La Solennità dell'Immacolata Concezione e il Giuramento Storico di Palermo

La Chiesa di Palermo si prepara a celebrare la Solennità dell’Immacolata Concezione, una delle ricorrenze religiose più sentite in città. È una festa particolarmente radicata in una città che credeva nell’Immacolata già diversi secoli prima della proclamazione del dogma da parte di Papa Pio IX nel 1854.

Foto di Palermo durante la processione dell'Immacolata Concezione

Le Radici Storiche della Devozione in Sicilia e a Palermo

L'Immacolata Concezione: Significato e Dogma

La figura della Santa Madre di Dio è stata sapientemente trattata dai Padri conciliari non in un documento a parte, ma all'interno della costituzione dogmatica sulla Chiesa, *Lumen gentium*, evidenziando l'importanza di Maria nel mistero della Chiesa. La solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria ci chiama a dare a Dio la nostra totale risposta di fede e di amore. Facciamo nostre le intramontabili parole di San Bernardo che, nell’effluvio poetico, osano sollecitare la pronta risposta di Maria all’annuncio dell’angelo: «Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso.»

L’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria ci ricorda che la fede cristiana è una chiamata alla gioia: «Rallegrati (kàire), piena di grazia: il Signore è con te» (Lc 1,28). Il saluto dell’angelo a Maria è un appello alla gioia, una gioia che avrà il volto e il nome di suo figlio Gesù, nome che significa: “il Signore salva”. Maria non si è data da sé questa gioia, ma le ha fatto spazio, da donna di fede qual era. Il suo grembo diviene un grembo di fede, uno spazio fecondo, un sacrario inviolabile per far crescere la gioia di questa salvezza. Lei è l’Immacolata che accoglie e dona l’Emmanuele, il Salvatore.

Il termine “Immacolata” significa semplicemente e concretamente «piena di grazia». È la meravigliosa e attrattiva “semplicità” a cui tende tutta la creazione intera, a cui aspira ogni uomo e ogni donna. Essere raggiunti da Dio significa accogliere la sua presenza: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (Lc 1,35). Essere fecondati dalla grazia serve a non far prevalere il peccato e la sua tristezza, per essere liberi e non schiavi dal suo potere. Il peccato, anche quello consumato nel totale nascondimento, ha sempre una ricaduta sugli altri, generando sofferenza, reazione, pesi e ferite.

La grazia, ovvero l’irruzione della «potenza (dýnamis) dell’Altissimo» e la sua presenza in una esistenza umana, può ridonarci la libertà dei figli e renderci nuove creature. Sebbene oggi si sia persa la consapevolezza e il senso del peccato, se ne vedono le tremende e perniciose conseguenze nella vita personale, familiare e civile, nelle relazioni con noi stessi, con gli altri e con l’ambiente. L’uomo è capace di peccato, incline a tradire la sua libertà e la sua meravigliosa chiamata ad essere creatura amata dal Creatore, figlio di Dio-amore amante degli uomini, fratello degli uomini e delle donne da amare. Dio ci ama e ci rende capaci di amare, liberandoci dagli idoli falsi e subdoli. La sua presenza ci rende creature libere dal potere del peccato, «secondo il disegno d’amore della sua volontà» (Ef 1,6).

Il Figlio di Maria, che è il Figlio di Dio fattosi uomo nel suo grembo verginale, se accolto nella nostra vita in forza dell’adesione di fede, disinnesca il potere del peccato. Egli infatti «è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso» (Eb 9,26), è «colui che toglie (airòn: porta) il peccato del mondo» (Gv 1,29). Maria, per privilegio esclusivo divino, in vista dell’Incarnazione del Figlio di Dio nel suo grembo verginale, è stata preservata dalla innata inclinazione degli umani al peccato, ma ha dovuto anch'ella essere fedele alla sua libertà. Il privilegio non l’ha esentata dal rischio di tradire la libertà. Per chi accoglie il Figlio di Dio nella propria vita e mette in pratica la sua Parola ogni giorno, la stessa grazia che ha agito mirabilmente in Maria agirà in lui, liberandolo dal potere distruttivo e disgregante del peccato. Questo ci permette di custodire una coscienza vigile e retta, di vincere la tentazione dell’idolatria e le forme di egoismo, di amare Dio rispettando e amando ogni persona umana, e di custodire le nostre città e la Casa comune, la Terra, come un giardino dove incontrarsi nella pace. Ciò significa vincere l’indifferenza, il tornaconto personale, la corruzione, le connivenze con le strutture di peccato - come le organizzazioni mafiose o le multinazionali con il loro predominio economico - e ogni forma di violenza, soprattutto sulle donne, l’incuria diffusa della città e dei luoghi pubblici, ogni forma di discriminazione e di emarginazione, seminando speranza ovunque.

