La Funzione Liturgica: Significato, Definizione e Ruolo nell'Esperienza Umana e Religiosa

Introduzione: Etimologia e Significato Originario

La parola "liturgia" ha radici profonde nella lingua greca, derivando da lheit (da laÒj = popolo) e dal termine œrgon ( = opera, lavoro). Nel suo senso originario, il termine significava "opera a favore del popolo" e indicava servizi specifici che determinate categorie di persone svolgevano per la collettività. Questi servizi potevano includere la preparazione di feste e giochi o l'armamento di reparti militari in caso di guerra.

Nel corso dei secoli, il termine ha conosciuto applicazioni con significati molto vari, sia in campo religioso che profano. Per ragioni di sintesi, non si seguirà in questa sede lo sviluppo storico di tale parola.

La Liturgia come Culto della Chiesa: Definizioni e Carattere Ufficiale

Al giorno d'oggi, non esiste una definizione univoca di liturgia. Molti accettano quella proposta da L. Beaudin, che la definiva come "il culto della Chiesa", volendo sottolineare il suo carattere di ufficialità e pubblicità.

È importante notare che il termine "liturgia" viene utilizzato anche in contesti non strettamente religiosi (ad esempio, politici o sportivi), per indicare qualsiasi fenomeno che, analogamente all'ambito della religione, presenta comportamenti ritualizzati. Fin da queste prime considerazioni, emerge la valenza sociale del fenomeno liturgico e il conseguente interesse che esso riveste per l'analisi sociologica.

La liturgia è un'azione propriamente umana, la risposta che la Chiesa offre alla chiamata divina. Coinvolge l'uomo in tutte le sue dimensioni, inclusa quella corporale, attraverso gestualità, senso estetico, comportamenti e azioni simboliche. Come affermato da M. D. Chenu, "questa corporeità, sotto tutte le sue forme e secondo le leggi proprie, è veramente causa e non solo condizione dell'intensità umana e sacrale dell'azione liturgica". La liturgia è anche l'azione di un uomo inserito in una storia e in un'epoca specifica, e per tale motivo è sempre influenzata dalla cultura, dalla tradizione e dalla mentalità di una data società.

Mani giunte in preghiera, incenso che sale, candele accese in una chiesa

Il Linguaggio Simbolico nella Liturgia

La liturgia è costituita da una serie di gesti umani (come levare le mani in preghiera, incensare) e di oggetti (il cero pasquale, l'acqua del battesimo, il crisma, i paramenti) che intendono comunicare significati che trascendono la cosa stessa (ad esempio, luce come simbolo di Cristo, incenso come preghiera, pastorale come potere vescovile). L'intera liturgia, nel suo complesso, rappresenta il trait-d'union con il mistero di Dio nella storia: ci troviamo di fronte a quello che comunemente viene definito il linguaggio simbolico.

L'etimologia della parola "simbolo" deriva dal greco ballein (= mettere) e syn (= insieme), indicando la funzione del collegare, dell'armonizzare. Il rapporto costitutivo del simbolismo non è una mera rassomiglianza derivante da una conoscenza separata delle due realtà, ma un movimento intenzionale che conduce dalla realtà sensibile a ciò che da essa è simbolizzato. Questa relazione intenzionale non può essere dominata concettualmente, poiché la realtà simbolizzata non è mai conosciuta per sé stessa, ma solo attraverso il simbolo.

Il simbolismo possiede anche una valenza orizzontale e sociale, essendo "l'operatore d'un patto sociale di mutuo riconoscimento e per questo il mediatore d'identità", come sottolinea L. M. Chauvet. È ciò che permette ai membri di un gruppo di identificarsi con il gruppo stesso.

Mito e Rito: Fondamenti dell'Esperienza Liturgica

La prima mediazione simbolica è il mito. M. Eliade definisce il mito come il racconto di una storia sacra, un avvenimento verificatosi nel tempo favoloso delle origini per opera di esseri soprannaturali. Questa storia, che narra perlopiù una creazione e come qualcosa ha avuto inizio, è considerata una storia vera e "vincente", poiché fornisce i modelli per la condotta umana, conferendo significato e valore all'esistenza. I miti raccontano le irruzioni del sacro e del soprannaturale nel mondo, che hanno fondato il mondo e lo hanno reso come è oggi.

