La questione della comunicazione con i defunti e dell'intercessione dei santi è da sempre oggetto di dibattito e di diverse interpretazioni teologiche tra le confessioni cristiane. Molti si interrogano su cosa la dottrina cristiana affermi in merito alla possibilità che i defunti possano apparire, comunicare con i vivi o intercedere presso Dio. Mentre alcune tradizioni credono nella preghiera ai santi e nell'intercessione, la dottrina evangelica offre una visione chiara e distinta basata sulla Sacra Scrittura, affermando che i morti non possono parlare né sentire i vivi.
La Posizione Evangelica: Nessuna Comunicazione tra Vivi e Morti
La dottrina evangelica si fonda sul principio che la comunicazione diretta con i defunti, o il tentativo di influenzarli, è una pratica che la Bibbia condanna severamente. Non esiste comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti, né alcuna possibilità per i defunti di vederci o sentirci, o viceversa.
Fondamenti Biblici contro la Divinazione e lo Spiritismo
La Bibbia condanna in modo categorico la divinazione e lo spiritismo, intesi come la ricerca di contatto con i morti. Questa pratica è considerata una forma di spiritismo religioso e un abominio per l'Eterno.
- Deuteronomio 18:9-12 proibisce la consultazione degli spiriti dei morti.
- Levitico 19:31 e Levitico 20:6, 27 affermano che Dio non vuole che si evochino i morti.
- Isaia 8:19s suggerisce che rivolgersi ai morti per intercessione è spiritismo. Se si dice: "Consultate quelli che evocano gli spiriti e gl’indovini", la risposta biblica è: "Un popolo non dev’egli consultare il suo Dio? Si rivolgerà egli ai morti a pro dei vivi? Alla legge! alla testimonianza!"
Un esempio eloquente di questa proibizione è la storia di Saul, che morì a motivo della sua infedeltà contro l'Eterno, "perché non aveva osservato la parola dell'Eterno e anche perché aveva consultato una medium per avere consiglio" (1 Samuele 28:1-25; 1 Cronache 10:13-14). Ciò dimostra che persino cercare l'evocazione di un profeta defunto come Samuele è condannato.

Il Destino dell'Uomo Dopo la Morte: Giudizio Definitivo
La Sacra Scrittura stabilisce che dopo la morte non c'è una seconda opportunità di ravvedimento o di cambiamento dello stato spirituale. Il destino eterno di una persona viene fissato al momento del decesso.
- Ebrei 9:27 afferma: "Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio". Questo versetto rende chiaro che non c'è possibilità di alterare il proprio destino dopo la morte.
- Il racconto del ricco e di Lazzaro in Luca 16:19-31 illustra l'impossibilità di comunicazione tra i regni dei defunti e dei vivi. Viene posta "una gran voragine" che impedisce il passaggio, rendendo inefficace qualsiasi tentativo di aiuto post-mortem da parte dei vivi per i non credenti.
- Le persone che muoiono nell'incredulità non hanno, né possono avere, la vita eterna. Per ricevere questa vita, una persona deve essere viva e credere in Cristo (Giovanni 11:26). Il destino dei non credenti è descritto come eterno tormento (Apocalisse 20:10, 15; 21:8).
Perché non si Prega per i Morti?
La dottrina evangelica non prevede la preghiera per i morti né l'intercessione dei defunti per diverse ragioni:
- Finalità del Giudizio: Dopo la morte, l'individuo aspetta il giudizio. Non ci viene detto nelle Scritture di pregare per i defunti perché non vi è più possibilità di intervenire nel loro destino.
- Attributi di Dio: Dio è l'unico che possiede gli attributi necessari per ascoltare e rispondere alle preghiere:
- Onnipresente (Salmo 139:7-12): Egli è ovunque e può ascoltare ogni preghiera.
- Onnipotente (Apocalisse 19:6): Egli ha il potere di rispondere alle preghiere.
- Onnisciente (Salmo 147:4-5): Egli conosce i nostri bisogni prima ancora che preghiamo.
- Gesù Cristo, l'Unico Mediatore: Gesù Cristo è l'unico mediatore tra Dio e l'uomo (1 Timoteo 2:5). Non è necessario, né biblicamente corretto, ricorrere ad altri intermediari per giungere a Dio.
- Rischio di Idolatria: Rivolgersi a uomini morti può condurre a forme di idolatria o a dipendenze spirituali deviate, allontanando l'attenzione dal vero culto dovuto solo a Dio.
Vi è un solo mediatore tra Dio e gli uomini, Gesù Cristo, 1Timoteo 2;5
L'Inesistenza del Purgatorio nella Dottrina Evangelica
La dottrina evangelica non accetta l'idea dell'esistenza del Purgatorio. Questo concetto, presente in altre tradizioni cristiane, è considerato contrario all'insegnamento della Scrittura, che non offre alcuna base biblica per una seconda opportunità o un luogo di purificazione post-mortem. Come già menzionato, Ebrei 9:27 stabilisce la finalità del giudizio dopo la morte, e Luca 16:26, con la sua "gran voragine" tra il ricco e Lazzaro, nega qualsiasi passaggio o cambiamento di stato dopo la morte.
