Il XIII secolo rappresenta un periodo di grande fermento culturale e spirituale, in cui le abbazie non erano solo luoghi di preghiera, ma anche importanti centri di produzione e conservazione musicale. La musica, sia sacra che profana, giocava un ruolo centrale nella vita quotidiana e liturgica, evolvendo in forme sempre più complesse e stratificate.
La Musica Sacra Medievale
Il Canto Gregoriano e le sue Origini
Nel Medioevo la musica era un elemento molto importante nella preghiera e nella meditazione, accompagnando ogni momento della liturgia, ovvero l'insieme delle cerimonie e dei riti collettivi che scandivano la vita religiosa. Fin dalle origini della chiesa il canto ebbe una grande importanza nella vita religiosa delle comunità. Alla fine del VI secolo Papa Gregorio Magno si occupò della selezione e conservazione dei canti più significativi, raccogliendo i testi (non le melodie perché la scrittura musicale non era ancora nata) in un libro, l’Antifonarium cento. Egli fece compilare l'elenco dei canti a cui tutte le chiese cristiane dovevano attenersi dall'Italia alla Francia, dalla Spagna all'Inghilterra. Questi canti vennero chiamati “gregoriani” in suo onore. Nato dalla recitazione delle preghiere, il canto gregoriano è molto simile a una declamazione. Questa melodia si snoda su note legate quasi sempre vicine le une alle altre; il ritmo segue l'andamento del testo; l'intensità e la velocità del canto sono costanti e il timbro è uniforme. Col trascorrere dei secoli il canto gregoriano si arricchisce e diventa più complesso.
Lo Sviluppo della Polifonia
La grande innovazione del Medioevo fu l'elaborazione della notazione musicale che, a partire dalla prima stesura che ne fece Guido d’Arezzo, è stata alla base dell’evoluzione della musica occidentale nei secoli seguenti. La polifonia (dalle parole greche polys
= tanti e pfoné
= suono) è una tecnica che permette di scrivere brani musicali formati da più melodie eseguite contemporaneamente. Le note sono disposte sul pentagramma una contro l'altra.
Mentre i canti gregoriani sono costituiti da una sola melodia che i fedeli eseguono all'unisono (tutti cioè cantano le stesse note nello stesso momento), verso la fine del IX secolo si cominciano a eseguire i canti sacri affiancando alla melodia gregoriana (vox principalis
) una seconda melodia (vox organalis
), cantata da un altro gruppo di esecutori. Ha così inizio una nuova forma musicale, l’organum, così chiamato dall'omonimo strumento, adatto a eseguire più note contemporaneamente. Si tratta inizialmente di un canto a due voci, ed è il primo esempio di polifonia nella storia della musica. Con la nascita della polifonia la musica sacra diventò più complessa e meno “comprensibile” ai fedeli poiché l'esecuzione contemporanea di più melodie rendeva il testo quasi indecifrabile. Inoltre, la musica sacra veniva scritta su testi in latino, lingua che nel Basso Medioevo non era più conosciuta dal popolo, che ormai si esprimeva in volgare.
Le Laude: Espressione di una Nuova Spiritualità
A partire dal VI secolo si formarono movimenti spirituali di riforma che aspiravano a una religiosità più autentica fondata sulla semplicità predicata dai Vangeli. Legate a questi momenti sono le laudi (dal latino laus
= lode), canti di argomento religioso in lingua volgare. Non accettate dalla Chiesa ufficiale, le laudi venivano cantate in coro dai fedeli al di fuori delle chiese durante le processioni e cerimonie, soprattutto nei comuni dell’Italia centrale. La lauda è una composizione monodica profana di argomento spirituale ma extraliturgico diffusa negli ambienti popolari. Tipica dell'Italia, si caratterizza per una melodia semplice ed una forma strofica. Il testo è in volgare italiano. L'assunzione del registro 'mondano' nella lode al Creatore fu favorita dai movimenti Mendicanti e dalle confraternite mariane fondate da San Francesco d'Assisi, chiamate "Laudesi" o "Disciplinati". Uno dei testimoni più importanti è il codice di Assisi, Biblioteca Comunale 338, che costituisce il corpus più antico di testi italiani musicati, redatto, a quanto pare, prima del 1297.
Il secondo laudario è ora a Firenze, Biblioteca Naz., B.R. (già Mag. ILL 122) [Magliabechiano 18], e proviene dalla compagnia degli Umiliati d'Ognissanti. Il manoscritto di Assisi presenta la maggior parte delle laude in forma monodica o plurivocale. La recente scoperta di fogli notati di un laudario lucchese (A. D. = Lucca, Archivio di Stato, perg. 1533) ha confermato la vitalità di questa forma musicale.
La Musica Profana nel Medioevo
Con l'espressione "musica profana" si intende tutta la musica non liturgica, non destinata cioè ad accompagnare celebrazioni religiose. Nel Medioevo il repertorio della musica profana è formato inizialmente da brani monodici.
Trovatori e Trovieri
Nella Francia del Sud i trovatori si esprimono utilizzando la lingua d’Oc (il provenzale), mentre nella Francia del Nord i trovieri si esprimono invece con la lingua d’Oil (francese antico). Sono poeti e musicisti colti che compongono brani vocali in forma strofica, spesso accompagnati dagli strumenti musicali, le cui tematiche rispecchiano quelle dell’amor cortese. L'espressione poetico-musicale del tutto originale e foriera di grandi sviluppi è stata la musica trobadorica e troviera. Le documentazioni di musica profana risalgono all'incirca al IX secolo, su modello dei canti sacri e dei testi dei grandi poeti latini.
