Il Giovedì Santo è una delle giornate più significative del Triduo Pasquale, un momento che, secondo le parole di Papa Francesco, ci permette di "entrare sempre più nel grande mistero della nostra fede: la Risurrezione del nostro Signore Gesù Cristo". Tutto, in questi giorni, "parla di misericordia, perché rende visibile fino a dove può giungere l’amore di Dio". Ascoltiamo il racconto degli ultimi giorni di vita di Gesù, con la chiave di lettura offerta dall'evangelista Giovanni: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). L’amore di Dio non ha limiti; come ripeteva sant’Agostino, è un amore che va "fino alla fine senza fine". Dio si offre veramente tutto per ciascuno di noi e non si risparmia in nulla. Il Mistero che adoriamo in questa Settimana Santa è una grande storia d’amore che non conosce ostacoli. La Passione di Gesù dura fino alla fine del mondo, essendo una storia di condivisione con le sofferenze di tutta l’umanità e una permanente presenza nelle vicende della vita personale di ognuno di noi.

L'Istituzione dell'Eucaristia: Amore che si fa Servizio
Ogni anno, il Giovedì Santo commemora l'istituzione dell'Eucaristia. Gesù “inventa” la Santa Messa, anticipando nel banchetto pasquale il suo Sacrificio totale sulla Croce, unito alla comunità fragile dei suoi discepoli e amici. Papa Francesco sottolinea che l’Eucaristia "è l’amore che si fa servizio". Essa rappresenta la presenza sublime di Cristo che desidera sfamare ogni uomo, soprattutto i più deboli, per renderli capaci di un cammino di testimonianza tra le difficoltà del mondo. Nel darsi a noi come cibo, Gesù attesta che dobbiamo imparare a spezzare con altri questo nutrimento perché diventi una vera comunione di vita con quanti sono nel bisogno.
La realtà che oggi viviamo, in questa celebrazione, è il Signore che vuole rimanere con noi nell’Eucaristia. "E noi diventiamo sempre tabernacoli del Signore, portiamo il Signore con noi; al punto che Lui stesso ci dice che, se non mangiamo il suo corpo e non beviamo il suo sangue, non entreremo nel Regno dei Cieli".
La Lavanda dei Piedi: Un Gesto di Umiltà Radicale
L'Esempio di Gesù
Per far comprendere ai discepoli l’amore che lo anima, Gesù lava loro i piedi, offrendo ancora una volta l’esempio in prima persona di come loro stessi dovranno agire. Papa Francesco attira l’attenzione su come Gesù, proprio il giorno prima di essere crocifisso, compia questo gesto. "Lavare i piedi, era abitudine a quel tempo perché le strade erano polverose, la gente veniva da fuori e nell’entrare in una casa, prima del banchetto, della riunione, si lavava i piedi". Tuttavia, questo era un lavoro riservato agli schiavi. Immaginiamo, dice il Papa, "come sono rimasti sbalorditi i discepoli quando hanno visto che Gesù incomincia a fare questo gesto di uno schiavo". Egli lo fa per far capire loro il messaggio del giorno dopo, quando "sarebbe morto come uno schiavo, per pagare il debito di tutti noi".
"“Gesù cui amò, Gesù ci ama!”, ha esclamato il Papa in un’omelia, sottolineando: “Ma senza limite, sempre, fino alla fine. L’amore di Gesù per noi non ha limiti: sempre di più, sempre di più, non si stanca di amare, a nessuno: ama tutti noi, al punto di dare la vita per noi, per tutti noi. Dare la vita per ognuno di noi, e ognuno di noi può dire: dare la vita per me. Ha dato la vita per ognuno, con il suo nome e cognome: il suo amore è così, è personale”." L’amore di Gesù non delude mai, "perché lui non si stanca di amare, come non si stanca di perdonarci, di abbracciarci".
La Nobiltà del Cuore e la Condivisione
Il Pontefice ha ribadito che il gesto della lavanda dei piedi non è una "cosa folcloristica", ma "è un gesto che annuncia come dobbiamo essere noi, uno con l’altro". "“Se noi ascoltassimo queste cose di Gesù, la vita sarebbe così bella perché ci affretteremmo ad aiutarci l’un l’altro, invece di fregare uno all’altro, di approfittarsi l’uno dell’altro, come ci insegnano i furbi. È tanto bello aiutarsi l’un l’altro, dare la mano: sono gesti umani, universali, ma che nascono da un cuore nobile. E Gesù oggi con questa celebrazione vuole insegnarci questo: la nobiltà del cuore”."
