La Madonna, come la Chiesa ha sempre creduto e professato, fu vergine prima della nascita di Gesù, rimase vergine nel momento in cui lo partorì e conservò la sua verginità per tutto il resto della sua vita. Questa verità di fede, nota come Verginità Perpetua di Maria, è un dogma fondamentale della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa, definito in diverse occasioni conciliari.
La Definizione del Dogma
Il dogma della Verginità Perpetua di Maria afferma che Maria, la Madre di Gesù, è rimasta vergine:
- prima del concepimento (ante partum)
- durante il parto (in partu)
- dopo il parto (post partum)

La Verginità di Maria prima del Parto (Virginitas ante partum)
Il Concepimento per Opera dello Spirito Santo
Maria non concepì per intervento umano, ma per opera dello Spirito Santo. Gesù non fu generato da un padre umano, benché Giuseppe fosse il suo padre legale. L'evangelista Luca afferma, riferendosi alla concezione verginale di Gesù in Maria: «Il figlio, come si credeva, di Giuseppe» (Lc 3, 23). Il dogma afferma che Maria concepì Gesù senza l’apporto di un uomo, bensì «sine virili semine».
La Testimonianza Evangelica
L’evangelista Luca, nell'episodio dell’Annunciazione, chiama Maria “vergine” (Lc 1, 26-27), riferendo sia della sua intenzione di perseverare nella verginità, sia del disegno divino che concilia tale proposito con la sua prodigiosa maternità. Le parole di Maria all’Angelo: «Come è possibile questo poiché non conosco uomo» (Lc 1,34) «mettono in evidenza sia l’attuale verginità di Maria sia il suo proposito di rimanere vergine». La coerenza del testo lucano (cfr Lc 1,26-38; 2,19. 51) resiste ad ogni interpretazione riduttiva.
L’evangelista Matteo, riferendo l’annuncio dell’angelo a Giuseppe, afferma al pari di Luca il concepimento operato dallo Spirito Santo (Mt 1,20) con esclusione di relazioni coniugali. Matteo presenta l’origine verginale di Gesù come compimento della profezia di Isaia: «Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi» (Mt 1,23; cfr Is 7,14).
Il Proposito di Maria e il Ruolo di San Giuseppe
Nella storia di Israele, la verginità era molto stimata prima del matrimonio come segno di preparazione ad esso, ma la massima aspirazione per le donne era la maternità, considerata un contributo al piano salvifico di Dio. La sterilità era vista come una vergogna. Maria, pertanto, non aveva davanti a sé nessun modello di verginità permanente. Per tale motivo, si ritiene che a guidare Maria verso l’ideale della verginità sia stata un’ispirazione eccezionale dello stesso Spirito Santo. San Giovanni Paolo II ribadisce la convinzione che la Madonna, per ispirazione dello Spirito Santo, abbia fatto un proposito di verginità.
La generazione verginale di Gesù fu comunicata a Giuseppe in un secondo momento. Egli fu chiamato ad accettare liberamente il suo ruolo di sposo della Vergine e la missione paterna nei riguardi del bambino. Vari mariologi e teologi spiegano il matrimonio tra Maria e Giuseppe come una soluzione per proteggere il proposito di verginità di entrambi, rispettando la prescrizione ebraica di sposare un uomo della stessa tribù. Questo matrimonio, fondato sulla comune volontà di rimanere vergini, era un vero matrimonio, ordinato al mutuo aiuto e al perfezionamento dei coniugi, che può essere realizzato anche con il proposito di astensione dai rapporti coniugali.
Le Obiezioni e le Risposte della Tradizione
Avversari della concezione verginale furono nell'antichità i giudei, i pagani (Celso, Giuliano l'Apostata), Cerinto e gli ebioniti; nell'epoca moderna, i razionalisti, che cercarono di far derivare la fede nella verginità dalla mitologia pagana. Tuttavia, la fede della Chiesa nella concezione verginale di Maria è espressa in tutti i simboli della fede e attestata in pieno accordo dai Padri della Chiesa, come Ignazio di Antiochia, Giustino, Ireneo e Origene, che difesero il significato messianico di Isaia 7,14, ove la Madre dell'Emmanuele concepisce e partorisce come vergine.
La Verginità di Maria nel Parto (Virginitas in partu)
Un Parto Straordinario e Indolore
Come fu miracoloso il concepimento, così fu anche il parto di Maria Santissima: ella, per intervento soprannaturale, partorì il Figlio di Dio, rimanendo vergine e con la sua integrità fisica intatta. Il modo in cui partorì ebbe quindi un carattere straordinario. Per rappresentare il parto verginale di Maria è spesso citato l’esempio dell’immagine del raggio di luce che passa attraverso il vetro senza lederlo in alcun modo, richiamando Gesù come la luce del mondo (cf Gv 9,5).
Maria si accorse che anche il suo parto fu verginale, senza alcun spargimento di sangue e senza alcun dolore. Se vi fosse stato spargimento di sangue, sarebbe rimasta contaminata, secondo la legge mosaica. La domanda che sorge spontanea è: come poteva succedere che Colui che veniva nel mondo per purificare e santificare, come suo primo atto rendesse impura e contaminata, sia pure solo sotto il profilo rituale, la sua santissima Madre?

