Ignazio Danti: Scienza, Fede e la Ricerca delle Reliquie di San Sisto I

Un Annuncio e un Workshop di Restauro

Il 29 maggio è giunta una significativa notizia riguardante Ignazio Danti, che non si esaurisce nell'annuncio, ma si estende a un'iniziativa concreta. Il restauro, curato dalla restauratrice Maria Letizia Molinari, si svolgerà infatti nel quadro di un "workshop sul restauro artistico" programmato dall’Associazione Gottifredo e coordinato dallo storico dell’arte Mario Ritarossi, per il progetto “Coworking Gottifredo 2”. Il workshop sarà aperto a un numero ristretto di studenti, selezionati tra quelli che risponderanno a un “avviso” che verrà pubblicato nei prossimi giorni. Questo convegno ha ricevuto un contributo importante dalla "Fondazione Terzo Pilastro - internazionale" presieduta dall’Avv. Prof.

Ignazio Danti: La Vita e la Formazione di un Genio del Rinascimento

Nato a Perugia nel 1536 e battezzato Pellegrino, Ignazio Danti proveniva da una famiglia di persone geniali. Crebbe sotto l’influenza del padre Giulio, architetto e ingegnere, e della zia Teodora, matematica e pittrice, allieva del Perugino. Fin da piccolo apprese i rudimenti della pittura e dell'architettura dai familiari, ma la vocazione per la matematica e la scienza divenne presto il suo destino. Entrato a diciannove anni nell’ordine Domenicano, il giovane cambiò il nome di battesimo da Pellegrino in Ignazio. Dopo gli studi di teologia e filosofia, si dedicò con grande zelo agli studi di matematica, geografia e astronomia, che erano le sue grandi passioni.

Ritratto di Ignazio Danti (olio su tela)

A Firenze: Cosmografia e Strumenti Astronomici

Il lavoro eccellente di Danti venne presto notato dal Gran Duca di Toscana, Cosimo I, che lo invitò a partecipare al suo grande progetto cartografico, il Guardaroba di Palazzo Vecchio. Nel 1567 circa, Cosimo I de' Medici lo chiamò nella sua corte per sviluppare e diffondere gli studi matematici ed astronomici nel suo territorio. Danti divenne così cosmografo granducale, lavorando per dodici anni e dipingendo più di trenta carte geografiche delle regioni del mondo, ispirandosi ai disegni di Giacomo Gastaldi, Abraham Ortelius e Gerardus Mercator. Queste mappe decorano ancora oggi la Sala delle Carte di Palazzo Vecchio.

Durante la sua permanenza a Firenze, Danti risiedette al convento di Santa Maria Novella, dove progettò la sfera armillare e lo gnomone presenti sulla facciata della chiesa. Le linee meridiane che si vedono oggi si basano sugli studi e sui fori gnomici realizzati negli ultimi decenni del 1500. Nel 1572, Danti costruì un quadrante astronomico marmoreo sulla facciata di Santa Maria Novella con otto orologi solari, a cui aggiunse nel 1574 un'armilla equinoziale. Nel 1575 iniziò uno gnomone, non terminato, utile per lo studio della diminuzione dell'obliquità ellittica.

Sfera armillare e meridiana sulla facciata di Santa Maria Novella a Firenze

In quest'epoca, Papa Pio V, anch'egli domenicano, ammirava il genio scientifico di Danti e gli commissionò i progetti per la costruzione del Convento domenicano di Bosco Marengo in Piemonte. Nel frattempo, Danti e Cosimo I avevano cominciato ad immaginare la realizzazione di un canale che avrebbe collegato Firenze sia con il Mediterraneo sia con l’Adriatico, un progetto ardito ma difficilmente realizzabile. Tuttavia, il loro piano visionario non vide mai la luce: nel 1574 il Duca morì e suo figlio Francesco I de' Medici gli succedette. Francesco I, già critico nei confronti di Danti, chiese nel 1575 al padre generale dei domenicani l'allontanamento di Danti da Firenze, nonostante la protezione del cardinale Ferdinando de' Medici. Danti lasciò a Firenze diversi strumenti, tra cui due astrolabi costruiti per Cosimo e per il cardinal Ferdinando, ora conservati presso l'Istituto e Museo di storia della scienza.

A Bologna: Professore Universitario e Calcoli Cosmici

Con la gentilezza che lo caratterizzava, con il senso di carità, di ubbidienza e soprattutto di sconfinata fiducia in Dio che gli era proprio, Danti si trasferì a Bologna. Qui si distinse subito grazie alle sue doti e alla sua erudizione: divenne professore di matematica all'Università di Bologna, che a quel tempo era di grande prestigio internazionale. Fu in quel periodo che completò la costruzione della prima meridiana per la Basilica di San Petronio (1575), successivamente sostituita dalla meridiana di G. D. Cassini. In quello stesso periodo, Danti calcolò anche la circonferenza del globo terrestre, un calcolo che gli era necessario per costruire la meridiana. Costruì anche altri anemoscopi verticali in vari luoghi di Bologna e la cappella delle reliquie nella chiesa del convento di San Domenico, poi distrutta.

