I pericoli dei gruppi di preghiera e delle sette religiose

Negli ultimi anni, la nostra società ha assistito a una proliferazione di gruppi religiosi e sette che, pur nascendo spesso con intenti spirituali, possono celare dinamiche pericolose. Non esiste una definizione univoca di "setta", e il confine tra un legittimo movimento religioso e un gruppo settario abusante è spesso sfumato. Tuttavia, è fondamentale riconoscere i segnali di allarme per proteggere gli individui e le comunità.

Cosa sono le sette religiose e i gruppi di preghiera potenzialmente pericolosi

Le sette religiose sono gruppi di persone che seguono una dottrina che si discosta da quella ufficiale. Il termine ha assunto un’accezione negativa, poiché questi gruppi spesso praticano sugli adepti manipolazione mentale e controllo distruttivo, spingendo a compiere azioni illecite. La struttura è gerarchica, con un leader carismatico al vertice (sacerdote, guru o maestro) che recluta e controlla i seguaci.

I gruppi di preghiera sono un modo popolare per le persone di riunirsi per condividere le loro opinioni religiose e una visione comune della fede. Sebbene possano essere una fonte di sostegno e ispirazione, alcuni possono essere potenzialmente pericolosi, caratterizzati da leadership autoritaria, manipolazione emotiva e la convinzione che il gruppo sia la sola fonte di verità.

illustrazione di una gerarchia di potere in un gruppo religioso con un leader al vertice e seguaci sottomessi

Dalle sette alle chiese: una questione di percezione

Il fenomeno religioso costituisce una dinamica umana particolarmente complessa e delicata, inclusi i suoi derivati “scismatici” da cui si formano nuovi gruppi con “nuove” idee religiose, spesso con modalità sincretiste. Ancora si dibatte tra termini come “setta”, “culto” o “nuovo movimento religioso”. La denominazione “Nuovi Movimenti Religiosi” (NMR) non è priva di difficoltà, potendo attribuire il concetto di “religione” a ciò che di per sé non lo è, ed è difficile stabilire cosa si intenda per “nuova religione”, considerando che in Italia operano da oltre cento anni alcuni cosiddetti “nuovi movimenti religiosi” accusati di praticare tecniche scorrette di manipolazione mentale.

Il concetto di setta non è statico o assoluto, dipende da contesto, tempo e dalla prospettiva con cui viene usato. Il cristianesimo, ad esempio, fu considerato per secoli una setta ebraica sovversiva dall’Impero romano. L’Islam venne inizialmente percepito come una setta ribelle e il Buddismo una deviazione dall’ortodossia induista. Il passaggio da “setta” a “chiesa” si verifica quando un culto minoritario riesce a espandersi nella società acquisendo maggiore credibilità. Tutte le chiese attuali erano quindi delle sette nelle loro fasi iniziali. La sociologia moderna distingue le chiese istituzionali, stabili e riconosciute, dai movimenti minoritari che possono assumere caratteri settari, trasformandosi in gruppi chiusi ed esclusivisti che esercitano un controllo rigido sui propri membri.

Definizioni e termini

  • Setta: Deriva dal latino secta ("partito, scuola, fazione"), forse da secare ("tagliare, staccare") o sequi ("seguire"). Inizialmente indicava gruppi separati da una struttura più vasta. Margaret T. Singer afferma che il termine "setta" non è peggiorativo ma descrittivo: "denota un gruppo che si forma intorno a una persona che afferma di avere una missione o una conoscenza speciale, che verrà condivisa con chi declinerà la maggioranza delle decisioni a quel leader autoproclamato". Per il Dizionario di Antropologia (Zanichelli, 1997), "i membri di una setta tendono a considerarsi i 'veri credenti' e a salvaguardare la differenza con gli altri credenti". Si indica quindi un insieme di persone guidate da un leader carismatico e totalitarista che danno forma a un gruppo chiuso ed elitario.
  • Culto: Gli studiosi anglosassoni privilegiano la dizione "culto" nell’analisi del fenomeno, ritenendolo più idoneo, anche se i suoi confini dottrinali e ideologici sembrano essere più vaghi. Deriva anch’esso dal latino cultu, nel senso di "coltivare", ovvero: "Complesso delle usanze e degli atti per mezzo dei quali si esprime il sentimento religioso" (Zingarelli, 1970).
  • Culto distruttivo: Alcuni studiosi definiscono un culto distruttivo come un qualsiasi gruppo nel quale, senza tener conto di ideologia, dottrina o credo, si pratica la manipolazione mentale, da cui risulta la distruzione della persona sul piano psichico (a volte fisico, spesso finanziario), della famiglia, del suo entourage e della società, al fine di condurla ad aderire senza riserve a partecipare a un’attività che attenta alla libertà di pensiero e di azione.

