Frida Kahlo (1907-1954), l’artista messicana assunta a figura di culto e a icona massmediologica internazionale a partire dai tardi anni Settanta, ci ha lasciato un corpus di opere pittoriche, un diario e un ampio epistolario, spesso spudoratamente autoriferiti. Ma è davvero legittimo considerare la sua opera solo come autobiografia, senza analizzare i modi in cui l'artista sceglie di rappresentarsi? La sua è una semplice narrazione di sé o, piuttosto, un'automitizzazione sapiente, ossessiva e schiettamente narcisistica, volta a gettare le basi narrative per un mito a venire?
Come afferma lo scrittore e critico d’arte John Berger in A Fortunate Man, chi scrive la propria autobiografia è persino più libero del romanziere, essendo soggetto e cronista di se stesso. Ciò che omette, distorce o inventa è, secondo la logica del genere, legittimo. Questa, forse, è la vera attrattiva dell’autobiografia: tutti gli eventi su cui non si ha avuto controllo sono finalmente soggetti alla propria decisione. Anni dopo, in Keeping a Rendezvous, lo stesso Berger aggiunge che l’autobiografia spesso inizia con la sensazione di essere soli, in un momento naturale per scrivere la propria versione della vita senza più ferire nessuno. Frida Kahlo, la sua cosiddetta autobiografia pittorica, la inizia quando non ha neppure vent’anni, "orfana di se stessa", "in lutto per se stessa".
La Nascita di un'Artista attraverso il Dolore
Il destino di Frida Kahlo (Magdalena Carmen Frieda Kahlo y Calderón, Coyoacán, Messico 1907 - 1954) si rivelò inquieto e appassionato fin dalla nascita. A sei anni, si ammalò di poliomelite, che le causò problemi al piede destro, costringendola a indossare stivaletti ortopedici e rendendo la sua camminata instabile.

Il Tragico Incidente e la Rinascita Artistica
La vita di Frida fu sconvolta a 18 anni, il 17 settembre 1925, quando un tram si scontrò con l’autobus su cui viaggiava. L'incidente la lasciò con il corpo quasi completamente lacerato, la spina dorsale spezzata in tre punti, due costole, la spalla e la gamba sinistra frantumate. Il corrimano del bus l'aveva attraversata "come una spada". Questo evento, descritto dall'artista stessa come il momento in cui ha guardato dritto negli occhi la "Pelona" (la Morte), la marchiò per sempre, inscrivendo il suo corpo nella liturgia di una sofferenza da protomartire. L'incidente richiese 32 operazioni chirurgiche e la costrinse a lunghi periodi di immobilità, durante i quali indossò diversi busti di gesso.
Fu proprio a partire da questo evento doloroso che Frida Kahlo iniziò a dipingere, trasformando la sua immobilità in un’opportunità. I suoi dipinti nacquero come un antidoto ai dolori fisici e psicologici, un modo per esprimere il suo mondo interiore e le sue sofferenze. Attraverso la continua realizzazione di autoritratti, creò una realtà parallela nella quale vivere diversamente il suo corpo infermo. Il volto riprodotto nei dipinti è caratterizzato soprattutto dalle folte sopracciglia, e la sua immagine divenne così nota da contribuire a far conoscere il lavoro dell’artista. Come affermò lei stessa: “Dal momento che i miei soggetti sono stati sempre le mie sensazioni, i miei stati mentali e le reazioni profonde che la vita è andata producendo in me, ho di frequente oggettivato tutto questo in immagini di me stessa, che erano la cosa più sincera che io potessi fare per esprimere ciò che sentivo dentro e fuori di me.”
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L'Arte come Specchio e Linguaggio
I materiali che Frida portava sulla tela erano quelli dell’intimità corporea e sentimentale, con dipinti che pullulavano di dettagli anatomici osservati con sguardo implacabile e fermo, di descrizioni accurate e iperboliche degli "infortuni del cuore". Tuttavia, sarebbe ingenuo scambiare le sue sapienti e colte composizioni pittoriche per una semplice trascrizione diaristica. La pittura per Frida era il palcoscenico attraverso il quale entrare in contatto con il mondo. Ogni particolare raffigurato possiede un preciso significato legato alla sua vita. Lo specchio, essenziale per la realizzazione tecnica dell'autoritratto, divenne per Frida anche un elemento magico, un modo per sdoppiarsi e rappresentarsi sia dal di dentro che dal di fuori, un varco che metteva insieme l'interno con l'esterno.
