Il Vangelo di Marco, spesso definito "il vangelo dei catecumeni", possiede caratteristiche uniche che lo distinguono dagli altri testi evangelici. Scritto da Giovanni Marco, un discepolo di Pietro, e non uno dei dodici apostoli, questo vangelo offre una prospettiva particolare sulla figura di Gesù Cristo.
L'Autore: Giovanni Marco
Marco, o Giovanni Marco, non faceva parte dei dodici apostoli, essendo troppo giovane all'epoca. Tuttavia, aderì precocemente alla comunità di Gerusalemme e conobbe Gesù, come lo conobbe anche sua madre, menzionata nel capitolo 12 degli Atti degli Apostoli. Numerosi testi del Nuovo Testamento testimoniano la sua figura: gli Atti degli Apostoli, le lettere di Paolo e quelle di Pietro.
- Marco intraprese il primo viaggio apostolico con Paolo e Barnaba, dei quali era discepolo.
- Si separò presto da Paolo, fatto che inizialmente fu accolto male, ma in seguito portò a una completa riconciliazione e nuova collaborazione.
- Secondo gli Atti, la prima lettera di Pietro e le tradizioni più antiche, Marco divenne discepolo di Pietro, probabilmente suo segretario, e scrisse il suo vangelo verso gli anni 70 d.C.
- Un antico autore cristiano, Papia (II secolo d.C.), afferma che Marco fu interprete di san Pietro, dal quale apprese le cose dette e compiute dal Signore, mettendole per iscritto con accuratezza.
- Marco potrebbe aver conosciuto Gesù di persona, se fosse, come sembra, il giovane che fuggì nudo al momento dell'arresto di Gesù (Mc 14,52-55).
Da Atti 12:12 sappiamo che il nome intero di Marco era Giovanni Marco. Anche se non fu un apostolo, fu compagno di missione di Paolo (Atti 12:25) e servì con l’apostolo Pietro, probabilmente a Roma (1 Pietro 5:13). Marco apprese le informazioni riportate nel suo vangelo principalmente da Pietro.
La Nascita dei Vangeli e le Fonti di Marco

I vangeli si sono sviluppati gradualmente, raccogliendo testi utilizzati per celebrazioni liturgiche, predicazione e catechesi, arricchendosi durante una lunga gestazione. Essi sono come "spugne" che hanno assorbito quarant'anni di storia della Chiesa, diffusa da Gerusalemme in tutto il mondo.
Le Fonti
- Il Racconto della Passione: La fonte più antica dei vangeli è senza dubbio il racconto della passione, che occupa due capitoli in Marco, Matteo, Luca e Giovanni. Il linguaggio è più arcaico e lo schema profondamente unitario in tutti i vangeli, costituendo il primo vangelo cristiano fino all'annuncio dell'Angelo: "È risorto, non è qui".
- I "Lòghia" di Gesù: Una seconda fonte, a noi non pervenuta, sono i "lòghia" di Gesù (parola greca che significa "piccole frasi"). Questa raccolta di detti di Gesù iniziò molto presto nelle prime comunità della Palestina, probabilmente a Gerusalemme verso gli anni 40-50, per scopi catechistici. Luca e Matteo usarono questa fonte indipendentemente, in modo strettamente parallelo. Marco, pur conoscendola, scelse di non utilizzarla per raccontare alcuni fatti specifici.
- Raccolta di Fatti della Vita di Gesù (Fonte Galilea): Una fonte sulla quale si basa Marco è una raccolta di fatti della vita di Gesù, più tardiva dei lòghia ma anteriore agli anni '60, e non nata a Gerusalemme ma in Galilea. In essa, Gerusalemme è descritta negativamente come il luogo della morte di Gesù, mentre la Galilea, "Galilea delle genti" per la presenza di molti pagani, è vista positivamente. Gesù è venuto per tutto il mondo e in Galilea incontra e guarisce numerosi pagani. Marco si serve di questa fonte quando inizia a scomparire la seconda generazione cristiana, quella che aveva conosciuto i testimoni oculari, e diviene importante codificare i ricordi sui fatti della vita di Gesù.
Marco sfrutta liberamente queste fonti per comporre il suo vangelo, il più antico di tutti, sebbene non utilizzi i documenti più antichi né la terza fonte degli altri vangeli sinottici (quella riguardante l'infanzia e le apparizioni pasquali di Gesù).
