Il Vangelo secondo Marco presenta un itinerario catecumenale che conduce alla scoperta e all'approfondimento del mistero di Gesù. In questo percorso, una parte del tutto particolare è riservata ai Dodici apostoli. L'evangelista, con il suo stile scarno ed essenziale, introduce il Maestro, il "primo pescatore di uomini", che inizia la sua predicazione annunciando il Regno di Dio.
L'anno liturgico è scandito, nel ciclo festivo, dalla lettura continua del Vangelo secondo Marco, ma talvolta si attinge dal Vangelo secondo Giovanni, pur sviluppando tematiche affini. Gli inizi del Vangelo di Marco ci ricordano una dinamica molto importante che riguarda la corretta relazione con Cristo: la fede, infatti, non nasce per nostra iniziativa, ma per iniziativa del Signore.
Il Contesto dell'Inizio del Ministero di Gesù (Mc 1,14-15)
Il brano di Marco 1,14-15 costituisce un sommario comune ai tre Vangeli sinottici, introducendo l'attività pubblica di Gesù. Il versetto iniziale del brano - "Dopo che Giovanni fu arrestato" (v. 14) - funge da spartiacque tra la missione del precursore (Mc 1,2-11) e l'inizio del ministero pubblico di Gesù (Mc 1,14b-15). L'evangelista, con la prigionia di Giovanni, indica la fine dell'attesa e l'inizio del compimento, poiché ormai il Messia è giunto, e la voce che lo annunciava scompare per lasciare il posto al Verbo che opera con potenza e rimane in eterno.
La predicazione di Gesù inizia in Galilea, una regione che per Marco ha un significato teologico più che geografico. Essa è il luogo dei poveri e degli oppressi, la periferia di Israele, la "Galilea dei gentili e dei pagani", lontano dal tempio. Gesù, infatti, fa degli esclusi e dei marginati il centro della sua azione pastorale, poiché sono come "pecore senza pastore", abbandonate alla propria disgrazia ed emarginazione.

Il Programma di Gesù: Quattro Temi Fondamentali
La predicazione di Gesù si incentra su quattro temi principali, che ne costituiscono la grande struttura e ossatura teologica e antropologica:
- La compiutezza del tempo: Per Gesù, il tempo della storia è il tempo dell'attesa che finalmente si conclude. Concludendosi, dà inizio a una realtà che all'attesa sostituisce la fruizione e la responsabilità. Il tempo (kairos) è giunto al suo termine e alla pienezza, ossia è giunto il momento fissato da Dio per l'avvento della sua signoria. È il momento in cui non c'è più bisogno di puntare lo sguardo verso il futuro in attesa di "cieli nuovi e terra nuova", quel giorno è per Gesù nel "qui" e "ora" di ogni giorno.
- La vicinanza del Regno di Dio: Questo tema non si aggiunge al precedente, ma ne è la ragione che lo motiva dall'interno. Dio torna a regnare "qui" e "ora", esercitando in ogni giorno la sua signoria su Israele e sull'umanità. Il regno di Dio non è uno spazio geografico, ma l'intervento di Dio nella storia, la realizzazione di un'azione divina. Con la presenza di Gesù, il Regno di Dio si rende effettivamente presente, anche se attende ancora la sua pienezza: il "già e non ancora". Tutto il ministero di Gesù sarà il riflesso di questa nuova posizione di Dio, attraverso le cure, l'espulsione dei demoni, il perdono dei peccati e la compassione per tutta l'umanità.
- La conversione (metanoia): Il terzo tema è la conversione, espressa con un termine ricchissimo (meta noèite). L'esigenza di convertirsi va unita all'esigenza di credere nell'Evangelo. Gesù insegna che non esistono situazioni irreversibili o disperate e che il mondo che egli dischiude è una reale possibilità offerta a tutti, alla quale aderire con fiducia. La metanoia indica non un semplice cambio di opinione, ma un mutamento radicale della vita, imposto dalla presenza del Regno di Dio, e la richiesta più impegnativa è quella della fede.
- L'Evangelo, la "Buona Notizia": Consiste nel realizzare la fine della miseria e della schiavitù e nell'instaurare la pienezza dei beni, della libertà e della felicità (Is 61,1). La Parola di Gesù è "evangelo" perché annuncia la compiutezza del tempo, resa possibile dalla signoria di Dio che si riconcilia con l'uomo peccatore, sostituendo alla sua ira la misericordia. Gesù non solo annuncia il Vangelo, Egli è il Vangelo, è Lui la Buona Novella che la Chiesa annuncia di generazione in generazione.

La Chiamata dei Primi Discepoli (Mc 1,16-20)
L'evangelista Marco sente il bisogno di presentare immediatamente i testimoni della predicazione e dell'azione di Gesù, mostrando come il suo messaggio sia accolto da qualcuno. Il testo si compone di un sommario introduttivo (vv. 14-15) e della chiamata dei primi quattro discepoli (vv. 16-20).
