La storia di Fra Nazareno da Pula, al secolo Giovanni Zucca, è strettamente intrecciata con la figura di San Pio da Pietrelcina. Conosciuto per la sua profonda spiritualità e i numerosi prodigi, Fra Nazareno è scomparso nel 1992 in fama di santità, e attualmente è in corso il suo processo di beatificazione. La sua vita, segnata da un incontro decisivo con Padre Pio, lo ha reso un punto di riferimento spirituale per migliaia di persone, soprattutto nella sua amata Sardegna.

La Vita di Giovanni Zucca prima della Vocazione
Giovinezza e Famiglia in Sardegna
Giovanni Zucca nacque a Pula (in provincia di Cagliari) il 21 gennaio 1911, sesto dei nove figli di Giuseppe Zucca e Faustina Pibiri. Il padre, allevatore di bestiame e proprietario di terreni, non gli permise di andare oltre la scuola elementare, avendo bisogno del suo aiuto per il lavoro in azienda. Avviato sin da piccolo ai lavori nei campi, Giovanni crebbe senza risparmiarsi, lavorando instancabilmente per tutta la settimana e dedicando la domenica al riposo e alla caccia, dimostrando di essere un abile tiratore.
Esperienze in Africa e la Guerra
A 25 anni, non trovando piena realizzazione nel lavoro agricolo, Giovanni decise di emigrare in Africa orientale. Qui, dopo essere stato richiamato alle armi nel 1935 per la Guerra d’Etiopia e aver preso parte a tutte le operazioni del suo reggimento, venne congedato e avviò una fiorente attività di ristoro, una trattoria che ebbe successo, soprattutto tra i soldati italiani là stanziati.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945), Giovanni si ritrovò suo malgrado con la divisa militare, arruolato nell’artiglieria dove conseguì il grado di sergente. Durante la campagna di guerra 1940-1941 in Africa Orientale, fu fatto prigioniero dagli inglesi nel 1941 e portato in Kenia, dove rimase per cinque anni, fino al 1946. Durante la prigionia, raccontano di lui umiliazioni e fierezza, le prime comuni a tutti i prigionieri, la seconda vissuta a differenza degli altri, perché non si abbassava alle adulazioni e ai compromessi cui invece tanti si piegavano per ingraziarsi i vincitori. In quella condizione da disperati, ebbe modo di distinguersi e farsi apprezzare dai commilitoni e perfino dai suoi “padroni” inglesi, per le sue elette virtù e spiccato senso di amor patrio.
Il Ritorno in Sardegna e la Chiamata alla Vita Religiosa
Rimpatriato a fine guerra e ormai con 35 anni sulle spalle, Giovanni tornò in Sardegna profondamente provato nel corpo e nello spirito. Dopo un periodo di ricovero in ospedale e la conseguente convalescenza, riprese i contatti con i paesani e gli amici e intensificò i legami con una ragazza del luogo, nell’intento di formare con lei una famiglia. Fu proprio in questa fase, dopo essere entrato in un grande travaglio spirituale, che maturò in lui il desiderio di consacrarsi a Dio e abbracciare la vita religiosa.
L'Incontro Decisivo con Padre Pio
Per intraprendere questo cammino e chiarirsi le idee sui suoi dubbi e aspirazioni, Giovanni Zucca decise di andare ad incontrare Padre Pio da Pietrelcina a San Giovanni Rotondo nell'autunno del 1950. Questo incontro fu decisivo nella sua vita.
Quando riuscì ad avvicinare Padre Pio, questi lo accolse con un'esclamazione: “Guaglione, sei arrivato finalmente! È da tempo che ti aspettavo”. Tuttavia, Padre Pio lo trattò duramente e in tono burbero lo mandò via. Profondamente scosso da quanto avvenuto, Giovanni stette male e pianse tutta la notte, ma non si scoraggiò. L’indomani, bisognoso di risposte, si ripresentò nuovamente da Padre Pio. Stavolta, il Santo lo accolse benevolmente e lo ascoltò "affabilmente come fossero vecchi amici". Padre Pio lo confortò e lo rassicurò che il suo posto era tra i figli di San Francesco, ma non a San Giovanni Rotondo come il futuro Fra Nazareno avrebbe voluto, bensì nella sua Sardegna, fra la sua gente. “Sarai cappuccino in Sardegna - gli disse Padre Pio - e farai del bene alla gente della tua isola”. E soggiunse per confortarlo: “Vai tranquillo. Io non ti lascerò mai solo”.
