Il vento soffia dove vuole. Confessioni di un monaco

Il nuovo pontificato di papa Francesco ha riacceso nell’animo dei fedeli la passione per una Chiesa profetica e povera. Questo evento ha anche restituito al mondo agnostico e non credente le ragioni per un dialogo profondo su spiritualità e fede, non aliene dai problemi del governo delle società.

Copertina del libro

L'Autore e il Dialogo

Il libro "Il vento soffia dove vuole. Confessioni di un monaco", scritto da Alessandro Barban e Gianni Di Santo e pubblicato da Rubbettino nel 2014, propone un percorso di riflessione profonda. Ripartire dall’uomo per conoscere Dio: sembra questo il viaggio che consiglia di fare il giovane priore di Camaldoli, Alessandro Barban, sulla base degli stimoli e delle domande del giornalista Gianni Di Santo.

Un Viaggio dall'Eremo all'Uomo Moderno

Dal riparo di una cella di un eremo appoggiato sul versante orientale dell’Appennino tosco-emiliano e ai confini di un tempo “ostinato e contrario”, Barban ritrova in questo “a tu per tu” con l’uomo moderno le radici dell’evangelio della buona notizia. Una narrazione che affascina e incuriosisce, che appassiona e rende aperti a nuove scommesse sul tempo “nuovo” che stiamo vivendo. Il testo spinge a lasciare l’inverno della fede per ritrovare la primavera dello Spirito, suggerendo piccoli passi verso una felicità dell’anima da molti invocata e da pochi conquistata.

Foto dell'Eremo di Camaldoli, Appennino tosco-emiliano

Il Ruolo del Silenzio e della Preghiera

Il libro si presenta come una guida fondamentale sulle rotte del silenzio, della preghiera e della passione per il bene comune, senza tralasciare le domande primordiali sulla vita, la morte e l’Altrove.

Tematiche Centrali del Libro

Apertura, Inclusione e il Monastero di Camaldoli

Il tratto che colpisce sin dalle prime pagine del libro può essere riassunto in una coppia di concetti: apertura e inclusione. Si tratta di apertura mentale e di cuore verso ciò che accade, ciò che si dice, ciò che si scopre nel mondo, ma anche di un’apertura quasi fisica del monastero, luogo di silenzio e preghiera, ma non impermeabile alle persone e alle cose. L'inclusione riguarda persone, concetti, prospettive, pratiche e soprattutto domande. Niente di particolarmente inatteso, se non fosse che queste due aspirazioni si traducono in una serie di affermazioni che, pur scontando un tono un po’ volontaristico, sono, queste sì, abbastanza inattese.

Tra le affermazioni chiave del priore Barban, citate nel libro, spiccano:

  • «Solo un autentico cristianesimo e un neoilluminismo laico potranno delineare e inverare l’avvenire dell’Europa di domani»
  • «Le religioni avranno una sola chance: quella di essere voci critiche e di elaborazione per un discorso profondo di spiritualità per il bene dell’umanità» (dove già l’uso del plurale “religioni” è da sottolineare)
  • Bisogna «mettere al centro della società e della storia… quelli che sono emarginati per il colore della pelle, per la loro religione, perché sono analfabeti, perché sono donne, o omosessuali. I lontani per definizione. Gli “altri” da noi»
  • «Ci sarà una competizione, speriamo pacifica, tra le fedi rispetto ai problemi che sorgeranno, e alla capacità delle loro risposte di essere sapienti e profetiche»

Il Dialogo Interreligioso e Laico

«Prima di domandarsi in quale Dio credo», osserva ancora il priore, «potremmo porre la questione: in quale uomo-donna credo?, e che uomo-donna sono?». In questa prospettiva per così dire antropologica diventa cruciale il richiamo costante alla figura di Gesù uomo, individuo singolare capace di rispondere alle domande plurali degli individui di oggi. Camaldoli è uno dei luoghi emblematici di questa «pluralità», perché attira persone mosse da bisogni molto diversi e, forse paradossalmente, si apre alle domande più diverse, rispondendovi non con una «presenza integralista», ma con empatia e comunicatività. Così, all’apertura e all’inclusione si aggiunge inevitabilmente il dialogo: «Le posizioni di forza o integraliste non sono più convincenti, anzi sono insostenibili in una società plurale. Si devono cercare le risposte più vere alla luce della fede e della Sacra Scrittura: è un cammino che si sta facendo. E in questi ambiti nuovi dobbiamo saper dialogare con i non credenti e con le altre religioni.»

Il Giornalista Gianni Di Santo: Curatore e Coautore

Gianni Di Santo, giornalista, ha curato il dialogo con Alessandro Barban e ha contribuito alla stesura del libro. Ha pubblicato anche altre opere significative, tra cui:

  • A tavola con Dio (prefazione di Erri De Luca, Ave, 2007)
  • Sentieri per lo spirito. Trekking per tutti lungo le vie della fede (Edizioni Paoline, 2009)
  • Carlo Carretto, il profeta di Spello (Edizioni San Paolo, 2010)

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