Papa Francesco si fa portavoce dei dubbi e dei sentimenti di molti, affermando: "“Ognuno di noi può dire: ‘Ma se il Papa sapesse le cose che io ho dentro...’. Ma Gesù le sa e ci ama cosi come siamo, e lava i piedi a tutti noi. Gesù non si spaventa mai delle nostre debolezze, non si spaventa mai perché Lui ha già pagato, soltanto vuole accompagnarci, vuole prenderci per mano perché la vita non sia tanto dura per noi”."
Il Papa riflette sulla società odierna: "“Nella società vediamo quanta gente si approfitta degli altri, quanta gente che è all’angolo e non riesce a uscire. Quante ingiustizie, quanta gente senza lavoro, quanta gente che lavora e viene pagano la metà, quanta gente che non ha i soldi per comprare le medicine, quante famiglie distrutte, tante cose brutte... E nessuno di noi può dire: ‘Io grazie a Dio non sono così sai’. ‘Se io non sono così è per la grazia di Dio!’; ognuno di noi può scivolare, ognuno di noi. E questa coscienza, questa certezza che ognuno di noi può scivolare è quello che ci dà la dignità - ascoltate la parola - la ‘dignità’ di essere peccatori. E Gesù ci vuole così e per questo ha voluto lavare i piedi e dire: ‘Io sono venuto per salvare voi, per servire voi’”."
Il servizio, quel gesto che è condizione per entrare nel Regno dei Cieli, significa servire tutti. Ma il Signore, nel suo colloquio con Pietro (cfr Gv 13, 6-9), fa capire che per entrare nel Regno dei Cieli dobbiamo lasciare che sia Lui a servirci, che il Servo di Dio sia servo di noi. "Questo è difficile da capire", conclude il Papa.
Papa Francesco: "Gesù con la lavanda dei piedi ci insegna il cammino del servizio"
La Compunzione e la Misericordia
Il Pianto di Pietro e la Trasformazione del Cuore
Nelle sue omelie, Papa Francesco ha spesso richiamato l'episodio del tradimento di Pietro. "Nel momento del tradimento - osserva il Papa - gli occhi di Pietro 'furono inondati di lacrime che, sgorgate da un cuore ferito, lo liberarono da convinzioni e giustificazioni fasulle. Quel pianto amaro gli cambiò la vita'." Pietro cominciò a conoscere Gesù veramente "quando, nel buio del rinnegamento, fece spazio alle lacrime della vergogna e del pentimento".
La compunzione, spiega il Pontefice, "non è un senso di colpa che butta a terra, non una scrupolosità che paralizza, ma una puntura benefica che brucia dentro e guarisce, perché il cuore, quando vede il proprio male e si riconosce peccatore, si apre, accoglie l’azione dello Spirito Santo, acqua viva che lo smuove facendo scorrere le lacrime sul volto". Piangere su noi stessi significa "pentirci seriamente di aver rattristato Dio col peccato; è riconoscere di essere sempre in debito e mai in credito; è ammettere di aver smarrito la via della santità, non avendo tenuto fede all’amore di Colui che ha dato la vita per me. È guardarmi dentro e dolermi della mia ingratitudine e della mia incostanza; è meditare con tristezza le mie doppiezze e falsità; è scendere nei meandri della mia ipocrisia. Per poi, da lì, rialzare lo sguardo al Crocifisso e lasciarmi commuovere dal suo amore che sempre perdona e risolleva, che non lascia mai deluse le attese di chi confida in Lui".
La Compunzione come Rimedio e Grazia
Il Papa sottolinea che "la compunzione richiede fatica ma restituisce pace; non provoca angoscia, ma alleggerisce l’anima dai pesi, perché agisce nella ferita del peccato, disponendoci a ricevere proprio la carezza del medico celeste". Un cuore senza pentimento e pianto "si irrigidisce: dapprima diventa abitudinario, poi insofferente per i problemi e indifferente alle persone, quindi freddo e quasi impassibile, come avvolto da una scorza infrangibile, e infine di pietra. Ma, come la goccia scava la pietra, così le lacrime lentamente scavano i cuori induriti".
