O mio cuor calmo sta: Storia e significato dell'inno di fede e speranza

L'inno evangelico "O mio cuor calmo sta" (noto anche con il suo titolo originale inglese, "It Is Well with My Soul") è una potente testimonianza di fede e resilienza umana di fronte a tragedie inimmaginabili. Dietro le sue parole profonde si cela la storia toccante del suo autore, Horatio G. Spafford, un uomo che trovò pace in Dio nonostante le più amare sofferenze.

L'Autore: Horatio G. Spafford e le sue tragedie

Questo inno è stato scritto da un ricco avvocato di Chicago, Horatio G. Spafford. Horatio G. Spafford e sua moglie, Anna, erano abbastanza ben noti nella Chicago del 1860, non solo per la carriera legale di Spafford e le sue attività commerciali, ma anche perché i coniugi erano amici e sostenitori di D.L. Moody, il grande evangelista, e delle sue campagne evangelistiche. Spafford insieme alla sua famiglia era un cristiano devoto.

Nel 1870, però, le cose cominciarono ad andare male per la famiglia Spafford. Il loro unico figlio maschio morì di scarlattina all’età di quattro anni. Proprio quello stesso anno Horatio perse suo figlio. Poco dopo, nel 1871, 6 Kmq della città furono distrutte dal Grande Incendio di Chicago, con un bilancio di più di 200 morti. Gli Spafford persero tutte le proprietà che avevano in quell’incendio, subendo perdite economiche ingenti.

Ritratto di Horatio G. Spafford e sua moglie Anna

La tragedia della traversata oceanica

Per lasciarsi in qualche modo alle spalle tali sofferenze, la famiglia decise di trascorrere un periodo in Inghilterra, sia come vacanza sia per sostenere D.L. Moody, che teneva una campagna evangelistica in quel periodo. Nel 1873, avrebbero dovuto raggiungere il loro pastore con qualche giorno di ritardo. Giunti a New York per imbarcarsi sul battello, Spafford fu costretto a trattenersi per un importante impegno di lavoro. Non volendo rovinare i piani della moglie e delle quattro figlie, Spafford convinse sua moglie e le figlie ad imbarcarsi come previsto sul transatlantico SS Ville du Havre; lui le avrebbe raggiunte successivamente a Londra, appena sbrigati i suoi affari.

Il 2 novembre 1873, la nave sulla quale viaggiavano la moglie con le sue quattro figlie andò in collisione in pieno oceano con un vascello inglese, la nave inglese Lochearn. Il battello "Ville de Havre" si urtò, affondando in 12 minuti e portando con sé 226 persone. Arrivò dall’Inghilterra una terribile notizia: le quattro figlie di Spafford erano morte nell’incidente; solo la moglie si era salvata.

Anna Spafford si era coraggiosamente aggrappata ad alcuni resti, tenendo le figlie disperatamente fino a quando - questo fu il suo ultimo ricordo - l’ultima delle figlie le scivolò dalle braccia e venne trascinata dalla forza delle acque. Quando rinvenne e seppe che era tra i pochi superstiti, la sua reazione iniziale fu di disperazione completa. Ma poi sentì dentro di lei una voce che le disse: “Sei stata risparmiata per uno scopo”. Il dolore di quella orribile tragedia non poteva essere descritto! La moglie non riusciva a riprendersi da ciò che era accaduto nella propria vita. Dopo diversi giorni i sopravvissuti raggiunsero la città di Cardiff, nel Galles. Anna Spafford inviò da quella città un telegramma al marito con le parole: “Io sono l’unica a essersi salvata”. Le quattro figlie avevano perso la vita in quella tragedia.

Illustrazione del naufragio della SS Ville du Havre

La Nascita di un Inno: "Se pace qual fiume"

Appena appresa la terribile notizia, Spafford si imbarcò sulla prima nave da New York per ricongiungersi con sua moglie. Durante il viaggio, alcuni mesi dopo, la sua nave fece rotta vicino al luogo in cui la nave di sua moglie e le sue figlie aveva fatto naufragio. Il capitano della nave lo chiamò sul ponte e gli disse: “È stato fatto un calcolo preciso, e credo di poter dire che stiamo passando proprio in questo momento sul luogo dove la nave ‘Ville de Havre’ è affondato. L’acqua qui è profonda tremila metri (tre miglia)”. Lì, quattromila metri di profondità, giaceva il relitto della nave, insieme alle quattro figlie.

Fu allora che Spafford scese nella sua cabina e si sentì spinto dallo Spirito Santo a scrivere il testo di quello che sarebbe divenuto un inno, non di dolore, ma di speranza e di vittoria: "SE PACE QUAL FIUME". Le sue parole furono ispirate da 2 Re 4:26, e fanno eco alla risposta della sunamita alla domanda circa la salute di suo figlio. Benché l’animo della donna fosse in gran dolore, rispose “Sta bene”. Spafford scelse di rifugiarsi in Gesù, e trovare pace in Lui.

Spartito musicale dell'inno

La musica di Philip P. Bliss

Nel 1876, Philip P. Bliss, un compositore credente e noto predicatore, mise la musica a queste meravigliose e incoraggianti parole. L’inno, che noi oggi conosciamo come “Se pace qual fiume” (Inno 186), fu musicato da Philipp P. Bliss, divenendo una delle melodie più amate nel repertorio cristiano.

Il Messaggio dell'Inno: Fede e Speranza nella Sofferenza

Ma cosa si nasconde dietro questa poesia? L'inno esprime una profonda convinzione che, nonostante le avversità e le perdite più strazianti, è possibile trovare una pace che trascende ogni comprensione umana. Spafford rifletté sul fatto che la meta del cristiano non è la morte, e la speranza del cristiano è la venuta del Signore.

Le parole dell'inno risuonano con passaggi biblici che incoraggiano la fede di fronte alle prove, come in Giacomo 1:2-4: «Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti». E ancora in Romani 8:35-39: «Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà forse la tribolazione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? Com’è scritto: Per amor di te noi siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati considerati come pecore da macello. Anzi, in tutte queste cose, noi siam più che vincitori, in virtù di colui che ci ha amati. Poiché io son persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potestà, né altezza, né profondità, né alcun’altra creatura potranno separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore».

Caro amico che stai leggendo, se sei alla ricerca di pace, Gesù è la risposta! Le parole del Vangelo di Giovanni 14:27 recitano: «Io vi lascio la pace, vi do la mia pace. Io non vi do come il mondo da». Questo inno parla di una pace che non è data dagli uomini, ma quella vera e perfetta di Dio, una serenità, calma e pace vera che Spafford trovò in Cristo Gesù. Scegli Gesù, e non te ne pentirai!

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