La storia del rapporto tra la Chiesa cattolica e i media è stata negli ultimi anni al centro di un vivace confronto storiografico che ha coinvolto ambiti disciplinari diversi, arricchendo considerevolmente il quadro conoscitivo e ponendo nuove domande sul cattolicesimo e l'audiovisivo.
In questo contesto, presso l’Ambasciata italiana presso la Santa Sede, è stato presentato il libro “Papi e Media. Redazione e ricezione dei documenti di Pio XI e Pio XII su cinema, radio e tv” a cura di Mons. Dario E. Viganò. All'evento erano presenti figure di spicco come il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato Vaticano, Gennaro Sangiuliano, Ministro della Cultura, e Francesco Di Nitto, Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede.

Il Rapporto tra Chiesa Cattolica e Media nel Novecento
Il volume, attraverso una ricerca meticolosa e di analisi, ricostruisce da un punto di vista storico il rapporto complesso tra cattolicesimo e media nel corso del Novecento. Riunisce cinque importanti documenti pontifici che vanno dall’enciclica Vigilanti Cura di Pio XI, all’esortazione apostolica I rapidi progressi di Pio XII, i due Discorsi sul film di Pio XII, fino a Miranda Prorsus, promulgata anch'essa da Pio XII.
La Chiesa, in quanto istituzione più antica oggi esistente, ha riconosciuto nei media uno strumento capace di produrre artificialmente l’unione fra le persone. La nascita e lo sviluppo dei mezzi moderni di comunicazione hanno infatti creato uno stretto legame tra comunicazione e comunione nella nostra società. Il libro mette a fuoco ambiti poco conosciuti, come il rapporto tra i cattolici e la radio, tra i cattolici e la TV e la relazione tra cattolici e cinema, attingendo a fonti ancora inesplorate.
Come sottolineato dal Segretario di Stato Pietro Parolin, si tratta di un prezioso lavoro di meticolosa ricerca che si innesta in maniera originale sul più ampio filone di studi volto a delineare la storia del rapporto tra la Chiesa cattolica e i media, oggetto di rinnovato interesse negli ultimi anni. Il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha evidenziato come “il rapporto tra Chiesa cattolica e i media, non sempre privo di incertezza, abbia influenzato nel corso del tempo, e con efficacia, differenti parti dell’opinione pubblica e larghe fasce di popolazione che si rifacevano al messaggio cristiano”.
L'Evoluzione del Magistero Papale sui Media
La principale novità di questo lavoro sta nel proporre un primo tentativo di approfondito esame dei processi redazionali e ricettivi di testi cardine, con la finalità di comprendere, attingendo dagli archivi vaticani, l’evoluzione del magistero dei papi sui media.
- Nel contributo di Gianluca Della Maggiore viene messa in evidenza l’importanza del cinema nell’agenda internazionale di Papa Pio XI, un mezzo che rischiava di porsi al servizio della secolarizzazione e dell’anticlericalismo comunista.
- Federico Ruozzi porta, invece, alla luce il processo redazionale dell’esortazione apostolica di Pio XII I rapidi progressi, un documento molto citato dalla storia della televisione italiana, ma sostanzialmente ignorato dagli storici del cristianesimo.
- Dall’analisi di Raffaella Perin dei Discorsi sul film ideale di Pio XII, riemerge la documentazione resa disponibile dall’apertura agli studiosi delle carte relative al pontificato pacelliano, dando origine alla loro diffusione all’interno del mondo cattolico e di quello cinematografico.
Gli importanti frutti della ricerca, ricostruendo gli avvenimenti del passato, illuminano tematiche che sono oggi di grande attualità per la missione della Chiesa e imprimono una tensione prospettica della strada da seguire per il prossimo futuro. Il cardinal Parolin ha ricordato come le parole di Papa Francesco, in occasione della prima riunione nazionale della Fondazione “Memorie audiovisive del cattolicesimo”, rappresentino un deciso passo nella direzione di una maggiore cura della nostra “memoria per immagine”. Le fonti audiovisive sono divenute tracce storiche centrali del nostro recente passato e, pur essendo un patrimonio recente, sono un patrimonio fragile che necessita di costante cura. In passato - sottolinea Papa Francesco - la Chiesa Cattolica ha, purtroppo, perso molta parte della documentazione audiovisiva otto-novecentesca a causa dell’incuria, della mancanza di risorse e di competenze adeguate.
