Musulmani e Bibbia: Un Dialogo tra Fedi e Scritture

L'Islam, una delle principali religioni monoteistiche mondiali, si presenta come il coronamento delle rivelazioni divine precedenti, includendo quelle date agli ebrei e ai cristiani. Il suo libro sacro, il Corano, si apre con parole significative: “Nel nome di Dio [Allāh], misericordioso e compassionevole. La lode spetta a Dio, il Signore dei mondi, il misericordioso, il compassionevole, il padrone del giorno del Giudizio. Te noi serviamo e te noi invochiamo in aiuto. Guidaci per il retto sentiero, il sentiero di coloro che tu hai favorito, contro i quali tu non sei adirato, e che non vanno errati”. Queste parole formano Al-Fātiḥah (“La aprente”), la prima sura o capitolo del Corano, esprimendo la profonda dedizione ad Allāh che caratterizza la fede islamica. Il termine "Islām" stesso significa "sottomissione", "abbandono" o "dedizione" ad Allāh.

Origini e Principi Fondamentali dell'Islam

La Nascita del Profeta Maometto e le Prime Rivelazioni

Il Profeta Maometto nacque a La Mecca (Makkah), nell’Arabia Saudita, intorno al 570 E.V. in un contesto dove gli arabi praticavano una forma di culto ad Allāh incentrata sulla Kaʽbah, un edificio che custodiva una meteorite nera e che, secondo la tradizione islamica, era stata originariamente costruita da Adamo e riedificata da Abraamo e Ismaele. Crescendo, Maometto contestò le pratiche religiose del suo tempo, turbato da politeismo, animismo, immoralità e pratiche come l'infanticidio femminile.

All'età di circa 40 anni, Maometto affermò di aver ricevuto la sua vocazione profetica. Durante una meditazione nella caverna di Ghār Ḥirāʼ, un angelo (identificato come Gabriele) gli comandò di recitare nel nome di Allāh. Dopo tre ripetuti comandi, Maometto recitò quelle che sarebbero diventate le prime rivelazioni del Corano: “Nel nome di Dio, misericordioso e compassionevole. Recita [Leggi], nel nome del tuo Signore, che ha creato, Che ha creato l’uomo da un grumo di sangue! Recita!”. Secondo una fonte araba, Maometto rispose: “Non so leggere”, imparando così le rivelazioni a memoria.

La Compilazione del Corano

Maometto recitava le rivelazioni a coloro che gli erano vicini, e questi le memorizzavano. In un'epoca in cui la fabbricazione della carta era sconosciuta, le rivelazioni dettate furono scritte su materiali come ossa di cammello, foglie di palma, legno e pergamena. Fu solo dopo la morte del profeta, avvenuta nel 632 E.V., che il Corano assunse la sua forma attuale, sotto la guida dei suoi successori. Il traduttore Muhammad Pickthall osserva che tutte le sure erano state messe per iscritto e molti musulmani avevano imparato a memoria l’intero Corano, sebbene le sure scritte fossero disseminate tra il popolo.

Manoscritto antico del Corano con calligrafia araba

Un ulteriore approfondimento storico rivela che alla morte di Maometto non esisteva un'edizione unificata del Corano. Questa situazione perdurò per anni, con i Compagni del Profeta che redigevano le proprie copie basandosi sui loro ricordi. Verso il 650 d.C., Abu Bakr compilò una versione, che coesisteva con altre, generando diverse "copie ufficiali" che differivano tra loro. Gli studiosi moderni indicano che le versioni attuali del Corano sono state riscritte circa 160-180 anni dopo la morte di Maometto, rimpiazzando le versioni precedenti.

L'Espansione dell'Islam e le Divisioni Interne

Nonostante le difficoltà iniziali e il rifiuto da parte degli abitanti della Mecca, Maometto trasferì il centro delle sue attività a Yathrib (poi Medina), consolidando la sua nuova fede. Conquistando La Mecca nel 630 E.V., Maometto instaurò il suo governo, eliminò le immagini idolatriche dalla Kaʽbah e ne fece il fulcro dei pellegrinaggi. Entro pochi decenni dalla sua morte nel 632, l’Islam si propagò rapidamente, raggiungendo l'Afghanistan, la Tunisia e l'Europa meridionale.

