Il Significato dell'Odore di Santità e le Storie dei Giovani Santi

Il concetto di "odore di santità" è profondamente radicato nella tradizione cattolica, spesso associato a vite esemplari e a fenomeni considerati miracolosi dopo la morte. Questa espressione indica una percezione spirituale e talvolta sensoriale che un individuo, specialmente un giovane, abbia vissuto una vita di virtù eroiche e sia morto in grazia di Dio, lasciando un'eredità spirituale significativa. Giunge dalla città indiana di Mumbai la commovente storia di un disabile fisico e psichico 18enne, Rohan Kemu, spirato in circostanze che le suore della Casa Mariana della Carità hanno descritto come permeate da un "odore di santità".

Che cosa significa "morire in odore di santità"?

Nella tradizione cattolica, "morire in odore di santità" si riferisce alla fama di santità che circonda una persona defunta, basata sulla sua vita virtuosa e sulla percezione di segni particolari dopo la morte. Questi segni possono includere l'incorruttibilità del corpo o, appunto, l'emanazione di un profumo gradevole, non riconducibile alla normale decomposizione. Le credenze, le aspettative e la suggestione possono condizionare l'olfatto dei devoti, inducendo una distorsione percettiva interpretata in senso miracolistico.

Icona religiosa che raffigura un santo avvolto da un alone di luce o un profumo simbolico

Spiegazioni Scientifiche su Incorruptibilità e "Odore di Santità"

Una delle credenze soprannaturali diffuse dalla tradizione cattolica vuole che i corpi dei santi siano, o possano essere, incorruttibili. Questa credenza, tuttavia, può talvolta interpretare fatti naturali come eventi misteriosi e sovrumani. La scienza ha reso noto da tempo che, in determinate circostanze, un cadavere può conservarsi più o meno intatto per molto tempo, a volte addirittura millenni. In caso di temperature gelide, ad esempio, i naturali processi di decomposizione vengono impediti, come dimostrato dal celebre Ötzi, la “Mummia del Similaun”, conservatasi per un periodo compreso tra 5.100 e 5.300 anni. Lo stesso avviene in condizioni di caldo estremo e assenza di umidità. In altri casi, il processo di preservazione è “aiutato” artificialmente attraverso forme di mummificazione, composti chimici o maschere di silicone. Quanto all’odore di santità, molti cadaveri, soprattutto in alcune fasi della decomposizione, emanano un odore dolciastro che può ricordare in parte il profumo di alcuni fiori.

Storie di Giovani Vite dedicate alla Fede

Nonostante i media raramente ne parlino e molti giovani si trovino in un drammatico vuoto spirituale, dal deserto fioriscono qua e là bellissimi fiori di santità di bambini e di ragazzi. Questi "fiori", talora recisi presto dalla vita terrena perché agli occhi di Dio già maturi per Lui, diffondono rapidamente il loro profumo di santità nel mondo, attraendo anche molti coetanei.

Rohan Kemu: Un esempio di fede e sofferenza a Mumbai

Rohan Kemu, un giovane 18enne con disabilità fisiche e mentali, è morto lo scorso 4 giugno nella Casa della carità a Uttan, a nord di Mumbai. Era stato ospite per 15 anni della Casa della carità, tenuta da una congregazione fondata da un sacerdote italiano. Sr Julie Pereira, la superiora della Casa, ricorda che Rohan “per 15 anni è stato un dono per noi, da quando aveva tre anni fino ai 18 anni. Ci ha dato la gioia e la grazia di toccare il Corpo di Gesù”. Negli ultimi 20 giorni di vita, Rohan aveva febbre di continuo. Sr Julie lo ha tenuto in braccio giorno e notte: “Mi sedevo su una sedia, con lui fra le braccia, e pregavo il rosario della Divina misericordia. In quei momenti ho sentito la presenza di Dio, di Gesù che mi diceva: Questo sono io; è il mio corpo che stai sostenendo; fai questo in memoria di me; tutto ciò che fai a lui, lo hai fatto per Gesù.”