Pio XI e il Cinema: La Vigilanza Morale
Papa Pio XI avvertiva un rischio nel cinema, quello di porsi al servizio della secolarizzazione, dell’anticlericalismo comunista o dei totalitarismi nazifascisti. Il pontificato di Pio XI si mosse all’interno di un “doppio registro” nel quale il cinema veniva indicato come utile strumento da valorizzare nell’ambito educativo ma, al contempo, come un pericolo per la morale cristiana. La preoccupazione nasceva soprattutto per le sollecitazioni che provenivano alla Santa Sede da parte dell’episcopato statunitense e dal rapido e costante sviluppo dell’industria cinematografica, fonte di sempre maggiore preoccupazione perché partecipe della corruzione dei costumi.
La reazione fu fissata attraverso la promulgazione della lettera enciclica Vigilanti Cura del 1936, con cui venne delineata la prima grande sintesi della politica alla quale i cattolici si sarebbero adeguati in ambito cinematografico, attraverso la segnalazione dei pericoli morali del mezzo e l’avvio di una vera e propria “crociata mediatica” contro quei prodotti che avrebbero potuto stravolgere le visioni positive del mondo cattolico.
Pio XII: Visione e Modernità nell'Era dei Media
Pio XII, grazie alla sua storia personale e al suo percorso formativo, dimostrò fin da subito una diversa consapevolezza nelle potenzialità che i mezzi di comunicazione potevano avere nella società. Uno dei suoi meriti fu quello di intuire la portata planetaria dei cambiamenti in atto e la necessità di modificare gli antichi schemi d’azione per rinnovare il quadro di confronto tra la Santa Sede e il sistema mediatico nel suo insieme.
Il Cinema e la "Globalizzazione Visuale"
Papa Pacelli decise di investire molto del suo magistero sul cinema, avviando la prima “globalizzazione visuale” del pontificato. Arrivò persino ad affidare al grande schermo la rappresentazione del suo ruolo di autorità morale attraverso la produzione del film documentario Pastor Angelicus, diretto da Romolo Marcellini e successivamente diffuso in tutto il mondo. Gianluca Della Maggiore ha delineato la relazione di Pio XII con il cinema, raccontando di questo film come uno dei tentativi di Papa Pacelli di “sperimentare attraverso il cinema”. Il Pontefice, in due discorsi, affrontò anche il tema cruciale della “rappresentabilità del male” nel cinema.

La Radio: Prudenza e Messaggio
Raffaella Perin, nel suo libro “La Radio del Papa”, ha evidenziato il peso delle parole della diplomazia pontificia e l'attesa con cui tutti guardavano ai messaggi del Papa. Un caso significativo fu quello del gesuita belga Mistian, il quale, attraverso le sue trasmissioni in francese, non lesinava critiche al regime collaborazionista di Vichy. Di fronte alle proteste, Pio XII optò per una linea di prudenza, chiedendo maggiore controllo, ma con un messaggio sotteso: "Far cessare le trasmissioni francesi, eliminando lo speaker di punta - ha spiegato la professoressa Perin - avrebbe portato a far pendere la bilancia per i filo tedeschi, proprio quando la guerra volgeva a favore dell’Asse."
