Il XVI secolo fu teatro di una delle più profonde trasformazioni della storia europea: la Riforma Protestante. Questo movimento, nato dalla critica radicale alla Chiesa di Roma, non solo ridefinì la spiritualità di milioni di persone ma innescò anche profonde ripercussioni politiche, sociali ed economiche, culminando in guerre di religione e nella scissione dell'unità cristiana. Al centro di questa rivoluzione, si ergono figure come Martin Lutero in Germania e Enrico VIII in Inghilterra, i cui percorsi, sebbene diversi, portarono entrambi alla rottura con l'autorità papale.
Martin Lutero e l'inizio della Riforma in Germania
Alla fine del 1517, Martin Lutero, un monaco agostiniano tedesco del convento di Erfurt, in Turingia, rese note novantacinque tesi contro la pratica ecclesiale delle indulgenze. Questo evento è convenzionalmente considerato l'irruzione della Riforma protestante nella storia europea, sebbene l'affissione delle tesi al portone della chiesa di Wittenberg non sia storicamente accertata e forse Lutero le divulgò in altro modo. Gli avvenimenti del XVI secolo, designati come “Riforma protestante”, fanno dunque parte di una vicenda ecclesiastica e culturale di lunga durata.

La crisi della Chiesa Cattolica e la pratica delle indulgenze
Negli ultimi secoli del Medioevo, la nozione e il termine di riforma della Chiesa e della società cristiana comparvero con crescente frequenza, in particolare negli scritti dell’abate Gioacchino da Fiore e poi dei francescani. Nella seconda metà del Quattrocento si erano moltiplicate le richieste di trasformazione religiosa, soprattutto nel senso di un ritorno alla purezza evangelica. La Chiesa agli inizi del XVI secolo attraversava una fase di crisi morale e spirituale, in cui gli interessi economici e politici prevalevano su quelli religiosi.
Molti papi e vescovi del XVI secolo si occupavano più di questioni politiche e militari che di vita spirituale, venendo considerati veri prìncipi secolari più che pastori. Nonostante i tentativi di riforma, permanevano la corruzione e le pratiche della simonia, del concubinato e del nepotismo. I papi s’impegnarono a trasformare Roma nella capitale della cristianità, ma per fare ciò avevano bisogno di molto denaro per finanziare le opere di architetti e artisti, in particolare per la costruzione della nuova Basilica di San Pietro.
Una parte del denaro necessario doveva provenire dalla vendita delle indulgenze, una pratica vigente fin dal secolo undicesimo. Il sistema delle indulgenze consisteva nella remissione da parte della Chiesa delle pene che attendevano il peccatore nell’aldilà, per le anime condannate al Purgatorio. Le indulgenze si contavano in giorni e mesi e valevano tanto per i vivi quanto per i morti: si poteva comprare un’indulgenza per sé o per togliere qualche anno di Purgatorio a un parente defunto. Inizialmente l’indulgenza veniva data in occasioni speciali, come il Giubileo, oppure a chi avesse combattuto gli infedeli durante le crociate. Tuttavia, il fatto che le indulgenze fossero concesse in cambio di denaro suscitava scandalo, e nel 1517 era in corso un grande commercio di indulgenze, con sacerdoti che usavano spregiudicati slogan propagandistici per aumentare le vendite.

Il caso di Alberto di Hohenzollern
Un episodio emblematico di questa corruzione fu il caso di Alberto di Hohenzollern. Dal 1513, giovane figlio cadetto dell’elettore di Brandeburgo, Alberto volle diventare anche arcivescovo di Magonza, essendo già arcivescovo di Magdeburgo e vescovo di Halberstadt, e come tale principe elettore dell’Impero. Roma accettò il cumulo dei benefici ecclesiastici (di per sé proibito) in cambio di una tassa di diecimila ducati. Il Papa propose di cedergli, per finanziarsi, la metà dei proventi dell’indulgenza per la costruzione della basilica di San Pietro. Per pagare, Alberto ottenne un prestito dalla banca Fugger e si impegnò a far predicare l’indulgenza per otto anni, con il permesso di trattenere per sé la metà degli introiti. I fiduciari dei Fugger accompagnavano i predicatori per incassare sul posto la loro parte e il frate domenicano Johann Tetzel, brillante predicatore, fu incaricato da Alberto di predicare nelle sue diocesi. Questo ennesimo episodio di corruzione e mercimonio suscitò un forte malcontento.
