Giovanni Romano Bacchin: Biografia e Pensiero Filosofico

Giovanni Romano Bacchin è stato una figura enigmatica e profonda nel panorama filosofico italiano del Novecento. Nonostante sia rimasto sconosciuto ai più a causa della sua scelta di non intraprendere una brillante carriera accademica e di non ricercare la grande distribuzione per le sue opere, Bacchin è stato riconosciuto da amici e colleghi come «uno dei più grandi pensatori italiani del Novecento».

Ritratto di Giovanni Romano Bacchin in abiti civili

Le Origini del Pensiero e le Opere Fondamentali

Già dagli scritti del 1963, emergono i motivi fondamentali del pensiero di G.R. Bacchin. Le sue opere sono considerate una vera e propria scalata intellettuale, dove il lettore è chiamato a procedere a piccoli passi verso la vetta della comprensione.

Il Contributo Editoriale e la Scoperta Postuma

La lettura di Theorein, la seconda delle opere postume di Giovanni Romano Bacchin, si presenta alla stregua di una scalata in montagna, dove si procede a piccoli passi, con l’obiettivo di arrivare in alto, magari in cima. Questo voluminoso lavoro, pubblicato da Aracne editrice nel 2017, è stato reso possibile grazie al lavoro paziente e minuzioso del prof. Giovanni Castegnaro, che ne ha curato l’edizione, potendo contare sul dattiloscritto originale ricevuto dalla vedova di Bacchin, la prof.ssa Cesira Crocesi, e su una copia pro manuscripto conservata dal prof. Un'altra opera postuma è Haploustaton. Principio e struttura del discorso metafisico, edita da Arnaud Editore a Firenze nel 1995.

Tra le sue pubblicazioni più significative si annoverano anche:

  • Su l’autentico nel filosofare (Jandi Sapi Editori, Roma 1963)
  • Il concetto di meditazione e la teoresi del fondamento (Jandi Sapi Editori, Roma 1963)
  • Intero metafisico e problematicità pura («Rivista di Filosofia Neo-Scolastica», LVII, 2-3, 1965)
  • A proposito di metafisici “classici”, “neoclassici”, e di “veteroparmenidei”. Risposta ad un critico («Giornale di Metafisica», VI, 1984)
  • Teoresi metafisica (Edizioni Nuova Vita, Padova 1984)

II.2 Il vero come misura di ogni domandare teoretico

Il Filosofo e il Suo Approccio Unico

Giovanni Romano Bacchin era un «professore-artigiano» che concepiva la filosofia vissuta in presenza, parola dopo parola, senza alcun presupposto. Era un vero «seminatore di talenti», che radunava un suo personalissimo "auditorium metafisico" composto non solo da giovani, ma anche da anziani, impiegati, preti e professionisti, tutti affascinati dal suo modo di parlare e, soprattutto, dal suo modo di pensare e di far pensare. Questo carattere coinvolgente di Bacchin era sempre alle prese con domande cruciali, stringenti, mai consolatorie sui tanti perché dell’esperienza, domande che si ponevano e fluivano nello stesso istante in cui venivano formulate.

La Metafisica come Incomprensibilità Essenziale

Talmente concentrato sulla riflessione filosofica, Bacchin non dava peso alla sua vicenda professionale e alle opportunità di progredire nella carriera accademica. Per Bacchin, la metafisica è intrinsecamente incomprensibile:

«La metafisica non è più tale se essa risulta comprensibile. Se essa risulta ‘comprensibile’ già non è più metafisica, stante che la funzione sua propria verrebbe espletata da ciò che la ‘comprende’: non solo la metafisica è incomprensibile, l’incomprensibilità è l’essenza stessa della metafisica, appunto perché lo ‘oltre’ non può venire compreso da ciò che esso oltrepassa per definizione» (G. R. Bacchin, Theorein, Aracne editrice, Roma, 2017, p. 5).

La Problematizzazione Pura come Punto di Partenza

Il suo pensiero non partiva da un punto di riferimento oggettivo qualsiasi, ma dallo sfondo teoretico di una libertà liberante da ogni costrizione preliminare, «perché ogni parola è un progetto» e non ci sono acquisizioni date. Una richiesta che preceda la domanda di verità non può essere vera. Bacchin si è mosso su questa corda invisibile, avendo a cuore il poter accogliere le scoperte del suo periodare, farsi tutt’uno con la sua ricerca, ricevere linfa vitale da quel «domandare che è un tutto domandare», dalla «problematicità pura» della filosofia, come l’aveva definita il suo maestro Marino Gentile.