Foto di un giovane con disabilità assistito con amore in un contesto di cura spirituale

Rohan ci ha insegnato a vivere nonostante le molte sofferenze e offrendo il proprio dolore a Cristo. Egli ci ha insegnato a contemplare Dio e a come pregarlo; più soffriva, più la sua preghiera era sincera. Anche durante la sua agonia, ha continuato a insegnare a pregare. Rohan era stato scelto da Dio prima che nascesse, per essere un esempio di pazienza, resistenza, misericordia e amore a Dio. Godfrey Malu, diacono della parrocchia di Nostra Signora del Mare a Uttan, che ha conosciuto Rohan per otto anni, afferma: "Se tu lo guardavi, il tuo cuore si riempiva di compassione, ma a vedere il suo entusiasmo, nonostante i suoi limiti fisici, ti faceva vergognare."

Fin dalla nascita, Rohan ha sofferto di distonia, una malattia che causa spasmi muscolari incontrollabili e spesso molto dolorosi. La madre di Rohan è morta quando lui aveva tre anni, e i traumi subiti lo avevano inizialmente reso timoroso, specialmente delle voci maschili. Tuttavia, crescendo nella Casa della carità, ha imparato a godere la vita, a essere felice, gioviale e sempre sorridente. Il suo amore per l’Eucarestia era così forte che, se non gli portavano la comunione, rimaneva contrariato e piangeva. Gli piaceva molto seguire la messa in latino alla televisione e soprattutto amava partecipare alla messa in maharati in modo integrale: corpo, mente e anima. Sotto il cuscino conservava le immaginette di Padre Pio e di Giovanni Paolo II, i suoi santi favoriti. Rohan amava i cartoni animati e il cioccolato fondente, e il suo sorriso era contagioso anche per i dottori che lo curavano. Padre Godfrey Malu conclude: "Ringrazio Dio per il dono di Rohan perché egli mi ha insegnato cosa significa sorridere e dire grazie a Dio per il suo benedirci molto più di quanto noi meritiamo."

Carlo Acutis: Il "Santo Influencer" e la Modernità della Santità

Sono già molti coloro che nel mondo conoscono la testimonianza di Carlo Acutis, un giovane milanese nato nel 1991 e morto nel 2006, beatificato lo scorso 10 ottobre e poi canonizzato. Era un bel ragazzo morto in odore di santità a soli 15 anni per una leucemia fulminante. Oltre una grande fede e un raro fervore religioso, la sua agiografia lo vuole appassionato di cultura digitale, al punto che già di lui si parla come di un verosimile “patrono di Internet”.

Corpo di Carlo Acutis esposto in teca, con abiti moderni

Il suo corpo è stato traslato da qualche giorno nel Santuario della Spoliazione di Assisi. I resti mortali, racchiusi in un’iperrealistica ricostruzione di silicone, sono stati esposti alla venerazione dei fedeli in una teca di cristallo, dando l'impressione che il ragazzo sembri vivo e solo addormentato. A eternare l’immagine del santo millennial, la salma imbalsamata di Carlo Acutis indossa una tuta e scarpe Nike. Il nuovo santo, definito “protettore degli internauti”, deve la sua fama sanctitatis alla spiccata devozione eucaristica: poco prima di morire, Acutis aveva creato un sito web dedicato ai miracoli eucaristici, da cui è stata poi realizzata una mostra itinerante che ha fatto il giro del mondo.

La sua convinzione che l’eucaristia rappresenti “l’autostrada per il Cielo” ha spinto il teologo Andrea Grillo a chiedersi come sia possibile “che un giovane beato [ora santo, n.d.r.] possa comunicare una teologia eucaristica così vecchia, così pesante, ossessiva, concentrata sull’inessenziale e tanto trascurata invece sulle cose decisive”. Alcuni critici si interrogano sulla necessità di ricorrere all’artificio di un simulacro di plastica per riconoscere a un ragazzo morto il valore di un esempio per i suoi coetanei, nonostante una breve vita intensamente vissuta incarnando la perfezione di ogni valore cristiano. Sebbene Carlo Acutis abbia tutto il diritto di essere onorato dalla Chiesa come il patrono di Internet, l'utilizzo del silicone per la ricostruzione potrebbe ingenerare l’ambiguità di una fake news. Questa tendenza, iniziata con San Pio (il cui volto fu ricostruito con una sofisticatissima maschera prodotta da Gems Studio), sembra indicare una nuova declinazione del sacro che accetta il polimero sintetico come indicatore di virtù eroica. Si pone la questione se ai nativi digitali sia necessaria una ricostruzione fittizia del corpo, soprattutto in un universo di fotoritocco e FaceApp, suggerendo la necessità di una narrazione più moderna e coerente per comunicare il valore spirituale.