Con Kahlo, il corpo femminile non è pensato, guardato o rappresentato in funzione del desiderio maschile, bensì da un punto di vista interno ed esterno che è passione e patimento di chi lo abita. L'artista incide sulle tele una narrazione autoriale giocata sulla selezione, l’interpretazione e l’invenzione di metafore capaci di non cancellare il corpo reale e di svincolarlo dal suo mutismo. L’oscenità del corpo che si significa attraverso la malattia e la dichiarazione di un’appartenenza al "basso" della vicenda biologica femminile, esce dal territorio della patologia per ribaltarsi in espressione potente, brutale, poetica e universale.
Le sue tecniche autoanalitiche e discorsive si basavano su un massimo di denudamento e un massimo di mascheramento. La pittura era un modo di venire a patti con il dolore, tenere a bada la disperazione e riguadagnare il controllo sull'immagine del proprio corpo frantumato e sterile. Nonostante la sofferenza che trapela, il suo viso negli autoritratti si mantiene enigmatico e impassibile, con uno sguardo che non trema. Il suo volto-maschera è spesso attorniato da proliferazioni lussureggianti, ornamenti e creature familiari (scimmie, uccelli, cani).
L'Autoritratto con Collana di Spine: Simbolismo di Sacrificio e Tradimento
Un'opera emblematica che racchiude molti di questi temi è l'Autoritratto con collana di spine (Autorretrato con Collar de Espinas), dipinto nel 1940. Frida lo realizzò all'età di 33 anni, dopo aver divorziato da Diego Rivera e concluso la sua relazione con il fotografo Nickolas Muray, che acquistò l'opera.

Analisi dell'Opera
Nel dipinto, Frida si raffigura in posizione frontalmente con lo sguardo fisso verso l’osservatore, creando un legame magnetico. La composizione è strettamente simmetrica, con un'inquadratura centrale che conferisce all'immagine un aspetto monumentale e scultoreo. Il suo busto, di forma triangolare e con le spalle leggermente ricurve verso il basso, valorizza il viso enigmatico. Lo sfondo è rappresentato dal fogliame verde e scuro, che si confonde con gli animali neri in primo piano.
- La collana di spine: Frida porta al collo una corona di spine che la feriscono. Questo è un evidente richiamo al sacrificio di Cristo sulla croce, dove l'artista sembra assumere le sembianze di una martire.
- Il colibrì morto: Appeso alla collana di spine, il colibrì nero, anziché colorato e vivace, è un attributo derivante dalla cultura tradizionale messicana, dove questi animali erano amuleti per favorire la vita amorosa. Qui, il colibrì morto simboleggia il matrimonio fallito con Diego Rivera.
- La scimmia ragno e il gatto nero: Sulle spalle dell’artista si notano una scimmia ragno a sinistra e un gatto nero a destra. La scimmietta nera potrebbe essere interpretata come un simbolo demoniaco, un regalo di Diego, o anche la maternità a cui Frida dovette rinunciare a causa dell'incidente. Il gatto nero è spesso associato alla sfortuna o alla morte.
- Le farfalle e le libellule: L'acconciatura di Frida è composta da un fiocco viola con due farfalle, e in alto volano due libellule-fiore. Questi elementi indicano un desiderio di libertà, di leggerezza e di resurrezione.
- Il fogliame rigoglioso: Il denso fogliame sullo sfondo è un simbolo di fertilità della terra. Questo dettaglio, tuttavia, sottolinea per contrasto l’impossibilità di avere figli, una sofferenza che segnò profondamente il carattere e l’arte di Frida Kahlo.
Questo autoritratto, stilisticamente vicino alla pittura tradizionale messicana e arricchito da soggetti ispirati a tradizioni e leggende locali, è oggi conservato all'Harry Ransom Center presso la University of Texas di Austin.
Altri Ritratti della Sofferenza e dell'Identità
Il percorso artistico di Frida è costellato da opere che esplorano il dolore, la frammentazione e la complessa identità femminile, spesso attingendo al simbolismo religioso e precolombiano.
La Colonna Spezzata (1944)
In La colonna spezzata, dipinto nel 1944 quando la sua salute stava peggiorando e necessitava di un busto di gesso per sostenere la colonna vertebrale, Frida analizza la sua realtà esorcizzando il dolore. Si rappresenta con il corpo aperto e una colonna ionica, disfatta in vari punti, al posto della sua spina dorsale. Questa scelta crea un'analogia tra il corpo umano e l'arte classica, mettendo in evidenza il suo corpo letteralmente "in frantumi", trafitto da mille chiodi e con indosso solo un corsetto ortopedico.