Le dottrine fondamentali di Martin Lutero
Le critiche di Lutero si indirizzavano soprattutto contro la vendita delle indulgenze, che vedeva come la vendita per denaro della salvezza dell’anima nell’Aldilà. Con le sue 95 tesi, Lutero intendeva protestare contro questo malcostume e guadagnò il sostegno di alcuni settori della popolazione tedesca. Sebbene Lutero, verosimilmente, non mirasse inizialmente a una rottura dell’unità della Chiesa, le dispute universitarie sulla questione delle indulgenze misero in evidenza un contrasto radicale. L’intero edificio giuridico e dottrinale del potere ecclesiastico fu sottoposto a critica, mettendo in discussione persino l’autorità del Papato. Dopo il 1517, Lutero elaborò una più specifica dottrina teologica, diversa in parte da quella cattolica.
La riforma luterana: i principi dottrinali e le principali opere di Lutero
I pilastri della teologia luterana:
- Salvezza per sola fede (Sola Fide): In contrapposizione alla dottrina cattolica che riconosce la salvezza eterna attraverso la Grazia di Dio e le buone opere, Lutero sostenne che l’uomo è in grado di salvarsi solo grazie alla sua fede e non alle sue azioni. Solo l’amore di Dio per gli uomini può garantire loro la salvezza. Tutti gli uomini sono peccatori e nulla li può salvare se non la misericordia divina: le opere buone non salvano “l’uomo interiore” ma solo quello “esteriore”.
- Predestinazione e servo arbitrio: Lutero sosteneva la tesi della «predestinazione» dei destini umani, secondo un disegno imperscrutabile di Dio. Egli escludeva la libertà dell’uomo, sostenendo la teoria del “servo arbitrio”, in contrapposizione con il “libero arbitrio” teorizzato da Erasmo da Rotterdam. Dio salva l’essere umano non in base a eventuali suoi meriti ma perché lo ama, gratuitamente. L’impegno quotidiano nel proprio lavoro viene vissuto come un impegno religioso, e il successo in esso poteva essere visto come un segno di predestinazione.
- Sacerdozio universale e libero esame delle Sacre Scritture: Lutero svalutò il ruolo dei sacerdoti come intermediari tra i fedeli e Dio, ritenendo che non fosse necessario un intermediario e che bastassero solo dei pastori capaci di fungere da guida religiosa delle comunità. Per Lutero, ogni fedele è libero di interpretare le Sacre Scritture (principio del “libero esame”) e tutti i cristiani, se possiedono la fede, sono in un certo senso sacerdoti. Ne derivava il rifiuto del ruolo della Chiesa come mediatrice tra Dio e gli uomini. Nella Chiesa riformata (luterana) non esiste alcuna sostanziale differenza qualitativa tra i “pastori” e gli altri membri della Chiesa; essi hanno solo il compito di guidare e di educare i fedeli meno colti e meno preparati.
- Riduzione dei Sacramenti: Lutero ridusse da sette a due i sacramenti, gli unici che egli riteneva fondati sulle Sacre Scritture: il battesimo e l’eucarestia. Negava però che l’ostia consacrata si trasformasse in corpo di Cristo (dottrina della transustanziazione).