Per Eliade, non esiste mito senza lo svelamento di un mistero, di un avvenimento primordiale che ha costituito una struttura del reale o un comportamento umano. Tale narrazione è rivolta all'uomo totale, come esperienza dell'esistenza che rivela le sue modalità di essere nel mondo. Questa esperienza, per il suo carattere sacro, necessita di uno spazio o di un tempo sacri, uscendo dal tempo profano del quotidiano per introdursi in una dimensione spazio-temporale differente, in cui si recupera il tempo delle origini. La funzione del mito è risvegliare e conservare la coscienza di un altro mondo, quello dei valori assiologici e trascendenti, di una realtà sacra e sovraindividuale, ma accessibile all'esperienza umana.

La realtà si svela a partire da un livello trascendente che può essere vissuto attraverso il rito, in grado di abolire il tempo profano e recuperare quello sacro. Il rito è un'azione simbolica con caratteristiche specifiche, proprie della liturgia:

  • È un'azione misurata e solenne, in quanto rito di un'intera comunità, e richiede un carattere ieratico.
  • Lo svolgimento della celebrazione è in parte fisso, presentando un carattere di tradizionalità e convenzionalità, poiché i riti, nella loro struttura umana, costituiscono il patrimonio del clan.

Sfide Contemporanee alla Comprensione della Liturgia

Per l'individuo del XXI secolo, un'esperienza come quella liturgica, basata su premesse teoriche quali mito e rito, fatica ad essere compresa e vissuta. Le cause di questa crisi sono molteplici:

  • La mentalità scientista, dal Rinascimento in poi, ha portato a una secolarizzazione del cosmo, frazionando i fenomeni anziché ricondurli all'unità, in contrasto con la mentalità simbolica. Il pensiero contemporaneo ha disabituato a cogliere la profonda realtà delle cose al di là del mero fenomenico.
  • Una sproporzionata fiducia nella scienza ha limitato il senso del mistero, di ciò che non è immediatamente percepibile dai cinque sensi.
  • Un diverso modo di abitare, il cosiddetto fenomeno della "città secolare". Nel Medioevo, l'edificio della chiesa era uno spazio sacro e protetto, un rifugio da un mondo incomprensibile. Le chiese romaniche, con le loro raffigurazioni simboliche (leoni, tigri, palmizi agli ingressi), simboleggiavano l'arca che salva e respingeva il maligno. Lo spazio sacro era orientato a est (Cristo come sole nascente) e a forma di croce. Il tempo era scandito dalle campane, che ammonivano la presenza della chiesa come punto di riferimento e protezione. La chiesa era anche un luogo di socializzazione, con mercati e contratti stipulati sul sagrato.

Nonostante questo quadro, l'atteggiamento religioso non è completamente scomparso dalla nostra cultura, mascherandosi sotto vesti laiche o a-religiose. Basti pensare alle "liturgie" dei partiti e dei sindacati (congressi, manifestazioni) o alla valenza mitologica ed escatologica di grandi correnti di pensiero contemporaneo (l'ideologia messianica nel marxismo o il mito della razza). Anche tecniche di psicoanalisi presentano caratteristiche di discesa iniziatica agli inferi, almeno a livello inconscio. Si può affermare che l'uomo contemporaneo ha perso il valore della religione, ma nel suo "intimo ne conserva ancora il ricordo".

La Liturgia nella Prospettiva Cristiana: Opera di Redenzione e Mistero Pasquale

Il fatto liturgico deve essere considerato, al contempo, un fatto umano e religioso. Umano, perché solo così il momento liturgico assume la dimensione della ritualità, indispensabile per ogni esperienza liturgica, inclusa quella cristiana.

Nel Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC), dopo la professione di fede, si passa alla spiegazione della vita sacramentale, in cui Cristo è presente, attua e continua l'edificazione della sua Chiesa. Esiste quindi un rapporto intrinseco tra fede e liturgia, entrambe intimamente unite. Senza la liturgia e i sacramenti, la professione di fede non avrebbe efficacia, mancando della grazia che sostiene la testimonianza dei cristiani. Allo stesso modo, "l'azione liturgica non può mai essere considerata genericamente, a prescindere dal mistero della fede".

La parola "liturgia" significa originariamente "servizio da parte del popolo e in favore del popolo". Per i cristiani, questa "opera" è l'opera di Dio alla quale partecipiamo. Come afferma il CCC (1067), "quest'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione". Attraverso la liturgia "si effettua l'opera della nostra redenzione" (Concilio Vaticano II, Sacrosanctum Concilium, 2).

