La Vita di Martin Lutero: Biografia del Riformatore

Martin Lutero nasce a Eisleben, in Sassonia, il 10 novembre del 1483, in una famiglia di cultura contadina. Inizia i suoi studi universitari a Erfurt, città che definiva la "nuova Betlemme", a diciotto anni. Poco dopo, nel 1505, avviene la prima svolta della sua vita, quando è “folgorato sulla via di Stotterheim”. Durante una tempesta, un fulmine cade vicino a lui, che reagisce invocando Sant’Anna, la protettrice dei minatori come suo padre, pronunciando la frase: “Aiutatemi, mi farò monaco”.

Dalla Vocazione Monastica alla Crisi Interiore

Così Lutero diventa agostiniano ed è ordinato sacerdote. A Erfurt, negli anni a venire, tiene lezioni basate sui suoi studi su Aristotele, sui Salmi e sull’Epistola ai Romani, consolidando una conoscenza che considera fondamentale, quella con il vicario Johann Von Staupitz. Nel 1510 ha anche l’onore di visitare Roma, scelto insieme a un fratello in rappresentanza del capitolo di Erfurt, per recarsi a un’udienza papale in merito a una disputa interna all’ordine.

Tuttavia, Lutero non è sereno e ne ha una prova tangibile già nel giorno in cui deve celebrare la sua prima messa: la consapevolezza di essere solo un peccatore di fronte al Creatore lo riempie di angoscia. Si sente al contempo attirato e respinto dal suo Dio, intimorito, angosciato e desolato, in preda a quella che egli chiama un’Anfechtung. La sua crisi interiore troverà soluzione solo nella ricerca della santità, una garanzia di poter reggere alla presenza di Dio. Nel mentre, prova a trarre giovamento dalla pratica costante della confessione, una grazia incredibile secondo lui. Ma se si può così liberare dei peccati di qualche importanza, gli resta il peso di quelli che Staupitz definisce “gli scrupoli di uno spirito malato”, dai quali lo aiuta a svincolarsi con l’avvicinamento al pensiero dei mistici, che prevede un distacco dell’attenzione ai singoli peccati per spostarsi sulla riflessione sulla natura umana.

Ritratto di un giovane Martin Lutero in abito agostiniano

La Rivelazione Teologica: La Giustificazione per Fede

Ad aiutare frate Martino e la sua spiritualità singolare sono gli studi biblici e le rivelazioni alle quali giunge attraverso la lettura del Salmo XXII. “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, si legge qui uscire dalla bocca del Cristo in croce. Lutero legge San Paolo, che parla di giustizia di Dio, e da lì, attraverso la via della sensibilità alle sfumature etimologiche, ha una rivelazione: questa giustizia può tradursi esattamente con quel termine, ma anche con “giustificazione”. Da qui elabora la sua dottrina della “giustificazione per fede”:

  • Dio non concede un perdono condizionato dal soddisfacimento di un’aspettativa di qualche cosa che l’uomo deve fare.
Infografica sulla dottrina della giustificazione per fede

La Polemica delle Indulgenze e la Reazione Papale

Ma non sono solo le questioni spirituali a turbarlo; anche lo status quo nel mondo ecclesiastico non gli va a genio. Emblema dell’inizio della lotta del giovane agostiniano è la polemica contro la vendita delle indulgenze, fenomeno favorito dal sentimento religioso del tempo, caratterizzato da cieco timor di Dio. Fuori dai confini della Sassonia la situazione degenera: le due parti mettono in piedi un sistema che, con intermediario la banca dei Fugger, permette ad Alberto di accumulare le cariche di arcivescovo di Halberstadt, Magdeburgo e Magonza e al pontefice di fare cassa. Mentre l’incaricato della proclamazione, il domenicano Tetzel, girava per le città tedesche con la bolla papale, la Sassonia, per volontà di Federico il Savio, resta blindata a questo scempio.