Le azioni illecite e la manipolazione mentale

Le principali azioni illegali compiute dalle sette verso i propri adepti includono:

  • Truffe, frodi ed estorsioni.
  • Violenze fisiche e sessuali, pedofilia e sfruttamento della prostituzione.
  • Spaccio di stupefacenti.
  • Istigazione al suicidio e omicidi.
  • Sequestro di persona.

All’interno delle sette religiose, viene data fondamentale importanza al gruppo e alla dottrina. La dottrina porta a cambiare il modo di vivere, mentre il gruppo è necessario per raggiungere il più alto livello di manipolazione psicologica. L’adepto, a un certo punto, vedrà solo i bisogni della setta. La conversione consiste nell’accettazione di principi e nella sottomissione alle regole della dottrina, discostandosi da quelle della società civile. Riti, giuramenti e iniziazione rafforzano questa conversione, fino a quando l’adepto non si sente parte integrante della sua nuova famiglia, abbandonando quella reale.

La figura del leader carismatico

Tutte le sette religiose sono caratterizzate dalla presenza di un leader carismatico, le cui caratteristiche comuni sono:

  • Abilità nell’utilizzo di armi psicologiche che portano a plagio, manipolazione e fanatismo.
  • Disinteresse verso gli altri, con i quali entra in sintonia solo apparente, spinto dal bisogno di soggiogarli alla loro volontà.
  • Sette di potere e desiderio di acquisire vantaggi secondari quali denaro e sesso.
  • Bisogno di controllo sull’altro.

Il leader carismatico è in grado di comprendere le aspirazioni dei suoi seguaci e porsi come colui che è in grado di realizzarle. In quest’ottica, l’illusione è più importante della realtà; ciò che conta non è portare a termine questi improbabili sogni, ma far credere di esserne capace, acquisendo così potere di suggestione. Nel rapporto con i suoi adepti, il leader carismatico si mostra:

  • Autoproclamativo e persuasivo: afferma di avere una missione speciale, una conoscenza esclusiva, poteri straordinari o doti speciali. Sostiene di essere in grado di condurre verso nuovi livelli di consapevolezza o di avere il potere di guarire tutte le malattie.
  • Risoluto e autoritario: emana fascino personale e una sedicente personalità.
  • Accentra su di sé la devozione, richiedendo ai seguaci obbedienza assoluta e indiscutibile.

Come funziona la manipolazione mentale

Il leader carismatico, facendo leva sulle sue caratteristiche, viene legittimato a prendere decisioni su ogni aspetto della vita dei seguaci. È dunque lui responsabile di:

  • Disporre dove gli adepti devono vivere e quali amici e partner devono frequentare.
  • Convincere a lasciare famiglia, lavoro e carriera.
  • Prendere il controllo di proprietà e denaro.