Le Due Frida (1939)
Il dipinto Le due Frida, realizzato nel 1939, può essere interpretato come una manifestazione pittorica della contraddizione di sé. L'artista mostra due immagini di sé, divise ma allo stesso tempo alleate, in contrasto ma corrispondenti allo stesso corpo. Le due Frida sono sedute su un sedile rustico di bambù, in uno spazio indeterminato con un cielo nuvoloso a indicare la confusione della sua vita. La stessa Frida affermò che attraverso questo doppio si manifestavano le identità delle due Frida: una amata da Rivera e l’altra non più. I loro corpi rimangono immutabili, ma i loro abiti rivelano il cambiamento di significati culturali e sociali, alludendo a un ego frammentato in ambiti come la politica, il sociale e le emozioni.
La Mia Nascita (c. 1932)
Un quadro particolarmente misterioso e violento è La mia nascita, oggi di proprietà della cantante Madonna. In questa tela, nulla parla di vita, nonostante il titolo: un grande letto con lenzuola insanguinate al centro della stanza, sovrastato dall'immagine di una Madonna piangente e trafitta da pugnali. Sul letto, una donna (la madre di Frida o Frida partoriente?) con le gambe divaricate e il volto coperto da un lenzuolo funebre, sta dando alla luce una bambina morta (la figlia di Frida o Frida figlia?). Questa è la tragedia di una donna che non sa dare la vita e di una figlia che nasce togliendo la vita alla madre, un tema che si lega ai suoi ripetuti aborti spontanei e alla sua "maternità tanto agognata".
Henry Ford Hospital (1932) e Frida e l'Aborto Spontaneo (1932)
Il 1932 fu un anno drammatico per Frida, segnato da un secondo aborto a Detroit, che la costrinse in ospedale per 13 giorni. Questa dolorosa esperienza ispirò il quadro Henry Ford Hospital (il letto volante), in cui si dipinge sdraiata su un letto in un lago di sangue, con la pancia ancora ingrossata. Dalla pancia nascono vene che conducono a vari elementi: il feto di un bambino, una lumaca che simboleggia la terribile lentezza dell’aborto, la parte inferiore del tronco umano. In quel periodo dipinse anche Frida e l’Aborto Spontaneo, attestando il suo grande interesse per la scienza, l’anatomia e la medicina.
Ritratto con i capelli tagliati (1940)
Nel 1940, dopo aver concluso la sua storia d'amore, Frida si ritrasse vestita da uomo, con i capelli corti e le forbici in mano in Ritratto con i capelli tagliati. I capelli, simbolo di bellezza e seduzione, vengono recisi. In alto sul quadro, scrisse le parole di una canzonetta messicana: "vedi se t’amavo era per i tuoi capelli; adesso che sei rapata non ti amo più…". L'artista si serve della pittura per esprimere il suo dolore più intimo e profondo, ritraendo se stessa spogliata da ogni passione, da ogni forma di seduzione e femminilità, quasi fossero svanite con la separazione da Diego Rivera. In questo autoritratto, Frida esamina anche il modello sociale di donna, eliminando dalla propria immagine i segni codificati dal sociale per indicare la femminilità.
L'Eredità di Frida Kahlo: Un Simbolo di Resistenza e Vita
Frida Kahlo, con la sua vita costellata da atroci sofferenze, perdite, tradimenti e profondi dispiaceri, è oggi un emblema di tenace vitalità. Hayden Herrera, sua biografa, sostiene che la vicenda di Frida è stata assunta a modello di resistenza, forza e determinazione, dimostrando che anche in condizioni estreme è possibile non arrendersi. La sua arte, spesso vicina alla pittura tradizionale messicana, incorpora immagini votive popolari, raffigurazioni di martiri e santi cristiani, e un culto ossessivo per la messicanità, come si nota in dipinti quali Natura morta con bandiera e pappagallo.

La sua passione politica la portò a militare nelle file comuniste, influenzata anche dal marito Diego Rivera. Nonostante il dolore e la dipendenza amorosa, Frida, con la sua consapevolezza e lucidità, divenne un tipo femminile esemplare. Il suo sguardo frontale e impudico, il suo corpo mandato in frantumi dalle infermità, e una sofferenza psichica diventata familiare, sono stati oggettivati in opere che, pur ai limiti della "guardabilità", costringono irresistibilmente a entrare nella pelle di un'altra persona.
Negli ultimi anni della sua vita, affrontò l'amputazione della gamba destra nel 1953, un evento che ispirò forse il suo ultimo dipinto, Il cerchio. Nonostante tutto, l'artista scrisse l'emblematico titolo: "VIVA LA VIDA". Diego Rivera morì tre anni dopo, nel 1957, lasciando allo stato del Messico molti dei lavori della moglie e il suo museo privato, la Casa Azul, diventata Museo Pubblico nel 1958. Frida Kahlo, con la sua arte che ha dato voce all'ineludibilità del privato e alla politica indisciplinata del cuore, rimane un'icona di forza e autenticità.
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