Il Sacerdote e il Significato dell'Ira: Dalla Figura del Sommo Sacerdote alle Sfide Pastorali

“Perché, o Geova, continui a stare lontano?” Basta uno sguardo alle pagine di un giornale per avere la conferma che viviamo in “tempi di angustia”. E quando una tragedia ci tocca da vicino - un crimine, un incidente grave o la morte di una persona cara - forse ci chiediamo: Ma Dio non vede? Non se ne preoccupa? Comunque sia, non potrebbe essere che quello che ci aspettiamo da Dio si basa su presupposti errati? Per fare un esempio, supponiamo che un bambino sia arrabbiato perché suo padre è andato a lavorare. Il piccolo si sente abbandonato e vorrebbe che il padre tornasse a casa perché gli manca. È facile capire dov’è l’errore nel modo di pensare del bambino. Dopo tutto, in quel momento suo padre sta lavorando per mantenere la famiglia. Alcuni vorrebbero che Dio avesse soprattutto la funzione del giustiziere che punisce rapidamente chi fa qualcosa di sbagliato. Entrambe queste idee partono dal presupposto che se Dio non fa giustizia immediatamente o se non asseconda le nostre richieste vuol dire che è insensibile alle nostre sofferenze e ignaro dei nostri bisogni. Niente di più lontano dalla verità!

La Presenza di Dio nel Tempo dell'Angustia e la Promessa di Risanamento

Ma allora cosa sta facendo Dio? Immaginiamo una casa che è in rovina da anni. Il tetto è crollato, le porte si sono scardinate e l’esterno è stato danneggiato da vandali. Un tempo questa casa era in buone condizioni, ma ora non più. Consideriamo ora il danno arrecato all’umanità circa 6.000 anni fa quando uno spirito invisibile, Satana, indusse la prima coppia umana a ribellarsi a Dio. Prima di allora Adamo ed Eva godevano di una salute perfetta e avevano la prospettiva di vivere per sempre insieme alle generazioni future. Non vanno sottovalutati gli effetti devastanti di quella ribellione. La Bibbia dice: “Per mezzo di un solo uomo [Adamo] il peccato entrò nel mondo e la morte per mezzo del peccato”. (Romani 5:12) Oltre a provocare la morte, il peccato ha rovinato il nostro rapporto con il Creatore e si è ripercosso su di noi in senso fisico, mentale ed emotivo. Di conseguenza le nostre condizioni sono simili a quelle di una casa fatiscente. Giobbe, che era un uomo giusto, riassunse realisticamente la nostra situazione dicendo che l’essere umano “vive solo pochi giorni, ma pieni di guai”. Ma dopo il peccato di Adamo ed Eva, Dio abbandonò gli esseri umani a se stessi? Tutt’altro! Anzi, sin da quel momento il nostro Padre celeste ha operato a favore della famiglia umana.

Subito dopo la ribellione nel giardino di Eden, Geova Dio annunciò il suo proposito di “risanare” l’umanità. Allo spirito invisibile responsabile di quella ribellione disse: “Porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei. Egli ti schiaccerà la testa e tu gli schiaccerai il calcagno”. Con queste parole Geova promise di distruggere l’istigatore della ribellione in Eden. (Romani 16:20; Rivelazione [Apocalisse] 12:9) Predisse inoltre che in futuro un “seme” avrebbe redento l’umanità dal peccato. (1 Giovanni 3:8) Quelle promesse misero in chiaro una verità fondamentale: Dio aveva intenzione non di demolire ma di riparare.

rappresentazione della ribellione nel giardino dell'Eden e la promessa divina di redenzione

Geova Dio diede agli israeliti un codice di leggi e progettò un tempio in cui lo avrebbero adorato. La Bibbia dice: “Queste cose sono un’ombra delle cose avvenire”. Gli israeliti, per esempio, offrivano sacrifici animali per ottenere il perdono dei peccati. (Levitico 17:11) Questi sacrifici ne prefiguravano uno più importante che sarebbe stato offerto secoli dopo, un sacrificio che avrebbe significato vera redenzione per l’umanità. Perfino il modo in cui erano strutturati il tabernacolo e il tempio presso cui gli israeliti si recavano per il culto prefigurava i passi che avrebbe compiuto il futuro Messia, dalla morte di sacrificio all’ascensione al cielo.

