Introduzione al Sermone sul Monte
Se ti venisse chiesto di compendiare gli insegnamenti di Cristo a qualcuno che Lo conosce molto poco, una gran parte di ciò che potresti dire è contenuto in quello che è conosciuto come Sermone sul Monte, che si trova in Matteo 5-7. Ci rendiamo conto dell’importanza di questo sermone quando notiamo che Gesù tenne quasi lo stesso sermone ai Nefiti quando fece loro visita dopo la Sua risurrezione (vedere 3 Nefi 12-14).
Gli insegnamenti del Sermone sul Monte ci aiutano a capire cosa significa essere cristiani e ci convincono che osservare questi insegnamenti è indispensabile per ricevere la salvezza nel regno di Dio (vedere Matteo 7:21, 24-27; 3 Nefi 15:1). L’anziano Bruce R. McConkie, che era apostolo, scrisse: "Questo sermone è un sommario di quello che gli uomini devono fare per ottenere la salvezza; e i concetti eterni contenuti in esso sono espressi in modo che gli uditori (e i lettori) traggano da essi il massimo beneficio consentito dalla loro capacità spirituale individuale".
Il Sermone sul Monte è il più lungo sermone di Gesù registrato nella Bibbia. Il suo nome deriva da Matteo 5:1-2 che introduce il testo dicendo: “1 Gesù, vedendo le folle, salì sul monte e si mise a sedere. 2 Allora egli, aperta la bocca, li ammaestrava, dicendo”. È sbagliato pensare che Gesù salì sul monte per separarsi dalle moltitudini; egli impartì questo insegnamento ai Suoi discepoli, a cui il termine probabilmente si riferisce in maniera generica, includendo parecchi di coloro che erano tra le grandi folle che lo seguivano, menzionate in Matteo 4:25. Luca afferma che questo stesso insegnamento, in un’altra occasione, fu rivolto alla folla dei suoi discepoli e con un gran numero di popolo da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, che erano venuti per udirlo e per essere guariti dalle loro malattie (Luca 6:17).
La postura seduta era quella abituale di chi insegnava in quella cultura. Il fatto che Gesù aprì la bocca indica che usò la sua voce con forza per ammaestrare questa folla, parlando con libertà affinché la moltitudine potesse ascoltare. Il termine greco indica un’affermazione solenne, imponente e maestosa. Ciò che udirono fu un messaggio che è stato da tempo riconosciuto come la somma degli insegnamenti etici di Gesù.
Le Beatitudini: Fondamenti della Vera Felicità
Matteo 5 inizia con una serie di insegnamenti conosciuti come Beatitudini. La parola beatitudine proviene da un termine che significa «essere felici, fortunati o benedetti». La parola beati compare nove volte nei versetti 1-12. Ogni volta che Gesù usa questa parola spiega un modo in cui raggiungere questa vera felicità che Egli offre a tutti coloro che vengono a Lui. Le Beatitudini espongono sia la natura che le aspirazioni dei cittadini del Suo regno, i quali hanno e stanno imparando questi tratti caratteriali. Questi tratti sono i segni e gli obiettivi di tutti i cristiani, che non possiamo specializzarci in uno ad esclusione degli altri. Gesù promette benedizioni a coloro che sono poveri in spirito, che fanno cordoglio, che sono mansueti, che hanno fame e sete di giustizia, che sono misericordiosi, che sono puri di cuore, che si adoperano per la pace e che sono perseguitati a causa della giustizia e di Gesù.
Nella rimanente parte di Matteo 5, Gesù spiega come le Sue leggi e comandamenti richiedano una più elevata norma di rettitudine di quanto faccia la legge di Mosè. I Suoi seguaci devono avere una rettitudine più grande di quella degli scribi e dei Farisei, i quali erano noti per l'obbedienza agli aspetti visibili della legge, ma non si preoccupavano di osservare lo spirito della legge.
