Il Padre Nostro è l'orazione domenicale per eccellenza, insegnataci da Cristo stesso, ed è considerata la sintesi di tutto il Vangelo. Non è solo una delle tante preghiere cristiane, ma la preghiera dei figli di Dio, la grande preghiera. Come afferma Sant'Agostino, "se passi in rassegna tutte le parole delle preghiere contenute nella S. Scrittura, per quanto io penso, non ne troverai una che non sia contenuta e compendiata in questa preghiera insegnataci dal Signore". San Tommaso d'Aquino la descrive come un esempio di perfetta armonia, in cui vengono domandate tutte le cose che possiamo rettamente desiderare, nell'ordine in cui devono essere desiderate, plasmando così tutti i nostri affetti.

L'Origine della Preghiera
I Vangeli offrono due recensioni del Padre Nostro: una, più breve, secondo Luca (cfr. Lc 11, 2-4); l’altra, più lunga, secondo Matteo (cfr. Mt 6, 9-13). Il Vangelo di Luca racconta che Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed è così che il Maestro insegnò loro la preghiera al Padre. Gesù stesso ha usato diverse espressioni per pregare il Padre; ad esempio, nella notte del Getsemani, pregò: «Abbà! Padre! Tutto è possibile a te. Allontana da me questo calice! Però non ciò che voglio io. Ma ciò che vuoi tu» (Marco 14,36). In questa preghiera, pur breve, si riconosce una traccia del Padre Nostro, in cui Gesù invoca Dio col nome di «Abbà» con fiducia filiale e chiede che si compia la sua volontà.
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Il Significato Profondo del "Padre Nostro"
Le parole che usiamo quando preghiamo rivelano molto sulla nostra percezione di Dio e di noi stessi. Nella preghiera che Gesù ci ha insegnato, impariamo a pensare a Dio come Padre e a vedere noi stessi come suoi figli. Papa Francesco sottolinea che la preghiera cristiana nasce dall’audacia di chiamare Dio con il nome di «Padre», non si tratta tanto di una formula, quanto di un’intimità filiale in cui siamo introdotti per grazia.
"Padre" - Una Nuova Relazione con Dio
Sin dalla sua prima parola, Cristo ci introduce in una nuova dimensione del rapporto con Dio. Egli non è più solo il "Dominatore", il "Signore" o il "Padrone", ma mio Padre. E io non sono solo servo, ma figlio. Ci si rivolge a Lui con il rispetto dovuto a Colui che è anche Signore, ma con la libertà, la fiducia e l'intimità di figlio, consapevole di essere amato. L'appellativo "Padre" è infatti il modo costante con cui Gesù si è rivolto a Dio e invita gli uomini a fare altrettanto.
"Nostro" - Fraternità e Universalità
L'aggettivo "Nostro" non esprime un possesso esclusivo, ma una relazione con Dio totalmente nuova, che forma alla generosità. Indica Dio come comune a più persone: non c'è che un solo Dio ed è riconosciuto Padre da coloro che, mediante la fede nel Suo Figlio unigenito, da Lui sono rinati mediante l'acqua e lo Spirito Santo. Questo "Nostro" si apre a un valore universale: Dio è Padre di tutti gli uomini, sue creature. Dio ama tutti ed ognuno singolarmente, ed è Padre di tutti: del ricco e del povero, del santo e del peccatore, del colto e dell’illetterato. La preghiera cristiana ci apre alla comunione con Dio e con i fratelli.

