Il prossimo 28 giugno, i vescovi e i preti ucraini di tutto il mondo giungeranno a Roma, portando con sé un vissuto segnato da sofferenze, lutti e il dolore per la recente devastazione subita dalla cattedrale simbolo dei greco-cattolici ucraini. Questo pellegrinaggio, guidato dall'arcivescovo Sviatoslav Shevchuk, rappresenta un momento cruciale di testimonianza e preghiera, culminante nel passaggio della Porta Santa della Basilica di San Pietro per l'ottenimento dell'indulgenza plenaria.

La Cattedrale di Santa Sofia e il dramma dei siti religiosi
La cattedrale di Santa Sofia a Kyiv, risalente all'XI secolo e fondata dal principe Volodymyr il Grande, è un pilastro della memoria storica della Rus’ e sito patrimonio UNESCO. Custode della celebre Vergine Orante, l'edificio è stato purtroppo colpito da un'esplosione, un evento che ha scosso profondamente i fedeli.
Secondo i vescovi ucraini, dall'inizio dell'invasione, la Russia ha distrutto o danneggiato 670 chiese e case di preghiera, con l'uccisione di 60 sacerdoti e l'arresto illegale di numerosi religiosi. Nei territori occupati, si registrano persecuzioni, confische di edifici di culto e un controllo totale della vita religiosa, finalizzato a sostenere l'occupazione.
I giovani: ambasciatori di speranza e "Volia"
In occasione del Giubileo dei giovani, quasi 2.000 ragazzi ucraini provenienti da ogni parte del mondo si sono riuniti a Roma. Nonostante il dolore per la guerra, questi pellegrini incarnano il concetto di "Volia": la libertà e la volontà di resistere.
Testimonianze di fede e resilienza
- Tanya (17 anni, da Kharkiv): "Sono felice di camminare per le strade di Roma con questa bandiera sulle spalle. Il Papa ha definito quest'anno l'anno della speranza, che porto nel mio cuore per il futuro del mio Paese".
- Anastasia (18 anni, da Kherson): "Sono venuta a Roma per distrarmi dalla dura realtà, per conoscere altre culture e rigenerarmi spiritualmente. La pace vuol dire vivere tranquilli con la propria famiglia".
- Vadym Sheremeta (20 anni, seminarista): "La nostra presenza a Roma serve a far vedere che in Ucraina la guerra non è finita e che bisogna continuare a parlarne. È un'occasione per riposare spiritualmente".

Il ruolo della Chiesa e la diplomazia
L'arcivescovo Shevchuk ha ribadito l'urgenza di mostrare al Papa le "ferite" dell'Ucraina, auspicando una preghiera sui luoghi martirizzati come Bucha. La Chiesa greco-cattolica ucraina si pone come una chiesa globale, capace di unire milioni di ucraini, offrendo sostegno spirituale in un momento di catastrofe umanitaria.
Il sostegno a distanza e la missione pastorale
Il Giubileo rappresenta anche un'occasione per promuovere le iniziative di sostegno a distanza (SAD). Come sottolineato durante le celebrazioni per il 25° anniversario di ordinazione di Mons. Hryhoriy Komar, amministratore apostolico per i fedeli ucraini in Italia, il sacerdote è chiamato a essere testimone dell'amore di Cristo, offrendo sostegno a chi è lontano dalla propria terra e cerca conforto nel dramma del conflitto.