Per quanto riguarda i canti goliardici e quelli su testi poetici classici, non esistono testimonianze certe, soprattutto per quanto riguarda la linea melodica. Questi canti venivano infatti tramandati oralmente ed erano pertanto soggetti a possibili variazioni della melodia, del ritmo e del testo. Capitava spesso che venisse usata una melodia sacra a cui veniva aggiunto un testo profano. Tra i più celebri trovatori della prima generazione del XII secolo vi furono Jaufre Rudel, Marcabru e Bernard de Ventadorn.

I Minnesänger e i Canti Goliardici
Altri esempi di unione tra poesia e musica si ravvisano in Germania, dove troviamo i Minnesänger (cantori d’amore), in Spagna ed in Italia (lauda). I Minnesänger si distinguono per un'accentuazione del senso drammatico e per la tendenza a temi epici e religiosi. Il loro stile si sviluppò anche grazie ai più fitti rapporti tra l'area francese e quella germanica, favoriti dal soggiorno di giullari francesi nelle corti germaniche. Tra il 1170 e il 1190 si colloca la prima generazione di Minnesänger, tra cui Dietmar von Aist, Burggraf von Regensburg, Kürenberg. I testi tedeschi furono composti in forma strofica e presentano analogie molto strette nelle melodie con la tradizione francese.
I canti goliardici (i goliardi erano studenti che giravano per le corti e le città europee per consolidare la propria formazione) in lingua latina, i cui testi esaltavano l’amore, la natura, il vino. L’esempio più celebre è formato dai Carmina Burana, una raccolta di centinaia di canti goliardici ritrovata tra le rovine di un'antica abbazia benedettina bavarese. Questi testi, tra cui poesie erotiche e canti di taverna, componimenti satirici e antipapali, sono una notevole e varia documentazione di studenti anticonformisti e indisciplinati, precursori di quella goliardia che ancora caratterizza i nostri atenei. Nel Medioevo, musica e danza popolare si vestivano con gli abiti della festa per segnare il cambio delle stagioni secondo il calendario agrario, unitamente a consuetudini e credenze radicate nella comunità. Purtroppo la maggior parte di questa produzione popolare è andata perduta, e possiamo per lo più affidarci a documentazioni tarde ossia cinquecentesche o a contrafactum
religiosi.
La Musica Profana Polifonica e la Danza
A partire dal Trecento la polifonia esce dagli ambienti ecclesiastici per invadere il campo della musica profana. In questo periodo i due generi acquistano pari importanza agli occhi dei compositori. Lo sviluppo della polifonia determina anche la nascita di nuove forme come il madrigale.
Durante il Medioevo esecuzioni di canti e danze accompagnavano sia le feste popolari legate alla società contadina, sia i momenti di svago all’interno della corte. Si trattava di brani strumentali, in cui era a volte presente anche una parte cantata, adatti ad essere ballati in cerchio o in coppia. Tra le danze medievali più diffuse ricordiamo la Carola, la Farandola e il Saltarello.
Forme Musicali nel Medioevo
Oltre al canto gregoriano e all'organum, nel Medioevo si sviluppano altre forme musicali sia sacre che profane:
- Dramma liturgico: forma di teatro musicale in cui dei cantanti solisti drammatizzano attraverso i gesti e i movimenti una vicenda di argomento sacro.
- Messa: insieme dei canti che accompagnano la messa. Alcuni di questi brani sono fissi (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus), altri variano in base al calendario liturgico (ad esempio l'Alleluia).
- Chanson: composizione monodica profana con struttura strofica di tema generalmente amoroso cantato in lingua volgare.
- Ballata: composizione profana di origine italiana in forma strofica, il cui nome si deve al fatto che in origine si trattava di una melodia intonata dagli stessi danzatori. Nel Trecento, la ballata perde la sua funzione originaria e diventa un genere vocale indipendente.
Contesti e Manoscritti Rilevanti
L'Abbazia di Montecassino
Il fondo musicale dell’Abbazia di Montecassino si costituisce, in seguito a successive donazioni, a partire dalla fine del secolo XVIII fino a tutto il XX secolo. Tra i codici cassinesi più famosi, merita di essere ricordato il Cod. 318 della Biblioteca statale del Monumento nazionale di Montecassino, Archivio. Questo codice contiene una silloge di opere di autori antichi e medievali relative all’ars musica
, tra cui il Micrologus di Guido d’Arezzo. Il manoscritto è stato vergato in minuscola beneventana da un unico copista, purtroppo anonimo, che lo ha ultimato dopo l'anno 1070. Celebre è la rappresentazione della mano guidoniana visibile a p. 110.
Il Libre Vermell di Montserrat
Il Libre Vermell dell’Abbazia di Montserrat, redatto nel XIV secolo, è un altro esempio significativo di raccolta di canti religiosi e profani, che testimonia la diversità e la ricchezza della produzione musicale medievale. Le abbazie, nel Medioevo, non erano solo la casa di Dio ma anche luoghi di incontro dei fedeli, e l'edificio sacro aveva il compito primario di ricordare la presenza di Dio nella storia degli uomini e di attirare l'attenzione verso il messaggio divino.