Il Catechismo sintetizza l'opera di Cristo nel mistero pasquale, suo nucleo essenziale. Il nesso con la liturgia è evidente, poiché "attraverso la liturgia Cristo, nostro Redentore e Sommo Sacerdote, continua nella sua Chiesa, con essa e per mezzo di essa, l'opera della nostra redenzione" (CCC, 1069). Questa inseparabilità della Croce e della Risurrezione è centrale. J. Ratzinger (Benedetto XVI) sottolinea che "la Croce sta al centro della liturgia cristiana, con tutta la sua serietà: un ottimismo banale che nega la sofferenza e l'ingiustizia nel mondo e riduce l'essere cristiani all'essere cortesi non ha nulla a che fare con la liturgia della croce". La redenzione è costata a Dio la sofferenza di suo Figlio, la sua morte, e l'"exercitium" della redenzione, che è la liturgia, non può avvenire senza le purificazioni e le maturazioni che derivano dalla sequela della croce.

Questo linguaggio si scontra con una mentalità incapace di accettare un reale intervento divino in soccorso dell'uomo. La confessione di un intervento redentore di Dio è vista come integralista da quanti condividono una visione deista. La vera liturgia presuppone che Dio risponda e ci mostri come possiamo adorarlo. "La Chiesa può celebrare e adorare il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia proprio perché Cristo stesso si è donato per primo ad essa nel sacrificio della Croce" (Benedetto XVI, Sacramentum Caritatis, 14). Questa è la meraviglia della liturgia che, come ricorda il Catechismo, è culto divino, annuncio del Vangelo e carità in azione (cf. CCC, 1070).

Mistero Pasquale: Crocifisso con simboli di risurrezione

Riscoperta e Valore della Liturgia Oggi

Negli ultimi vent'anni, si osservano chiari indici di una riscoperta della liturgia nelle culture emergenti. Tra questi, spicca la valorizzazione dell'esperienza della "comunità", sia nel senso laico dei valori della solidarietà umana e della socializzazione, sia in senso più ecclesiale attraverso movimenti e gruppi. La liturgia, infatti, è il luogo in cui si celebrano nel rito i valori comuni di tutto il gruppo e dove il gruppo celebra il suo stare assieme.

In secondo luogo, assistiamo a una chiara sconfitta della pretesa assolutizzante della scienza, ultimo residuo del positivismo, e a una ripresa del senso del mistero. Questo si manifesta sia in forme come la magia, l'astrologia e la parapsicologia, sia nel tentativo di comprendere il senso esistenziale della persona. A. J. Heshel afferma: "Noi viviamo ai margini della realtà e difficilmente sappiamo giungere alla sua essenza... Il mistero è al centro del mondo visibile: il conosciuto non è che l'aspetto ovvio dello sconosciuto". La liturgia è il luogo dove, attraverso il rito e il mito, il misterioso viene vissuto.

Si nota anche un crescente interesse per le forme di religiosità di provenienza orientale, che, in contrasto con il pensiero occidentale moderno, sottolineano la dimensione della corporeità come elemento indispensabile per un'esperienza di preghiera, meditazione o pace dei sensi. Questa nuova sensibilità può aiutare a comprendere il valore della gestualità, delle posizioni del corpo (in ginocchio, in piedi) e del silenzio, proprie della liturgia.

Il cristianesimo si sta diffondendo in paesi (Asia, Africa, America Latina) dove la liturgia trova terreno fertile in culture abituate a vivere la festa, la danza, il canto, i gesti carichi di significati simbolici e i colori. Questo spostamento culturale offre nuovi orizzonti per la liturgia, sebbene comporti anche notevoli problemi di adattamento.

La Liturgia come Linguaggio Simbolico ed Esperienza Profonda

La liturgia è una celebrazione in cui prevale il linguaggio dei simboli perché più intuitivo, affettivo, poetico e gratuito. Il suo obiettivo non è solo far conoscere, ma anzitutto mettere in relazione con il mistero. La celebrazione liturgica, in quanto simbolica, è anzitutto esperienza: "ex" (uscire da un uomo solo razionale, dalla profondità di se stessi), "per" (attraversare tutti gli strati della propria umanità ed entrare in solidarietà con gli altri) e "ire" (andare, compiere un percorso, cambiare).

La celebrazione è fatta di simboli; tutto il suo linguaggio deve essere simbolico: luogo, persone, clima, parole, oggetti, canti, silenzio. Tutto può diventare strumento per comunicare l'inesprimibile, a patto che faccia vivere l'esperienza evocata dalle realtà sensibili. Per questo è necessario riacquisire continuamente il linguaggio simbolico. Il rischio è la mummificazione rituale delle liturgie, dove i segni hanno bisogno di essere spiegati perché da soli non dicono nulla, o certi gesti vengono compiuti in modo reiterato e meccanico. Un'azione è realmente simbolica quando innesca una capacità comunicativa di qualcosa difficilmente comunicabile.