Nel Sermone sul Monte, Gesù ha anche introdotto il concetto del "sale della terra". Il sale veniva usato non soltanto per dare sapore al cibo ma anche per impedire che andasse a male. Perciò veniva usato come simbolo delle alleanze, poiché fare e osservare le alleanze fatte con Dio ci impedisce di «andare a male» spiritualmente. In Dottrina e Alleanze 101:39-40, il Signore dice che coloro che ricevono il Vangelo e l’alleanza eterna sono il sale della terra. Il sale perde il suo sapore e la sua purezza quando viene mescolato con altri elementi, proprio come i credenti possono perdere la loro efficacia se si conformano al mondo.

L'Insegnamento sui Tesori in Cielo
DOPO aver dato consigli sulla necessità di evitare l’ipocrisia nell’adorazione, Gesù considerò il laccio del materialismo. Cominciò dicendo: “Smettete d’accumularvi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri sfondano e rubano”. - Matteo 6:19.
Il Pericolo dell'Accumulo Terreno
Gesù conosceva bene la tendenza umana a confidare nell’accumulo di cose materiali. Esortò gli ascoltatori a ‘smettere’ di accumularle, perché i tesori terreni non hanno un valore duraturo. Sia che si tratti di abiti costosi, denaro o altri oggetti materiali, tali cose preziose sono soggette al deterioramento. Per esempio, le ‘tignole’ possono rovinare tessuti costosi; metalli preziosi possono essere invasi dalla “ruggine” (confronta Giacomo 5:1-3). Ancor prima che si deteriorino c’è il pericolo che siano rubati. In Palestina, ai tempi di Gesù, la gente in genere teneva le cose preziose (beni o denaro) in un nascondiglio o un forziere dentro casa, oppure sepolte sotto il pavimento o da qualche altra parte. I ricchi avevano anche delle vesti sontuose, che erano una forma di ricchezza. I metalli preziosi si corrodevano o venivano rubati, le tarme potevano rovinare i vestiti e il grano immagazzinato nei granai poteva essere mangiato dai topi. C’è anche un altro deplorevole male visto sotto il sole: ricchezze conservate per il loro proprietario a suo danno.
L’apostolo Paolo ammoniva: "Quelli che hanno determinato d’arricchire cadono in tentazione e in un laccio e in molti desideri insensati e dannosi, che immergono gli uomini nella distruzione e nella rovina. Poiché l’amore del denaro è la radice di ogni sorta di cose dannose, e correndo dietro a questo amore alcuni sono stati sviati dalla fede e si sono del tutto feriti con molte pene". - 1 Timoteo 6:9-10. Anche Giacomo esorta: "E ora a voi ricchi: piangete e urlate per le sciagure che stanno per cadervi addosso. Le vostre ricchezze sono marcite e i vostri vestiti sono rosi dalle tarme. Il vostro oro e il vostro argento sono arrugginiti, e la loro ruggine sarà una testimonianza contro di voi e divorerà le vostre carni come un fuoco; avete accumulato tesori negli ultimi giorni. Ecco, il salario da voi defraudato agli operai che hanno mietuto i vostri campi grida; e le grida di coloro che hanno mietuto sono giunte agli orecchi del Signore degli eserciti. Sulla terra siete vissuti nelle delizie e nelle baldorie." (Giacomo 5:1-5).
La Vera Ricchezza: Tesori in Cielo
Gesù dichiarò: “Piuttosto accumulatevi tesori in cielo, dove né la tignola né la ruggine consumano, e dove i ladri non sfondano né rubano”. (Matteo 6:20) Si possono accumulare tesori incorruttibili facendocisi una reputazione di opere eccellenti “in cielo” (cioè presso Dio). A questo proposito l’apostolo Paolo raccomandò ai cristiani ricchi “di fare il bene, d’esser ricchi di opere eccellenti, d’esser disposti a dare, pronti a condividere, tesoreggiando sicuramente per se stessi un eccellente fondamento per il futuro, onde afferrino fermamente la vera vita”. - 1 Timoteo 6:18-19.