Schema della meridiana di San Petronio a Bologna

Al Servizio di Papa Gregorio XIII a Roma: Calendario e Mappe Vaticane

Il nuovo Pontefice era Gregorio XIII, il cui nome sarebbe rimasto indissolubilmente legato al calendario che Danti avrebbe modificato più tardi. Il Papa non poteva non notare lo scienziato domenicano e lo invitò a Roma, nominandolo matematico pontificio e membro della prestigiosa commissione per la riforma del calendario. Come membro di questa commissione per la riforma del calendario giuliano, Danti realizzò una grande meridiana sul pavimento della loggia nella Torre dei Venti, eretta dal Mascherino circa a metà della citata galleria, con la quale rese evidenti al Papa gli errori commessi sino allora nel calcolo degli equinozi e dei solstizi. Il calendario gregoriano entrò in vigore in questa storica data in Italia, Francia, Spagna, Portogallo e in altri paesi cattolici, e nei cinque anni successivi molte altre regioni europee aderirono al metodo ideato da Danti. Il calendario fu adeguato nell'ottobre 1582 con il recupero di dieci giorni rispetto al vecchio (5-15 ottobre).

La Galleria delle Carte Geografiche nei Musei Vaticani

Il Papa incaricò Danti anche di sovrintendere al gruppo di artisti che aveva il compito di continuare la decorazione del Palazzo Apostolico, e più precisamente di realizzare una serie di mappe dell'Italia moderna nella Galleria delle carte geografiche, recentemente costruita lungo il Cortile del Belvedere. Fu un grande progetto, che Danti realizzò alla perfezione. I lavori iniziarono nel 1580 e furono terminati un anno e mezzo dopo. Danti iniziò contemporaneamente a disegnare i cartoni per le quaranta carte geografiche della galleria, rappresentanti regioni, città e possedimenti italiani, che vennero affrescate entro il 1583 dai pittori da lui diretti, tra cui G. Muziano, C. Nebbia, N. Circignani e il fratello Girolamo.

Le capacità di Danti erano molteplici. Nel 1581 aveva installato sulla volta della Torre dei Venti un anemoscopio e ne aveva curato il contesto iconografico, dettando un programma per i pittori Matthäus e Paul Bril. Quando il Pontefice incaricò l'architetto Domenico Fontana di riparare il porto di Claudio, fu Danti a disegnare i progetti. Oltre a fare l’architetto, era anche scrittore e letterato. A Roma, pubblicò la traduzione di una parte delle opere di Euclide con alcune annotazioni e scrisse la vita dell'architetto Jacopo Barozzi da Vignola, oltre a preparare delle note per il suo studio sulla prospettiva. Tra i suoi libri più importanti, si ricordano anche il Trattato dell'uso e della fabbrica dell'astrolabio con la giunta del planisfero del Raja, Le Scienze matematiche ridotte in tavole, e un'edizione modificata ed annotata de La Sfera di Messer G. Sacrobosco.

L'Episcopato ad Alatri e la Ricerca delle Reliquie di San Sisto I

Gregorio XIII era fiero di lui e per ringraziarlo, nel 1583, lo consacrò vescovo di Alatri (nel Lazio). Danti fu molto attivo nell’attività ecclesiastica, convocò un sinodo diocesano il 13 giugno 1584, che dispose tra l'altro che le sepolture avvenissero abitualmente al di fuori delle chiese. Come vescovo, corresse molti abusi e mostrò grande sollecitudine verso i poveri. Promosse inoltre l'istituzione del Monastero dell'Annunziata, che progettò egli stesso e che è stato riconosciuto monumento nazionale. Danti, durante il suo periodo vescovile, fu un grande pastore. Con la sensibilità tipica dell’artista, l’efficienza dello scienziato e la precisione dell’architetto, curò le anime, medicò le loro ferite, fece i fedeli sentirsi amati e li avvicinò a Dio.

Fu durante il suo episcopato che, nello stesso anno 1584, Ignazio Danti ritrovò le reliquie di papa San Sisto I. Il 12 giugno del 1585, ne riferì a Sisto V, succeduto a Papa Gregorio, dopo aver ricordato l'evento con un'iscrizione sull'ambone dell'altare maggiore della cattedrale di Alatri, anch'essa abbellita e rinnovata nella confessione, a similitudine di quella vaticana. Lo storico alatrino Luigi De Persiis riferisce in particolare che "a quel tempo, venne in Alatri il Cav. d’Arpino per visitare l’antico suo benefattore, il Danti" e, in segno di riconoscenza per la benevola protezione del presule, dipinse "il busto di s. Sisto" (probabilmente una raffigurazione di San Sisto I). L’attribuzione del ritratto al pittore arpinate è ribadita dallo storico reatino Vincenzo Palmesi.

Ultimi Anni, Morte ed Eredità

Poco prima della sua morte, Papa Sisto V lo convocò a Roma per sovrintendere alla sistemazione del grande obelisco nella piazza del Vaticano. Danti, che aveva già collaborato, prima dell'elevazione a vescovo, con Giovanni Fontana per la riparazione del porto di Claudio presso Fiumicino, venne chiamato nel 1586 a collaborare ancora con lui e con Camillo Agrippa per la traslazione dell'obelisco vaticano in asse con la basilica. In particolare egli segnò solstizi ed equinozi alla sua base, con i venti, trattandolo come un grande gnomone.

Ignazio Danti morì ad Alatri nel 1586. Lasciò in eredità al nipote Giulio, figlio di Girolamo, le carte di famiglia che aveva gelosamente raccolto, un album di disegni simile a quello tenuto dal Vasari, la sua ricca biblioteca e probabilmente un commentario di Vitruvio, interrotto dalla morte. Fu sepolto nella cappella della Madonna del Suffragio nella chiesa di San Paolo in Alatri. Con la sua opera scientifica e pastorale, Ignazio Danti si dimostrò degno del Signore, che lo aveva coperto di doni e talenti così speciali. Dimostrò che non c’era conflitto alcuno tra fede e scienza, facendosi portatore dei meravigliosi valori di entrambe.

Antica carta geografica dell'Italia rinascimentale

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