Ai fedeli viene spesso data l’illusione di essere stati scelti in quanto speciali. Il rapporto che si instaura è quindi un rapporto di potere e le modalità comunicative sono caratterizzate da una forte asimmetria. Le leve emotive che il leader utilizza sono principalmente senso di colpa, paura, impotenza e dipendenza. Le tecniche di manipolazione più comuni sono:

  • Love bombing: tecnica utilizzata principalmente nella fase iniziale di adescamento, consiste nell’attrarre il nuovo adepto attraverso lusinghe per fingersi accoglienti.
  • Isolamento: separazione da famiglia e amici, ostacolando qualsiasi contatto con essi.
  • Ripetitività: di parole e azioni per indurre a uno stato di suggestionabilità e controllo.
  • Eliminazione della privacy: per annullare la personalità individuale.
  • Privazione del sonno: per rendere stanchi sia sul piano psicologico che fisico.
  • Regole inflessibili: che scandiscono ogni momento della giornata.
  • Sistema di premi e punizioni: per mantenere l’obbedienza.

Manipolazione: 19 tecniche psicologiche e tanto altro

Caratteristiche personali degli adepti

Le persone che entrano a far parte delle sette religiose presentano alcune caratteristiche comuni, tra cui principalmente:

  • Situazioni di difficoltà o crisi.
  • Perdita del proprio sistema di valori e ricerca di nuovi significati per la vita.
  • Problematiche familiari o assenza di una relazione significativa.
  • Difficoltà o incapacità di socializzazione e inadeguatezza sociale.
  • Necessità di sentirsi valorizzati e aumentare la propria autostima.
  • Alleviamento di un dolore dovuto a una perdita.
  • Ricerca di un nuovo sistema relazionale.
  • Bisogno di sottomissione e dipendenza.
  • Particolare sensibilità alle tecniche di manipolazione.

Le sette religiose possiedono una forte attrattiva per le persone più fragili e vulnerabili, convincendole prima dell’adesione che possano aiutare a modificare le condizioni di vita indesiderate e condurre una vita più soddisfacente.

Il fenomeno delle sette in Italia e nel mondo

In Italia, purtroppo, si parla ancora poco di questo fenomeno, ma è molto più diffuso di quanto si pensi. L’omicidio di Altavilla Milicia ha di recente richiamato l’attenzione sul tema. Il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero degli Interni, nel suo rapporto “Sette religiose e nuovi movimenti magici in Italia” del 1998, definiva il proliferare di gruppi religiosi o pseudoreligiosi un “crescente allarme sociale”, evidenziando i pericoli per la libertà personale, la salute dell’individuo, la proprietà, l’educazione e le istituzioni democratiche. Il rapporto sottolineava l’utilizzo di meccanismi subliminali di fascinazione e “lavaggio del cervello”, il celare, dietro un’apparenza rispettabile, comportamenti immorali o condotte illecite, e la propugnazione di dottrine irrazionali che potrebbero spingere gli adepti a comportamenti devianti e pericolosi.

Il panorama in Italia è particolarmente complesso. Oltre alle confessioni riconosciute, si contano centinaia di organizzazioni minori che spaziano dalle comunità spirituali alternative ai movimenti new age, dai gruppi esoterici alle psicosette. Secondo i dati raccolti dal CESNUR, le forme di fede minoritarie sono oltre seicento, alcune coinvolgono poche decine di persone, altre riescono ad attrarre migliaia di adepti. A livello numerico, più di tre milioni di cittadini italiani si riconoscono in religioni diverse dal cattolicesimo, e una parte di questi appartiene a realtà che destano preoccupazioni per possibili derive settarie. Il Servizio AntiSette della Comunità Papa Giovanni XXIII ha documentato negli ultimi anni un aumento costante delle richieste di aiuto. Nel solo 2018 sono state oltre millequattrocento, mentre dal 2007 al 2018 i contatti complessivi hanno superato le duemilaquattrocento unità. Le segnalazioni riguardano soprattutto le psicosette, seguite dai culti estremi, dalle sette magico-esoteriche e dalle pseudo-religiose. Geograficamente, il fenomeno è più diffuso nel Nord Italia, ma resta rilevante anche al Centro e al Sud. Le richieste provengono in larga parte da uomini e donne appartenenti a classi sociali medio-alte, segno che nessuno è immune dal rischio di coinvolgimento.