La liturgia non è un mimo, ma evocazione del mistero cristiano. Quando, ad esempio, la lavanda dei piedi del Giovedì Santo si trasforma in rappresentazione teatrale, tradisce il suo vero significato. Non si tratta di "rappresentare" teatralmente il collegio degli apostoli, ma quel servizio di carità che la Chiesa deve compiere oggi sull'esempio del Maestro. Analogamente, allestimenti con un tavolo imbandito al centro della chiesa per la prima comunione, o mimi della cena pasquale ebraica con agnello ed erbe amare, fanno perdere il valore simbolico dell'altare unico o del mistero cristiano.

Il Celebrante e i Segni Sacramentali

La liturgia è "azione di Cristo tutto intero" (CCC 1136). Coloro che la celebrano sulla terra sono già, al di là dei segni, partecipi della liturgia celeste. La comunità intera, il corpo di Cristo unito al suo Capo, è colei che celebra. "Le azioni liturgiche non sono azioni private, ma celebrazioni della Chiesa, che è 'sacramento di unità', cioè popolo santo radunato e ordinato sotto la guida dei Vescovi." (CCC 1140). Sebbene tutti i membri abbiano una funzione, alcuni sono chiamati a un servizio speciale attraverso il sacramento dell'Ordine (Vescovi, presbiteri, diaconi), che li rende idonei a operare nella persona di Cristo-Capo. Anche altri ministeri particolari, non consacrati dall'Ordine (ministranti, lettori, commentatori, membri del coro), svolgono un vero ministero liturgico (CCC 1143). Tutta l'assemblea è "il liturgo", ciascuno secondo la propria funzione, ma nell'"unità dello Spirito".

Sacerdote che celebra la messa circondato da fedeli

Segni e Simboli Sacramentali

Una celebrazione sacramentale è intessuta di segni e di simboli. Il loro significato si radica nell'opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi materiali dell'Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell'opera di Cristo (CCC 1145).

  • Segni del mondo degli uomini: L'uomo, essere corporale e spirituale, esprime e percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. Essendo sociale, ha bisogno di segni per comunicare. Dio stesso parla all'uomo attraverso la creazione visibile: luce, notte, vento, fuoco, acqua, terra, albero e frutti parlano di Dio e ne simboleggiano grandezza e vicinanza (CCC 1146-1147).
  • Segni dell'Alleanza: Il popolo eletto ha ricevuto da Dio segni distintivi (circoncisione, unzione di re e sacerdoti, imposizione delle mani, sacrifici, e soprattutto la Pasqua) che prefigurano i sacramenti della Nuova Alleanza (CCC 1150).
  • Segni assunti da Cristo: Gesù stesso si è servito dei segni della creazione per far conoscere i misteri del regno di Dio, compiendo guarigioni e conferendo un nuovo significato ai fatti dell'Antica Alleanza, in quanto egli stesso è il significato di tutti questi segni (CCC 1151).
  • Segni sacramentali: Dopo la Pentecoste, è mediante i segni sacramentali della sua Chiesa che lo Spirito Santo opera la santificazione. I sacramenti purificano e integrano la ricchezza dei segni del cosmo e della vita sociale, dando compimento alle figure dell'Antica Alleanza, significando e attuando la salvezza operata da Cristo, e prefigurando la gloria del cielo (CCC 1152).

Elementi Costitutivi della Celebrazione Liturgica

Parole e Azioni

Ogni celebrazione sacramentale è un incontro dei figli di Dio con il loro Padre, in Cristo e nello Spirito Santo. Questo incontro si esprime come un dialogo attraverso azioni e parole. Le azioni simboliche sono un linguaggio di per sé, ma la Parola di Dio e la risposta della fede sono necessarie per accompagnare e vivificare queste azioni (CCC 1153). La Liturgia della Parola è parte integrante delle celebrazioni sacramentali, con i segni del libro, la sua venerazione, l'ambone, la proclamazione udibile e comprensibile, l'omelia e le risposte dell'assemblea (CCC 1154).

Parole e azioni liturgiche non sono solo inseparabili come segni e insegnamento, ma anche in quanto realizzano ciò che significano. Lo Spirito Santo non si limita a dare intelligenza della Parola di Dio, ma attraverso i sacramenti realizza anche le "meraviglie" di Dio annunciate dalla Parola (CCC 1155).

Canto e Musica

La tradizione musicale della Chiesa è un tesoro di inestimabile valore. Il canto sacro, unito alle parole, è parte necessaria e integrale della liturgia solenne. "Chi canta prega due volte" (CCC 1156). Canto e musica svolgono la loro funzione di segni in maniera significativa quanto più sono strettamente uniti all'azione liturgica, secondo tre criteri principali: la bellezza espressiva della preghiera, l'unanime partecipazione dell'assemblea e il carattere solenne della celebrazione (CCC 1157).