La Testimonianza dei Padri della Chiesa e della Liturgia
Dai testi evangelici risulta che Maria, nel partorire Gesù, si comportò in modo del tutto attivo, con l'assenza anche del dolore fisico: «Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia» (Lc 2, 7). Maria al momento del parto sembra nel pieno vigore di sé stessa, contrariamente allo spossamento che provano tutte le donne dopo un simile evento.
Molti Padri della Chiesa, considerando divino il concepimento, affermano che il parto, oltre ad essere verginale, fu anche senza dolori. Essi sostengono che, non avendo sperimentato il piacere sensuale nella concezione di Gesù, la Madonna non avrebbe subito nemmeno le pene del travaglio nel partorirlo. Tra i Padri che hanno insegnato esplicitamente il “parto indolore” della Vergine ricordiamo Sant’Efrem il Siro, San Zeno di Verona, San Massimo di Torino, Sant’Agostino, San Proclo di Costantinopoli, e San Giovanni Damasceno.
La fede generale della Chiesa è evidente anche nella liturgia, come nel Prefazio delle feste della Madonna (virginitatis gloria permanente) e nei responsori che parlano della sua integrità (cuius viscera intacta permanent) e del parto senza dolore (peperit sine dolore).
Contestazioni e Difese della Verginità nel Parto
La verginità di Maria nel parto fu negata nell'antichità da Tertulliano e da Gioviniano, avversario dell'ideale cristiano della verginità, e nel tempo moderno dal razionalismo. La dottrina di Gioviniano (Virgo concepit, sed non virgo generavit) fu respinta in un sinodo di Milano (390) presieduto da Sant’Ambrogio, che fece appello al simbolo apostolico: “natus ex Maria virgine”. Papa Leone I nell'Epistola dogmatica “Ad Flavianum”, il Concilio Lateranense del 649 e Papa Paolo IV ribadirono questa verità.
È considerato paradossale che, mentre il progresso scientifico instaura il “parto indolore” per tutte le donne, certi teologi e predicatori abbiano cominciato a contestare la verginità e il parto indolore di Maria, celebrando sofferenze "crocifiggenti" alla nascita del Salvatore. Questa tendenza è spesso vista come un'inclinazione a dubitare di ciò che la Chiesa, illuminata dalla Grazia dello Spirito Santo, ha sempre creduto e fissato in dogma.
La Verginità di Maria dopo il Parto (Virginitas post partum)
Maria, Madre dell'Unico Figlio Gesù
Il dogma insegna che Maria, oltre Gesù, non ebbe altri figli, rimanendo così vergine per tutta la sua vita. Il termine “primogenito”, dato a Gesù nel Vangelo di Luca: «Ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito» (Lc 2,7), non indica che Maria abbia generato altri figli dopo Gesù. Nel giudaismo, infatti, anche il figlio unico era designato con il nome di primogenito, un titolo che portava con sé particolari diritti e doveri (cfr. Ebr 1, 6, dove l'unico Figlio di Dio viene detto primogenito).
L'Interpretazione dei "Fratelli di Gesù"
Quando la Sacra Scrittura parla di "fratelli e sorelle di Gesù" (cf. per esempio, Mt 12, 46; 13,55; Mc 6,3; Lc 8,20; Gv 2,12; At 1,14), si riferisce ai cugini o a congiunti a vario grado di parentela. Il termine «fratello e sorella», nel linguaggio usato dagli ebrei contemporanei di Gesù, aveva infatti un significato molto ampio. La Chiesa ha sempre ritenuto che tali passi non indichino altri figli della Vergine Maria, ma parenti prossimi di Gesù, come Giacomo e Giuseppe, figli di una Maria discepola di Cristo (Mt 27,56), designata come "l'altra Maria" (Mt 28,1).
Le Prove della Sacra Scrittura
Diversi passaggi biblici supportano la verginità perpetua. Il fatto che il Salvatore morente affidi sua madre alla protezione di Giovanni (Gv 19, 26: «Donna, ecco tuo figlio») presuppone che Maria non avesse altri figli oltre Gesù. Inoltre, le espressioni di Matteo 1, 18 («prima che venissero a stare insieme») e Matteo 1, 25 («egli non la conobbe finché non ebbe partorito un figlio») non significano che Giuseppe abbia avuto rapporti coniugali con Maria in seguito, ma solo che nessun rapporto coniugale intervenne tra lui e Maria prima del parto. Una traduzione più precisa di Mt 1, 25 sarebbe: «senza che egli la conoscesse, ella partorì un figlio».
Le Condanne Ecclesiastiche e la Difesa Patristica
Questo aspetto della verginità di Maria fu negato in antico da Tertulliano, Gioviniano, Elvidio e dagli Antidicomarianiti, e al presente viene contestato dalla maggior parte dei protestanti. Papa Siricio (392) respinse la dottrina di Bonoso. Il Concilio di Costantinopoli (553) attribuì a Maria il titolo di "sempre vergine" (D. 214, 218, 227 [DS 422, 427, 437]).
