La storia di Gesù Cristo e dei Suoi apostoli è un pilastro fondamentale della fede cristiana, centrata sulla Sua missione salvifica, la Sua ascensione al cielo e la promessa del Suo glorioso ritorno sulla terra. Quaranta giorni dopo la Sua resurrezione, Gesù e i Suoi apostoli si radunarono sul Monte degli Ulivi, poiché era giunto il momento in cui Gesù avrebbe dovuto lasciare la terra, avendo portato a termine la Sua opera per quel tempo. Dopo aver istruito i Suoi apostoli, Gesù ascese al cielo.

L'Ascensione di Cristo e la Promessa del Suo Ritorno
Mentre gli apostoli guardavano verso il cielo dopo la Sua scomparsa, due angeli apparvero accanto a loro e dissero: «Uomini Galilei, perché state a guardare verso il cielo? Purificherà la terra. Come l'avete visto salire al cielo, così il Signore verrà». Gli angeli hanno promesso che Gesù sarebbe ritornato, come è scritto nella Bibbia, in Atti 1:10,11: “E come essi avevano gli occhi fissi al cielo, mentre egli se ne andava, due uomini in vesti bianche si presentarono a loro e dissero: ‘Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Come ritornerà Gesù?
Gesù aveva promesso ai Suoi discepoli che sarebbe ritornato, come è scritto in Giovanni 14:1-3 (NR): “Il vostro cuore non sia turbato; abbiate fede in Dio, e abbiate fede anche in me! Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, vi avrei detto forse che io vado a prepararvi un luogo?
L'Ascensione di Gesù al Cielo spiegata da Don Luigi Maria Epicoco
La Seconda Venuta e il Giudizio
Quando Gesù tornerà, Egli verrà in potere e grande gloria. A quel tempo i malvagi saranno distrutti ed Egli giudicherà il Suo popolo. Quando tornerà nuovamente, Gesù giudicherà le nazioni e separerà i giusti dai malvagi (vedere Matteo 25:31-46). Giovanni il Rivelatore scrisse di questo giudizio: «Poi vidi dei troni; e a coloro che vi si sedettero fu dato il potere di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decollati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio… ed essi tornarono in vita, e regnarono con Cristo mille anni».
La Sua venuta darà inizio al regno millenario, un periodo di mille anni durante il quale Gesù regnerà sulla terra. Ai giusti sarà permesso di incontrare Gesù alla Sua venuta (vedere DeA 88:96).
Nel Millennio, il regno di Dio sarà stabilito in terra con potenza, gloria e perfezione, e il regno della malvagità che ha dominato così a lungo sarà soggiogato. I Santi di Dio potranno edificare in pace i loro templi e accedere ad essi, divenendo «colonne dei templi di Dio» (Apocalisse 3:12), officiando per i loro morti. Avranno rivelazioni che permetteranno loro di conoscere i loro antenati fino ad Adamo ed Eva, per entrare nei templi di Dio e officiare per loro.

La Prima Risurrezione e il Regno di Dio
Gesù completerà la Prima Risurrezione. Coloro che avranno guadagnato il diritto di levarsi nella resurrezione dei giusti usciranno dalle loro tombe e saranno presi per andare a incontrare il Salvatore, quando scenderà dal cielo. Dopo che Gesù Cristo si levò dai morti, altre persone rette, che erano morte, risorsero. Apparvero a Gerusalemme e anche nel continente americano (Vedere Matteo 27:52-53; 3 Nefi 23:9-10). Quello fu l’inizio della Prima Risurrezione. Alcune persone sono risorte da allora. Dopo la resurrezione di coloro che erediteranno la gloria celeste, un altro gruppo risorgerà: coloro che riceveranno una gloria terrestre. I malvagi che vivranno al tempo della seconda venuta del Signore saranno distrutti nella carne. Costoro, insieme ai malvagi già morti, dovranno attendere fino all’ultima resurrezione. Tutti gli altri morti risorgeranno per incontrare Dio.
Il Salvatore prenderà il posto che Gli spetta quale re dei cieli e della terra. Quando verrà, Gesù stabilirà il Suo governo sulla terra. La Chiesa diventerà parte di quel regno.
