguardo un'immensa corona bronzea sospesa sopra le sedute con 10 metri di diametro e dal peso di 40 quintali, con su scritta la preghiera del "Salve Regina". Procedendo, troneggia sospesa sull'altare maggiore la statua della Madonna Nera, con in braccio il bambino Gesù, vestita con un abito di seta dai colori bianco e oro. La statua è una delle poche cose rimaste dell'antico Santuario. Quando non ci sono le celebrazioni è possibile salire dietro l'altare, avvicinarsi per guardarla da vicino, e rivolgere una preghiera.

Tradizioni e Devozioni
Diverse sono le tradizioni che ancora oggi sopravvivono per caratterizzare con vivacità il culto dell'Incoronata. Anzitutto quella della vestizione della statua della Madonna che, ogni anno, ricorre il mercoledì precedente l'ultimo sabato di aprile - ovvero il giorno in cui, secondo la tradizione, la Madonna apparve al nobile e al contadino. Ogni anno, il 24 aprile, durante la processione in suo onore la Madonna Nera viene vestita a festa.
Degna di nota è poi la "Cavalcata degli Angeli", una folcloristica processione di cavalli bardati a festa e di centinaia di bambini vestiti da santi e fraticelli che, in corteo, il venerdì successivo alla "vestizione", compiono tre giri attorno al santuario, per far rivivere, davanti alle migliaia di pellegrini che per l'occasione accorrono, l'atmosfera di gioia e di tripudio creata dalle centinaia di angeli che dovettero accompagnare la discesa di Maria in terra in quella notte di aprile del 1001.
L'Olio Benedetto dell'Incoronata
Tra le devozioni fiorite attorno al santuario dell'Incoronata, spicca l'olio benedetto della Madonna Incoronata. Da sempre, infatti, vi è l'usanza, tra i pellegrini, di ungersi con l'olio benedetto custodito nella "cappella dell'unzione", nella quale si può passare prima di rendere omaggio alla statua dell'Incoronata. Tale olio è un sacramentale, cioè un segno sacro grazie al quale, in virtù dell'intercessione della Vergine Santissima, possono ottenersi grandi grazie e guarigioni, sia fisiche che spirituali.
Il povero pastore riempì una "caldarella" con una "mesata" di olio e ne realizzò una lampada votiva che, ancora oggi, per devozione popolare, continua ad ardere all'interno del Santuario. Moltissimi sono stati i visitatori che attraverso i secoli si sono recati ai piedi dell'Incoronata per implorare grazie o per ringraziarla per la sua intercessione. Tra di essi sono da ricordare San Francesco d'Assisi, San Tommaso d'Aquino, San Francesco da Paola, Sant'Antonio da Padova, San Vincenzo Ferreri, San Bernardino da Siena, Sant'Alfonso e San Gerardo.
Oggi questo segno miracoloso dell'olio che non si consuma non accade più, poiché è necessario rifornire l'olio che i pellegrini prendono per sé e i propri cari. Eppure, ancora oggi, continua ad accadere forse il miracolo più importante, in quanto numerosissime sono le testimonianze delle guarigioni interiori e delle conversioni operate da quanti, con devozione, hanno voluto ungersi con il prezioso liquido custodito presso il santuario. La condizione essenziale è ovviamente la devozione di quanti si accostano a tale olio benedetto, sicuri che esso sia un segno di quella promessa di guarigione che Gesù stesso fa a quanti si affidano a Lui con tutto il cuore.
In caso di malattie, di difficoltà materiali e spirituali, di paure legate al passato o di timori per il futuro, ci si può dunque segnare con tale unguento, provvedendo però di avere un cuore pronto a ricevere le eventuali grazie impetrate, purificando il proprio animo tramite il Sacramento della Riconciliazione e nutrendolo con la Parola di Dio e l'Eucarestia. Si può compiere questo gesto di devozione recitando preghiere libere e spontanee, oppure la seguente orazione:
«O Dio, Padre Misericordioso, che diffondi i tuoi doni per opera dello Spirito Santo, nel ricordo dell'unzione battesimale riceviamo ora, con sincera devozione, l'unzione con l'olio benedetto della lampada che il pastore Strazzacappa mise ad ardere sull'albero per la Vergine Incoronata. Pertanto fa' che nell'anima nostra non manchino mai l'olio della Fede, l'unzione della ferma Speranza e la fiamma della santa Carità! Ti preghiamo per intercessione di Maria madre di Gesù, il Cristo Tuo Figlio e nostro Signore, il quale vive e regna con Te per tutti i secoli dei secoli.»

