"Turista è chi passa senza carico né direzione. Camminatore chi ha preso lo zaino e marcia. Pellegrino chi, oltre a cercare, sa inginocchiarsi quando è necessario". Questa profonda riflessione introduce un fenomeno di fondamentale importanza nel Medioevo: il pellegrinaggio, una pratica comune e profondamente radicata nella vita spirituale e sociale dell'epoca. Fin dal Medioevo, i pellegrinaggi hanno rappresentato una parte cruciale della vita quotidiana nell’Europa Occidentale, un'antica usanza cristiana che consisteva nell’intraprendere un viaggio verso un luogo considerato sacro, con finalità culturali e religiose, legate ai concetti di devozione o penitenza.

Il Concetto di Pellegrinaggio: Tra Spiritualità e Vita Quotidiana
Il Significato del Termine "Peregrinus"
La parola "pellegrino" deriva dal latino peregrinus, che significa “straniero”. A livello storico-antropologico, il fenomeno del pellegrinaggio è comune a molte culture e diverse epoche della storia umana, come attestano esempi da Stonehenge a Delfi, le tradizioni celtiche e germaniche, l'aliyah ebraica e l'Hajj musulmano. Già nella Roma antica peregrinus indicava “colui che ha lasciato il suo paese d’origine e che si trova lontano dalla sua patria”, o persino “esiliato”. La parola esprime l’estraneità e, al tempo stesso, l’estraniamento e lo spaesamento. Il pellegrino è straniero nella terra nella quale giunge, ma l’espressione che lo qualifica è ambigua al punto da poter significare il contrario: in realtà, egli potrebbe essere straniero nella sua terra d’origine, e la sua vera patria essere appunto la sua meta. Per il cristiano, che si considera "cittadino del cielo", la vita stessa è un pellegrinaggio, poiché egli parte dall'esilio e desidera tornare in patria. Soprattutto, si viaggia per arrivare da qualche parte, per conseguire un fine: la meta è fondamentale.
Motivazioni e Scopi del Pellegrinaggio
I pellegrinaggi erano intrapresi per molteplici ragioni. Potevano servire ad adempiere un voto, o magari ad espiare un crimine commesso. Ancora più spesso, si intraprendeva un pellegrinaggio per ottenere indulgenze per sé o per i propri cari, anche defunti. Talvolta un pellegrino partiva in cerca di una cura miracolosa, altre volte semplicemente per intraprendere un percorso di fede. Nessuno di questi aspetti è esclusivamente inerente alla religione cristiana, che tuttavia, a partire almeno dal IV secolo d.C., iniziò a riconoscere nel pellegrinaggio una compiuta espressione di pietà religiosa. Due erano le principali motivazioni alla base di un pellegrinaggio: penitenziale e giudiziale. La prima era connessa con il viaggio di conversione e salvezza, e presupponeva una disposizione mistica; la seconda aveva carattere espiatorio e all’origine poteva avere l’ingiunzione di un’autorità ecclesiastica o civile. Prima di compiere il viaggio, il pellegrino doveva prepararsi con pratiche di purificazione, ritenute necessarie per arrivare a un pentimento sincero.
Origini Antiche e Diffusione Medievale
Il pellegrinaggio non è un’invenzione del Medioevo: molti santuari erano venerati anche in epoca romana e, talvolta, come nel caso del Santuario della SS Trinità sul Monte Autore, forse sin dalla preistoria. Per propiziarsi gli dei, anche gli antichi Egizi e i Babilonesi praticavano pellegrinaggi, così come l’usanza non è mai scomparsa neanche in India e Giappone. Nondimeno, durante il Medioevo sorsero innumerevoli nuove mete di pellegrinaggio in Europa: si trattava di luoghi legati alla vita di santi, a eventi miracolosi, o ad apostoli. Con la diffusione della peregrinatio, a partire dal IV secolo, nacquero la letteratura odeporica e il genere degli itineraria, resoconti descrittivi che fornivano innumerevoli dati di carattere geografico, storico, biblico-scritturistico, spirituale, culturale e persino turistico, contribuendo allo sviluppo del fenomeno.