Da quel giorno il loro rapporto si intensificò sempre più. Si narra che Padre Pio rimproverasse i sardi che venivano da lui dicendo: “Ma perché venite qui? Voi avete Fra Nazareno e potete rivolgervi a lui”.

La Storia di Padre Pio (parte 1) - RAI Storia
Fra Nazareno: Vita Cappuccina e Apostolato
L'ingresso nell'Ordine e i Primi Incarichi
Nel 1951, all'età di 39 anni, Giovanni fece richiesta scritta di entrare come fratello laico nell’ordine dei Frati Cappuccini della Sardegna. Ammesso al noviziato nel convento di Sanluri, il 23 settembre 1951 ricevette il santo abito dei Cappuccini dalle mani del Padre Maestro, Padre Innocenzo Demontis da Neoneli, mutando il nome in quello di Fra Nazareno.
Per i primi cinque anni si occupò della cucina, deliziando il palato dei frati. Successivamente, per evitare che i confratelli si abituassero troppo bene, fu mandato a fare la questua, prima a Sassari e poi ad Iglesias. L'ufficio della questua lo fece incontrare con la gente, che non tardò ad accorgersi delle sue elette virtù.
Apostolato a Cagliari e Sorso
Nel 1958, Fra Nazareno arrivò a questuare sulle strade di Cagliari, seguendo le orme di Fra Nicola da Gesturi, appena passato a miglior vita e dalla gente ritenuto un santo. Fra Nazareno, che in cuor suo si augurava e si sforzava di imitare il santo confratello, venne visto dalla gente come il continuatore della preziosa opera di Fra Nicola, che aveva fatto molto bene a Cagliari. Questo nuovo fraticello non fu da meno: a lui si ricorreva per consigli, per intercessioni, per conforto. Lui si dimostrava paziente nell’ascolto, saggio nei consigli, con la capacità di leggere nei cuori e predire il futuro. A Cagliari e altrove, a contatto con la gente, si scoprirono in fretta i doni umani che il Signore gli aveva dato; e qui e là cominciarono a far capolino anche doni soprannaturali, di cui si sussurrava al suo passaggio.
La fama di Fra Nazareno si diffuse, anche se le continue folle di fedeli che assediavano il convento cagliaritano, "malati nel corpo o nello spirito", toglievano la pace alla comunità. Fu così che nel 1977 Fra Nazareno fu trasferito al convento di Sorso, nel nord della Sardegna. Tuttavia, la gente lo raggiungeva anche lì, col treno, in macchina e con gli autobus. Dopo una decina d’anni di "esilio", rimase a Sorso fino al 1986, quando lo fecero tornare a Cagliari, assegnandogli una casupola un po’ discosta dal convento, sempre assediata da malati e bisognosi.
Dal 1986 si stabilì in modo permanente in una casetta di campagna, presso il bivio di Is Molas a Pula, località dove sorge anche il Santuario intitolato alla Madonna della Consolazione.

Semplicità e Devozione Quotidiana
La vita religiosa di Fra Nazareno era fatta di povertà, sacrifici e penitenze, che offriva incessantemente a Dio per i suoi “poverelli”. La sua giornata si svolgeva nella semplicità: sveglia prestissimo, preghiera fino all’ascolto della Santa Messa, accoglienza della gente, preparazione del pranzo. A detta dei suoi commensali, cucinava benissimo per i suoi ospiti, ma lui non mangiava quasi nulla se non una brodaglia con qualche fetta di pane. Di sera saltava la cena e si dedicava alle faccende domestiche o alla lettura delle lettere dei bisognosi. Fra Nazareno si accollava tutti i mali delle persone, li “assorbiva” nel vero senso della parola e riusciva a liberarsi da tutte queste sofferenze solo attraverso la preghiera.