Il Signore ci suggerisce che accumuliamo ricchezze per sicurezza, ma ciò di cui abbiamo bisogno è un luogo sicuro dove preservare il tesoro. Per Gesù, il tesoro in sé va bene, ma la cosa più importante è il luogo in cui lo conserviamo. Secondo Gesù, abbiamo solo due possibilità: il cielo o la terra. Nel sermone sul monte (Matteo 6), Gesù ha già indicato che sulla terra il nome di Dio non è santificato (v. 9) e la sua volontà non è fatta (v.10). Le nostre ricchezze non sono al sicuro sulla terra, perché minacciate dalle forze distruttive della natura e dall’egoismo umano. Conservare i nostri tesori sulla terra significa che, alla fine, rimarremo a mani vuote.
Gesù ci offre il cielo, il regno dei cieli, come il luogo migliore, poiché è caratterizzato dallo shalom (pace), e coloro che vi collocano i propri tesori sperimenteranno lo shalom. Non possiamo depositare oro, argento, denaro, immobili, ecc., nella banca celeste. Perché la ricchezza sia conservata in cielo, deve essere convertita in valuta celeste. In realtà, il nostro capitale è la nostra stessa vita, e i tesori sono il risultato di come la utilizziamo.

Il Significato dell'Occhio Semplice o Malvagio
Per aiutare i suoi uditori a evitare il laccio del materialismo, Gesù fece un esempio ulteriore: “La lampada del corpo è l’occhio. Se, dunque, il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà illuminato”. - Matteo 6:22. È appropriato chiamare l’occhio “la lampada del corpo”, dato che la luce raggiunge il centro visivo del cervello attraverso gli occhi. Invece di muoversi continuamente in giro per scorgere ogni oggetto che rientra nel campo visivo, l’‘occhio semplice’ mette a fuoco solo una cosa. In senso figurato, ciò su cui ‘si posa l’occhio’ come oggetto di intensa concentrazione e meditazione influisce su tutta la personalità. Se l’obiettivo principale della propria vita è quello di fare la volontà di Dio, ‘tutto il corpo sarà illuminato’. In ogni aspetto della vita si rispecchierà la luce che glorifica Dio e reca beneficio al prossimo.
“Ma se il tuo occhio è malvagio”, continuò Gesù, “tutto il tuo corpo sarà tenebre”. (Matteo 6:23a) L’‘occhio malvagio’ fissa con bramosia le cose cattive (nota Matteo 5:28; II Pietro 2:14). Se uno fa delle ricchezze di questo mondo la principale occupazione, ‘tutto il suo corpo sarà tenebre’. Tale meta materialistica porterà a una condotta errata che manifesterà tenebre spirituali in ogni campo della vita. Mostrando che era una cosa seria, Gesù proseguì dicendo: “Se in realtà la luce che è in te è tenebre, come sono grandi tali tenebre!” (Matteo 6:23b) La condizione di un uomo peggiora se fa cattivo uso delle sue facoltà per ottenere luce (l’occhio simbolico). Chi brama la ricchezza macchia tutta la propria vita (Proverbi 28:20). “Come sono grandi”, esclamò Gesù, le “tenebre” di quelli che per amore di tesori materiali mettono da parte le cose spirituali.
Diversi commentatori biblici danno interpretazioni differenti del significato di questi versetti. Una prima interpretazione lega l'occhio alla funzione di "lampada interna" del corpo, trasmettendo l'idea che la luce è emanata da un occhio sano o puro, indicando una purezza morale interiore. Se invece uno è "cattivo", privo di purezza morale, è pieno di tenebre. Gesù pone l’attenzione sulla persona interiore: è piena di luce o di tenebre? Una seconda interpretazione si basa su una diversa comprensione di "occhio sano" (puro) e "cattivo" o "maligno". Nelle Scritture, un “occhio malvagio” o “maligno” o “cattivo” indica una persona avara, avida, invidiosa. Il confronto tra un occhio buono e un occhio cattivo può essere visto come un confronto tra una persona altruista e una avida. In questo contesto, l’occhio è inteso come l’intenzione dell’uomo. Quando l’intenzione è retta, chiara, incamminata verso Dio, tutte le nostre azioni sono lucenti, splendenti; ma quando l’intenzione non è retta, com’è grande l’oscurità!