La Televisione: L'Approccio Avanguardistico
L'immagine ieratica di Papa Pio XII, in un'ironia della sorte, deriva proprio dalla sua attenzione per la modernità, che lo portò a lasciarsi riprendere dalla TV, a impartire benedizioni e a trasmettere messaggi. Federico Ruozzi ha raccontato che Pio XII era davvero all'avanguardia, iniziando la sua “carriera televisiva” con la TV francese. Dopo lo straordinario successo delle trasmissioni religiose nella TV di Francia - le cui trasmissioni nacquero prima di quelle italiane - Padre Pichard, un domenicano che nel 1948 ebbe l’iniziativa di far trasmettere una Messa in diretta TV, chiese al Papa di registrare un messaggio per i telespettatori francesi. Il Pontefice acconsentì. Fu così completata l’evoluzione nata con le immagini di Leone XIII, che accettò di farsi ritrarre nei giardini vaticani, dimostrando come, attraverso le immagini, il Papa fosse vicino a tutti. “Non ci deve essere un caso Galileo per la TV”, diceva padre Pichard, sottolineando l'importanza di abbracciare il nuovo mezzo senza pregiudizi.
Vaticano, dentro gli archivi di Pio XII
Gli Organismi di Comunicazione Vaticani
Radio Vaticana: Voce Universale della Chiesa
Il Vaticano si è dotato di uno strumento di comunicazione efficace e “universale” ben prima: è infatti nel 1931 che Radio Vaticana viene inaugurata da Pio XI con il radiomessaggio Qui arcano Dei, il 12 febbraio, alle ore 16:49. La realizzazione di questo “poderoso mezzo materiale per la diffusione dell’Idea” fu affidata a Guglielmo Marconi, ma la struttura passò presto ai Gesuiti. Secondo lo Statuto, il suo compito fu da allora “annunciare con libertà, fedeltà ed efficacia il messaggio cristiano” e diffondere il magistero del Papa.
Il suo primo direttore fu il fisico e matematico Giuseppe Gianfranceschi; non a caso, una delle prime trasmissioni fu lo Scientiarum Nuncius Radiophonicus, che passava in rassegna l’attività della Pontificia Accademia delle Scienze. L’attuale direttore, che presiede altresì il Centro Televisivo Vaticano e la Sala Stampa Vaticana, è Federico Lombardi, nipote del celebre Padre Lombardi soprannominato “microfono di Dio”, per le sue seguitissime prediche via etere.
La Radio Vaticana svolse un ruolo fondamentale durante la Seconda Guerra Mondiale, nonostante i tentativi del ministro della Propaganda nazista, Joseph Goebbels, di ridurla al silenzio: trasmetteva una prudente ma libera informazione e milioni di messaggi per il ritrovamento di civili e militari dispersi. Nel dopoguerra seguì i lavori dei Conclavi, del Concilio Vaticano II e il primo viaggio di un Papa all’estero, Paolo VI in Terra Santa, nel 1964. Proprio durante il pontificato di Paolo VI, nel decreto conciliare Inter Mirifica, promulgato il 4 dicembre 1963, si dichiarava che “la Chiesa accoglie tra le meravigliose invenzioni tecniche che l’ingegno umano è riuscito a trarre dal creato, con l’aiuto di Dio, quelle che hanno offerto nuove possibilità di comunicare”. La sede storica è la palazzina Leone XIII nei Giardini della Città del Vaticano. Nell’ottobre del 1957 venne inaugurato il Centro Trasmittente di Santa Maria di Galeria. Negli anni Novanta hanno inizio le trasmissioni satellitari e via internet. Oggi Radio Vaticana viaggia anche via cavo, con lo stesso impegno, per “confortare la fede e sostenere la speranza dei credenti, collegando con la Chiesa di Pietro le Chiese locali che si trovano in precarie condizioni di libertà religiosa” (Giovanni Paolo II). Dal 2009, a causa di problemi di bilancio, la Radio ha introdotto la pubblicità, selezionata e controllata con cura.

Il Centro Televisivo Vaticano (CTV)
Giovanni Paolo II, autore di una poderosa spinta verso una diffusione sempre più internazionale della parola della Chiesa, volle che fosse istituito nel 1983 il Centro Televisivo Vaticano (CTV), “con il compito di contribuire allo sviluppo della presenza della Chiesa e della cultura cristiana nel mondo mediante l’utilizzo di strumenti audiovisivi” (Discorso del 20 dicembre 1993 al personale in occasione dei dieci anni dell’istituzione). Dal 1996 è un organismo della Santa Sede e Televisione ufficiale dello Stato della Città del Vaticano, pur svolgendo un ruolo di agenzia, ovvero di servizio per altre reti televisive.