Interpretazione di Passaggi Biblici Chiave
Alcuni passaggi biblici sono stati interpretati in modi diversi, ma la dottrina evangelica offre una specifica comprensione che rafforza l'impossibilità di comunicazione con i defunti e la finalità del giudizio.
1 Pietro 3:19 e la Predicazione agli Spiriti in Carcere
Il versetto "… predicò anche agli spiriti ritenuti in carcere" (1 Pietro 3:19) è stato oggetto di varie interpretazioni. La spiegazione più comune, non evangelica, lo riferisce alla discesa di Gesù nell'Ades per predicare ai morti al tempo del diluvio, dando loro una seconda possibilità. Tuttavia, la dottrina evangelica offre un'interpretazione diversa:
- Non seconda possibilità: Questa interpretazione sarebbe contraria a Ebrei 9:27 e Luca 16:26, che negano una seconda possibilità dopo la morte.
- Natura della predicazione: Il verbo greco tradotto come "predicare" (kēryssō) in questo contesto significa "proclamare" o "annunciare", non necessariamente evangelizzare con l'intento di portare al ravvedimento (cfr. Marco 1:45).
- Interpretazione Evangelica: Il testo non si riferisce a una discesa di Cristo nell'Ades dopo la sua morte, ma al fatto che, in spirito, nella persona di Noè "predicatore di giustizia" (II Pietro 2:5), Cristo predicò agli antidiluviani che non si ravvidero. I Pietro 1:11 afferma che i profeti agivano per "lo Spirito di Cristo che era in loro". Questa visione, sostenuta anche storicamente da Agostino d'Ippona, indica che Cristo predicò prima della sua incarnazione per bocca di Noè, ma senza frutto.
1 Pietro 4:6 e l'Annuncio del Vangelo ai Morti
Un altro passaggio, "… per questo è stato annunciato il vangelo anche ai morti; affinché, dopo aver subìto nel corpo il giudizio comune a tutti gli uomini, possano vivere mediante lo Spirito, secondo la volontà di Dio" (I Pietro 4:6), viene interpretato dagli evangelici come riferito a persone che erano vive al momento dell'annuncio del Vangelo e che successivamente sono morte. Il Vangelo è stato predicato a loro mentre erano in vita, cosicché, pur subendo il giudizio fisico della morte come tutti gli uomini, la loro anima potesse vivere spiritualmente con Dio.
La "Comunione dei Santi" nella Prospettiva Evangelica
Mentre la Chiesa Cattolica interpreta la "comunione dei santi" come un legame tra i credenti sulla terra, in Purgatorio e in Paradiso, con la possibilità di una comunicazione vicendevole di beni spirituali e di intercessione, la dottrina evangelica ha una comprensione diversa.
Per gli evangelici, la comunione dei santi si riferisce all'unità spirituale di tutti i credenti in Cristo, vivi e morti. Tuttavia, questa comunione non implica una comunicazione diretta o un'intercessione da parte dei defunti. Tutti i credenti sono considerati "santi" in virtù della loro fede in Cristo. Il corpo della Chiesa, di cui Cristo è il capo, è composto da membri vivi che possono pregare gli uni per gli altri. Le "parti che muoiono del corpo di Cristo in terra" si riuniranno un giorno con i vivi nella resurrezione, ma fino ad allora, non c'è alcun tipo di contatto o interazione tra il mondo dei viventi e quello dei morti. I morti in Cristo, essendo alla presenza di Dio, non hanno bisogno di nulla e attendono il Suo ritorno insieme ai viventi.
Rischi Spirituali e Idolatria
La dottrina evangelica mette in guardia contro i rischi spirituali associati al tentativo di comunicare con i morti o di chiedere la loro intercessione. Tali pratiche possono portare a inganno, in quanto forze spirituali maligne possono travestirsi da spiriti dei defunti. Il culto dei santi, o la venerazione di figure umane (anche se ritenute "sante"), può facilmente sfociare in idolatria, violando il primo comandamento: "Non avrai altro Dio all’infuori di me!".
L'apostolo Paolo metteva in guardia i credenti dal farsi "derubare del proprio premio per via d’umiltà e di culto degli angeli, affidandosi alle proprie visioni, gonfiato di vanità dalla mente della sua carne" (Colossesi 2:18). Il termine "angeli" (greco angheloi) può includere il culto della personalità di maestri e "santoni".

L'Unico Mediatore: Gesù Cristo
Per la fede evangelica, l'unico "avvocato presso il Padre" è Gesù Cristo, il "giusto" (1 Giovanni 2:1) e "principe della vita" (Atti 3:15). Se in Cristo sono nascosti "tutti i tesori della sapienza e della conoscenza" (Colossesi 2:3) e Lui è "la sorgente d’acqua viva" (Geremia 2:13), non c'è ragione di cercare intercessioni altrove. La preghiera va rivolta al Padre, nel nome di Gesù, tramite l'intervento dello Spirito Santo.