Alberto manda le Tesi a Roma. “Lutero è un tedesco ubriaco”, è una delle affermazioni falsamente attribuite a Leone X dopo averle lette. Ma di fronte all’indifferenza del giovane agostiniano, per cui qualsiasi parola che non sia quella di Dio non conta, Leone diventa autoritario. Il 7 agosto del 1518 Lutero riceve un ordine di comparizione a Roma. L’ordine impartito al cardinale Caetano da Roma è che egli riesca a riconciliare Lutero con la Chiesa o, in alternativa, che lo spedisca al papa come prigioniero. Durante le conferenze, Caetano ha il compito di prendere informazioni sulla dottrina dell’agostiniano.

Il Confronto con Caetano e la Prima Scomunica

I due si confrontano dal 12 al 14 ottobre. Lutero resta fermo di fronte a qualsiasi attacco: non ha “coscienza di andare contro la Scrittura” e nega che Sua Santità possa esserle superiore. Al termine di questi dibattiti Caetano non vuole più incontrare “i suoi occhi profondi come un lago”. Staupitz lo scioglie dal voto di obbedienza all’ordine, e a Lutero questa suona come una scomunica, la prima. Nel frattempo gli arriva notizia dell’ordine del suo arresto.

Martin Lutero e la riforma protestante: spiegazione in 5 minuti

Il Sostegno di Federico il Savio e le Disputa di Lipsia

Lutero ha la fortuna di essere suddito del “principe giusto”. La preoccupazione di Federico di agire da buon cristiano lo porta a non condannare Lutero al destino che spetta a un nemico del papa e dell’imperatore. A questi si rivolge pregandoli di concedere al teologo un’udienza di fronte a imparziali giudici tedeschi per comprendere la sua dottrina prima di condannarla. Nel gennaio del 1519 muore l’imperatore Massimiliano I. Nel tempo che serve a Carlo (poi V) per risolvere questioni spagnole, Federico, che era il candidato con l’appoggio papale, ottiene per Lutero un atteggiamento più conciliante.

Nel frattempo, eminenti figure accademiche, prima fra tutte quella di Eck, si schierano contro di lui. A luglio del 1519 Lutero tiene con Eck a Lipsia una disputa nella quale si tratta dell’antichità del primato papale, del Purgatorio e, ovviamente, della questione delle indulgenze. La disputa dura 18 giorni e continua poi a suon di opuscoli.

La Bolla "Exsurge Domine" e le Risposte di Lutero

Il 15 giugno del 1520 Leone X sigla la bolla Exsurge Domine in risposta alle tesi di Lutero. Il documento impiega tre mesi per arrivare a Lutero, che ne ha però già notizia a inizio mese. “Il dado è tratto”, scrive il monaco nei suoi appunti. È giunto il momento di allargare la platea di alleati. Si rivolge a Carlo V e divulga un programma di riforma nell’appello Alla nobiltà tedesca. Quando la Exsurge Domine arriva al destinatario, questi stende una replica, Contro l’esacrabile bolla dell’Anticristo. Mantiene ferma la protesta contro la mancanza di riscontro delle idee del papa nelle Scritture e chiude il testo sentenziando che “Cristo giudicherà quale delle scomuniche abbia valore”. Seguono La libertà del cristiano e Riaffermazione di tutti gli articoli ingiustamente condannati dalla bolla romana. In questi opuscoli chiarisce innanzitutto che la sua riforma non vuole andare contro un uomo (il papa), ma contro un sistema, e ribadisce i punti chiave della sua dottrina.

La Dieta di Worms e l'Esilio alla Wartburg

Lutero ottiene comunque una convocazione alla Dieta di Worms, per mano dell’imperatore, che pur disapprovando la sua dottrina eretica, aveva tutta la convenienza politica a osteggiare il Vaticano. Il giorno dopo il suo arrivo, Lutero è al cospetto dell’imperatore, degli elettori e di parte della dieta. Gli viene chiesto di ripudiare i suoi scritti. Si rifiuta. Gli viene concesso un giorno per decidere se ha intenzione di rivendicare le idee contenute in tutti. Il 18 aprile Lutero dà la risposta inequivocabile che gli è richiesta: “Non posso e non voglio ritrattare”.