Maria Santissima, nostra Madre celeste, attraverso le parole del Profeta Isaia, ci dice: «Cercate il Signore, mentre si fa trovare, invocatelo, mentre è vicino. L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri; ritorni al Signore che avrà misericordia di lui e al nostro Dio che largamente perdona» (Is 55,6,7). Solo Dio ci libera dal peccato e dalle sue conseguenze, donandoci perdono e riconciliazione, e può ridarci una coscienza desta e illuminata nel percorrere le vie del bene, affinché il male non prevalga e non si spenga l’amore per Dio e per gli uomini.

Padre Giovanni Vannucci dedica queste parole alle donne, paragonandole ai "frammenti, agli atomi di Maria sparsi nel mondo": «Ave, o donna, che tu sia piena di grazia, che il Signore sia con te, luce del tuo volto, fremito del tuo grembo, forza del tuo cuore nelle tue lotte. Tu, donna, sei benedetta, e benedetto e benefico agli umani è il frutto del tuo seno.»

La Devozione Bizantina e il Culto Mariano in Sicilia

Fin dall'VIII secolo, durante la dominazione bizantina in Sicilia, si sviluppò un intenso culto per la Vergine Maria. Grazie all'influsso della spiritualità e della liturgia bizantina, particolarmente pervasa da una tenera devozione alla Madre di Dio, divenne molto stretto il legame tra la Sicilia e l'Immacolata Concezione.

Mappa storica della Sicilia bizantina con focus su Palermo

Il Voto Sanguinario del 1624: La Peste e la Promessa

I momenti più salienti della devozione alla Vergine Maria furono vissuti dalla città di Palermo nel XVII secolo. Nel 1624, quando la peste incominciò a mietere migliaia di vittime, il Senato palermitano cercò di porre rimedio alla ferocia del morbo con ogni mezzo, adottando anche strumenti di natura spirituale. Il 15 agosto di quell'anno, per la prima volta, l’arcivescovo di Palermo e Viceré di Sicilia, Giannettino Doria, espresse nei confronti di Maria Assunta il “giuramento di sangue”.

Questo atto di fede compiuto dal Senato indusse il Cardinale dell'epoca a emettere il voto di credere e di difendere, fino all'ultimo spirito di vita, l'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria e di digiunare alla vigilia della festa. Fu deciso di portare in processione il simulacro dell'Immacolata dalla Cattedrale alla chiesa di San Francesco d’Assisi, che fin dall'arrivo dell'ordine religioso dei Francescani, divenne un importante centro propulsore della devozione all'Immacolata.

Una volta che la peste fu debellata, la città, grata all’Immacolata e a Santa Rosalia, proclamò la prima patrona di Palermo, dell’Arcidiocesi e della Sicilia e la seconda patrona principale della città. Il Senato palermitano non dimenticò gli impegni assunti, e ancora oggi, ogni anno, le autorità civili rinnovano il giuramento pronunciato dal cardinale.

Giuseppe Pitrè racconta che il Pretore Vincenzo del Bosco Duca di Misilmeri, di sua iniziativa, stabilì di nominare Santa Rosalia protettrice della Città. Per evitare "i fulmini del cielo e quelli della Santa Chiesa che si riteneva scavalcata", ordinò che "in perpetua si offrisse alla Madonna di Trapani un cereo di 50 rotoli e all’Immacolata di San Francesco un donativo di 100 onze d’argento". Nel 1646, il Senato Palermitano commissionò la nuova effigie d’argento dell’Immacolata, con il concorso economico della famiglia De Leonardi. Questo nuovo simulacro argenteo fu realizzato dalle maestranze della Città e destinato ad essere condotto in processione fino alla Cattedrale l’8 dicembre di ogni anno.

Antica incisione della processione dell'Immacolata a Palermo

Le Celebrazioni Attuali e il Rinnovo del Giuramento

La Vigilia dell'Immacolata: Riti e Tradizioni

Già dal 28 novembre, all’interno della Basilica di San Francesco d’Assisi di Palermo, si iniziavano i festeggiamenti in onore dell'Immacolata Concezione con l’apertura della Cappella che custodisce il simulacro. A questa cerimonia partecipavano il Sindaco della Città, il Rettore della Basilica e il Barone Curti, discendente della famiglia De Leonardi, e si eseguivano i tradizionali tre “giri” fra le navate della chiesa.