Tra i Padri che emergono come difensori della verginità di Maria dopo il parto vi sono Origene, Sant'Ambrogio, San Girolamo (che scrisse De perpetua virginitate B. Mariae adv. Helvidium), Sant'Agostino ed Epifanio. San Basilio osservava: «Gli amici di Cristo non tollerano di udire che la madre di Dio cessò di essere vergine». Essi espressero in modo univoco i tre momenti della verginità di Maria con formule come: «Virgo concepit, virgo peperit, virgo permansit» (Agostino, Sermo 51, 11, 18).
Significato Teologico e Attualità del Dogma
L'Iniziativa Divina nell'Incarnazione
La verginità di Maria manifesta l'iniziativa assoluta di Dio nell'Incarnazione. Gesù, come Padre, non ha che Dio (Lc 2,48-49). La natura umana che egli ha assunto non l'ha mai separato dal Padre. Egli è, per natura, Figlio del Padre secondo la divinità, e per natura Figlio della Madre secondo l'umanità, ma propriamente Figlio di Dio nelle sue due nature. La perpetua verginità di Maria è, pertanto, una verità di fede definita, una verità che si comprende con la luce della fede che illumina la mente umana e la Grazia che viene da Dio stesso.
Il Modello di Castità e Consacrazione
Maria Sempre Vergine è il modello del vero discepolo di Cristo che, accogliendolo in sé con la fede come Parola viva e santificante, rimane fedele a Lui per tutta la vita, liberandosi dai legami della temporalità per vivere con Lui e come Lui la figliolanza del Padre nella grazia dello Spirito. Anche Cristo si consacrò totalmente al Padre nella verginità. Coloro che a imitazione di Gesù, Maria e Giuseppe, vogliono essere vergini, si consegnano totalmente a Dio, nel corpo e nell’anima.

Il matrimonio verginale di Maria e Giuseppe, che costituisce la Sacra Famiglia, è un modello per tutti i matrimoni e le famiglie. Non nel senso che si debba praticare la continenza totale, ma certamente nel senso che si debba praticare la castità coniugale, cioè l’osservanza della legge di Dio. In tutti e tre i membri della Sacra Famiglia - Gesù, Maria e Giuseppe - risplende la castità verginale.
La Bellezza della Purezza e il Matrimonio Verginale
È necessario esaltare la verginità in un mondo in cui sembra così bistrattata. San Tommaso d'Aquino afferma: «La bellezza della beata Vergine spingeva alla castità quanti la guardavano». E San Girolamo sostiene che San Giuseppe si mantenne vergine grazie alla compagnia di Maria. La bellezza della Madonna non solo suscita il fascino e il desiderio della purezza del corpo e dell’anima, ma la favorisce.
La sessualità, che nel matrimonio si esprime in maniera molto alta anche nel rapporto sessuale, tuttavia non si esaurisce in esso, né lo richiede se i due coniugi di comune accordo vi rinunciano. Il matrimonio è ordinato anche al mutuo aiuto e al perfezionamento dei coniugi, che può essere realizzato di comune accordo anche con il proposito di verginità o di astensione dai rapporti coniugali.
Critiche Contemporanee e la Persistenza della Fede
La sensibilità contemporanea nota con disappunto l’insistenza - a tratti ‘ossessiva’ - sulla verginità fisica di Maria, riducendo il senso di quel ‘non conosco uomo’ all’assenza di coniugio, alla presenza dell’imene, alla gravidanza e al parto. L’accentuazione fisiologica è spesso vista come una narrazione prevalentemente maschile pre e anti-personalista, fatta propria anche dalle donne in un contesto che considerava l’assenza di verginità condizione ostativa per il matrimonio. Secondo Gregorio di Nissa: «quello che nell’Immacolata Maria si realizzò fisicamente quando la pienezza della divinità risplendette in Cristo, attraverso la Vergine si realizza in ogni anima che rimane vergine secondo ragione».
Alcuni teologi e teologhe, sotto l’influsso di una società così erotizzata, non sono capaci di concepire, né di credere che a Dio tutto è possibile e che Maria e Giuseppe sono vissuti insieme in perfetta castità, anche fisica. Affermare che i Vangeli non sono interessati alla vita sessuale di Maria e di Giuseppe e quindi non ci dicono nulla a riguardo è blasfemo perché insinua nel lettore il dubbio che forse essi non abbiano vissuto verginalmente. San Giovanni Paolo II, nell’enciclica Dominum et vivificantem, scrisse che «il diavolo è il genio del sospetto», e chi insinua il dubbio sulla verginità di Maria e Giuseppe lo imita.
Assimilare la Madonna alle odierne femministe è blasfemo. La Madonna non ha pensato all’autodeterminazione personale o all’emancipazione affermata dal femminismo, ma solo ed esclusivamente ad accogliere perfettamente, pienamente, con amore e abbandono totale la volontà di Dio nella sua vita perché Egli fosse glorificato.