Le Peculiarità del Vangelo di Marco
Il vangelo di Marco è un'opera particolare: include racconti tratti dai ricordi sulla vita di Gesù, ma omette la sua infanzia, i suoi discorsi e le apparizioni pasquali, concentrandosi solo sull'annuncio della risurrezione. I versetti finali, che riassumono una serie di apparizioni, sono considerati un'aggiunta tardiva non attribuibile a Marco.
Finalità e Visione
Marco ha voluto comporre un'opera con fini precisi, inventando il genere letterario del "vangelo". Egli non racconta la vita di qualcuno che fu, non fatti del passato, ma parla del presente. Per Marco, Gesù Cristo è un personaggio che vive adesso. Colui che ha terminato il vangelo di Marco, componendo i versetti finali, ne ha afferrato compiutamente lo spirito, scrivendo che i discepoli partono per la predicazione, mentre "il Signore operava insieme con loro".
Questa è l'idea fondamentale di Marco: Gesù è con loro, Gesù è con noi. Gesù è nella Chiesa; i miracoli, le parabole, la chiamata dei discepoli, la sua morte e risurrezione avvengono nella Chiesa. Raccontando gli eventi vissuti da Gesù durante la sua vita terrena, Marco ha in mente il Cristo risorto e vuole aiutare la comunità a capire Gesù oggi, perché per Marco credere significa accogliere Cristo nella propria vita, incontrarlo realmente e personalmente.
Un Genere Letterario Unico
Marco, componendo il vangelo, ha inventato un genere letterario unico. Sebbene siano stati tentati paralleli con altre opere del tempo, il suo vangelo si distingue. Questa unicità è comprensibile: Gesù è l'unico ad essere risorto, e quando leggiamo Marco, dobbiamo tener presente che si parla di Gesù risorto, anche se si raccontano fatti molto precedenti. "Il vangelo di Marco parla del risorto in cammino verso la croce", afferma un autore tedesco.
Questo modo di scrivere fu poi imitato da Matteo e Luca, che aggiunsero i discorsi di Gesù, i racconti dell'infanzia e le apparizioni. Persino Giovanni, pur scrivendo molto più tardi un vangelo di stampo teologico, seguirà lo schema "inventato" da Marco, anche se Marco potrebbe aver colto l'idea nella comunità.
Panoramica: Marco
Stile Narrativo
La seconda caratteristica di Marco è l'abilità nel creare e narrare la storia di Gesù in modo vivace e spigliato, non letterario, anche se con un linguaggio a volte rozzo. Marco non inventa i fatti, ma li collega in modo artificiale, alterandone l'ordine. Riunisce insieme, ad esempio, tutte le parabole del capitolo 4 e i miracoli. Ha collegato questi fatti con tale abilità che leggendo si ha l'impressione di leggere proprio il racconto della vita di Gesù. Il contenuto è autentico, ma la sequenza dei fatti è stata architettata da Marco.
Gesù nell'Evangelo di Marco: L'Umanità Autentica
Marco, pur non conoscendo l'ordine esatto degli eventi della vita di Gesù, sa che Gesù ha vissuto una storia da uomo, al centro della storia umana. Vi è una narrazione realistica della vita di Gesù, a differenza di Luca e Matteo che la idealizzano un po'.
Il Gesù di Marco
- Solo in Marco Gesù è scattante, nervoso, si adira, si turba.
- Il Gesù di Marco è talmente autentico come uomo che affronta l'esistenza come un imprevisto, come capita a noi.
- Gesù pone domande che non sono solo retoriche; in Matteo, queste domande spariscono perché Gesù "sa già tutto".
- Mentre Matteo presenta la dignità sovrumana di Gesù, maestro divino che insegna, e Luca presenta la mansuetudine di Gesù, amore di Dio che perdona, a Marco interessa presentare Gesù uomo, la cui umanità è vera.
- Gesù è in mezzo a noi, è uno di noi, vive la nostra stessa vita, ha i nostri stessi problemi. È veramente il Figlio di Dio, eppure come uomo non è idealizzato: è un personaggio autentico che sbuca dall'esistente in un modo realmente concreto.
Marco è il primo evangelista a scrivere di Gesù. Chiama la sua opera "Vangelo", che in greco significa "buona notizia", e riguarda Gesù Cristo, in particolare, la sua morte e resurrezione. A differenza di Matteo, Marco fa pochissimi riferimenti ai principi e ai passi dell’Antico Testamento ed è attento a spiegare la lingua e le usanze dei Giudei (Marco 5:41; 7:2-4, 34).