Anticamente, per tutta la notte tra il 7 e l’8 dicembre, il popolo palermitano si recava in pellegrinaggio presso la basilica di San Francesco d’Assisi portando torce realizzate con l'arbusto dell'“ampelodesma”, che venivano ammassate sul sagrato della chiesa e bruciate in un falò chiamato “mazzuni”. Ai fedeli si univano i “ciaramiddara” (suonatori di zampogna) che con il loro tipico suono allietavano i presenti. All’alba arrivavano le varie Confraternite, ognuna portando un piccolo fercolo sovrastato da una statua dell’Immacolata Concezione, denominati “Varicedde”, accompagnate da “Ciarameddi”, tamburi e bande musicali.

La sera della vigilia, all'interno della Basilica di San Francesco, i palermitani assistono alla cerimonia dell'offerta degli scudi d'argento che la Giunta comunale dona per il culto dell'Immacolata. Il Sindaco, inginocchiato ai piedi dell’Immacolata, recita la formula del giuramento alla Vergine, rinnovando il voto “illo tempore” fatto dal Senato palermitano, detto “voto sanguinario”. Con questo giuramento, il Sindaco fa proprio l’impegno di difendere l’Immacolato Concepimento di Maria fino allo spargimento del sangue. A questa funzione assistono anche i Consiglieri Municipali, scortati dalle Guardie del Comune nelle loro caratteristiche divise gialle e rosse, e l'Arcivescovo, tutore dell’istituito Capitolo del Duomo.

La formula del giuramento recitava: «Serenissima regina del cielo e della terra inclita Genitrice del Dio fatto uomo, Io… Sindaco di questa città di Palermo prostrato davanti al trono della tua maestà mi rallegro con tutto il cuore con Te della corona di gloria onde fosti da Dio decorata, avendoti Egli preservata immune sin dal primo istante del concepimento, dalla colpa di origine, comune alla stirpe di Adamo. Questo privilegio singolarissimo che io per l’innanzi ho sempre in Te riconosciuto e giurato di difendere fino allo spargimento di sangue, oggi ancora lo credo con il cuore e lo professo con le labbra quale di fede cattolica, essendo stato con grande giubilo del mondo cristiano solennemente definito del Supremo Pastore della Chiesa. Adesso fervidamente o cara Madre, a te mi raccomando e umilmente ti supplico perché Ti degni di spargere le tue benedette benedizioni sul Capo della Cristianità, sulla Patria su questa città Te consacrata e questo mistero di più remoti tempi devota.»

Per un privilegio concesso da Papa Clemente XIV nel 1770, allo scoccare della mezzanotte del 8 dicembre, veniva celebrato l’Ufficio Divino e la Santa Messa come nella notte di Natale.

Il Culto dell'Immacolata a Palermo

La Solenne Processione dell'8 Dicembre

Il giorno della festa, l'8 dicembre, il popolo palermitano si reca numeroso ad assistere alla solenne processione del simulacro argenteo dell'Immacolata, conservato nella Basilica di San Francesco d’Assisi dei frati minori conventuali. La processione ha inizio con “la scinnuta” (discesa), mediante una particolare pedana che annulla il dislivello tra il piano stradale e l’ingresso della Basilica.

Il "trasporto" del simulacro fu affidato alla Confraternita del “Porto e Riporto” dell’Immacolata, fondata nel 1726 da alcuni artigiani devoti all’Immacolata, in precedenza denominati “Vastasi” (dal greco “Bastazo”, ossia portare), che ancora oggi si assume l'onere di portarlo a spalla durante le processioni.

Portato lungo Corso Vittorio Emanuele e via Roma, il simulacro giunge presso la colonna votiva in Piazza San Domenico. Questa colonna fu eretta tra il 1724 e il 1727, quando l'imperatore austriaco Carlo VI, allora governatore della Sicilia, aprì la piazza antistante la chiesa di San Domenico e vi fece innalzare la grande statua bronzea dell'Immacolata. Questa fu l'occasione per un riavvicinamento, dopo secoli di divisioni, tra Domenicani e Francescani in città; come segno di ritrovata unione, si stabilì con un atto pubblico che i Francescani avrebbero da allora partecipato alla processione della Madonna del Rosario e i Domenicani a quella dell’Immacolata.