Le Grandi Mete di Pellegrinaggio
Il pellegrinaggio, così come si sviluppa nella ricchissima stagione medievale, è un grande intreccio di percorsi, concentrati principalmente su tre mete fondamentali:
- Gerusalemme (la città santa)
- Roma (la città sacra)
- Santiago de Compostela (un impressionante fenomeno, a tutt’oggi, di pellegrinaggio a carattere europeo)
Gerusalemme: La Terra Santa
La Terra Santa prevedeva la visita dei luoghi legati alla vita di Gesù, ovvero Betlemme, Nazareth e Gerusalemme. Intorno all’anno 1000, tuttavia, questi pellegrinaggi incominciarono a incontrare molte difficoltà, perché agli Arabi, che si erano dimostrati tolleranti, si sostituirono i Turchi, guerrieri rozzi e violenti. Quando nel 1095 Papa Urbano II indisse la prima crociata per liberare Gerusalemme dagli invasori turchi, quest’ultima fu più che altro un pellegrinaggio armato, e coloro che partivano non chiamavano se stessi crociati, ma pellegrini.

Roma: Centro della Cristianità
Roma, la città dove è sepolto San Pietro e capitale della cristianità, è sempre stata un luogo di pellegrinaggio, con fedeli che confluivano da ogni parte d'Europa per venerare le reliquie di Cristo e dei primi martiri cristiani. La sua importanza crebbe in particolare dal 1300, anno in cui Papa Bonifacio VIII istituì il primo Giubileo con la Bolla Antiquorum habet fida relatio. In questa ricorrenza, il Papa concedeva l’indulgenza plenaria a tutti coloro che avessero fatto visita trenta volte, se erano romani, e quindici se erano stranieri, alle Basiliche di San Pietro e San Paolo fuori le mura, per tutta la durata dell’anno 1300. Questo Anno Santo si sarebbe ripetuto in futuro ogni cento anni. Tra i pellegrini che si recarono a Roma per ottenere l’indulgenza vi fu anche Dante Alighieri. Inizialmente, i poli di riferimento del pellegrinaggio giubilare furono le tombe e le memorie degli apostoli Pietro e Paolo; successivamente, nel 1350 Urbano VI aggiunse la basilica di San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, e Bonifacio IX per l'Anno Santo del 1390 estese l'obbligo anche a Santa Maria Maggiore, primo santuario mariano della cristianità occidentale. Furono queste le "basiliche patriarcali" nelle quali, dal Giubileo del 1500, si iniziò a ripetere in contemporanea, da parte di delegati papali, la cerimonia che il Pontefice compiva in San Pietro.
Santiago de Compostela: Il Cammino di San Giacomo
Santiago de Compostela è tuttora considerato il luogo di sepoltura dell’apostolo Giacomo di Zebedeo, cugino di Gesù, e rappresenta un'altra delle principali mete di pellegrinaggio europeo.
La Vita del Pellegrino: Simboli, Difficoltà e Benefici
Segni di Riconoscimento e "Prove" del Viaggio
Il pellegrinaggio doveva essere innanzi tutto riconoscibile: un pellegrino indossava una “divisa” speciale, spesso contraddistinta da larghi cappelli, bastoni, distintivi e altri simboli di riconoscimento. Questi segni esteriori servivano anche a dimostrare il proprio status di pellegrino per essere ospitati negli "spedali". Talvolta, i pellegrini giunti a destinazione ricorrevano al tatuaggio, in questo modo, anche se derubati da banditi, si poteva dimostrare il proprio status. Per non tornare a mani vuote, i pellegrini si procuravano ‘prove’ del viaggio avvenuto: piccole reliquie, acqua santa proveniente dai luoghi visitati, o persino la polvere dei pavimenti dei luoghi sacri.