L'Impossibilità di Servire Due Padroni
Gesù aggiunse quindi un secondo esempio: “Nessuno può essere schiavo di due signori; poiché o odierà l’uno e amerà l’altro, o si atterrà all’uno e disprezzerà l’altro”. - Matteo 6:24a. Coloro che udirono il sermone del monte conoscevano la schiavitù, regolamentata dalla legge mosaica (Esodo 21:2; Levitico 25:39-46). Il proprietario di uno schiavo poteva attendersi che questi desse tutto se stesso. Tale situazione poteva esistere ed esisteva che uno schiavo fosse soggetto a due signori, ma era praticamente impossibile mostrare a entrambi la stessa devozione, specie perché i loro desideri e interessi potevano variare moltissimo. Nel modo di esprimersi semitico, “amare A e odiare B” significava “preferire A a B”, non necessariamente un odio letterale.
Gesù spiegò lo scopo di questo esempio, dicendo: “Non potete essere schiavi di Dio e della Ricchezza”. (Matteo 6:24b) Il termine greco tradotto con mammona è mamōnas, che significa tesori o ricchezze. In Bibbie diverse è tradotto con mammona, denaro o ricchezze. Queste parole non condannano il possesso della ricchezza, ma sottolineano piuttosto il fatto che non si può essere “schiavi” della ricchezza e nello stesso tempo rendere a Dio l’esclusiva devozione che egli richiede. Gesù afferma che i credenti non possono servire Dio e mammona, personificando mammona come un dio e sfidando i credenti a scegliere tra Dio e Mammona. Ciò non significa necessariamente che dobbiamo rinunciare a tutte le cose materiali o a tutte le proprietà personali, perché Dio ci ha procurato le cose di cui abbiamo bisogno. Il messaggio espresso da Gesù è quello di non prestare tutta la nostra attenzione all’accumulo di denaro, cose materiali e ricchezze, perché Dio deve essere il nostro punto focale e niente dovrebbe competere con la nostra fedeltà nei suoi confronti.
Implicazioni Pratiche e Priorità Spirituali
Cosa Non Disapprova Gesù
È importante capire quali sono le cose che Gesù disapprova quando ci dice di non farci tesori sulla terra, e cosa invece non disapprova. Non è contrario all’avere ricchezze. Nelle Scritture non ci sono proibizioni contro la proprietà privata; anzi, raccomandano di accantonare risparmi per i “tempi duri”. Poiché sappiamo che Gesù non dice di non avere proprietà, cosa vuole dirci esattamente qui? Ciò che Gesù proibisce ai suoi seguaci è l’accumulo egoista di cose (“non fatevi tesori sulla terra”, tesori per voi stessi); una vita lussuosa e sontuosa; la durezza di cuore che non sente l’enorme bisogno dei poveri del mondo; la stupida fantasia che la vita di una persona consista nell’abbondanza delle cose che ha; e il materialismo che lega il nostro cuore alla terra. In altre parole, “farsi tesori sulla terra” non significa essere previdenti (fare provviste per il domani), ma essere avidi (come gli avari che accumulano compulsivamente e i materialisti che vogliono sempre di più). Gesù non parla contro i beni materiali, ma contro l’amare quei beni e fare del loro accumulo il punto focale o la fonte della propria gioia.