Mappa storica dell'espansione dell'Impero Islamico nel VII-VIII secolo

La scomparsa del profeta aprì una crisi di successione, dando origine a quella che lo storico musulmano al-Shahrastāni definì la controversia più sanguinosa dell’Islam: il califfato. I musulmani sunniti accettano il principio della carica elettiva, designando Abu Bakr come successore. I musulmani sciiti, invece, sostengono che il diritto alla guida provenga dai diretti discendenti del profeta, attraverso suo cugino e genero ʽAlī ibn Abī Ṭālib, il primo imām. La morte di ʽAlī, assassinato nel 661, e il martirio dei suoi figli Ḥasan e Ḥusayn, sono eventi centrali per gli sciiti, che considerano ʽAlī e i suoi successori insegnanti infallibili con il "dono divino dell'impeccabilità". Gli sciiti credono nell'esistenza di 12 imām, con l'ultimo, Muḥammad al-Muntaẓar, scomparso e atteso come il Mahdi che ristabilirà il vero Islam.

Il Corano e le Scritture Precedenti: Torah e Vangelo

Una questione centrale per comprendere l'atteggiamento musulmano verso la Bibbia riguarda la posizione del Corano rispetto alle Scritture Ebraiche (Torah, o Taurat) e Greche (Vangelo, o Ingil).

Il Corano come Conferma delle Scritture Precedenti

Il Corano fa esplicito riferimento e convalida le scritture rivelate prima di esso. Diversi versetti lo attestano:

  • Sura 3:3-4: “Ha fatto scendere su di te il Libro con la verità, a conferma di ciò che era prima di esso. E fece scendere la Torâh e l’Ingîl in precedenza, come guida per le genti. E ha fatto scendere il Discrimine. In verità, a coloro che negano i segni di Allah, un duro castigo!”
  • Sura 5:46: “Facemmo camminare sulle loro orme Gesù, figlio di Maria, per confermare la Torâh che scese prima di lui.”
  • Sura 6:91: “Chiedi: “Chi ha fatto scendere la Scrittura su Mosè, come luce e guida per le genti?”

Questi passaggi suggeriscono che il Corano riconosce le precedenti Scritture come rivelazioni divine, offrendo una "maggiore comprensione della storia sacra, per la comprensione della retta fede". I personaggi biblici come Noé, Abramo, Lot, Mosè, Davide, Salomone, Gesù, Isacco, Giacobbe, Aronne, Eliseo, Giona, Elia, Giobbe, Zaccaria e Giovanni Battista sono menzionati nel Corano come "profeti", rivendicando così una continuità nella storia biblica.

La Questione della Distorsione (Tahrif)

Nonostante il riconoscimento delle Scritture precedenti, il Corano esprime anche una critica verso coloro che lo hanno preceduto, affermando: “Sentiero ben diverso da quello di coloro coi quali ti sei adirato, ben diverso da quello di coloro che, errando, si sono smarriti”. Un commentario coranico (AYA) dichiara che “la Gente del Libro si è sviata: gli ebrei infrangendo il loro Patto e diffamando Maria e Gesù… e i cristiani elevando Gesù l’Apostolo alla pari con Dio” attraverso la dottrina trinitaria.

Questo porta alla dottrina del Tahrif, l'accusa di alterazione testuale:

  • Sura 5:13-14: “Ma essi ruppero l’alleanza e Noi li maledicemmo e indurimmo i loro cuori: stravolgono il senso delle parole e dimenticano gran parte di quello che è stato loro rivelato.” Questo passaggio si riferisce principalmente agli ebrei, ma il concetto viene esteso.
  • Sura 4:157: “e dissero: “Abbiamo ucciso il Messia Gesù figlio di Maria, il Messaggero di Allah!”. Invece non l’hanno né ucciso, né crocifisso, ma così parve loro.” Questo versetto, cruciale per l'Islam, contraddice il racconto evangelico della crocifissione di Gesù, suggerendo una falsificazione o un errore nella narrazione cristiana.

Di conseguenza, mentre il Corano riconosce l'origine divina della Torah e del Vangelo, la diffusa convinzione che questi testi siano stati corrotti nel tempo da ebrei e cristiani porta molti musulmani a leggere la Bibbia con sospetto o a evitare di farlo, non ritenendola più una fonte pura della rivelazione divina.