Il Sistema dei Santuari della Transumanza
Il santuario dell'Incoronata è esso stesso al centro di una specifica zona di influenza religiosa che abbraccia vaste zone della Basilicata, dal Subappennino occidentale e dalla Daunia centro-meridionale fino alle Murge. Nei secoli passati era soprattutto il santuario dei pastori abruzzesi e molisani che transumavano con le loro greggi nelle pianure del Tavoliere. Fino agli inizi del sec. XIX Foggia fu sede della Regia Dogana delle pecore, centro amministrativo della zona, comprendente quasi l'intera Capitanata, assegnata ai pascoli invernali delle greggi provenienti dall'Abruzzo.
Centro religioso di tutta questa popolazione nomade era il santuario dell'Incoronata, presso Foggia. Quando partivano, verso la metà di maggio, i devoti pastori portavano con sé, struggente, l'immagine della Madonna Nera seduta sull'albero nella solitaria chiesetta eretta nel bosco di antiche querce. Pian piano il culto dell'Incoronata valicò i confini del Tavoliere e s'insediò in Abruzzo e dovunque i pastori ponessero la loro residenza.
Si venne a costituire un vero e proprio sistema di santuari dedicati alla Madonna Incoronata, tutti legati indissolubilmente ai percorsi della transumanza. I più lontani includono: in Abruzzo l'Incoronata di Chieti; l'Incoronata di Pescasseroli al termine del tratturo che lega questa città a Foggia e l'Incoronata di Vasto nel pressi del Tratturo Regio; nella terra di Bari, l'Incoronata di Minervino Murge al termine di un percorso costituito dal tratturo dell'Ofanto. In Capitanata sono diversi i santuari e le chiese dedicati all'Incoronata nati da specifiche esigenze devozionali dei pastori abruzzesi fra cui i più importanti sono quelli di Ascoli Satriano e di Apricena, i quali assolvevano anche il compito di ospitare i pellegrini diretti al Santuario di San Michele sul Gargano. Ognuno di questi Santuari è tuttora, in qualche modo, affiliato a quello di Foggia; si ripetono usi religiosi e devozioni proprie del santuario foggiano e si organizzano pellegrinaggi verso l'Incoronata di Foggia.

La Chiesa Rupestre della Madonna Incoronata nella Valle Sant'Oronzo
La chiesa rupestre della Madonna Incoronata, un tempo dedicata a S. Leonardo, si raggiunge attraverso un sentiero rurale proveniente dalla strada panoramica a ridosso di un'antica porta nella cinta muraria. Lo spiazzale della chiesa, situata nella Valle Sant'Oronzo (detta anche dei Penitenti), offre una suggestiva vista sul golfo di Manfredonia. Dal punto di vista architettonico è interessante il rapporto instaurato con il territorio.
All'interno, l'edificio in muratura presenta un ambiente voltato, in parte scavato nella roccia, dove vi sono tre cappelle laterali, in cui sono situate le statue di S. Leonardo, della Madonna delle Grazie e di S. Giacomo Maggiore. Nel presbiterio sopraelevato e recintato, a destra dell'altare maggiore, vi è la statua della Madonna Incoronata. Questa chiesa, custodita dall'Ordine dei Francescani, storicamente si lega al fenomeno di pellegrinaggio, in quanto la sua posizione extra moenia suggerisce che fosse utilizzata per l'accoglienza dei pellegrini diretti al Santuario di S. Michele Arcangelo.

Il Parco Naturale Regionale "Bosco Incoronata"
Il bosco, vicino al fiume Cervaro, dopo essere stato utilizzato come riserva di caccia dei sovrani e pascolo in affitto a vari signori nel corso dei secoli, e dopo aver trascorso tempi di abbandono, ha ottenuto nel 2006, dalla Regione Puglia, il riconoscimento di Parco Naturale Regionale "Bosco Incoronata". Questo ha creato i presupposti per la tutela della sua biodiversità e per la promozione di un turismo che unisce spiritualità e ambiente. Per un'escursione nella natura, l'accesso è libero, ma si consiglia di organizzare la visita con una guida locale certificata.

Informazioni Pratiche per la Visita al Santuario dell'Incoronata di Foggia
Il Santuario della Madonna Incoronata di Foggia si trova in Via Don Orione 1 - Borgo Incoronata. La cura è affidata ai religiosi di Don Orione.
Come Arrivare
- In auto: dall'autostrada A14 esci al casello di Foggia, poi prosegui nella SS16 in direzione Bari e segui le indicazioni per il Santuario dell'Incoronata prima e per il Parco regionale poi.
- In treno: scendi alla stazione di Foggia e prosegui con il bus di linea in direzione del Santuario dell'Incoronata.
- In bici: partendo da Foggia, percorri la SC 105, e poi la SC Saggese-Borgo Cervaro. Ricorda di seguire sempre le indicazioni per il Santuario.
Orari di Apertura
- Dalle 7.30 alle 12.30
- Dalle 15.00 alle 20.00
Da ricordare è anche l'evento del 24 maggio 1987, giorno della visita di Papa Giovanni Paolo II. Egli sostò in preghiera e depose tra le braccia della Madonna dell'antica statua quella di Gesù bambino, da tempo assente perché perduta.
Nel Santuario, prima di venerare l'antica statua della Madonna Nera, impetrare grazie e conforto, i pellegrini appena giunti si ungono con fede e devozione la fronte, con il segno della croce, con l'olio benedetto nell'apposita cappella dell'unzione.