Altri Esempi di Giovani e Bambini Santi

La storia della Chiesa è ricca di giovani e bambini la cui santità è stata riconosciuta, spesso in circostanze di grande sofferenza o devozione precoce.

  • I Piccoli Veggenti di Fatima: Giacinta e Francesco Marto

    Come non ricordare la santità eroica dei piccoli veggenti di Fatima, Giacinta Marto (1910-1920) e Francesco Marto (1908-1919). Essi sono andati in Cielo molto presto, come predetto dalla Madonna stessa, e sono stati proclamati Beati da Giovanni Paolo II e Santi da Francesco. La loro cuginetta, Lucia dos Santos (1907-2005), diventata suora e vissuta a lungo, ha una causa di beatificazione in corso.

  • Nennolina (Antonietta Meo): La Bambina Mistica di Roma

    A Roma c’è la commovente e straordinaria testimonianza della piccola Nennolina (Antonietta Meo, 1930-1937). Era una bambina vivace ed allegra che, a sei anni e mezzo, morì a causa di un osteosarcoma. Nonostante la sua giovanissima età e le atroci sofferenze, Nennolina ha lasciato un diario e più di cento letterine rivolte a Gesù, Maria e Dio Padre, rivelando una vita “mistica” davvero straordinaria.

  • Teresita Castilla de Diego: La Missionaria di 10 Anni

    Un’altra testimonianza di santità ci è offerta da Teresita Castilla de Diego, una bambina di 10 anni morta a Madrid. Nata in Russia e adottata da genitori spagnoli, Teresita era una bambina "gioviale, allegra, enormemente socievole e comunicativa, amava la sua famiglia e viveva tutto con intensità". Manifestò molto presto “una vita spirituale semplice, ma assai profonda e forte”. Nel 2015, all’età di soli 5 anni, le fu diagnosticato un tumore al cervello. Nonostante le acute sofferenze, Teresita offriva tutto a Gesù per la salvezza delle anime, per i sacerdoti, gli ammalati e il popolo. Diceva: “Vorrei portare Gesù agli altri, ai bambini che non lo conoscono, così che in Cielo siano felici per sempre”. Il Cielo era per lei una realtà così concreta che, qualche mese prima di morire, disse a suo padre: “Papà, vado in paradiso!”. Nelle sue ultime settimane, Teresita manifestò il desiderio di “fare la missionaria, adesso!”, un sogno che si realizzò ufficialmente quando il Vicario episcopale di Madrid la costituì "missionaria della Chiesa". Lei prese con gioia il documento e la Croce missionaria, dicendo: “Sono già missionaria!” Ancora alla fine, con un fil di voce, sussurrava: “Sacro Cuore di Gesù, confido in Te!”.

  • San Nunzio Sulprizio: Protettore dei Giovani

    Nel caos del centro storico di Napoli, a piazza Dante, la seicentesca Chiesa di San Domenico Soriano accoglie un intenso pellegrinaggio: sotto l’altare si trova il corpo imbalsamato di San Nunzio Sulprizio. Giovane e povero fabbro, morì a diciannove anni nel 1836, dopo mille sofferenze. Oggetto di devozione popolare fin da subito, fu beatificato nel 1963 da Paolo VI e fatto santo nel 2018 da Papa Francesco, che lo ha proclamato “protettore dei giovani”.

San Nunzio Sulprizio, il miracolato: vi racconto il sogno nel quale mi ha salvato la vita

L'Evoluzione del Processo di Canonizzazione nella Chiesa

I santi giovani esercitano una fascinazione particolare sulla Chiesa. Sebbene le autorità vaticane ribadiscano la necessità di più santi laici, la maggior parte delle canonizzazioni riguarda fondatori di ordini religiosi ed esponenti del clero regolare. Per la loro età, i giovani morti in odore di santità sono rimasti fuori dal mondo ecclesiastico, il che li rende candidati ideali. In ogni epoca storica, i santi bambini o adolescenti rappresentano lo specchio della società del loro tempo.