Infografica che mostra le interconnessioni e le differenze tra Bibbia e Corano

Punti di Divergenza e Interpretazione

Le credenze islamiche divergono dalla Bibbia su alcuni punti fondamentali, nonostante il Corano faccia riferimento sia alle Scritture Ebraiche che a quelle Greche. Comprendere queste differenze è essenziale per il dialogo interreligioso.

La Natura di Dio: Unità Assoluta vs. Trinità

Il principale precetto dell’Islam è la Shahādah, la professione di fede: “La ilāh illa Allāh; Muḥammad rasūl Allāh” (Non v’è dio fuor che Allāh; Maometto è il messaggero di Allāh). Questa enfasi sull'unicità di Dio (Tawhid) è centrale: “Il vostro dio è un dio unico, non vi è altro dio se non lui, il misericordioso, il compassionevole”. (Sura II, 158).

Il Corano respinge esplicitamente la dottrina della Trinità: “Non dite ‘Trinità’: smettetela! sarà meglio per voi: poiché Dio è un Dio unico”. (Sura IV, 171). I musulmani fraintendono spesso il concetto cristiano di "Figlio di Dio", interpretandolo in senso carnale, come una bestemmia. La Bibbia, invece, rivela Dio come un essere trino: Padre, Figlio e Spirito Santo. Per i cristiani, questa non è una negazione dell'unicità di Dio, ma una rivelazione della sua natura complessa e relazionale.

Diagramma che illustra il concetto di unità di Dio nell'Islam (Tawhid)

Gesù nell'Islam e nel Cristianesimo

Nell'Islam, Gesù (Isa) è un profeta rispettato, uno dei più grandi messaggeri di Dio, nato verginalmente da Maria (Maryam), ma non è considerato il Figlio di Dio né parte di una Trinità. La sua vita nel Corano prescinde dai Vangeli, e si afferma che non sia morto sulla croce, ma sia stato assunto da Dio per ritornare alla fine dei tempi come Messia (al-masih). I musulmani credono che al suo ritorno si sposerà, avrà figli, morirà e sarà sepolto a La Mecca accanto a Maometto, per poi risorgere. Questo differisce nettamente dalla dottrina cristiana della crocifissione, risurrezione e ascensione di Gesù come Figlio di Dio per la redenzione dell'umanità.

Lo Spirito Santo e le Profezie su Maometto

I musulmani spesso identificano lo Spirito Santo con l'angelo Gabriele. Tuttavia, la Bibbia (Luca 1:35) distingue chiaramente l'angelo dallo Spirito Santo: “Lo Spirito Santo verrà su di te…” e non “Io, Gabriele… su di te”.

Un punto di controversia è la ricerca di profezie su Maometto nella Bibbia. I musulmani interpretano il termine greco “Parakletos” (Consolatore/Avvocato), usato in Giovanni 14:16 in riferimento allo Spirito Santo, come “Periklytos” (Glorioso), sostenendo che si riferisse a Maometto (il cui nome "Ahmad" nella Sura 7:157 e 61:6 ha un significato simile). Tuttavia, un'analisi dei manoscritti greci del Nuovo Testamento, antecedenti all'epoca di Maometto (come i Codici Sinaitico e Alessandrino), mostra universalmente il termine “Parakletos”. Il contesto biblico rende chiaro che il Parakletos è un essere non visibile, eterno, interno ai credenti e che glorifica Gesù, attributi che corrispondono allo Spirito Santo e non a un profeta umano.

Credenze sull'Anima, la Risurrezione e l'Aldilà

L'Islam insegna che l'uomo ha un'anima che continua a vivere nell'aldilà. Il Corano afferma: “Dio prende a sè le anime degli uomini, al momento della loro morte, e l’anima che non morirà, ma solo dormirà, egli la prenderà a sè, nel momento del suo sonno; tratterrà quindi quella, contro la quale egli avrà decretato la morte”. (Sura XXXIX, 43). Il concetto di risurrezione è altrettanto centrale, con una sura interamente dedicata alla “Risurrezione” (Sura LXXV), che descrive il riunirsi delle ossa.

