La Scoperta di un Tesoro Antico
Pensando a un mucchio di rifiuti, vengono in mente immagini sgradevoli e odori disgustosi. Eppure, all’inizio del XX secolo, proprio in mezzo alla spazzatura, è stato ritrovato quello che potremmo definire un tesoro. Non era una gemma vera e propria, ma aveva comunque un valore enorme.
Questo prezioso reperto è il papiro P52, noto anche come P.Ryl. Gk. 457 o Papiro di Rylands, ed è il frammento più antico che si conosca del Nuovo Testamento. Sebbene non sia noto il luogo esatto di rinvenimento, si pensa che possa provenire da Oxyrhynchus, in Egitto.

La sua scoperta e identificazione fu il culmine del lavoro di diversi studiosi. All’inizio del XX secolo, due ricercatori dell’Università di Oxford, Bernard Pyne Grenfell e Arthur Surridge Hunt, si recarono in Egitto, dove, tra i rifiuti ammucchiati vicino al fiume Nilo, scoprirono alcuni frammenti papiracei. Nel 1920, mentre erano intenti a catalogare quella collezione, Grenfell venne in possesso di altri frammenti scoperti in Egitto, ottenendoli per conto della John Rylands Library di Manchester, in Inghilterra.
A completare il lavoro ci pensò Colin Henderson Roberts, un altro ricercatore dell’Università di Oxford. Mentre stava catalogando i reperti, la sua attenzione venne catturata da un frammento papiraceo lungo 9 centimetri e largo 6. Con sua sorpresa, l’iscrizione greca conteneva parole che gli suonavano familiari. Sul un lato era riportata una porzione dei versetti da 31 a 33 del capitolo 18 del Vangelo di Giovanni, mentre il retro del papiro conteneva brani dei versetti 37 e 38 dello stesso capitolo. La scrittura è ovviamente in greco, con le parole una attaccata all’altra secondo l’usuale tecnica di scrittura dell’epoca (scriptio continua).
La Datazione Paleografica del Frammento P52
Roberts ipotizzò che questo frammento di papiro fosse molto antico e il problema principale divenne stabilire con certezza la sua datazione. Per scoprirlo, il ricercatore paragonò lo stile di scrittura utilizzato con quello di altri antichi manoscritti già datati, un’operazione conosciuta come paleografia.
Applicando questo metodo, fu subito in grado di stabilire una datazione di massima. Per maggiore sicurezza, Roberts fotografò il frammento e inviò copia delle foto a tre papirologi di fama, chiedendo loro di datarlo. Esaminando attentamente lo stile calligrafico e i tratti, tutti e tre gli esperti si trovarono d’accordo sul fatto che il frammento era stato scritto nella prima metà del II secolo d.C., solo alcuni decenni dopo la morte dell’apostolo Giovanni. È importante notare che il Vangelo di Giovanni, secondo la tradizione, è uno scritto relativamente tardo, presumibilmente della fine del I secolo d.C., rendendo questa datazione ancora più significativa.

La paleografia, comunque, non è un metodo infallibile per la datazione dei manoscritti; un altro studioso, infatti, ritiene che il testo potrebbe essere stato redatto in un momento imprecisato del II secolo.
L'Importanza del Papiro Rylands (P52)
Questo frammento del Vangelo di Giovanni è di fondamentale importanza per gli amanti della Bibbia e per gli studiosi, per almeno due ragioni principali.
Il Formato del Codice
Nel II secolo d.C., i testi venivano redatti principalmente in due formati: il rotolo e il codice. I rotoli erano costituiti da pezzi di papiro o di pergamena incollati o cuciti insieme per formare un lungo foglio che poteva essere arrotolato e srotolato. Il piccolo frammento scoperto da Roberts, però, era scritto su entrambi i lati. Questo suggerisce che probabilmente apparteneva a un codice, piuttosto che a un rotolo.

Il codice offriva numerosi vantaggi rispetto al rotolo. Per i primi cristiani, che erano ferventi evangelizzatori (come indicato in Matteo 24:14; 28:19, 20), la portabilità e la facilità di consultazione del codice erano ideali per diffondere il messaggio biblico ovunque incontrassero persone: nelle case, nei luoghi di mercato e per le strade (Atti 5:42; 17:17; 20:20). Inoltre, il codice rendeva più semplice sia per le congregazioni che per i singoli produrre una propria copia delle Scritture.
La Fedeltà della Trasmissione Testuale
Una seconda ragione per cui il frammento Rylands è importante è che dimostra con quanta fedeltà sia stato trasmesso il testo biblico originale. Anche se il frammento contiene solo alcuni versetti del Vangelo di Giovanni, il suo contenuto coincide quasi perfettamente con il testo che leggiamo oggi nelle nostre Bibbie. Questo fornisce una solida evidenza dell'accuratezza con cui il testo è stato copiato e tramandato attraverso i secoli.
Naturalmente, il frammento Rylands del Vangelo di Giovanni è solo uno delle migliaia di frammenti e manoscritti che sostengono l’affidabilità della trasmissione del testo biblico originale. È vero che i cristiani non basano la propria fede unicamente sulle scoperte archeologiche, ma credono fermamente che «tutta la Scrittura è ispirata da Dio» (2 Timoteo 3:16). Tuttavia, tali ritrovamenti archeologici rafforzano ulteriormente la fiducia nella conservazione del messaggio biblico.
Altri Antichi Manoscritti del Vangelo di Giovanni
Oltre al Papiro Rylands P52, esistono altri importanti manoscritti antichi che contengono porzioni significative del Vangelo di Giovanni. Tra questi spicca il Papiro Bodmer II (P66), un antico manoscritto biblico copiato e rilegato in forma di codice intorno al 200 d.C. Questo manoscritto contiene gran parte del testo greco del Vangelo secondo Giovanni. La prima pagina di questo manoscritto inizia con l’intestazione Euaggèlion katà Ioànnen (“Buona notizia [o “Vangelo”] secondo Giovanni”). È interessante notare che, a quanto pare, le intestazioni non facevano parte del testo originale, ma furono aggiunte successivamente dai copisti.