Difficoltà e Infrastrutture di Supporto
Nel corso dei suoi viaggi, perlopiù a piedi, il pellegrino attraversava territori sconosciuti e spesso pericolosi, sopportando privazioni e difficoltà. I panorami visti, le difficoltà affrontate, il freddo, il caldo, il sudore, la sete, la fame, la paura, il desiderio del riposo, la stanchezza, l’attesa, lo stupore, l’ammirazione, la commozione, il pianto, la preghiera: questo era il pellegrinaggio. La forte motivazione di fede faceva sopportare al pellegrino i «patimenti di corpo e spirito». L’Italia di allora era del resto dotata di vere e proprie, come le definiremmo oggi, ‘infrastrutture turistiche’: molte strade romane erano ancora in funzione e collegate alla Via Francigena. Spesso i pellegrini tendevano a dormire all’addiaccio, ma potevano anche essere ospitati in ‘spedali’, gestiti da ordini religiosi, se in grado di dimostrare il proprio status di pellegrini.
Reliquie e Indulgenze: Benefici Spirituali e Materiali
Nonostante la presenza di servizi dedicati, intraprendere un viaggio per Santiago de Compostela, Roma, o peggio ancora Gerusalemme, richiedeva tempo e denaro, oltre a comportare diversi rischi. In cambio di ciò, il pellegrino otteneva in primo luogo la possibilità di interventi miracolosi da parte dei santi, poiché alle reliquie conservate nei luoghi di pellegrinaggio venivano attribuiti poteri miracolosi. Il commercio delle reliquie facilitò la diffusione di luoghi di pellegrinaggio in tutta Europa. Attraverso le offerte, i pellegrini potevano poi ottenere indulgenze, i cui vantaggi non erano immediati, ma destinati all’aldilà: un’indulgenza consentiva alle anime dei defunti di trascorrere meno tempo nell’espiazione dei propri peccati.
Il Ruolo delle Donne nel Pellegrinaggio
Generalmente in epoca medievale, il pellegrinaggio era considerato un’attività riservata agli uomini, con qualche variazione a seconda dei tempi e dei luoghi. Per questo motivo, le donne che intraprendevano pellegrinaggi erano spesso vittime di satira. Nonostante ciò, si registrano esempi significativi: nel 1413, Margery Kempe, una mistica inglese, intraprese un pellegrinaggio fino a Gerusalemme, passando per Venezia. Si trattenne poi a Roma fino al 1415, e due anni dopo andò a Santiago de Compostela; anni dopo, rimasta vedova, riprese a viaggiare per l’Europa visitando numerosi luoghi sacri. Come tutti i pellegrini, la Kempe acquistò indulgenze per sé stessa e per i suoi conoscenti. Intraprese tutti questi viaggi senza suo marito, ma insieme ad una compagnia di pellegrini che includeva, oltre ad una sua serva, un uomo che amministrava il suo denaro.
Itinerari e Vie di Pellegrinaggio: Focus sull'Italia
La Via Francigena e Altri Percorsi Nazionali
I pellegrinaggi europei percorrevano itinerari che nel corso del tempo sono diventati celebri. I più famosi sono il Cammino Francés per Santiago di Compostela e la Via Francigena per Roma. Quest’ultima nacque per una necessità strategica dei Longobardi che, stabilitisi in Italia nel corso del VI secolo, avevano bisogno di collegare la loro città principale, Pavia, con i ducati meridionali di Spoleto e Benevento, circondati dai bizantini. Durante il dominio dei Longobardi questa era chiamata Via di Monte Bardone, e solo con l’inizio di quello franco si iniziò a denominarla Via Francigena, la strada che collegava l’Europa Occidentale a Roma, passando per le Alpi.