Il CTV ha un rapporto di regia, per i grandi eventi della Chiesa in mondovisione, con Rai Vaticano, la struttura RAI nata nel 1998 tra le attività per il Grande Giubileo, con il nome di Rai Giubileo. Collabora anche con TV2000, la televisione promossa dalla CEI. Ogni anno riprende integralmente circa 130 eventi, oltre a seguire i viaggi apostolici del Santo Padre, inoltrando via satellite il segnale in tutti i continenti. Distribuisce quotidianamente le sue immagini alle agenzie e alle TV sulle attività pubbliche del Papa; produce video, news e documentari; gestisce un archivio con una videoteca di oltre 16.000 cassette, pari a oltre 8.000 ore di registrazione, solo dal 1984 in poi.
L'Evoluzione dei Media Cattolici in Italia nel Dopoguerra
Dall'Informazione Orientata a Sinistra alla Nascita delle Radio Locali
Nel dopoguerra, l’informazione era in mano a una cultura normalmente volta a sinistra, con vistose tendenze anticlericali. La TV sembrava uno spazio per poter formare una generazione nuova, recuperando il patrimonio culturale cristiano. L’ispirazione iniziale produsse, ad esempio, la riproposta di grandi opere della letteratura, programmi educativi e un’attenzione costante e fin maniacale al pubblico decoro. C’era però un intento pedagogico di alto livello, impersonato da figure come Filiberto Guala, amministratore delegato Rai degli anni ’50, o di Ettore Bernabei, che per 15 anni dedicò ogni sforzo a una televisione di qualità orientata in senso cristiano e funzionale al partito di maggioranza, la Democrazia Cristiana. Questa tensione scemò con l’arrivo della concorrenza alla Rai delle cosiddette televisioni commerciali, anche se già nel 1964 nel decreto Inter Mirifica si individuavano i pericoli di un uso eccessivo e incontrollato del mezzo, invitando autori e giornalisti a farsi promotori di evangelizzazione, perché i mezzi di comunicazione “che offrono al genere umano grandi vantaggi… possono essere adoperati contro i disegni del Creatore e volti alla rovina” (Inter Mirifica, intr.1).
Dapprima furono le radio: nel 1976 una sentenza della Corte Costituzionale sancì il diritto alla radiodiffusione locale e i cattolici puntarono da subito a usare questi strumenti di comunicazione, creando le prime radio nelle diocesi, parrocchie, congregazioni, movimenti giovanili organizzati o spontanei. Nel 1979 erano quasi 200, dieci anni dopo 439, ovvero il 10% di tutte le radio in Italia. Un’esplosione di creatività e audacia dopo anni di monopolio della sinistra in campo della cultura e informazione. Il limite era la disorganicità, la scarsità di mezzi e dunque di professionalità.
Co.ra.l.lo, Ecclesia e News Press
Su iniziativa di Mons. Francesco Ceriotti, allora direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della CEI, nacque nel 1981 il Co.ra.l.lo (Consorzio Radiotelevisioni Libere Locali) di cui è stato presidente storico Franco Mugherli. Fu un punto di riferimento che vagliava, proponeva programmi, corsi formativi, stabiliva contatti col mondo politico e istituzionale, indirizzando una linea identitaria attenta ai pericoli di un’evangelizzazione via radio, ovvero il clericalismo o l’omologazione (lo slogan era “né pulpito né juke box…”).