Le Immagini Sacre

La sacra immagine, o icona liturgica, rappresenta soprattutto Cristo, e attraverso di Lui la Santa Madre di Dio e i santi (CCC 1159, 1161). L'iconografia cristiana trascrive il messaggio evangelico che la Sacra Scrittura trasmette attraverso la parola. La bellezza e il colore delle immagini sono uno stimolo per la preghiera e un modo per imprimere il mistero celebrato nella memoria del cuore (CCC 1162).

Le parole della Fede, 27 aprile 2021 - Che cos’è la liturgia?

Il Tempo Liturgico

La Chiesa celebra con sacra memoria, in determinati giorni dell'anno, l'opera salvifica del suo Sposo divino. Ogni settimana, la domenica commemora la risurrezione del Signore, che una volta all'anno, unitamente alla sua beata passione, è celebrata a Pasqua, la più grande delle solennità. Nel ciclo annuale, la Chiesa presenta tutto il mistero di Cristo, rendendo presenti le ricchezze delle azioni salvifiche affinché i fedeli possano venirne a contatto ed essere ripieni della grazia della salvezza (CCC 1163).

Fin dalla Legge mosaica, il popolo di Dio ha conosciuto feste a data fissa per commemorare le azioni di Dio Salvatore. Nel tempo della Chiesa, posto tra la Pasqua di Cristo e la sua consumazione nel regno di Dio, la liturgia celebrata in giorni fissi è impregnata della novità del mistero di Cristo. La parola che scandisce la sua preghiera è "Oggi!" (CCC 1165).

Il Giorno del Signore: La Domenica

Secondo la Tradizione apostolica, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, nella domenica. È il "primo giorno della settimana", memoriale della creazione, e l'"ottavo giorno" in cui Cristo, dopo il suo riposo del grande Sabato, inaugura il giorno "che il Signore ha fatto", il "giorno che non conosce tramonto" (CCC 1166). Per i cristiani, la domenica è il giorno della risurrezione, il giorno in cui è sorta la luce del mondo e il sole di giustizia.

Sfide Attuali e Il Futuro della Liturgia

Esistono fattori che pongono interrogativi sul futuro della liturgia. Una certa spiritualizzazione del concetto di fede, contrapposta a una visione negativa della religione come insieme di strutture e riti, può porre la liturgia in una posizione ambigua. In secondo luogo, appare evidente una dimenticanza del valore simbolico di molti riti, formule e oggetti, in quanto appartenenti a culture ormai scomparse. Questo può far apparire lo svolgimento della liturgia come una rappresentazione lontana dalla quotidianità della vita o dalla propria spiritualità.

Perché una celebrazione liturgica sia pienamente "valida" non è sufficiente la materiale osservanza delle rubriche. Essa deve essere "valida" anche dal punto di vista umano, cioè capace di coinvolgere l'essere umano nella sua totalità: cuore, mente, anima e corpo. Ciò è possibile attraverso quel linguaggio simbolico che, solo, è in grado di esprimere l'indicibile e di rendere percepibile l'invisibile. Nelle celebrazioni liturgiche, i simboli non sono usati per fare spettacolo, ma per comunicare il messaggio di Dio e cambiare il cuore. La celebrazione liturgica è l'incontro d'amore fra Cristo e la sua Chiesa, per mezzo di elementi simbolici (cf. SC 7 e 47).

Lo scopo della riforma liturgica promossa dal Concilio Vaticano II è stato proprio quello di dare verità, semplicità e chiarezza al linguaggio simbolico delle celebrazioni cultuali, affinché appaia evidente il rapporto con la vita. I gesti liturgici intendono esprimere e alimentare uno stile di vita. La separazione tra culto e quotidianità rischia di generare cristiani devoti ma assenti dall'impegno nella storia, indifferenti ai problemi sociali. La fede cristiana non è un vago e individualistico sentimento religioso, ma "adesione a Dio, che parla e chiama gli uomini alla comunione, nel suo Figlio fatto carne".

La celebrazione eucaristica, anche solo dal punto di vista antropologico e pedagogico, è la forma di comunicazione più incisiva: essa annuncia celebrando ed educa facendo. Comunica il deposito della fede "per ritus et preces" (SC 48), cioè attraverso il linguaggio simbolico dei gesti e delle parole, con un'efficacia che supera di gran lunga qualsiasi spiegazione verbale. La parola si unisce all'elemento materiale e l'azione sacramentale diventa come una parola che si rende visibile.

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