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La Valle del Savio: Un Nodo Cruciale per i Pellegrini
L’orizzonte geo-topografico della valle del Savio, un territorio che si estende dal Monte Fumaiolo al mare Adriatico, è in gran parte segnato dal percorso del fiume Savio. Nell’ottica dei pellegrinaggi, manifestava tre punti focali costituiti da Cesena, Sarsina e Bagno di Romagna. Cesena è posizionata sulla via Emilia; Sarsina, quasi punto mediano della vallata, è storica sede vescovile e meta santuariale; Bagno di Romagna funzionava da snodo obbligato di transito della via Romana-Sarsinate (oggi corrispondente alla SS. umbro-casentinese e alla superstrada E45) e da naturale luogo d’attacco dei passi Carnaio, Alpe di Serra e Mandrioli, Verghereto. La valle del Savio fin dall’antichità documenta il suo ruolo di via di comunicazione militare e civile, di transiti commerciali e di penetrazione del cristianesimo; nel suo sviluppo, che corre dai valichi appenninici al territorio ravennate, è testimone diretta del fenomeno pellegrinaggi.
La viabilità medievale ricalcava, di fatto, quella antica, sull’asse Roma-Arezzo-Ravenna; l’accesso alla valle del Tevere, al Casentino e all’Aretino trovavano lungo il Savio una direttrice naturale, forse già in epoca protostorica, e comunque a partire dal IV secolo a.C. L’età medievale confermò tale impianto viario, e lo arricchì di ulteriori percorsi e piste. Una buona mappatura della valle nel 1371 si può ricavare dalla Descriptio Romandiole dell’Anglic. Analoga la situazione degli hospitalia, collocati sia in posizione strategica rispetto ai valichi e ai pellegrinaggi, sia nelle realtà abitative. A rimarcare l’importanza di questi transiti rimane ancora oggi la ‘segnaletica’ costituita da una fitta rete di pievi e antiche chiese, quasi tutte allineate sulla via Romana-Sarsinate lungo il Savio e il Dismano, tra cui: Pisignano, San Pietro in Cerreto, Ronta, San Mauro in Valle, Tipano, San Vittore, Solfrino, San Damiano, Montesorbo, Romagnano, Sarsina, Bagno di Romagna.
Il territorio della diocesi sarsinate presenta una fitta rete santuariale (di antica o recente erezione) o di luoghi connessi a culti e devozioni particolari: Madonna di Corzano, Madonna Pellegrina in Quarto, San Vicinio nella cattedrale, Madonna dell’Apparizione in Balze, Sant’Alberico, Santissimo Crocifisso di Montesasso, Monte di San Vicinio, Madonna del Ponte in Mercato Saraceno, Madonna di Montesorbo, Santa Maria delle Grazie in San Piero in Bagno, Madonna del Sangue in Bagno di Romagna, Beata Giovanna da Bagno, Beata Agnese da Sarsina o da Bagno.
Testimonianze Storiche e Letterarie
Racconti di Viaggiatori e Guide per Pellegrini
Numerosi documenti storici e letterari offrono preziosi spunti sui pellegrinaggi medievali. Tra il 1203 e il 1204, Geraldo del Galles, un ecclesiastico britannico, si recò in pellegrinaggio a Roma, attraversando le cime innevate e incontrando briganti tra Forlì e la val di Bagno, arrivando a Roma il 4 gennaio 1204. I celebri Annales Stadenses, opera in forma di dialogo tra due giovani, Tirri e Firri, scritta da Alberto tra il 1240 e il 1256, descrivono le strade per Roma e gli itinerari per la Terrasanta, indicando le distanze tra le mansiones e sono considerati la guida più completa del Duecento per i pellegrini. Alberto, giunto a Bologna, annota due vie per attraversare i monti: «Ibi habes optionem duarum viarum trans montes, vel ad balneum sanctae Mariae [Bagno di Romagna], vel ad Aquam pendentem [Acquapendente]» e per il ritorno: «A Roma redeas per Viterbium [Viterbo], et sic ultra Alpes [Alpe di Serra] ad balneum sanctae Mariae via praedicta usque Meldolam», evidenziando il rilievo di Bagno di Romagna.