"“La compunzione - dice ancora Papa Francesco - è il rimedio, perché ci riporta alla verità di noi stessi, così che la profondità del nostro essere peccatori riveli la realtà infinitamente più grande del nostro essere perdonati”." Alla compunzione si lega anche la solidarietà, rendendo un cuore docile incline a "fare compunzione per gli altri: anziché adirarsi e scandalizzarsi per il male compiuto dai fratelli, piange per i loro peccati". Questo capovolgimento porta a essere "fermi con sé stessi e misericordiosi con gli altri".
Ai pastori, Dio "non chiede giudizi sprezzanti su chi non crede, ma amore e lacrime per chi è lontano". Le difficoltà della vita, a contatto con un cuore compunto, non suscitano polemica ma "la perseveranza nella misericordia". La compunzione, conclude Francesco, "non è tanto frutto del nostro esercizio, ma è una grazia e come tale va chiesta nella preghiera. Il pentimento è dono di Dio, è frutto dell’azione dello Spirito Santo”. Per facilitarne la crescita, il Papa suggerisce di dedicarsi a una "preghiera che non sia dovuta e funzionale, ma gratuita, calma e prolungata".
La Vicinanza del Pastore ai Sacerdoti
Nel Giovedì Santo, giorno dell'istituzione del sacerdozio, Papa Francesco esprime la sua vicinanza a tutti i sacerdoti: "Oggi vorrei essere vicino ai sacerdoti, ai sacerdoti tutti, dall’ultimo ordinato fino al Papa. Tutti siamo sacerdoti". Ricorda i sacerdoti che offrono la vita per il Signore, i "servitori", come i "santi della porta accanto" che muoiono nell'attenzione ai malati o che vanno lontano per portare il Vangelo, spesso in luoghi sconosciuti e anonimi. "La vicinanza sacerdotale. Oggi vi porto nel mio cuore e vi porto all’altare".
Il Papa non dimentica i sacerdoti calunniati, che a volte non possono camminare in strada "perché dicono loro cose brutte", ma che "continuano". E i "sacerdoti peccatori, che insieme ai vescovi e al Papa peccatore non si dimenticano di chiedere perdono, e imparano a perdonare, perché loro sanno che hanno bisogno di chiedere perdono e di perdonare. Tutti siamo peccatori".
Rivolgendosi ai sacerdoti, Francesco esorta: "non siate testardi come Pietro. Lasciatevi lavare i piedi. E così, con questa coscienza della necessità di essere lavati, siate grandi perdonatori! Perdonate! Cuore grande di generosità nel perdono. È la misura con la quale noi saremo misurati. Come tu hai perdonato, sarai perdonato: la stessa misura. Non avere paura di perdonare. A volte ci vengono dei dubbi… Guardate il Cristo [guarda il Crocifisso]. Lì c’è il perdono di tutti. Siate coraggiosi; anche nel rischiare, nel perdonare, per consolare. Ringrazio Dio per la grazia del sacerdozio, tutti noi. Ringrazio Dio per voi, sacerdoti. Gesù vi vuole bene!"

Le Celebrazioni nelle Carceri: Un Esempio Concreto di Amore e Speranza
Le parole del Papa si concretizzano nei suoi gesti. Papa Francesco ha l'abitudine di celebrare la Messa "in Coena Domini" del Giovedì Santo in luoghi simbolo, come le carceri. In diverse occasioni, ha lavato i piedi a detenuti e detenute di varie età e nazionalità, un atto che incarna il suo messaggio di servizio e umiltà. Il suo gesto, accolto con profonda emozione, ha lasciato un segno tangibile, come testimoniato dalla direttrice di un carcere che ha parlato della sua "immensa dolcezza" e della "meravigliosa poesia" regalata quel giorno.
Durante queste visite, il Pontefice distribuisce rosari e uova di cioccolato, incoraggiando i giovani detenuti con messaggi di speranza. Il motto di queste istituzioni, "ridare la speranza", trova eco nelle parole del Papa che, dieci anni fa, esortò i ragazzi: "Non lasciatevi rubare la speranza". Da quell'invito sono nati numerosi progetti per insegnare un mestiere e garantire un futuro ai giovani, come corsi di barbiere, falegnameria e laboratori musicali. "Coraggio, continuate ad andare avanti", è il mandato che il Papa lascia sempre, prima di congedarsi con la consueta richiesta: "Pregate per me. A favore, eh, no contro".