Tra le emittenti da segnalare vi erano Radio SuperMilano e Radio Cooperativa Rho in Lombardia, TVL di Pistoia, Radio Incontro di Pisa, Telsubalpina in Piemonte, e Radio Rete, il primo network di ispirazione cristiana in Italia, capace di collegare contemporaneamente in diretta 32 radio cattoliche nella sola Lombardia. Il Co.ra.l.lo entrò presto in commissione presso il Ministero Poste e Telecomunicazioni e il Servizio Editoria della Presidenza del Consiglio, contribuendo alla stesura della legge Mammì che nel 1990 finalmente riconosceva e tutelava le radio comunitarie. Nel 1988, sul consorzio si posò l’attenzione del Segretario della CEI, Monsignor Camillo Ruini, che diede il suo benestare alla nascita di Ecclesia, notiziario informativo settimanale, poi quotidiano, ritrasmesso da 400 stazioni italiane e straniere. Nel 1991 nacque l’agenzia radiotelevisiva News Press, sempre diretta da Franco Mugherli, per la produzione di programmi destinati alle emittenti cattoliche, lasciando scelta e valutazione dei contenuti all’Ufficio Comunicazioni Sociali.
Il Fenomeno di Radio Maria
Nata come radio parrocchiale nel 1983 in provincia di Como, in uno studio mobile retto da don Mario Galbiati, ad Arcellasco d’Erba, il suo primo direttore lasciò la radio nel 1987 per fondare Radio Mater. In quell’anno divenne emittente nazionale e si diffuse ben presto in altre nazioni, costituendosi in Famiglia Mondiale di Radio Maria. È la radio privata con il maggior numero di ripetitori sul territorio nazionale (850) ed è la più diffusa, seconda soltanto a Radio Rai, con una ricezione ottimale, anche perché, essendo una radio parlata, trasmette in monofonia. Secondo gli ultimi dati Audiradio, si stimano 1.600.000 ascoltatori giornalieri (2009). Non ha introiti pubblicitari e si affida all’opera di volontari, sia giornalisti e conduttori che tecnici, avvalendosi come collaboratori di intellettuali cattolici di prestigio. Le trasmissioni trattano soprattutto di catechesi, di teologia, di attualità ecclesiale e offrono ogni giorno otto ore di preghiera, oltre a trasmissioni di servizio, sempre nella prospettiva della fede. Grande rilievo hanno i discorsi tenuti dal direttore, padre Livio Fanzaga (sacerdote scolopiano lombardo, parroco, missionario in Africa), e i messaggi che la Madonna trasmetterebbe ai veggenti di Medjugorie, della cui verità il direttore è convinto sostenitore. Poiché la posizione della Chiesa sul luogo delle apparizioni della Bosnia Erzegovina è di estrema prudenza, e un’apposita commissione sta studiando il caso, il mondo ecclesiale si divide anche su Radio Maria.
Le Televisioni Cattoliche Italiane e TV2000
Il mondo cattolico era entrato con forza anche nel mondo televisivo alla fine degli anni Settanta. Tra i tanti marchi diffusi sul territorio nazionale, e ben presto tramite satellite e digitale in tutto il mondo, si segnala Teleradio Padre Pio, emittente dei Frati Minori Cappuccini che trasmette da San Giovanni Rotondo, a indirizzo totalmente religioso, nota per la sua telecamera fissa sui devoti e pellegrini nella cripta dove riposa il santo di Pietrelcina. È la prima emittente italiana a dotarsi di un’applicazione su smartphone della Apple. TeleNova, nata a Milano, è legata al Gruppo Editoriale San Paolo, dunque al carisma di don Alberione, fondatore dei Paolini. Un nome noto in ambito cattolico, quasi si trattasse di una “televisione del Vaticano”, è stato quello di Telepace, nata per caso da un gruppo di ragazzi in diocesi di Verona. Grazie all’intraprendenza del suo direttore, don Guido Todeschini, si irradiò in tutto il territorio nazionale e ottenne il privilegio di accedere al seguito papale e la benevolenza di Giovanni Paolo II.