Il contesto culturale: Erasmo da Rotterdam
La rapida diffusione della Riforma in Germania e in tutta Europa si svolse nel quadro di un vasto movimento culturale che ricollocava i testi originali delle Sacre Scritture e gli studi biblici al centro della vita religiosa. Nel 1516, un anno prima dell’affissione delle Tesi di Lutero sulle indulgenze, l’umanista Erasmo da Rotterdam aveva pubblicato la prima edizione critica del Nuovo Testamento greco e la sua nuova traduzione latina. Il lavoro filologico e le opere di critica morale di Erasmo ebbero un’influenza decisiva nella formazione dei giovani intellettuali (chierici e laici) che a partire dal 1520 si schierarono dalla parte di Lutero o che diedero avvio alla riforma nelle principali città libere dell’area svizzera e renana (Zwingli, Butzer (o Bucero), Ecolampadio, Calvino).
La reazione della Chiesa e il radicamento della Riforma in Germania
La scomunica di Lutero e la protezione dei principi
Entro la fine del 1517 le 95 tesi furono stampate e iniziarono a circolare, tradotte in tedesco, per tutta la Germania. Nel corso dei tre anni successivi, Papa Leone X inviò senza successo in Germania alcuni suoi rappresentanti, con lo scopo di trovare un’intesa con Lutero e fargli rinnegare alcune delle sue affermazioni più controverse. La discussione si spostò dal dibattito sulle indulgenze all’autorità del Papa stesso. La gerarchia romana reagì aprendo a carico di Lutero un processo con l’accusa di eresia hussita.
Nel giugno del 1520, il Papa emanò la bolla Exsurge Domine che intimava a Lutero di ritrattare le sue posizioni o di presentarsi a Roma, pena la scomunica. Intanto, la controversia teologica si era trasformata in evento pubblico e tra l’estate e l’autunno dello stesso anno Lutero diede alle stampe una serie di scritti dirompenti: Alla nobiltà cristiana della nazione tedesca sull’emendamento della società cristiana, La cattività babilonese della chiesa e, infine, La libertà del cristiano. Nel primo scritto il teologo di Wittenberg affidava ai laici e alle autorità civili il compito di riforma che la gerarchia ecclesiastica non pareva disposta ad accogliere. Il 10 dicembre 1520 Lutero diede alle fiamme, sulla piazza di Wittenberg, i libri del diritto canonico e la bolla papale, ormai convinto che l’Anticristo si fosse insediato al vertice della Chiesa. Leone X procedette perciò alla scomunica e il conflitto divenne insanabile.
Di fronte all’imperatore Carlo V, Lutero rifiutò di ritrattare. Posto al bando dell’impero, egli era pronto ad affrontare il martirio, ma fu tratto in salvo da quelle stesse autorità civili alle quali pochi mesi prima aveva indirizzato l’appello della riforma. Sulla via del ritorno da Worms, gli uomini del duca di Sassonia Federico il Savio inscenarono un rapimento e diedero asilo al teologo ribelle nella rocca di Wartburg, in Turingia. Qui Lutero tradusse la Bibbia in tedesco, contribuendo in maniera decisiva alla formazione della lingua letteraria e della coscienza nazionale tedesca. Quando, dopo diversi mesi, lasciò il rifugio e ritornò a Wittenberg, la riforma era già in atto: i monaci e le monache lasciavano i conventi, i preti si sposavano, le forme del culto erano innovate.

Il contesto politico-militare e la legittimazione del luteranesimo
La Riforma protestante riuscì ad affermarsi e a diffondersi in alcune aree d’Europa perché, diversamente dai movimenti eretici medievali, ebbe l’appoggio politico, economico e militare di molti prìncipi che ne fecero la religione di Stato. Di fatto, la Riforma sottraeva chi l’accettava all’autorità del papa e della Chiesa di Roma. L’Editto imperiale di Worms (25 maggio 1521) enumerava e condannava le dottrine erronee di Lutero, proscriveva i suoi seguaci e protettori e disponeva di bruciare i suoi libri. Tuttavia nel decennio 1520-30 Carlo V fu occupato in molteplici conflitti: da un lato fu impegnato in Italia nella guerra contro Francesco I di Francia per il possesso di Milano; dall’altro dovette fronteggiare l’offensiva dei Turchi ottomani, che nel 1521 avevano conquistato la Serbia nei Balcani. Inoltre, fu impegnato in Spagna a domare la rivolta delle comunità cittadine detta dei “comuneros”.