Presso la colonna, si assiste all’annuale offerta dei fiori alla Vergine, effettuata dai Vigili del Fuoco. In tale occasione, la piazza si trasforma in un teatro popolare dove le quinte sono rappresentate da tutti quei devoti che vogliono rendere omaggio alla Vergine. Dopo l’acclamazione popolare, il simulacro, scortato dalle autorità civili ed ecclesiastiche, viene portato sino alla Cattedrale. Successivamente all'apposizione delle firme in un apposito registro da parte delle autorità ecclesiastiche e civili e del superiore della confraternita, i confrati riuniti attorno al fercolo riprendono il viaggio di ritorno verso la basilica, da cui il nome di "porto e riporto".

Giunti nella piazza antistante l’ingresso alla basilica, il simulacro si ferma per affrontare l’ultima fatica, l’entrata, preceduta dalla recita del *Magnificat*. Per “l’acchianata” (la salita) si ripetono gli stessi movimenti adottati per l’uscita: pochi secondi, ma terribilmente lenti a scorrere. Quando uno squillo di tromba dà il segnale, il fercolo, tenuto issato, viene introdotto con gran fatica dei portatori all'interno della basilica.

Tra la fine dell’Ottocento e la metà degli anni ’50, l’Immacolata argentea custodita in Cattedrale, la domenica successiva l’8 dicembre, in ricordo del “Riporto” che si effettuava dopo i giorni di permanenza del simulacro nella stessa Cattedrale, veniva portata in processione alle prime ore del mattino fino alla Basilica di San Francesco per ricambiare la visita e poi ritornava in Cattedrale.

La Devozione all'Immacolata a Monreale

Anche Monreale, fin dalla sua fondazione, ha avuto una filiale devozione alla Gran Madre di Dio, alla Tutta Santa. Nella cattedrale d’oro troneggia, sotto il Cristo Pantocratore, la *Panaghia* (la Vergine Tutta Santa).

Nel 1603, i frati Conventuali costruirono una chiesa dedicandola al Poverello di Assisi e vollero incrementare la devozione mariana ponendo una statua dell’Immacolata sull’altare maggiore. Il celebre Pietro Novelli affrescava l’abside della navata laterale destra con l’immagine dell’Immacolata tra angeli e Santi, e una tela del Seicento nella stessa navata riproduce l’Immacolata con San Francesco e altri francescani. Gli antichi archivi della Chiesa e della Diocesi parlano di una fiorente “Compagnia dell’Immacolata” esistente nella stessa chiesa e dei grandi festeggiamenti che ogni anno venivano organizzati in onore della Madonna.

Ogni anno, il Sindaco di Monreale offre le chiavi della città alla Madonna e, a nome dei monrealesi, pronuncia l’atto di affidamento all’Immacolata. L'8 dicembre, in occasione della solennità dell'Immacolata Concezione di Maria, una delegazione dell'Ordine di San Lazzaro di Gerusalemme depone il tradizionale omaggio floreale al monumento dell'Immacolata Concezione davanti alla Cattedrale di Monreale, replicando il gesto fatto a Palermo.

Statua dell'Immacolata in Piazza San Domenico a Palermo

Prospettive Ecumeniche sull'Immacolata Concezione

Il grande rispetto per la figura di Maria e la celebrazione, sebbene da diverse prospettive, della sua concezione, sono gesti ricchi di grande significato ecumenico. Diverse Chiese cristiane, pur con sfumature teologiche differenti, onorano la Vergine Maria in questa festa.

  • La Chiesa Ortodossa Etiope celebra la Festa dell'Immacolata Concezione il 13 agosto.
  • La Chiesa Ortodossa Orientale, pur non condividendo il dogma cattolico dell'Immacolata Concezione, insegna che Maria fu purificata dall'ombra del peccato ancestrale solo al momento del concepimento di Cristo. Questa "ombra" non era considerata una macchia morale nel senso cattolico e, pertanto, ammette in sostanza la concezione immacolata di Maria.
  • Anche Martin Lutero ammise di condividere la dottrina dell'Immacolata Concezione, almeno nei primi anni della Riforma. Nelle sue *Resolutiones disputationum de indulgentiarum virtute* del 1518, concordò con le decisioni conciliari tardo-medievali su questo argomento. In un sermone del 1520 spiegò che Maria non era mai entrata in contatto con il peccato originale in nessun momento della sua vita e, in quanto madre di Dio, Dio l'aveva onorata con la massima santità e purezza possibile.
  • Nella Chiesa d'Inghilterra, la "Concezione della Beata Vergine Maria" può essere osservata come una festa minore l'8 dicembre, senza gli attributi religiosi di "senza peccato", "purissima" o "immacolata". La situazione è simile in altre Chiese costituenti della Comunione Anglicana.

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