La "problematicità pura" era per Bacchin un inseguire la domanda sul perché di tutta l’esperienza, per trasformarla in una domanda di senso globale ancora più radicale, che reclama un principio trascendente in grado di spiegare tutta la storia umana. A riguardo, Bacchin osservava:

  1. «La problematicità pura è ‘improblematizzabile’, perché ogni tentativo di problematizzarla, cioè di metterla in discussione, è un atto di problematicità, e dunque non fa che riproporla.» Questo argomento è simile a quello usato da Descartes a proposito del dubbio: il dubbio è indubitabile. Ciò mostrava che la problematicità pura era il punto di partenza innegabile, inconfutabile, incontrovertibile, della filosofia. Rispetto al dubbio cartesiano, aveva il vantaggio di non essere un atto soggettivo, ma l’espressione dell’intera esperienza, che non si presentava più come un oggetto esterno rispetto al soggetto, ma faceva tutt’uno col soggetto, era insieme soggetto esperiente, oggetto esperito e atto dell’esperire.
  2. La problematicità pura non è solo il punto di partenza della filosofia, cioè la semplice posizione del problema metafisico.

Questo percorso, consumato in 35 anni di esperienze accademiche, molte delle quali condivise con Enrico Berti e Franco Chiereghin (il "triangolo" di Marino Gentile), trova nel volume Theorein il suo testamento di vita e progetto mai completamente realizzato.

L'Autenticità del Senso dell'Essere

Già nei primi anni Sessanta, quando prese consistenza la sua vocazione all’indagine metafisica, Bacchin scriveva:

«Ogni sfasamento ed ogni alterazione della metafisica sono dunque per se stessi alterazione e quindi dimenticanza del senso dell’essere o decadimento dell’essere ad un senso che per non esser il suo è, piuttosto, un non-essere; altra giustificazione non ha infatti la metafisica se non l’autenticità del senso in cui essa è considerazione dell’essere, autenticità che è poi l’essere stesso nel suo porsi, perché svelare l’essere significa almeno lasciare che esso sia ciò che è, semplicemente, indipendente da qualsiasi intervento su di esso» (G.R. Bacchin, Intero metafisico e problematicità pura, sta in Rivista di Filosofia Neo-Scolastica, vol. LVII, n. 2-3, 1965, p. 305).

Questo brano lascia intravedere il criterio costante, il tormento, il fuoco, la molla che ha tenuto fermo Bacchin al suo programma di lavoro. Pensare con lui significa, ancora oggi, voler navigare nelle fessure della realtà, intesa come storia complessiva dell’uomo. Forse, per questo tratto dominante della sua personalità di studioso, mai incline a schivare gli equivoci connaturati alla meditazione metafisica, e per l’opzione fondamentale di rigore teoretico che ha sorretto tutto il suo agire, il professore di Belluno è stato dimenticato in fretta dalla cultura italiana nel suo insieme, attraverso una forma di occultamento delle opere e del pensiero.

Bacchin era consapevole di questa incomprensibilità autoimposta:

«Chi decide di essere incomprensibile ha già deciso con ciò di non ritenersi mai ‘incompreso’, appunto perché si è collocato al di là dell’orizzonte segnato dalla comprensione.» (G. R. Bacchin, Theorein, cit. p. 5).

Il Contesto Accademico e la Vita Personale

Giovanni Romano Bacchin operò nel contesto dell'Università di Padova, dove la Metafisica Classica di Platone e Aristotele, arricchita dalle sfumature del Neotomismo o Neoscolastica, era un pilastro. Era associato a figure come il prof. Umberto Antonio Padovani e il suo successore prof. Ezio Riondato.

Foto di gruppo di studenti e docenti dell'Università di Padova negli anni '60 con Giovanni Romano Bacchin al centro

In una fotografia degli anni ’60, si ritrae Bacchin al centro tra studenti e docenti dell'Università di Padova, ancora con l’abito da prete.

L'Abbandono del Sacerdozio e la Ricerca Filosofica

In seguito, Giovanni Romano Bacchin abbandonò il sacerdozio, anche a causa dei continui rimproveri della Curia padovana. Si sposò, divenne padre, ma continuò la sua attività di insegnante e la sua indefessa e consustanziale ricerca filosofica. Morì improvvisamente, contemplando il mare, sulla spiaggia di Rimini, nel gennaio del 1995. Non sfruttò mai la sua valenza estetica a fini pubblicitari, tanto che di lui, che forse una sola volta andò in televisione, si hanno pochissime foto.

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