Gesù era il Messia promesso che avrebbe seguito il modello indicato dai sacrifici degli israeliti e avrebbe dato la propria vita per redimere l’umanità. Infatti Giovanni il Battezzatore chiamò Gesù “l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo”. (Giovanni 1:29) Gesù accettò di buon grado l’incarico. “Sono sceso dal cielo”, disse, “per fare non la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato”. Era volontà di Dio che Gesù non solo desse “la sua anima come riscatto in cambio di molti” ma anche che facesse con i suoi seguaci un patto per un Regno. (Matteo 20:28; Luca 22:29, 30) Quel Regno è il mezzo tramite cui Dio adempirà il suo proposito per l’umanità. Il messaggio incentrato sul Regno di Dio viene chiamato “buona notizia” perché spiega che Dio ha stabilito un governo in cielo che assumerà il controllo della terra. Prima di ascendere al cielo Gesù comandò ai suoi seguaci: “Fate discepoli di persone di tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello spirito santo . . . Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino al termine del sistema di cose”. Perciò la “ristrutturazione”, cioè tutto il lavoro necessario per riportare l’umanità alle condizioni originali, non sarebbe terminata con la morte di Gesù. Sarebbe invece continuata fino al “termine del sistema di cose”, il tempo in cui il Regno di Dio avrebbe cominciato ad assumere il controllo della terra. Quel tempo è arrivato. Oggi, in 236 paesi, i testimoni di Geova ubbidiscono al comando di Gesù di predicare la buona notizia del Regno di Dio. La rivista che state leggendo viene pubblicata per aiutarvi a saperne di più riguardo a quel Regno e a ciò che realizzerà. A pagina 2 di ciascun numero della Torre di Guardia si legge: “Questa rivista . . . reca conforto con la buona notizia che presto il Regno di Dio, un vero e proprio governo in cielo, eliminerà tutta la malvagità e trasformerà la terra in un paradiso. Questo non significa che nel frattempo non sentiremo più di attacchi terroristici o di disastri naturali, o che non potrà capitarci nessuna disgrazia. Ma lo studio della Bibbia ci darà la certezza che Dio non ci ha abbandonato a noi stessi. Al contrario, egli non è “lontano da ciascuno di noi”. (Atti 17:27) E senza dubbio manterrà la sua promessa di ripristinare ciò che i nostri primogenitori persero.

Il Regno di Dio è dentro di noi, Gesù ci indica la via ...

Il "Gran Sacerdote" e il Sacrificio Redentivo

La disponibilità di Dio ad accettare il sacrificio di Gesù è centrale nella redenzione. Nel giorno di espiazione il sommo sacerdote offriva un sacrificio per i peccati del popolo. Allo stesso modo, il 14 nisan del 33 E.V. Gesù sacrificò la sua vita in nostro favore. Dopo la sua risurrezione, Gesù, per così dire, oltrepassò la cortina, ascendendo al cielo “per comparire . . . dinanzi alla persona di Dio per noi”. Questo parallelismo richiama il momento in cui, una volta dentro il Santissimo, il sommo sacerdote spruzzava parte del sangue del sacrificio davanti all’arca del patto. Presentando il valore del proprio sangue, Gesù espiò una volta per tutte i nostri peccati.

illustrazione del sommo sacerdote israelita nel giorno dell'espiazione e di Gesù come sacrificio perfetto

L'Ira nel Contesto Religioso: Una Virtù o un Vizio?

Frequentemente ci si interroga: quando l’ira è peccato? Sappiamo che è uno dei sette vizi capitali, quindi è spesso associata a un peccato mortale, ma sappiamo anche che Gesù stesso si è arrabbiato e indignato profondamente, tanto da passare all’azione contro i mercanti del tempio con una frusta di cordicelle o tanto da chiamare i farisei “razza di vipere” e “sepolcri imbiancati”. Ora la rabbia viene condannata dalla Chiesa, ma è possibile che esista una rabbia buona come quella di Gesù? Qual è il confine tra difesa di se stessi, anche alzando un po’ la voce, o indignazione per cose dette di noi non vere e il peccato veniale e poi mortale?

Definizione Teologica e Filosofica dell'Ira

  • S. Tommaso dice che l’ira è “una passione che si esprime nella tendenza dell’inclinazione sensitiva a distruggere ciò che viene appreso come contrario a quanto è voluto o desiderato”.
  • S. Agostino definisce l'ira come “il moto dell’animo che spinge a punire per un’ingiuria fatta a sé o ai propri cari”.