Il destino finale dell'anima, secondo il Corano, può essere un paradiso celeste o la punizione in un inferno ardente. “In quel giorno, essi verranno puniti col fuoco, e verrà detto loro: ‘gustate la vostra punizione’”. (Sura LI, 12-14). La punizione è descritta come un tormento continuo: “Certamente quelli che non credono nei segni nostri, li faremo ardere nel fuoco; e ogni volta che la loro pelle sarà consumata, ne daremo loro un’altra in cambio, perchè gustino il tormento”. (Sura IV, 56).

La Legittimità della Lettura della Bibbia per i Musulmani

Dato che il Corano fa riferimento alla Torah e al Vangelo come guide, alcuni musulmani interpretano erroneamente questi passaggi come un obbligo a leggere la Bibbia. Tuttavia, a causa della convinzione del Tahrif (corruzione), la dottrina predominante nell'Islam è che i musulmani non sono tenuti a leggere la Bibbia e, in molti casi, sono sconsigliati a farlo, a meno che non sia per scopi di studio comparativo o per confutare le affermazioni cristiane. La "falsa dottrina che afferma che il Musulmano è tenuto a leggere la Bibbia" nasce da una lettura superficiale dei testi coranici senza considerare il contesto teologico della presunta alterazione.

In un'ottica di dialogo, è importante per i cristiani essere consapevoli delle sensibilità musulmane. L'espressione "Figlio di Dio" è spesso fraintesa e considerata blasfema. È preferibile iniziare parlando di Gesù come profeta o messaggero, per poi approfondire la discussione sulla sua natura divina una volta stabilita una maggiore comprensione.

La Sfida dell'Interpretazione e del Dialogo Interreligioso

Confronto sull'Ispirazione e l'Affidabilità dei Testi

Il cristianesimo considera la Bibbia come la base insostituibile della fede, ispirata da Dio e fedelmente trasmessa. I libri sono visti come il mezzo più affidabile per preservare e trasmettere la verità divina, che è stata "alitata da Dio" in uomini scelti. I musulmani, d'altro canto, accusano i cristiani di aver contraffatto la Bibbia. I cristiani, invece, evidenziano che la Bibbia era già stata scritta e conosciuta secoli prima del Corano, suggerendo che le narrazioni disponibili all'epoca di Maometto potessero essere influenzate da tradizioni orali e interpretazioni frammentarie. Il Corano è ritenuto essere direttamente ispirato da Allah attraverso Gabriele e non è soggetto a errori.

Fondamentalismo e Apertura Mentale

Sia nel mondo islamico che in quello cristiano, esistono approcci fondamentalisti che insistono su una lettura letterale e rigida delle Scritture. Questo tipo di lettura, applicata anche alla Bibbia senza la necessaria attenzione alla possibilità di un significato simbolico o figurativo, può ostacolare una piena comprensione della verità e del suo sviluppo storico. Il fondamentalismo, infatti, può invitare a una "forma di suicidio del pensiero", precludendo un dialogo più aperto e una concezione più flessibile dei rapporti tra cultura e fede. Al contrario, un approccio che riconosca la crescita storica e lo sviluppo dei testi sacri, inclusa la funzione di insegnamento della Chiesa, può favorire una comprensione più profonda.

Divergenze Sulla Natura Divina e Ruolo della Donna

In una prospettiva di confronto teologico, alcune interpretazioni cristiane notano come il "Dio musulmano" (Allah) sia percepito con attributi diversi rispetto al Dio biblico. Ad esempio, mentre la Bibbia proclama "Dio è amore" (1 Giov. 4:8), nel Corano l'amore e la misericordia di Allah sono spesso correlati alle azioni virtuose dell'uomo, con una ripetuta enfasi sulla Sua non misericordia verso i malvagi. Inoltre, critiche cristiane sottolineano che Allah è occasionalmente presentato come autore del male, in contrasto con la visione biblica di un Dio santo che non è l'origine del male.

Anche il ruolo della donna presenta marcate differenze. La Bibbia promuove un'uguaglianza di dignità, anche se con ruoli distinti, e prescrive la monogamia: “ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito” (1 Corinti 7:2). Il Corano, invece, permette la poligamia fino a quattro mogli e stabilisce una differenza nell'eredità, dove al maschio spetta "una porzione uguale a quello di due donne". (Sura IV, 11). Nei Vangeli, la grazia di Dio viene offerta per prima a una donna, Maria, evidenziando una differente valorizzazione del femminile.

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