Le Sette Richieste del Padre Nostro
Il Padre Nostro si compone di sette domande che esprimono i desideri più profondi e retti dell'uomo.
1. "Sia santificato il tuo nome"
La prima cosa da chiedere è che il nome di Dio sia santificato. Il nome di Dio è amore. Chiediamo che l'amore sia santificato sulla terra, da tutti, in tutto il mondo. Questa invocazione esprime il desiderio che il nome di Dio sia rispettato e amato, anche attraverso il nostro impegno a dare il buon esempio e a condurre il Suo Nome anche presso chi ancora non lo conosce veramente. È un invito a mostrare, di fronte al mondo, la presenza di Dio, la sua azione santa. La santificazione del nome di Dio significa anche lasciare una schiavitù per una diversa appartenenza, affinché Dio si manifesti santo in mezzo agli israeliti e, per estensione, in mezzo a tutti i popoli.
2. "Venga il tuo regno"
La seconda cosa da chiedere è che venga il Regno di Dio, che nasca la terra nuova come Dio la sogna. Quando diciamo "Venga il tuo regno", eccitiamo il nostro desiderio verso quel regno, affinché venga per noi e meritiamo di regnare in esso. Il Regno di Dio è ancora incompiuto, come un seme, e questa preghiera è un'invocazione perché Dio affretti il compimento della sua creazione e della Beata Speranza, e torni il nostro Salvatore Gesù Cristo. Il Regno di Dio, come Gesù lo ha annunciato, ha i tratti della misericordia e dell'universalità, superando ogni differenza fra gli uomini e travolgendo ogni barriera emarginante. È un Regno che accoglie, serve e perdona.
3. "Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra"
Questa è la terza richiesta, che viene solo per terza perché senza le prime due non ci basta. Chiediamo l'obbedienza, per adempiere la sua volontà, a quel modo che è adempiuta dai suoi angeli nel cielo. La volontà di Dio è volontà di Salvezza. Dobbiamo accettare la Sua volontà, riempirci di fiducia in Lui, donare la speranza e la consolazione del Suo amore e unire la nostra volontà a quella del Figlio Suo, perché si compia il Suo disegno di salvezza nella vita del mondo. Gesù stesso nel Getsemani pregava: «Padre mio, se è possibile passi da me questo calice. Tuttavia, non come voglio io, ma come vuoi Tu» (Mt 26,39), esprimendo un'obbedienza dolorosa, ma profonda.
4. "Dacci oggi il nostro pane quotidiano"
"Pane" indica tutto ciò che serve alla vita e alla felicità: donaci il pane e l'amore, entrambi necessari; il pane e l'amore, entrambi quotidiani. Pane per sopravvivere, amore per vivere. Chiediamo il pane nostro e di tutti i fratelli, superando il nostro settarismo e i nostri egoismi. Questo pane è il vero necessario, nutrimento terreno per il nostro sostentamento, ma anche il sacramento dei fedeli, l'Eucaristia, che ci è necessaria in questa vita per conseguire la felicità eterna. La richiesta del "pane quotidiano" implica una fiducia totale in Dio e un rifiuto dell'accumulo e dell'affanno inutile, poiché "nessuno ne avanzi per domani".
5. "Rimetti a noi i nostri debiti, come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori"
Imploriamo la misericordia di Dio, consci che essa non può giungere al nostro cuore se non sappiamo perdonare anche noi ai nostri nemici, sull'esempio e con l'aiuto di Cristo. Il perdono non si riduce a un colpo di spugna sul passato, ma libera il futuro, apre sentieri, insegna respiri. Questa richiesta sottolinea che il nostro perdono ai fratelli è legato da un "come" al perdono di Dio. L'episodio del servo spietato (Mt 18,21-35) illustra come il perdono di Dio, gratuito e senza misura, esige un perdono fraterno serio e profondo. Perdonare le persone che ci hanno offeso non è facile; è una grazia che dobbiamo chiedere allo Spirito Santo.
6. "E non abbandonarci alla tentazione"
Questa invocazione può sorprendere o infastidire, poiché la tentazione non può venire da Dio, "perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male" (Giacomo 1,13). Si può usare anche il termine "prova", che purifica e affina lo spirito, fortifica la fede, ma può essere anche pericolosa. Perciò si chiede a Dio di venirci in aiuto. Si intende non tanto una prova che viene da Dio, ma di essere protetti dal cedere alla tentazione, soprattutto quella che insidia la fede e l'amore nel quotidiano. Questa invocazione è un richiamo a guardare a Gesù Cristo, che è stato sottoposto alla prova nella passione (Getsemani), e a chiedere al Padre di aiutarci a non soccombere.
7. "Ma liberaci dal male"
L'ultima invocazione del Padre Nostro chiede la liberazione dal male, che può essere inteso come il maligno, il tentatore. Il male nel mondo, infatti, non si spiega soltanto con la cattiveria dell'uomo, ma c'è una forza che spinge al male. Questa richiesta implica l'umiltà di riconoscersi peccatori e di cercare il perdono di Dio, non sull’illusione di essere senza peccato. Il male non è inevitabile o una mera limitazione della natura umana; il Vangelo afferma che il male è nostro, è dentro di noi. Nessuno vince il male da solo. Occorre l’aiuto di Dio, perché siamo come incollati al male, incapaci di scrollarcelo di dosso senza il suo intervento.

Il Padre Nostro nella Liturgia
La versione più lunga del Padre Nostro, attestata dall’evangelista Matteo, entrò ben presto nella messa collocata tra i riti preparatori alla comunione: immediatamente dopo la conclusione della preghiera eucaristica nel Rito romano; a seguito della frazione del pane e del corrispettivo canto allo spezzare del pane nel Rito ambrosiano. Questa collocazione instaura uno stretto collegamento tra la «preghiera del Signore» con le sue molteplici richieste e la comunione sacramentale, nella quale i fedeli ricevono in dono ciò che chiedono e vengono resi capaci di attuare quello che implorano.
La recitazione del Padre Nostro nella messa comporta tre distinte sequenze rituali:
- L’invito alla preghiera: Una breve monizione del sacerdote che rimarca l'atto di obbedienza e il coraggioso ardimento nel chiamare Dio «Padre».
- Il testo pregato insieme: Sacerdote e fedeli recitano il Padre Nostro, stando in piedi e, per gli ambrosiani, «a braccia allargate», manifestando la dignità dei figli e la tensione verticale della preghiera.
- L’embolismo «Liberaci, o Signore»: Con il quale il sacerdote riprende e sviluppa l’ultima domanda del Padre Nostro, chiedendo, nel tempo che ci separa dal ritorno di Gesù Cristo nostro salvatore, la liberazione «da tutti i mali» e la sicurezza «da ogni turbamento», concluso dall’acclamazione «Tuo è il regno» (che è volontà di Salvezza).
Papa Francesco ha evidenziato come il Padre Nostro sia l’unica preghiera che può prepararci alla Comunione sacramentale con Gesù. Si recita alla mattina e alla sera, nelle Lodi e nei Vespri, contribuendo così a dare forma cristiana alle nostre giornate. Il gesto concreto di scambiarci il segno della pace, posto fin dall’antichità prima della Comunione, è ordinato alla Comunione eucaristica, perché non è possibile essere in comunione con il Padre se non lo si è con il prossimo. A questo gesto segue la frazione del Pane in preparazione al banchetto eucaristico, e quel Pane, spezzato per la vita del mondo, è lo stesso Gesù, l’Agnello di Dio.