La Germania faceva parte del Sacro Romano Impero, che deteneva il potere anche su altri territori, ma era frazionata in numerosi Stati governati da monarchie soggette all’Imperatore. Lutero si guadagnò la protezione del suo sovrano, l’Elettore di Sassonia, che lo ospitò nel suo castello. In questo contesto, la Riforma protestante fu avversata, ma anche usata da molti prìncipi tedeschi e perfino, a tratti, non combattuta a dovere dai papi. Così si radicò e fu legittimata dai poteri europei, e divenne un punto di non ritorno delle coscienze e del gioco politico.
Nel 1529, alla Dieta di Spira, Carlo V accettò che gli Stati dove si era affermata la Riforma la conservassero, ma vietò le conversioni di altri territori e ribadì l’editto di scomunica di Lutero. Questo provocò la “protesta” dei principi luterani, da cui il termine protestante. L’anno successivo i principi formarono un’alleanza, la Lega di Smalcalda, allo scopo di difendersi da eventuali interventi dell’imperatore. Dopo varie vicissitudini, nel 1555 i principi e l’impero sottoscrissero la Pace di Augusta, che sancì il principio del Cuius Regio, Eius Religio: in sostanza, in ogni Stato si professava una sola religione. Alla fine del lungo ciclo di guerre, le due corone asburgiche furono separate: l’Impero non era riuscito a centralizzare la Germania, dove l’assolutismo cominciò a radicarsi nei principati territoriali.
Le rivolte sociali in Germania: Cavalieri e Contadini
La Riforma innescò in Germania una serie di lotte e rivendicazioni che videro protagonisti la piccola nobiltà dei cavalieri e i contadini. Scoppiò perciò una ribellione di cavalieri sostenitori di Lutero.
La rivolta dei Cavalieri (Ritter)
I cavalieri tedeschi (Ritter) erano economicamente e socialmente decaduti in seguito all’introduzione dell’artiglieria negli eserciti moderni. Essi avevano in larga parte perso il loro secolare prestigio e la loro principale fonte di reddito, poiché la cavalleria aveva perso importanza nelle guerre. I cavalieri aderirono alla Riforma di Lutero pensando che essa potesse essere l’occasione per ripristinare l’antico ordine feudale e per impossessarsi dei beni della Chiesa, per compensare i benefici che erano stati loro sottratti dai prìncipi.
La Guerra dei Contadini (1524-1526)
Dopo la rivolta dei cavalieri, ebbe inizio la guerra dei contadini, che interpretavano in maniera radicale la Riforma, pensando che mettesse in discussione l’ordine costituito. Questa fu il più vasto movimento di rivolta popolare nella storia delle campagne europee fino agli anni della Rivoluzione francese, con diverse centinaia di migliaia di partecipanti e circa centomila vittime della repressione armata. La guerra dei contadini cominciò con la sollevazione dei contadini di Stühling nella Selva Nera, nel giugno 1524. Essa inizialmente non aveva alcun rapporto con la religione, mentre era diretta contro le insopportabili prestazioni di servizi e tasse dovute al conte.
Alla rivolta si unirono i contadini dei distretti vicini, che nell’agosto 1524 si diressero nella città austriaca di Waldshut, dove il predicatore Balthasar Hubmaier aveva diffuso idee religiose radicali. All’inizio del 1525 tutta l’Alta Slesia era in fiamme e nella primavera del 1525 i contadini esposero le loro esigenze e aspirazioni nei cosiddetti “12 articoli”. Essi contenevano richieste di carattere religioso e altre di ordine economico-sociale:
- la libera scelta del parroco e la limitazione delle decime, che dovevano essere amministrate dalla comunità per il mantenimento del parroco e per l’assistenza ai poveri;
- l’abolizione della schiavitù della gleba;
- la riduzione delle prestazioni e degli affitti;
- l’abolizione di tutte le tasse che superassero la consuetudine;
- la libertà di caccia e di pesca;
- il possesso in comune dei boschi;
- la protezione contro l’arresto arbitrario.