L'Ordine del Tempio Solare: un caso emblematico

Un esempio di setta considerata tra le più pericolose al mondo è l’Ordine del Tempio Solare, attivo tra Europa e Canada negli anni Ottanta e Novanta. Joseph Di Mambro e Luc Jouret fondarono l’organizzazione, mescolando elementi di esoterismo, astrologia, credenze templari e teorie apocalittiche. I due leader sostenevano che i membri dell’Ordine dovessero prepararsi a una transizione verso un “nuovo mondo”, che avrebbe inaugurato la fine imminente dell’attuale civiltà. Il gruppo operava in gran segreto, con rituali che imitavano i Templari medievali e con una forte gerarchia interna. Ai seguaci veniva richiesto denaro, fedeltà assoluta e spesso l’allontanamento dalla propria famiglia.

La pericolosità dell’Ordine del Tempio Solare emerse tragicamente negli anni Novanta, quando avvennero omicidi e suicidi collettivi. Tra il 1994 e il 1997, in Svizzera, Francia e Canada, oltre settanta membri persero la vita in circostanze drammatiche. Alcuni furono uccisi perché considerati traditori o perché volevano lasciare il gruppo; altri furono indotti a partecipare a rituali di “transito” che in realtà erano omicidi mascherati da suicidi. I leader sostenevano che il passaggio alla morte fosse necessario per raggiungere una dimensione superiore di esistenza, e presentarono questi atti come un sacrificio spirituale. Le indagini rivelarono una rete estesa di adepti, compresi professionisti benestanti e persone culturalmente preparate. Ciò dimostrò come non fossero solo le fasce più fragili a cadere vittime di simili dinamiche. Il caso dell’Ordine del Tempio Solare è rimasto nella memoria collettiva come uno degli episodi più inquietanti di manipolazione settaria, mostrando fino a che punto la combinazione di leader carismatici, credenze apocalittiche e isolamento sociale possa spingere individui e comunità a compiere gesti estremi.

mappa delle località interessate dagli omicidi e suicidi dell'Ordine del Tempio Solare

Difficoltà nel perseguire i culti distruttivi

Non tutte le azioni biasimevoli commesse dai “culti distruttivi” arrivano in tribunale, poiché i giudizi richiedono che la persona che ha subito un danno ne sia cosciente, prenda sufficiente distanza dalla setta e decida poi di sporgere denuncia. Un altro problema è la fluidità delle cifre, e occorre non dimenticare che certi culti nascono, muoiono, si scindono e generano a loro volta altre diramazioni con una frequenza incontrollabile. Un segnale chiarificatore si può trovare nel continuo aumento di posizioni critiche, di racconti di esperienze vissute all’interno di determinati culti e nelle difficoltà degli aderenti a lasciare il gruppo senza subire danni alla propria dignità, o essere oggetto di atteggiamenti persecutori al limite della legalità. Inoltre, cresce il numero delle famiglie disgregate perché uno dei congiunti è diventato un adepto.

La risposta delle istituzioni

Pur mantenendo il rispetto per il principio di laicità della Repubblica e per l’Articolo 8 della Costituzione e dell’Articolo 9 della Convenzione Europea sui Diritti Umani che garantiscono la libertà di coscienza e di religione, non si può negare che in alcuni casi si è di fronte a culti che vanno ben al di là della legge e del rispetto dei diritti umani. Motivo per cui l’Europa si è interrogata davanti al fenomeno dei culti abusanti.

Rapporti e Raccomandazioni europee

L’ultima Raccomandazione del Parlamento Europeo, risalente al 22 giugno 1999, ribadisce la necessità di vagliare criticamente i gruppi sedicenti religiosi e le loro prassi. Il Rapporto Cottrell del 1984 è stato il primo Rapporto del Parlamento Europeo sulle Sette, seguito dallo studio presentato da Sir John Hunt il 29 novembre 1991 e approvato dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa. Il 5 febbraio 1992 fu votata la Raccomandazione n. 1178, in cui si consigliava agli Stati membri di predisporre sistemi di informazione sulle attività delle sette e dei nuovi movimenti religiosi. Seguono la Risoluzione votata dal Parlamento Europeo il 26 febbraio 1996 e la Raccomandazione dell’Assemblea Parlamentare del giugno 1999, che ha poi dato vita al Rapporto del Consiglio d’Europa dello stesso anno.