La Santità nei Primi Secoli: Martiri, Confessori ed Eremiti

Nei primi secoli del cristianesimo, la santità era spesso attribuita “d’ufficio” ai martiri: morire per la fede e subire torture era considerato il modo più sicuro per ottenere un biglietto di prima classe per il paradiso. Non a caso, il primo santo cristiano fu Stefano, anche il primo martire. Già dal III secolo emerse una seconda fattispecie di santità: il confessore, colui o colei che confessava pubblicamente la propria fede e subiva vessazioni, prigionia o tormenti, senza però arrivare alla morte. Un altro modo per assicurarsi la santità era l’eremitaggio. La Vita di Antonio, il primo degli anacoreti del IV secolo, divenne un best-seller, descrivendo le prove assimilabili a quelle dei martiri affrontate nella solitudine.

Dal Medioevo alla Centralizzazione Pontificia

Per molti secoli, i criteri di santità furono piuttosto laschi, tanto che in pieno Medioevo si contavano oltre diecimila santi. Per porre fine a questa indebita proliferazione, con il consolidarsi del potere pontificio, Roma decise di avocare a sé il processo di canonizzazione. Nel 993, papa Giovanni XV proclamò santo Ulrico, vescovo di Augusta: era la prima volta che un papa proclamava un santo al di fuori dell’Italia, indice della pretesa universalistica del pontefice. La venerazione pubblica di un santo doveva avvenire solo con l’autorizzazione della Chiesa di Roma. Questa centralizzazione fu formalizzata e il primo processo completato sotto l'autorità papale fu quello di San Galgano nel 1185.

La Canonizzazione tra Barocchismi e Semplificazioni Moderne

Il processo di canonizzazione romano, inizialmente semplice, divenne un autentico incubo burocratico alle soglie del Novecento. Richiedeva un nulla osta dal Sant’Uffizio, la nomina di un postulatore e di un promotore della fede, il famigerato “avvocato del diavolo”. Dopo lunghi anni di dibattiti, il candidato riceveva il titolo di “venerabile” e occorrevano almeno due miracoli per essere proclamato beato e altri due per diventare santo. Questo iter spiega perché beatificazioni e canonizzazioni si ridussero a poche decine per secolo. Fu Giovanni Paolo II a cambiare radicalmente questo approccio. La sua prassi di accompagnare le visite apostoliche con l’annuncio della canonizzazione di un beato locale impose una drastica semplificazione. La costituzione apostolica Divinus perfectionis Magister del 1983 snellì le procedure, accorpando le fasi del processo apostolico e rimuovendo la figura dell’avvocato del diavolo, sostituita da un prelato teologo. Il procedimento risultante, decisamente più rapido, non è più fondato come in passato sulle capacità dialettiche delle controparti.

Infografica o schema che illustra le fasi storiche e moderne del processo di canonizzazione

La Santità Giovanile nel Contesto Contemporaneo

La tendenza a proclamare un “santo millennial” è comprensibile, allo scopo di dare alle masse di giovani che affollano le annuali Giornate Mondiali della Gioventù un santo in cui riconoscersi. Il problema risiede spesso nella difficoltà che le gerarchie ecclesiastiche incontrano nel tentativo di svecchiare e riformare il modello di santità proposto dalla Chiesa. Gli ultimi papi ricordano che tutti gli esseri umani sono chiamati alla santità, sebbene questa visione “aperturista” sia estremamente recente e contrasti con antiche dottrine che limitavano il numero dei santi a pochissime unità. Eppure, come leggiamo nell’Apocalisse, una “moltitudine immensa” di ogni nazione e lingua si presenta davanti al trono dell’Agnello, a indicare la vastità della chiamata alla santità. In questo contesto, l'esperienza del soprannaturale è fortemente condizionata da convinzioni, credi e visioni del mondo: chi ritiene che i miracoli esistano, tenderà ad accogliere acriticamente anche la minima pretesa soprannaturale, se questa conferma i principi del suo credo. I laici devoti di oggi non sono molto dissimili da quelli di un tempo, anch'essi a volte vittime di “superstizioni” e “false credenze”, ma con la differenza di non ritenersi tali per il solo fatto di essere contemporanei.

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