Le emozioni, e quindi anche l’emozione dell’ira, sotto il profilo morale non sono né buone né cattive in sé.

L'Esempio di Gesù e i Confini dell'Indignazione

Come accennato, Gesù stesso si è arrabbiato e indignato profondamente in situazioni di ingiustizia e profanazione, mostrando un esempio di ira giusta. Questo solleva la questione di distinguere tra un’indignazione motivata dalla difesa della verità o della santità e l’ira che degenera in peccato.

rappresentazione di Gesù che caccia i mercanti dal tempio

Rimedi all'Ira Peccaminosa

Alcuni rimedi per gestire l'ira sono proposti anche da autori pagani, come Seneca, il quale diceva: “Il più grande rimedio dell’ira è prendere tempo”. E continuava: “c’è sempre tempo, e il tempo apre la strada alla verità”. Inoltre, è fondamentale frenare la curiosità su quanto gli altri dicono di noi. Seneca affermava: “Non vuoi essere iracondo? Non essere curioso”.

Per sradicare l’ira peccaminosa è necessario anche rimuovere o diminuire la stima della propria eccellenza o superiorità. Dice S. Tommaso: “Considera chi sei stato. E perciò contro l’ira sarà ottimo rimedio la ricognizione della propria fragilità”. Un buon rimedio è anche quello che cerca di conservare la serenità d’animo e di non abbandonarsi alla tristezza. Aristotele notava che gli uomini nel gioco, nelle feste, nella prosperità, nel felice esito delle loro attività e dei loro affari, nei piaceri onesti, nella speranza corroborata dalla fiducia, non si lasciano trasportare facilmente dall’ira, ma sono miti e indulgenti, perché “tutte le cose che impediscono la tristezza, impediscono l’ira”.

Accanto a questi mezzi di ordine naturale ve ne sono altri, tipicamente evangelici:

  1. Non provocare gli altri all’ira: “E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore” (Ef 6,4); “voi, padri, non esasperate i vostri figli perché non si scoraggino” (Col 3,21).
  2. Estinguere subito l’ira appena si è accesa: “sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira. E ancora: “Non rendete a nessuno male per male. Cercate di compiere il bene davanti a tutti gli uomini. Se possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti. Non fatevi giustizia da voi stessi, carissimi, ma lasciate fare all’ira divina. Sta scritto infatti: A me la vendetta, sono io che ricambierò, dice il Signore. Al contrario, se il tuo nemico ha fame, dagli da mangiare; se ha sete dagli da bere; facendo questo, infatti, ammasserai carboni ardenti sopra il suo capo. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene” (Rm 12,17-21).
  3. Contemplare e imitare l’esempio di Cristo paziente: “Imparate da me che sono mite e umile di cuore” (Mt 11,29).

Sacerdoti di Fronte all'Ira: Esperienze e Sfide Pastorali

La Delusione di Don Enzo Raimondi e la Chiusura dell'Oratorio

In un episodio riportato dalle cronache, Don Enzo Raimondi, parroco di Maleo, ha usato la metafora di un “oratorio ammalato” per annunciare la chiusura temporanea del centro giovanile. La “malattia” consisteva nella “maleducazione di taluni ragazzi che hanno oltrepassato la soglia”. Sul bollettino parrocchiale, il sacerdote ha espresso una riflessione dura ma realistica: “Bestemmie, parolacce, sporcizia lasciata in giro, sputi per terra, modo di vestire non consono, la poca cura per le cose che sono costate alla comunità uno sforzo davvero grande” lo hanno portato a prendere una decisione drastica. La scelta di chiudere temporaneamente l'oratorio valeva come “segno forte, un richiamo”, pur riconoscendo che “è il triste riconoscimento che non sappiamo gestire questa situazione”. Don Enzo chiama in causa tutti gli agenti educativi: le famiglie, gli adulti che non danno una mano in oratorio, i giovani disinteressati e se stesso. Ha sottolineato: “per quanto mi riguarda, faccio quello che posso visto che non posso essere in due posti nello stesso tempo”. La parrocchia sta valutando l’inserimento di un educatore professionale e un maggior impegno laicale, richiamando un grido d’allarme già lanciato nel 2017 per problemi simili. Nonostante le difficoltà, esistono anche ragazzi che si impegnano e sostengono le attività parrocchiali.