Carlo V scrive di suo pugno una dichiarazione con la decisione imperiale: “Procederò contro di lui come eretico notorio”. Dei sei elettori ai quali il testo viene sottoposto sono in due a non firmare: Federico e Ludovico del Palatinato. A Lutero viene concesso un altro interrogatorio il 24 e 25 aprile, ma la reazione del monaco non cambia e il giorno dopo riparte per la Sassonia scortato dai nobili. Il 6 maggio Sua Maestà presenta il testo dell’editto di Worms, pubblicato il 26.

Illustrazione della Dieta di Worms con Martin Lutero al cospetto di Carlo V

Federico teme per Lutero. Lo nasconde per dieci mesi, dal 4 maggio 1521 al 3 marzo 1522, nel castello di Wartburg. Qui il riformatore, in preda a costanti autoaccuse e autoesami per assicurarsi della rettitudine del suo agire e a fastidiosi disturbi di salute, si dedica alla più rivoluzionaria delle sue opere: la traduzione in tedesco del Nuovo Testamento.

Il Ritorno a Wittenberg e l'Evoluzione della Riforma

Lutero ricompare brevemente per le strade di Wittenberg il 4 dicembre 1522. È tornato dall’esilio intenzionato ad accelerare la Riforma. I temi sono il matrimonio dei preti e la riforma della liturgia. Egli stesso si sposa, con l’ex monaca Katharina von Bora, più per coerenza che per amore. Sulla questione liturgica entra in collisione con il suo principe. Sotto la direzione di Carlostadio però, il Consiglio municipale emana un’ordinanza a favore della messa secondo Riforma: ferma aderenza alla Scrittura e “relegati in teatro organi, trombe e flauti”.

È questa la fase nella quale Lutero approfondisce i dettami della sua dottrina secondo la quale il perno della religione è la rivelazione di Dio che non avviene né secondo natura, né per mano della storia, né grazie alla filosofia. Quando nel settembre 1522 viene eletto papa con il nome di Adriano VI Adriano di Utrecht, uomo austero e deprecatore delle bassezze morali della Chiesa tollerate e incoraggiate dai suoi predecessori, sembra che per Lutero possa aprirsi un nuovo corso. Questo non accade perché il monaco non ha attenuato le sue battaglie. Oltre a chiedere a Federico l’abolizione dell’elargizione delle indulgenze, si scaglia contro le messe private.

Le Diete di Norimberga e Augusta e le Sfide del Luteranesimo

A decidere il destino di Lutero sono i confronti che ha negli anni tra la Dieta di Worms e la Dieta di Augusta. Nel 1522 e nel 1523, quando la dieta si riunisce a Norimberga, non c’è più chi modera tra i cattolici intransigenti e Lutero. E mentre le libere città imperiali sono a favore della Riforma, un risoluto gruppo di principi cattolici, riuniti intorno alla figura di Giorgio di Sassonia, cugino di Federico, emette il decreto finale: “l’evangelio sarà predicato secondo l’interpretazione della Chiesa e ogni principe provvederà a far applicare l’editto di Worms”.

Questi sono anche gli anni nei quali Lutero affronta la terza e forse più importante crisi della sua vita. Lui dorme tranquillo e protetto mentre in diverse parti della Germania i suoi seguaci sono perseguitati. Il risultato è un’autoaccusa di essere ancora vivo che si traduce in una perdita della certezza della bontà di Dio. Dopo il matrimonio, nel 1525, Federico trasferisce a nome di Lutero e della moglie il convento degli agostiniani e raddoppia lo stipendio del monaco. La coppia si dedica alle attività conventuali, si occupano dell’orto e del frutteto. Nel frattempo la famiglia si allarga.