Il racconto della chiamata è in qualche misura costruito sulla vocazione di Eliseo da parte di Elia, con Elia che passa, vede Eliseo e lo chiama dietro a sé. Marco ha in mente quell'episodio: Gesù passa e chiama. Sebbene la conoscenza di Gesù sia stata probabilmente graduale, la sequela ha caratteristiche specifiche, messe in evidenza dalla stilizzazione marciana per indicare le esigenze radicali della chiamata.
La Radicalità e Immediatezza della Risposta
Il Vangelo di Marco ci presenta la scena della chiamata:
«Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. Subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.»
Gesù li chiama con una parola forte, e loro si staccano dal loro mestiere, dalla loro professione, dal loro lavoro. Si staccano dai genitori, dalla famiglia, si staccano dal denaro. La risposta dei primi discepoli non è lenta o complessa, ma semplice e immediata, a testimonianza di un cuore semplice che li caratterizza. Le quattro parole fondamentali di ogni vocazione sono: vede, chiama, sulla parola lasciano tutto e seguimento.

Il Simbolismo del "Mare" e della "Periferia"
Marco chiama il grande lago di Tiberiade "mare di Galilea", probabilmente per ricordare che il mare, nella Scrittura, indica un luogo sconosciuto, da temere, la dimora dei mostri (come il Leviathan). È un confine che divide la terra dall'acqua, la certezza dall’insicurezza. Gesù inizia la sua predicazione dalle periferie di Israele, da quei luoghi guardati con disprezzo dai puristi di Gerusalemme, e lì sceglie i suoi discepoli. Questo sottolinea che siamo discepoli di un Dio che abita le periferie, che si avventura sui confini, e che preferisce il "meticciato" alla purezza di idee e convinzioni.
La Chiamata Personale nel Lavoro Quotidiano
Le chiamate di Gesù avvengono "presso il lago", un dettaglio che Marco ripete tre volte. Il lago è il luogo in cui la gente di Galilea vive e lavora: Gesù cerca e trova le persone nella loro situazione abituale. L'evangelista insiste nel sottolineare la situazione del lavoro: "Li vide mentre gettavano le reti in mare: infatti erano pescatori" (Mc 1,16); "sulla barca li vide mentre riassettavano le reti" (Mc 1,19). Questo significa che Gesù chiama la gente a seguirlo là dove si trova, nella propria situazione concreta, sia essa onesta e onorata come quella dei pescatori, o disonorata come quella del gabelliere Levi (Mc 2,14). Gesù si avvicina a ogni uomo e gli fa ascoltare quella parola di speranza e di fiducia che è la chiamata a seguirlo.
Gesù chiama ad andare dietro a lui ("Venite dietro a me" - déute opiso mou), a percorrere la sua via, chiedendo un'immensa fiducia in lui. La frase "Vi farò pescatori di uomini" (Mc 1,17) resta avvolta nel mistero del futuro, e richiede fiducia totale. L'abbandono fiducioso a Gesù è necessario per percorrere la via verso la conoscenza del mistero, una donazione completa alla persona di Gesù, e non semplicemente a una causa.
La "Sequela" e le Sue Sfide
L'immediata risposta dei discepoli è un atto di gioia profonda e intima. È un innamorarsi del Volto di Gesù, un lasciarsi attrarre da Lui, un seguirlo. Lasciare le reti, per Simone, Andrea, Giacomo e Giovanni, significava lasciare la loro vita, le loro sicurezze, le loro occupazioni. Tutti noi abbiamo i nostri impegni, il nostro lavoro, le nostre occupazioni e preoccupazioni: il Signore ci chiede di lasciarle per seguirlo.
Marco stesso, però, nel capitolo 14, usa espressioni simili in un contesto drammatico: "E subito, abbandonate le reti, seguirono Gesù". Ma al momento dell'arresto di Gesù, "allora tutti, abbandonato Gesù, fuggirono". Questo mostra la complessità della sequela e come essa possa finire, ponendo l'accento sulla fragilità umana anche di fronte a una chiamata così radicale.
La "Giornata Tipica" di Gesù e la Sua Azione Liberatrice
L'agire di Gesù è di liberazione e la sua prassi è liberatrice. L'agire concreto e solidale è più importante della stessa professione di fede in quanto tale, ed è una possibilità aperta a tutti indistintamente. L'agire terapeutico di Gesù (Mc 1,29-31) è una sintesi della sua attività pubblica, un'indicazione di ciò che egli ha sempre fatto nell'ordinarietà dei suoi giorni.