foto di un oratorio parrocchiale con ragazzi

Don Giacomo Panizza: Tra Tradizione e Vangelo

Don Giacomo Panizza, sacerdote vittima di intimidazioni da parte della ‘ndrangheta, ha sottolineato l’importanza di interpretare le processioni religiose non come “una passeggiata con una statua”, ma come “un momento per parlare del Vangelo”. Si è detto meravigliato di episodi come quello di Oppido Mamertina, dove una processione fu interrotta per omaggiare un boss, evidenziando che molte cose sono cambiate e i sacerdoti guidano i comitati delle feste. Il parroco, secondo Don Giacomo, deve intervenire su “cose di dubbia interpretazione per dire la sua e non può accettare passivamente quello che accade”. Riguardo alla vicenda di Oppido Mamertina, Don Panizza ha ritenuto che fosse una reazione alle parole del Papa che aveva scomunicato i mafiosi, notando che per le “parole forti del Santo Padre qualcuno si arrabbia e risponde in questo modo”. Don Giacomo stesso, alla fine degli anni ’80 a Lamezia Terme, compì un gesto che “spezzò il rapporto tra sacro e profano”. Notò un emigrato che attaccava dollari a una statua di un Santo prima di una processione. Con “molto garbo” gli spiegò che il gesto non andava fatto, facendogli capire che non era un’offesa, ma un richiamo alla necessità di evitare che “si mischiasse il sacro con il profano”. Ha concluso che molti emigrati vorrebbero rifare le cose come si facevano 50 anni fa, ma “i sacerdoti devono avere la faccia tosta di dirgli che oggi tutto è cambiato”.

foto di una processione religiosa in Italia

L'Ira del Sacerdote e l'Incontro con la Grazia

Un sacerdote racconta di una domenica in cui si svegliò molto contento di celebrare in parrocchia. Mentre si preparava, una signora gli chiese aiuto per il funerale del padre, non avendo ancora trovato un sacerdote. Il prete, “decisamente arrabbiato”, si diresse verso la Messa. Tuttavia, una volta entrato in sagrestia e vestito, la rabbia iniziò a svanire. Durante la Messa, una coppia si avvicinò chiedendogli di pregare per la figlia che aveva tentato il suicidio. L’esperienza portò il sacerdote a rendersi conto che “non ci sono coincidenze, è Dio stesso colui che ci fa mettere in cammino”. La celebrazione fu piena di unzione e l’omelia, a suo dire, “venne direttamente da Dio”. Dopo la Messa, la ragazza, in lacrime, lo abbracciò dicendo: “Padre, avevo tanto bisogno di sentire tutto quello che lei ha detto, ho tanto bisogno dell’aiuto di Dio. Amo il buon Gesù e il modo in cui riesce a arrivare dove c’è bisogno di Lui”.

In un altro contesto, un amico si rivolge a Padre Aldo, esprimendo stanchezza per la “schematicità” e la ripetitività in un movimento cattolico ventennale, che ha trasformato il ritrovarsi in un “peso” e ha spento l’entusiasmo iniziale. Padre Aldo risponde sottolineando che non esistono “fraternità ideali” o “matrimoni ideali”, e che la fraternità è una grazia che nasce dalla “drammaticità” della vita. Afferma che l’unica ragione profonda per stare insieme è il bisogno comune di Gesù. In questo contesto di vita comunitaria, una giornalista descrive un incontro di fraternità che rivela una “spiritualità fatta di carne e ossa”, dove si condividono missioni, memorie e storie di vita, anche difficili, come la sorpresa di tre gemelli, l'abbandono di esperienze vocazionali o il dover cambiare radicalmente lavoro per sostenere la famiglia. In una di queste esperienze, si racconta di un uomo che, dopo aver abbandonato l'esperienza vocazionale, conobbe la sua futura moglie. Benché il parroco si fosse arrabbiato per questa scelta, alla fine chiese loro di non sposarsi in un’altra parrocchia, esprimendo un desiderio di riconciliazione paterna. Questo dimostra come le sfide e le reazioni umane, inclusa l'ira, possano far parte del percorso di fede e della vita sacerdotale, ma possono anche aprirsi a gesti di perdono e accoglienza.

Il Regno di Dio è dentro di noi, Gesù ci indica la via ...

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