La Nascita di una Nuova Chiesa e la Diffusione delle Opere

In questo frangente il riformatore riesce, con l’aiuto di audaci collaboratori, a fondare una sua Chiesa e a iniziare una piccola opera missionaria e divulgativa tramite la stampa di opuscoli. Alla base del luteranesimo c’è l’idea che la vera Chiesa è sparsa qua e là e tenuta insieme solo dai vincoli di spirito. La liturgia della nuova Chiesa è descritta nella Messa tedesca, del 1526, preceduta da un innario per le celebrazioni pubblicato 2 anni prima. Un’attenzione particolare è riservata alla predica, considerata una forma di istruzione religiosa. Nel 1529 scrive il Grande Catechismo e il Piccolo Catechismo, raccolte di letteratura religiosa per i fedeli di tutte le età. Nel 1534 esce la traduzione completa della Bibbia. Lutero ha regalato al popolo tedesco l’opportunità di conoscere personalmente la Parola di Dio.

Frontespizio della Bibbia tradotta da Lutero in tedesco

La Confessione di Augusta e le Implicazioni Sociali e Politiche

Nel 1530 Carlo V arriva in Germania. Lutero è costretto a ritirarsi nuovamente, questa volta nel castello di Veste Koburg. Nel frattempo Melantone, con grande soddisfazione del riformatore, difende ad Augusta la causa protestante, diventando il fautore della Confessione di Augusta, che rappresenta la definitiva sistemazione dottrinale del luteranesimo. L’opera di Lutero non investe solo il campo della teologia. La sua opera riformatrice, infatti, si ibrida con i pilastri della nascente cultura rinascimentale e con gli ideali dell’Umanesimo, soprattutto perché entrambi iniziano a interrogarsi sul rapporto tra la volontà dell’uomo e quella di un Dio che poteva addirittura rivelarsi ostile.

Lutero applica i principi cristiani anche alla ricostruzione della società. Innanzitutto, perché nonostante quella luterana sia una fede dal carattere individualistico (lo studio e l’avvicinamento a Dio devono avvenire attraverso uno studio della Scrittura che non prevede mediazione), è anche sociale e sostenitrice della collettività: un buon cristiano deve essere un Cristo per il suo prossimo. Come sempre, anche la politica ci finisce di mezzo. La dottrina luterana costituisce una forte attrattiva per i nazionalisti. Mentre alcuni intellettuali umanisti, come Erasmo, nostalgici dell’Europa unita, colgono nel rinnovamento della religione l’immagine di un collante per i popoli del continente, altri, come Ulrich von Hutten, che incarnano nella Chiesa la causa delle divisioni e dello sfruttamento in Germania, ne individuano l’elemento unificante per il popolo tedesco. Insieme a lui, il cavaliere Franz von Sickingen si propone addirittura di dare vita a una crociata in favore del luteranesimo.

Nella notte in cui si prepara l’editto di Worms comunque sono i contadini della zona i più numerosi sostenitori politici di Lutero, che affiggono manifesti nei quali promettono la rivolta nel caso Lutero venga condannato. Il riformatore in realtà rimane sempre su una posizione piuttosto reazionaria nei confronti delle rivolte che questi mettono in atto portando ideali proposti da lui. Ad ogni modo, è lecito sostenere che l’opera di Lutero, ispirando correnti protestanti come lo zwinglianesimo e l’anabattismo, sia la radice del dilagare del fermento religioso dal quale nasce la rivolta sociale diffusa, fatta da lotte contadine. Anche se questo non significa che a Lutero interessi la lotta politica. I principi tedeschi e parte della storiografia lo ritengono responsabile di movimenti come quello del Bundschuh, accusa infondata dal momento che prima della guerra del 1525 aveva avuto episodi antecedenti la riforma. Inoltre, pur apprezzando e condividendo i toni evangelici dei manifesti dei contadini, come I dodici articoli, Lutero ne disapprova molti punti.

Gli Ultimi Anni e la Morte

Negli ultimi 15 anni della sua vita Lutero si allontana dalla vita pubblica. “Ho vissuto abbastanza”, scrive già nel 1531. I luterani ottengono il riconoscimento legale nel 1555, ma il fondatore della loro Chiesa non riesce a godere di questo momento. Martin Lutero muore nel 1546 e viene sepolto a Wittenberg.

Mappa dell'Europa centrale con la diffusione del Protestantesimo nel XVI secolo

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