La Natura della Prima e Seconda Venuta di Cristo
Quando Gesù Cristo venne per la prima volta sulla terra, non venne in gloria. Nacque in un’umile stalla e fu posto a giacere in una mangiatoia tra il fieno. Egli non venne accompagnato da grandi eserciti come i Giudei si aspettavano che facesse il loro Salvatore. Invece Egli venne dicendo: «Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano» (Matteo 5:44). Egli fu rigettato e crocifisso.
Ma non potrà essere rigettato alla Sua seconda venuta, «poiché ogni orecchio lo udrà e ogni ginocchio si piegherà e ogni lingua riconoscerà» che Gesù è il Cristo (DeA 88:104). Egli sarà accolto come «Signor dei signori e… Re dei re» (Apocalisse 17:14). Quando Gesù Cristo nacque, furono davvero poche le persone che seppero che era venuto il Salvatore del mondo. Quando Egli tornerà di nuovo, non vi sarà alcun dubbio in merito a chi è.

Preparazione per il Ritorno di Cristo
Nessuno conosce esattamente il giorno della venuta del Salvatore. Il Signore ci ha anche indicato alcuni segni per farci conoscere quando la Sua venuta è vicina. Il modo migliore in cui possiamo prepararci per la venuta del Salvatore è accettare gli insegnamenti del Vangelo e renderli parte della nostra vita. Dobbiamo vivere ogni giorno al meglio delle nostre possibilità, proprio come insegnò Gesù quando era sulla terra. Possiamo cercare la guida del Suo profeta e seguirne i consigli. Dobbiamo vivere in modo degno per avere la guida dello Spirito Santo. Allora potremo attendere la venuta del nostro Salvatore con la felicità nel cuore, senza alcun timore. Il Signore ha detto: «Non temere, piccolo gregge, il regno è vostro finché io venga. Ecco, io vengo presto. Proprio così.»
Siamo consapevoli che la fede della Chiesa, professata ogni domenica, richiede una testimonianza nella nostra vita, in comunione con i santi del cielo e con i fratelli che soffrono persecuzioni o superano pesanti tentazioni. La domanda: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (Lc 18,8) ci interpella fortemente. Per rispondere a questa domanda, è necessario un rinnovato impegno a fondare la nostra vita e tutte le nostre scelte sulla fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio.
L'Ascensione di Gesù al Cielo spiegata da Don Luigi Maria Epicoco
Il Concetto di Fede Cristiana
Il termine «fede» esprime l'atteggiamento che realizziamo credendo. Credere è il verbo della fede, ed è un «qualcosa» che si ha o si vorrebbe avere. Quando si dice «Io credo», significa che si sa di non essere soli, ma di vivere in rapporto con Dio, di donargli la propria fiducia, e perciò di essere sereni perché "portati in braccio" da Lui. Quando Gesù, il Figlio dell’uomo, tornerà, vorrà trovare persone e popoli che vivano la sua Parola e, con la loro carità, la presentino al mondo. Egli godrà di vedere comunità di persone che vivono mettendo in pratica i suoi insegnamenti, anzi, di più, che vivono unite a lui, compiendo la sua missione di rendere attuale l’amore del Padre per ogni uomo.
Fede e amore non possono essere disgiunti, benché siano atteggiamenti diversi. Chi crede, lo fa realizzando l’amore di Dio, e chi ama, ama davvero solo se lo fa a causa di Dio. Solo l’amore che procede dalla fede può essere un amore disinteressato, gratuito, libero. Il credere è il fondamento del vero amore, ciò che lo fa sussistere e perseverare. Per questo Gesù cerca chi crede.
Nel Nuovo Testamento i «credenti» sono unicamente le persone che hanno accolto Gesù come Signore e Figlio di Dio morto e risorto dai morti. Questo termine distingue persino i cristiani dagli ebrei, non perché questi non credano in Dio, ma la loro fede non è completa: essi non credono in “colui che il Padre ha mandato”. Questo è il credere che incide nella vita dell’uomo, lo riempie di speranza e gli dà motivazioni per vivere la carità. Il credere del cristiano si distingue perciò dal credere di qualsiasi religione, poiché implica un incontro con un Dio personale e un rapporto di fiducia che va oltre la morte.