Senza dire nulla dei genitori o della nascita di Gesù, il vangelo di Marco inizia con il racconto del battesimo del Salvatore, quando aveva circa trent'anni. Un ritmo veloce pervade tutto questo, il più breve dei quattro vangeli. Le parole "ad un tratto" e "subito" vengono usate più di quaranta volte nei sedici capitoli e ne accentuano il ritmo e l'azione. Il vangelo di Marco mostra Gesù come una persona di azione e di potere e contiene più resoconti di miracoli di qualsiasi altro vangelo. Oltre a mostrare la parte divina e potente di Gesù, questo vangelo ci fa vedere anche il Suo lato umano.
Circa il novanta per cento dei versetti di Marco compaiono in uno o più degli altri vangeli; tuttavia, vi sono alcune cose che si trovano soltanto in Marco.
La Profondità dell'Umanità di Gesù in Marco
Il vangelo di Marco ci fa incontrare la realtà dell'umanità di Gesù con espressioni così esplicite che, a una prima impressione, non sembrerebbero degne del Figlio di Dio. Ad una lettura più attenta esse si rivelano invece come la manifestazione umana della presenza del Figlio di Dio:
- Mc 3,5: "Guardandoli tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori". Qui l'indignazione e la tristezza sono lo sdegno di Dio che traspare nel volto umano di Gesù, dinanzi al rifiuto dell'uomo.
- Mc 3,21: "Dicevano: è fuori di sé" - un'interpretazione maligna della vita di Gesù, che mostra la crudezza del resoconto marciano.
- Mc 4,38: Nell'episodio della tempesta sedata, "Egli se ne stava a poppa sul cuscino e dormiva". Dormire non è un atto anti-spirituale, ma la manifestazione umana del riposo di Gesù dinanzi alla furia degli elementi.
- Mc 6,3: Marco è l'unico a testimoniare il mestiere di Gesù: "il carpentiere (tektòn), il figlio di Maria". "Tektòn" significa carpentiere, evidenziando il lavoro manuale di Gesù.
- Mc 6,6: "Si meravigliava della loro incredulità". Il Cristo che non si rassegna al rifiuto di fede.
- Mc 8,12: "Traendo un profondo sospiro disse: Perché questa generazione chiede un segno?". Il giudizio divino espresso nel gesto dell'uomo.
- Mc 10,21: Nell'episodio dell'incontro con il ricco, "Fissatolo, lo amò". L'incontro di due sguardi, espressione di una elezione di carità riservata a quell'uomo.
- Mc 10,32: Nel cammino verso Gerusalemme, "Gesù camminava davanti a loro ed essi erano stupiti; coloro che venivano dietro erano pieni di timore". Questo sottolinea la sua piena e cosciente messianicità e figliolanza divina.
Il "Vangelo di Gesù Cristo": Identità e Messaggio
Il vangelo di Marco si apre con l'affermazione "Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio". La questione più importante di questo primo versetto riguarda il valore del genitivo "di Gesù Cristo". Non si tratta di un genitivo soggettivo (l'amore che Dio ha per me) né oggettivo (l'amore che io ho per Dio), ma di un "genitivo epesegetico", dove c'è identità tra il primo termine e il secondo. Il vangelo non è solamente detto da Gesù e non ha neanche solamente Gesù per oggetto, ma è Gesù in persona. La sua persona è il vangelo, la lieta notizia recata al mondo.
Non dobbiamo mai dimenticare che il vangelo di Marco è il più antico e il primo che ci racconti, nel suo dispiegarsi di vita quotidiana, questo dono oggettivo, dono per tutti: il Figlio. La parola "vangelo" era già usata dalla chiesa primitiva per indicare la morte e la resurrezione nel loro significato salvifico. Ora, ciò che era implicito diviene esplicito: ogni parola, ogni silenzio, ogni relazione, ogni gesto, ogni segno compiuto da Gesù è vangelo, perché è annuncio di letizia tutta la sua persona.
Marco è il primo a mettere per iscritto tutto ciò che viene a conoscere della vita del Signore, perché sa e annuncia che tutta la vita del Cristo è vangelo. Non ci sono fatti più importanti e meno importanti, essendo ogni istante della vita di Gesù espressione del dono del Messia e del Figlio di Dio in terra agli uomini. Marco, inventando per primo il genere letterario "vangelo", mostra come esso sia il perfetto corrispettivo della realtà dell'Incarnazione.