Al 1253 risale l’Iter de Londinio in Terram Sanctam di Matthew Paris, una sorta di mappa per i pellegrini verso Roma e Gerusalemme. Anch'egli, giunto a Bologna, passava per Imola, Faenza, Forlì e poi si dirigeva a «Les bains nostre dame» e «Alpes bolon», cioè Bagno di Romagna e l’Alpe di Serra. Salimbene de Adam da Parma, nella sua Chronica, racconta di aver compiuto nel 1284 un pellegrinaggio ad Assisi e di essere tornato passando per La Verna e Bagno di Romagna. Nell’Hodoeporicon di Ambrogio Traversari (1434-35) si trovano numerosi riferimenti a passaggi e soste a Bagno di Romagna, sempre proseguendo per il Bidente. Nel 1458, William Wey, ecclesiastico di Eton, compì un pellegrinaggio a Roma, scegliendo per il ritorno un itinerario che toccava Assisi, Perugia, Città di Castello, Borgo Sansepolcro, Pieve Santo Stefano, San Piero in Bagno, Galeata, Forlì, Ravenna. Al dicembre 1510 risale una lettera di Tommaso Paolo Giustiniani che racconta il viaggio-pellegrinaggio Venezia-Camaldoli, con una sosta di due giorni a Bagno a causa di neve e ghiaccio, e le asperità del percorso che lo provarono. Nel 1554, anche Benvenuto Cellini, compiendo un pellegrinaggio a Camaldoli e alla Verna, giunse sino a Bagno. Nel 1835 Leopoldo II Granduca di Toscana si recò in pellegrinaggio all’eremo di Sant’Alberico.
Documentazione Agiografica e Notarile
Anche la letteratura agiografica fornisce importanti indicazioni. Nella Vita Hilari (anteriore al 755), il prete aretino Iulianus passa per Bagno e sosta nel monastero di Sant’Ellero a Galeata. Nella Vita s. Romualdi († 1027) di Pier Damiani si legge: «Aliquando namque ad locum qui Balneum dicitur, qui videlicet in Saxenati constitutus est territorio, transiit; ubi etiam non pauco tempore commorans, monasterium ad b. Archangeli Michaelis honorem construxit, a quo non longe cellam in ea habitaturus intravit». La Vita s. Vicinii fornisce informazioni preziose sulla geografia dei pellegrinaggi medievali: Roma e la basilica di San Pietro, San Michele Arcangelo nel Gargano, San Donato ad Arezzo e il santuario sarsinate. Il vescovo di Sarsina viaggiava come il classico pellegrino, munito di pera (bisaccia), con il timore di pericoli che scongiurava portando con sé una piccola reliquia. Un nobile di Reggio Emilia, oppresso, si recò alla basilica di San Pietro e visitò tutti i santuari che poté, per poi ricevere in sogno l'indicazione di chiedere aiuto al beato Vicinio. Un altro capitolo descrive l'itinerario del diacono ravennate Onesto che si reca a Roma «causa oracionis» a cavallo, sostando a Sarsina.
Persino i testamenti forniscono notizie sulle mete di pellegrinaggio: Santiago de Compostela, Sant’Antonio di Vienne (Francia), le basiliche di San Pietro e San Paolo a Roma, la Veronica, Assisi. Tutti i protagonisti facevano testamento, com’era uso, prima di partire (percorsi lunghi e difficili, pericolo di malattia, di briganti e persino di morte), segnalando il desiderio di un completo distacco dalla vita ordinaria e materiale. Un esempio notevole è il testamento di Biagio di Gianni di Sarsina, che ingiunge al figlio Baldo di «ire per votum quod fecit dictus Blaxius eius pater ad sanctuarium S. Antonii Vienensis et ad sanctuarium S. Iacobi de Galitia, et si fuerit impeditus debeat invenire unum qui eat ad dictum viagium», un chiaro esempio di pellegrinaggio per procura. La documentazione notarile, tuttavia, non esaurisce le testimonianze di fede e devozione, si pensi, ad esempio, alle processioni (che assumevano la forma di un piccolo pellegrinaggio) col Crocifisso di Montesasso, portato anche nei campi per invocare la pioggia nei periodi di siccità.