Certamente è proprio di un buon cristiano lo studio ed il lavoro onesto per aprirsi passo nel mondo, per portare avanti la famiglia, assicurare il futuro dei suoi e la tranquillità della vecchiaia; magari, per lavorare pure per il desiderio di aiutare gli altri… Sì, tutto questo è proprio di un buon cristiano. Ma se quello che tu cerchi è possedere sempre di più, mettendo il cuore in queste ricchezze, dimenticando le buone azioni, dimenticando che in questo mondo siamo di passaggio, che la nostra vita è un’ombra che passa, non è vero, allora, che abbiamo gli occhi offuscati?
Come Accumulare Tesori in Cielo
Dobbiamo farci tesori celesti. Prima di tutto, Gesù ci dice di farlo, e quello che dice il Figlio di Dio, va fatto. Secondo poi, i tesori in cielo sono chiaramente tesori che durano. Viviamo in un mondo passeggero che ha mode passeggere. Terzo, il giusto tipo di ricerca del tesoro ci spinge nella direzione di una modestia materiale e della fedeltà al Signore. Più cose possediamo, più le nostre cose sembrano possederci. Iniziamo ad organizzare le nostre vite attorno ad esse e spendiamo soldi per custodirle. Bonhoeffer spiega che la tesaurizzazione è idolatria. Gesù ci indica di concentrarci sul far tesoro delle cose eterne e imperiture, invece di quelle che non hanno valore per i loro proprietari una volta che la loro vita terrena è terminata.
Di conseguenza, un tesoro versato in cielo ha più a che fare con il modo in cui usiamo e amministriamo i nostri beni terreni, e con le nostre motivazioni e pratiche, piuttosto che con il tesoro materiale in sé. Questo significa, innanzitutto, che la ricchezza deve essere usata secondo la regola d’oro: “Tutte le cose, dunque, che voi volete che gli uomini vi facciano, anche voi fatele a loro” (Matteo 7:12). In terzo luogo, accumulare il nostro tesoro in cielo significa dover reimpostare le nostre priorità: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in più” (Matteo 6:33). La nostra vita e tutto ciò che possediamo dovrebbero essere investiti nella promozione del regno di Dio. Di conseguenza, restituiamo la decima delle nostre ricchezze e facciamo offerte sostanziose per l’edificazione del regno di Dio sulla terra.
L’implicazione è che ci facciamo tesori in cielo conducendo una vita che fa piacere a Dio, che è in linea con le Scritture e ubbidisce ad esse, glorificando il Padre. In breve, appartenendo al regno di Dio e vivendo secondo le sue priorità. Siamo solo ospiti temporanei sulla terra. Riconosciamo che le case in cui viviamo servono solo come ostelli sulla strada della vita eterna. Non cerchiamo pace o sicurezza dalle mura materiali che ci circondano o dal tetto sulla nostra testa. Piuttosto, vogliamo circondarci dalle mura della grazia divina e considerare il cielo come nostro tetto. Che possiamo avere fame e sete del cammino eterno di Dio.
Esame di Coscienza e Valori del Regno
L’affermazione di Gesù, “Perché lì dov’è il vostro tesoro, lì sarà anche il vostro cuore”, ci fa fare un esame di coscienza. A quali cose diamo un vero valore? Quali sono i nostri obiettivi e perché vogliamo raggiungerli? Ci sono molte le cose che va benissimo cercare, ma se le cerchiamo per il motivo sbagliato, non sono in linea con gli insegnamenti di Gesù. Se ci attraggono lontano dai valori del regno di Dio, allora sono i tesori sbagliati. Il valore che qualcosa ha nel nostro cuore ci porterà in direzione di quella cosa. Saremo attratti in quella direzione, consciamente e subconsciamente. Per questo è importante che il nostro tesoro sia in cielo e che allineiamo diligentemente il nostro cuore e la nostra mente con i valori divini. Se dunque siete risuscitati con Cristo, cercate le cose di lassù, dove Cristo è seduto alla destra di Dio.