Fede come Dono Oggettivo
Il suo vangelo ci ricorda che, nella coscienza cristiana, "la fede è dono di Dio", e la prima attenzione non si rivolge tanto al moto del soggetto che si affida a Dio, mosso dalla grazia interiore, ma, prima ancora, al dono oggettivo che Dio fa di sé donando il Figlio e il Messia al mondo. In questo senso è evidente che Gesù è il dono del Padre, anche se l'uomo non gli credesse. Un dono non è meno dono se non viene accolto. Il vangelo non è dato, innanzitutto, dal fatto che l'uomo "sente" Dio, si apre a lui, ma primariamente dal Signore che si manifesta al mondo. E solo conseguentemente la grazia opera anche nell'uomo perché costui possa aprirsi in risposta al dono oggettivo che è stato fatto.
La scelta soggettiva dell'uomo è sostenuta dall'oggettività del dono che la precede e la fonda. Marco racconta il fatto del vangelo, l'esistenza di Gesù nel mondo, con il suo significato inscindibile e, così, invita gli uomini ad aderire ad esso, a condividerlo e a parteciparvi. L'esistenza di Cristo, cioè il vangelo, può essere compresa solo come un dato non deducibile da noi stessi, né da alcunché che sia una presunta essenza di Dio: è l'apparire nel tempo della libera grazia divina nella persona del Cristo, il Figlio di Dio, Gesù.
Per Marco, tutti i detti e i fatti di Gesù sono vangelo. Il primo versetto di Marco ci annuncia subito che l'uomo Gesù è il Cristo. Sarà affermato da Pietro, che, alla domanda del Signore "Ma voi chi dite che io sia?" risponderà: "Tu sei il Cristo" (Mc 8,27). Lo affermerà Gesù stesso, rispondendo alla domanda del sommo sacerdote: "Sei tu il Cristo, il Figlio di Dio benedetto? Io lo sono" (Mc 14,61-62). Con tale titolo, evidentemente accolto da Gesù, sarà anche irriso sulla croce: "Il Cristo, il re d'Israele scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo" (Mc 15,32).
I Due Fili Rossi del Vangelo di Marco
Il vangelo di Marco è attraversato da due fili rossi che si incrociano continuamente:
- La rivelazione dell'identità della persona di Gesù.
- La risposta di fede degli apostoli.
Trascurare uno dei due ha per risultato l'incomprensione del testo stesso di Marco.
Il Cammino dei Discepoli
Una cesura è evidente nel testo marciano in relazione al secondo filo rosso, quello del cammino dei discepoli. Se nella prima parte cresce la domanda "Chi è costui?", dal momento in cui Gesù stesso pone la domanda "Ma voi chi dite che io sia?" e Pietro risponde "Tu sei il Cristo", le domande cambiano per sottolineare le conseguenze della sequela per gli apostoli e per ogni discepolo futuro del Cristo.
L'Identità di Gesù
Il primo filo rosso ha un altro svolgimento. L'identità di Gesù è al centro fin dal primo versetto del vangelo dove Gesù è dichiarato Cristo e Figlio di Dio. Tale identità è subito affermata dal Padre che, nel battesimo, proclama la figliolanza del "suo" Gesù; è al centro delle affermazioni dei demoni che conoscono l'identità del Figlio; è centrale, subito dopo la professione di fede di Pietro, nella proclamazione che Gesù è il Figlio dell'Uomo, nelle istruzioni sulla passione, e che è il Figlio di Dio, nella Trasfigurazione. La ritroviamo poi nelle parole decisive pronunciate nei cortili del Tempio (soprattutto nella parabola del Figlio inviato dal Padre nella vigna e nella questione posta da Gesù sul Salmo messianico 110), nel processo dove Gesù dichiara chiaramente di essere il Figlio del Dio altissimo.
Tutto ciò accade ben prima della professione di fede del centurione sotto la croce che, a torto, molti vedono come uno dei culmini del vangelo, mentre essa è semplicemente la conferma che "tutto ciò che già Gesù è" non è smentito, ma anzi ulteriormente corroborato dal mistero della croce. L'evangelista e la tradizione della Chiesa hanno chiara coscienza del rapporto tra "conoscenza" ed "essere". Gli apostoli possono pian piano procedere nell'approfondimento dell'identità di Gesù, perché lui già è il Cristo, il Figlio dell'Uomo, il Figlio di Dio e il Signore. Secondo l'espressione tomista, la verità, la conoscenza è "adeguatio rei et intellectus", è piena corrispondenza fra ciò che è e la nostra comprensione di esso. Se la seconda linea può impantanarsi, come nel caso degli apostoli, la prima continua a risplendere della sua verità.
tags: #gesuincontra #gli #apostoli #marco #1