Gesù guarisce "infermi colpiti da mali di ogni genere": fisici, psichici, spirituali, sociali o di natura indefinita. Ma al di là delle malattie, Gesù vede la malattia più radicale, la disintegrazione dell'ordine soggettivo, che si riflette nella corporeità. Curando le malattie, Gesù ricostituisce l'ordine all'interno del quale l'io ritrova la sua armonia e verità. Egli fa degli esclusi e dei marginati il centro della sua azione pastorale.
Marco critica la sinagoga come istituzione e il sabato come giorno sacro, poiché nessuna delle due istituzioni riesce a liberare la persona. Il fatto che il primo miracolo di Gesù avvenga di sabato e nella sinagoga, dove espelle lo spirito immondo (Mc 1,21-28), è significativo: suppone la triste constatazione che nel luogo dei puri abita paradossalmente l'immondizia. Sul finire del sabato (Mc 1,32-34), l'agire terapeutico di Gesù si moltiplica. Il sabato è superato e inizia un nuovo tempo dove la persona è sacra. La sua pedagogia è sempre diversa: prende per mano la suocera di Pietro e l'aiuta ad alzarsi; si commuove davanti al lebbroso (verbo che nel giudaismo si usa solo per Dio); e si arrabbia contro il sistema in molte occasioni perché, nel nome di Dio, esclude la gente. Gesù, con il suo modo di fare, non colma le nostre aspettative, ma le mette in crisi, dischiudendo un orizzonte "altro", nuovo.

La Chiamata sul Monte: La Costituzione dei Dodici (Mc 3,13-19)
Le chiamate marciane includono anche quelle poste ai versetti 3,13-19, definite la "chiamata sul monte", che si distingue dalle "vocazioni presso il lago". Il testo è più denso e ricco, segnato da un cambio di topografia: Gesù sale sul monte e poi va verso una casa. Il soggetto è sempre Gesù, al centro di tutto il quadro, il quale compie qualcosa di speciale in un luogo distinto dal resto.
Lo sfondo ambientale di questa chiamata non è più la vita quotidiana con la gente al proprio posto di lavoro, ma l'immensa moltitudine dei bisognosi, il "dolorante spettacolo ecclesiale del popolo che accorre a Gesù". È uno scenario grandioso di convergenza dell'umanità dolorante, da ogni parte, verso Gesù. In questo contesto "ecclesiale" e "redentivo", Gesù sale sul monte. Salire sul monte, nell'Antico Testamento, significa solitudine, separazione, un momento speciale di preghiera.
Tuttavia, con Marco, il quadro è diverso: Gesù non lascia la gente per la solitudine, ma sale su una delle piccole alture vicino al lago mentre la folla lo segue. Da quella posizione elevata, egli comincia a chiamare per nome, in una vera e propria scelta ecclesiale. Dalla massa di persone che lo seguono, Gesù chiama misteriosamente e solennemente alcuni, senza separarsi dalla folla, ma distanziandosene per provvedere meglio a essa.
Il Verbo "Chiamare" e la Sovranità della Scelta
Gesù "chiamò (proskaléitai) quelli che voleva (éthelen) ed essi andarono (apélthon) da lui". Il verbo "chiamare" è tipico di Marco e contiene l'idea di subordinazione: chiama chi ha potere su un altro. Oltre a ciò, vi è l'idea di preferenza, uno speciale rapporto con Gesù. La sovranità della chiamata è chiarissima nell'espressione "quelli che voleva lui", che indica "quelli che lui aveva in cuore", con amore appassionato, non basato su qualità o attrattive di chi è chiamato, ma sul suo amore. L'uso dell'imperfetto "che voleva" indica l'intensità e la persistenza di questo affetto.
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"Stare con Lui" e la Missione dei Dodici
La risposta alla chiamata è "andarono presso (prós) di lui". Marco non usa il frasario delle prime chiamate ("lo seguirono"), ma "andarono presso di lui", indicando un'intimità che si viene a creare. Prós autón significa mettersi dalla parte di uno, stare con qualcuno, lasciare la propria posizione per andare dove si trova Gesù.
Il versetto 14 include la frase "E fece [ne costituì] Dodici" (in greco: epoiēsen dōdeka), una frase molto forte che può significare "ne stabilì Dodici" o addirittura "ne creò Dodici", quasi a ricreare un popolo. La finalità di questo "fare Dodici" è duplice:
- "Affinché siano con lui": Questo è il centro della scelta e della volontà di Gesù. Significa una presenza fisica e un accompagnamento. "Stare con lui" precede il mandato.
- "Per mandarli a predicare e avere potere di cacciare i demoni": Solo dopo essere stati con lui, e aver assimilato la sua presenza e il suo insegnamento, vengono inviati. Il contenuto del predicare sarà il Vangelo, il Regno di Dio.
Questa frase ha grande importanza in Marco, indicando la lotta di Gesù contro il male e come i Dodici siano un prolungamento della sua azione. Essi devono stare con Gesù per poter parlare di Lui e testimoniarLo.