Esempi di fede come quelli di Abramo e Maria ci mostrano un affidarsi sereno all'amore di Dio e un attendere con desiderio la sua Parola. La fede nasce dall'ascolto della Parola di Dio, amandola e desiderandola ogni giorno. Il primo segno di una vera conversione è l’amore per la Parola di Dio e la volontà di nutrirsene quotidianamente. I cristiani e i pastori dei primi secoli hanno formulato il Credo, come il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, per fornire formulazioni esatte della fede, verità stabili e necessarie per vivere in comunione con Dio e in pace tra noi, arricchiti di speranza e fortificati per la carità. Il Credo proclama la divinità del Figlio di Dio e dello Spirito Santo, e la conoscenza approfondita del suo significato è una vera difesa dalle molte credenze che anche oggi si presentano come attraenti verità.
Dio Padre Onnipotente e Creatore
La nostra professione di fede comincia con «Credo in un solo Dio Padre». Qui «credo» non si riferisce solo all'esistenza di Dio, ma all'atto di affidarsi a Lui. Dio è l’Essere increato da cui dipende l’esistenza di tutto l’universo, l’essere perfetto cui non manca nulla. Pertanto, Dio è uno, e non possono esisterne molti. Il dualismo, che prevede l'esistenza di divinità del bene e del male, o il politeismo, che contempla più divinità, si contrappongono alla fede cristiana in un unico Dio che ha verso di noi un atteggiamento di amore.
Il nostro Dio è Padre, colui che ci ha voluti e quindi ci ama. L'uso di questa parola afferma la certezza che viviamo grazie a lui, che da lui ha origine la nostra vita, da una sua decisione d’amore. Egli è superiore a noi sempre, sia per quanto riguarda l’intelligenza che la sapienza di vita. Il significato del termine «padre» si arricchisce nell’ascolto di Gesù, che ci rivela aspetti inauditi del rapporto d’amore di Dio verso di noi, un volto di Dio amorevole e santo, come mostrato nelle parabole del figlio prodigo e della pecora smarrita, dove il Padre si rallegra di incontrare il peccatore e non pensa a castigarlo.
L'onnipotenza di un Padre, come più volte la Bibbia ci dice, significa che “nulla è impossibile a Dio”. Questo «nulla» è da intendersi nel senso che nessuna cosa di quelle che Dio ha promesso, nessuna parola di quelle che ha pronunciato è un discorso vano. L'onnipotenza di Dio è una qualifica del suo amore, e la realizzazione più grande e più bella dell’onnipotenza del Padre è la morte e risurrezione di Gesù. Il suo amore può tutto, anche chiedermi di morire, di rinnegare me stesso, di offrire qualche sofferenza: egli può usare quanto appare negativo per costruire il suo Regno, può servirsi di una situazione di sofferenza per farmi crescere nella capacità di amare. Sapere che Dio è onnipotente è una buona e sicura base per la nostra fede e per la nostra carità, è soprattutto fonte di serenità per la nostra obbedienza a lui.
Dio è il Creatore del cielo e della terra. Questa è l’affermazione della Bibbia fin dalla sua prima pagina e un atto di fede. Credere che Dio è creatore di tutto significa essere estremamente interessati a lui, e nello stesso tempo fortemente attenti a tutto ciò che vediamo. Se Dio ha creato tutto, egli, attraverso ogni cosa manifesta qualche aspetto del suo amore, della sua fedeltà.
La Missione Salvifica di Gesù Cristo
Il messaggio centrale della missione di Gesù Cristo sulla terra è stato il suo infinito amore, la sua misericordia e la sua bontà, ma lo scopo principale della sua missione sulla terra era togliere il peccato del mondo. Dio è infinitamente buono e misericordioso, ma anche infinitamente sacro, quindi non ci potrà mai essere peccato al suo cospetto. Noi, anche se tenteremo in tutti i modi di essere completamente puri, non potremo essere completamente esenti dal peccato.
Dio ha sacrificato se stesso in forma umana, a causa del peccato, per togliere il peccato del mondo, e non c’è nulla che potremmo fare noi, da soli, per stare al cospetto di Dio senza peccato. Questo significò la Sua umiliazione e la crocifissione dopo indicibili sofferenze. Nella credenza cristiana, i nostri peccati non potrebbero essere espiati senza il sangue di Cristo. Nessuno può togliere il peccato, eccetto Cristo. Chi crede che il sangue di Cristo possa lavare i suoi peccati e si affida a lui, crede in lui. Chi non crede che il suo sangue possa togliere i suoi peccati, semplicemente non crede in lui.