Dopo gli esperimenti locali di televisioni di identità cristiana, la Chiesa istituzionale rispose con un impegno ufficiale solo dopo il Convegno Ecclesiale di Palermo, nel 1995 (Evangelizzazione e testimonianza di carità), che segnò la svolta nei rapporti tra Chiesa e media. In quei giorni, grazie all’autorevole lungimiranza del cardinal Camillo Ruini, furono gettate le basi del Progetto Culturale della CEI, e solo l’anno dopo, nell’assemblea dei vescovi a Collevalenza, si decise che la Chiesa doveva avere un suo canale satellitare: nasceva così Sat 2000, nel 1998. Il nome derivava dal fatto che il canale trasmetteva solo via satellite, e fu mutato in TV 2000 nel 2009, con il passaggio al digitale, satellitare e terrestre. Tuttora viene trasmessa da varie TV locali cattoliche che trasmettono in analogico. La sede principale è a Roma. Giovanni Paolo II lodò la nascita della televisione come una “decisione coraggiosa… per diventare strumento di diffusione del messaggio cristiano”. Con la nascita di una TV promossa direttamente dalla CEI, fatalmente si determinò una perdita di terreno delle televisioni locali, tanto più dopo il passaggio Regione per Regione al digitale terrestre.

La Politica Cinematografica Cattolica
Organismi di Valutazione e Produzione
Dalle origini della storia del cinema, la sua popolarità spinse la Chiesa, com’era stato per il teatro nel Medio Evo, a non comminare solo divieti, ma a cercare di capire e giudicare. Su ispirazione dell’enciclica Vigilanti Cura di Pio XI, datata 1936, nasce in Italia il Centro Cattolico Cinematografico (CCC), i cui giudizi sui film prodotti vengono riportati nelle Segnalazioni Cinematografiche, che valutano la moralità e l’immoralità, riflettendo il senso del pudore e le visioni culturali del tempo, ma senza mai, almeno come indicazione generale, ricorrere a tagli di censura che manchino di rispetto all’autore e stravolgano il senso dell’opera.
Nel 1942 nasce la prima casa di produzione cattolica, l’Orbis Film, che segna il superamento del dilettantismo dei cattolici nel cinema. L’occasione fu il compito affidato al CCC di produrre il cine ritratto firmato da Ennio Flaiano di Pio XII, Pastor Angelicus. La neonata casa di produzione coinvolse maestri come Zavattini e Blasetti, Suso Cecchi D’Amico e Soldati, Lattuada. Tra i primi titoli si ricordano La porta del cielo di De Sica e Il testimone di Germi. Il suo lavoro non cessò durante l’occupazione nazista della città di Roma, e cast gonfiati di attori e comparse permisero la salvezza di perseguitati politici ed ebrei. L’eredità di Orbis passò poi a Universalia, di cui si ricordano i capolavori La terra trema di Visconti e La bellezza del diavolo di René Clair.
Nel 1946 comparve l’Ente dello Spettacolo, che segnò da un punto di vista cattolico il rilancio del cinema italiano del dopoguerra. Suo primo Presidente fu Luigi Gedda, l’intellettuale e attivista del movimento cattolico che aveva portato la Democrazia Cristiana al trionfo del ’48. Nel 1949 nacque l’Acec, Associazione Cattolica Esercenti Cinema, che portava avanti il progetto delle prime Sale Ricreative cattoliche d’inizio secolo. Il Centro Studi Cinematografico, sorto a Milano all’inizio degli anni ’50, continuò a contribuire all'analisi e alla promozione del cinema di ispirazione cristiana.
Le Sfide della Tecnologia per la Chiesa del Futuro
Riflettendo sulle sfide della tecnologia per raccontare la Chiesa del futuro, emerge che l’esperienza del cristianesimo è la vita di Dio nella storia; essa vive nella storia, racconta e vive il presente. Non si tratta dell'attesa del futuro, ma della “memoria del futuro”. La Chiesa, quando celebra l'Eucarestia, il momento costitutivo della Chiesa, vive in qualche modo quello che è il suo destino. Quindi, ogni volta che celebra l'Eucarestia, la Chiesa vive la memoria del futuro per poi attraversare le strade della storia con gli occhi colmi di quella visione di speranza che ha potuto vivere durante la celebrazione Eucaristica.