Interventi nei singoli Stati europei

Anche i singoli Stati europei hanno affrontato il problema dei culti abusanti. Tra i rapporti più significativi si annoverano:

  • Il Rapporto della Commissione di salute pubblica nei Paesi Bassi (1984).
  • Il Rapporto Guyard, presentato all’Assemblea Nazionale Francese nel 1995 e pubblicato nel 1996.
  • Il Rapporto del Comitato di Inchiesta Parlamentare Belga intitolato: “Sette in Belgio” (1997).
  • Il Rapporto del Bundestag tedesco del luglio 1997.
  • Il Rapporto svizzero sulle sette, intitolato: “Le sette o i movimenti indottrinanti in Svizzera. Necessità di un intervento dello Stato” (febbraio 1997).
  • Il Rapporto Keltsch in Germania (1999).
  • Il Rapporto italiano del Ministero degli Interni del 1998.

Questi Rapporti sottolineano la necessità di rispettare il principio di libertà di religione, ma richiamano l’attenzione sul fatto che “alcune di queste organizzazioni compiono atti di natura illecita o criminale e violano i diritti dell’uomo”. C’è, nel suo insieme, il riconoscimento che esiste poca giurisprudenza sulle sette, anche se nei singoli Paesi ci sono stati casi di procedimenti legali nei confronti di culti. L’invito è di non emanare leggi speciali per le sette, per evitare definizioni o classificazioni che “costituirebbero una violazione dell’Art. 9 della Convenzione Europea sui Diritti Umani”. Tuttavia, gli Stati devono operare un controllo, giacché la libertà religiosa non è illimitata, come invece sostengono alcuni gruppi che “vorrebbero godere di una totale libertà di azione sotto la copertura della loro fede”. La tutela della libertà religiosa delle minoranze non deve “prescindere dal rispetto della libertà religiosa del singolo individuo”. La frequenza scolastica è vitale per i minori; se ciò non è permesso dal movimento o setta, devono intervenire le autorità competenti.

Riconoscimento del reato di manipolazione mentale

Le raccomandazioni europee hanno indotto alcuni Stati ad approvare leggi allo scopo di prevenire e reprimere l’aspetto manipolatorio e criminoso di alcuni gruppi. Nel febbraio del 1997, la Svizzera ha inserito fra i reati quello della “manipolazione mentale”. In un decalogo pionieristico, gli esperti elvetici hanno proposto misure sociali, educative, fiscali e giuridiche per contrastare il perverso potere delle sette che, con sistemi subdoli fino all’ipnosi, collezionano adepti da “manipolare mentalmente” per scopi di lucro. La Francia, tre anni dopo, con l’Assemblea Nazionale Francese nel giugno 2000, ha approvato una legge sulla prevenzione e la repressione dei groupes sectaires. Il fulcro di tale intervento legislativo è la creazione di una nuova fattispecie criminosa: il delitto di “manipolazione mentale”, ovvero la possibilità di includere nella tutela penale il concetto di manipolazione mentale, di abuso e sfruttamento dell’altrui debolezza o dipendenza psicologica in contesti settari. La norma in esame punisce con la reclusione fino a sette anni e con la multa di 5mila franchi francesi.