Dio infatti ha tanto amato il mondo, che ha dato il Figlio suo Unigenito, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio non perdona i peccati “dall’alto”, ma pagando lui stesso. Dio stesso era sulla croce, dandoci il massimo esempio di umiltà, perché amava talmente l’uomo che si è sacrificato per lui, caricando su di sé tutti i peccati del mondo e rendendoci così liberi.
L'Espiazione dei Peccati: Antico e Nuovo Testamento
Nell’Antico Testamento, gli ebrei espiavano i loro peccati sacrificando animali perfetti, senza macchia. La persona che offriva il sacrificio si identificava con l’animale e doveva ucciderlo. Questo serviva come “punizione” nei confronti di un peccatore. La Bibbia contiene passaggi importanti che descrivono la venuta del Messia e il suo sacrificio finale e perfetto. Secondo la credenza cristiana, queste profezie si sono avverate con l’incarnazione del Verbo in Gesù Cristo.
Con Gesù, si è compiuto il sacrificio finale e perfetto. Egli è venuto tra di noi (Giovanni 1,11), ha soggiornato presso di noi, e di noi ebbe compassione. Ha provato ed ha sperimentato le nostre stesse emozioni. Solo con un corpo umano il Verbo avrebbe potuto realmente sentire il nostro dolore, la nostra sofferenza e la nostra tristezza. Ha voluto sentirla su di sé, non per un motivo vacuo, ma perché l’atto di caricare su di sé tutto il dolore, la sofferenza e i peccati del mondo era la condizione necessaria per salvare l’umanità. Ecco perché il Verbo si fece carne. Se ci avesse giudicato dall’alto, come in altre religioni, nessuno avrebbe potuto ottenere la vita eterna.

La Predicazione Apostolica del Vangelo
Le Lettere di Paolo di Tarso sono fondamentali per comprendere quanto fu divulgato oralmente fin dai primissimi anni dopo la Risurrezione. Nella Prima Lettera ai Corinzi, Paolo scrive: «Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me». Vi proclamo poi, fratelli, il Vangelo che vi ho annunciato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi e dal quale siete salvati, se lo mantenete come ve l’ho annunciato. In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. Oltre a descrivere la sua morte, la sua Risurrezione e le sue apparizioni, Paolo afferma “che Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture”.
Nella Lettera ai Galati, Paolo sottolinea l'azione salvifica di Gesù: «grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo malvagio, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, al quale sia gloria nei secoli dei secoli». Qui Paolo evidenzia le differenze tra la Legge e la fede. La Legge, data da Mosè, aveva lo scopo di arginare il peccato, ma non poteva togliere il peccato né dare la giustificazione. L’amore del Cristo ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti.
La Lettera ai Romani ribadisce che il Vangelo è la potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, sia Giudeo che Greco. La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Gesù Cristo, per tutti quelli che credono. Tutti hanno peccato, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù. Cristo è morto per noi peccatori. Per la caduta di Adamo il peccato è entrato nel mondo, ma dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia. Il battesimo cristiano simboleggia l'uomo vecchio che si spoglia dei suoi peccati e, credendo nell’azione salvifica di Gesù, risorge con lui verso una vita di luce, libera dal peccato.
Nella Lettera agli Efesini, Paolo afferma: «Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io». Uno solo è Dio e uno solo anche il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Egli ci ha salvati e chiamati con una vocazione santa, non in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia, rivelata con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Con la sua Risurrezione, Gesù ha vinto la morte e il peccato.
Infine, la Lettera agli Ebrei ribadisce che Dio ha parlato a noi per mezzo di suo Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto l'universo. Egli doveva perciò essere in ogni cosa reso simile ai fratelli, perché potesse essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per fare l'espiazione dei peccati del popolo. Dio doveva incarnarsi in un uomo, per poter soffrire come un uomo, e in questo modo ha potuto espiare i peccati del mondo. Cristo, come sommo sacerdote dei beni futuri, entrò una volta per sempre nel santuario, non con sangue di capri e di vitelli, ma col proprio sangue, avendo acquistato una redenzione eterna. Cristo si è manifestato una sola volta per tutte con il fine di togliere il peccato. Dopo aver detto: «Tu non hai voluto e non hai gradito né sacrificio né offerta né olocausti né sacrifici per il peccato, che sono offerti secondo la legge», egli aggiunge: «Ecco, io vengo per fare, o Dio, la tua volontà». Egli toglie il primo, per stabilire il secondo. Gesù perdona i peccati delle persone che hanno fede, perché lui stesso è Dio.