La guerra dei contadini non era un movimento organizzato ma era piuttosto costituito da una serie di movimenti indipendenti. Inizialmente i contadini misero in difficoltà le truppe dei prìncipi, allora impegnati a fianco di Carlo V nella guerra contro la Francia. Fu tuttavia ben presto evidente che le bande dei contadini non potevano far fronte ai corpi di cavalleria dei prìncipi. Prima di tutte fu soffocata la rivolta in Svezia, poi in Franconia, nel giugno 1525. Specialmente in Turingia la rivolta assunse tratti radicali, sotto la guida di Thomas Müntzer, pastore protestante. Nella libera città di Mühlhausen egli aveva istituito un “regno di Dio” basato sulla comunità dei beni, che metteva in discussione l’ordinamento sociale esistente. Attaccato dall’esercito di Sassonia-Assia, egli si trincerò insieme con i suoi seguaci presso il villaggio di Frankenhausen. Dopo una breve battaglia (15 maggio) i contadini furono messi in fuga e massacrati senza pietà e Thomas Müntzer fu decapitato.
Quando apparvero i “12 articoli” dei contadini, Lutero pubblicò, alla fine di aprile del 1525, un “Invito alla Pace” (Ermahnung zum Frieden), nel quale raccomandava un accordo fra i contadini e i signori. Ben presto, tuttavia, la radicalizzazione della guerra lo indusse a scrivere, nei primi giorni di maggio, l’opuscolo “Contro le bande dei contadini assassini e saccheggiatori“, nel quale esortava con violenza le autorità a reprimere i ribelli senza alcuna pietà.

La Riforma Anglicana di Enrico VIII
In Inghilterra, nel 1534 ebbe luogo lo scisma anglicano, un percorso diverso dalla Riforma luterana, ma che ugualmente portò alla rottura con l'autorità papale. Il re Enrico VIII (1509-1547) chiese l’annullamento del matrimonio con la prima moglie Caterina d’Aragona per sposare Anna Bolena, ma il pontefice Clemente VII non concesse l’annullamento. Di fronte a questo rifiuto, Enrico VIII decise di non riconoscere più l’autorità di Roma e, attraverso l'Atto di Supremazia, si proclamò Capo Supremo della Chiesa d'Inghilterra, accettando di fatto alcuni principi della Riforma pur mantenendo inizialmente molte pratiche cattoliche.

Le conseguenze della Riforma e la sua diffusione in Europa
La predicazione di Lutero ebbe successo in alcune regioni della Germania e, grazie ad altri teologi e predicatori, si diffuse - con alcune varianti - in diversi Paesi europei, ben oltre i confini tedeschi. In Svizzera si affermarono le dottrine di Ulrich Zwingli a Zurigo e, soprattutto, quella di Giovanni Calvino a Ginevra, che proponeva una interpretazione molto rigida del principio di predestinazione. Il calvinismo si diffuse anche in Scozia, in alcune regioni della Francia e in altri territori.
L’Europa, in sostanza, perse l’unità religiosa. La Riforma si affermò nei Paesi del Nord, in parti della Germania e della Francia, in Svizzera, in Gran Bretagna. Circa un terzo della popolazione europea apparteneva alle confessioni riformate e non riconosceva più l’autorità della Chiesa di Roma. La Riforma, pertanto, fu la più grave scissione del mondo cristiano dopo lo Scisma d’Oriente del 1054, dal quale era nato il cristianesimo ortodosso.
Dalla Riforma derivarono guerre di religione tra Paesi protestanti e cattolici, che continuarono per oltre un secolo e terminarono solo con la fine della Guerra dei trent’anni nel 1648. Il papato rispose con la “Controriforma” (o riforma cattolica), cercando di eliminare il malcostume che affliggeva la Chiesa e modificando la liturgia, ma l'unità religiosa del continente era ormai irrimediabilmente compromessa.