Il Rapporto svizzero ha anche sottolineato la scarsa capacità di servizi specializzati, affermando che “molti gruppi provocano volontariamente questa mancanza di trasparenza non fornendo alcuna informazione pubblica, dando al mondo esterno un’immagine falsata della propria organizzazione reale o cambiando regolarmente la propria apparenza. Alcuni gruppi appaiono intenzionalmente sotto una forma camuffata. Questo comportamento è talvolta già radicato nella dottrina professata dal gruppo: le idee principali sono accessibili solo a una cerchia di persone iniziate; sono trasmesse solo oralmente in una cerchia chiusa di persone iniziate; sono soggette a sanzioni se è violata la segretezza. Tali gruppi fanno uso di un alone di mistero”. Inoltre, ribadisce: “Qualora vengano impiegati metodi ingannevoli, fallaci o indottrinanti, la ‘rinuncia’ parziale o totale all’autodeterminazione non riguarda più soltanto la singola persona ma anche lo Stato che può e deve intervenire, sempre che ne abbia la possibilità”. Adesso sia in Francia che in Svizzera la manipolazione mentale è reato.

grafico che mostra l'aumento dei casi di manipolazione mentale denunciati in Europa

Opacità e trasformismo delle organizzazioni settarie

Il Rapporto parla anche di opacità delle organizzazioni settarie e della loro frequente instabilità. “L’instabilità è connaturata al fenomeno settario come lo è in tutte le forme organizzative più o meno clandestine, più o meno confessabili nei loro obiettivi”. Il rinnovamento dell’adesione, all’interno dei movimenti, è garantito grazie alla maestria di aggregare e attirare adepti con caratteristiche anche variegate. Le frequenti modifiche delle direttive dimostrano una sconcertante disinvoltura al trasformismo, al fine di eludere i controlli delle autorità, adattando statuti e strutture organizzative alle esigenze del momento.

Un velo di mistero circonda le attività dei gruppi. Spesso le sette presentano un’organizzazione di facciata che persegue fini apparentemente di culto: una maschera religiosa che nasconde attività lucrose di tutt’altra natura. Il metodo usato per condurre questa “doppia agenda” è quello del frazionamento delle attività tra diverse personalità giuridiche: periferiche e meno appariscenti quelle lucrative, primarie e visibili quelle del culto. In realtà il fine ultimo, anche se svolto nell’ombra, è quello economico, che esiste e prospera proprio grazie al paravento religioso.

Un altro fattore determinante da tenere presente è il frequentissimo ricorso del culto all’attività di volontariato, spesso ottenuta con l’inganno o con pressioni psicologiche, così come le cosiddette “offerte volontarie”. L’attività lavorativa “volontaria” e quindi non retribuita, assieme alla non prevista copertura previdenziale, unita agli introiti delle “offerte o donazioni volontarie”, realizza un business “religioso” formidabile, il tutto esente da controlli fiscali diretti.

Come proteggersi dai gruppi di preghiera pericolosi

Per proteggersi da un gruppo di preghiera potenzialmente pericoloso, è consigliabile:

  • Conoscere bene la leadership del gruppo.
  • Parlare con i membri del gruppo e chiedere loro come si sentono riguardo al gruppo.
  • Seguire sempre il proprio cuore: se qualcosa non ti fa sentire a tuo agio, non sentirti obbligato a farlo.
  • Prendersi del tempo per sé, per riflettere e ricaricare le proprie energie.
  • Assicurarsi che il gruppo incoraggi la libertà di pensiero e di espressione.
  • Assicurarsi che il gruppo incoraggi l’autocura.

La formazione di gruppi di preghiera può essere una bellissima esperienza spirituale, ma è anche necessario essere attenti ai rischi potenziali. Talvolta, queste comunità possono diventare esclusive e intrise di fanatismo religioso, portando a comportamenti pericolosi e settari. Per proteggersi dai rischi, l’essenziale è mantenere l’equilibrio e la moderazione. Bisogna scegliere un gruppo che abbia un sistema di governo democratico e trasparente, in cui il leader è responsabile e si adotta una pratica open door. Inoltre, è importante rispettare la pratica religiosa degli altri membri e avere un atteggiamento di rispetto e tolleranza. I gruppi di preghiera potenzialmente pericolosi sono una realtà che non dobbiamo sottovalutare. Per evitare di essere vittima di abusi, è importante essere consapevoli dei rischi e prestare attenzione ai segnali di allarme, come ad esempio la pressione esercitata per invitare a partecipare a sessioni di preghiera più lunghe e più frequenti.

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