Era devotissimo alla Madonna; fece frequenti pellegrinaggi a Lourdes e anche a Fatima dove, come testimonia il suo confratello Fra Lorenzo, che lo assistette nelle sue infermità e condivise con lui vari momenti di preghiera, “quando era libero dalle Cerimonie Ufficiali sostava ordinariamente in preghiera nella Cappella dell’Apparizione”. Non si separava mai dalla Corona del Rosario, di semplice fattura, e pregava giorno e notte tenendolo con entrambe le mani. Fece un viaggio anche in Terra Santa e si recò in tante occasioni a San Giovanni Rotondo.
Un testimone del suo spirito semplice ricorda lunghi viaggi in macchina o in aereo, dove Fra Nazareno mostrava una delicatezza che lo metteva a suo agio in ogni circostanza. In un viaggio a Roma per l'Anno Santo del 1975, nonostante la pioggia continua e il freddo pungente, camminava tranquillo con i piedi nudi, indossando solo i sandali, mostrando una devozione edificante nel visitare le basiliche romane. Durante il pasto, con semplicità francescana, offrì persino del liquore sardo a un cameriere e ad altri clienti, che lo gustarono volentieri.
Doni Spirituali e Prodigi
I Carismi di Fra Nazareno
La gente è spesso credulona, facilmente influenzabile, sempre in ricerca del sensazionale e del miracolistico, ma Fra Nazareno passava tranquillo e sereno per le strade a questuare, nulla facendo per alimentare queste voci, ma nulla trattenendo di quanto il Signore gli aveva fatto dono. Si sapeva che aveva la capacità di leggere nei cuori e predire il futuro, offrendo saggi consigli.
Le "Caramelle Benedette" e le Guarigioni Miracolose
Sono soprattutto le sue mani ad operare meraviglie, anche attraverso le sue famose “caramelle benedette”, di norma al rabarbaro, che distribuiva a piccoli e grandi. Decine e centinaia furono i casi di guarigione, spesso inspiegabile, dopo una semplice imposizione delle mani o uno sguardo rivolto al cielo. Fra Nazareno era solito portare pacchi di caramelle all’arancia e al limone a San Giovanni Rotondo, che faceva benedire da Padre Pio e poi distribuiva ai malati.
Un esempio eloquente è il caso di una signora di Pula che aveva il braccio destro semiparalizzato e avvertiva forti dolori. Dopo aver supplicato la Madonna di Bonaria nel Santuario di Cagliari, andò a trovare Fra Nazareno a Piccareddu. Appena la vide avvicinarsi, prima ancora che questa cominciasse a parlare, le disse severo: “Ricordati che la Madonna è prima di me!”. Quindi la visitò e aggiunse: “Custu esti unu tumoreddu (questo è un piccolo tumore)” - indicando un punto della schiena - “Non fartelo toccare dai medici!”. Per tre giorni di seguito la donna tornò dal Frate, il quale le appoggiò ogni volta un guanto di Padre Pio sulla schiena e alla fine le disse: “Vedrai, si trasformerà in liquido e sfogherà così… Non farti toccare, ricordalo!”. Lentamente, tutto si riassorbì nel tempo come aveva diagnosticato Fra Nazareno, mentre i dolori erano scomparsi da subito.

Pellegrinaggi e Profezie
Padre Roberto Sardu, vice postulatore della causa di beatificazione di Fra Nazareno, ricorda che, quando Fra Nazareno andava a San Giovanni Rotondo, si recava a pregare sotto una pianta di fichi che la nipote di Padre Pio aveva innaffiato con l’acqua usata per lavare i panni intrisi di sangue del Santo.
Un'altra significativa testimonianza riguarda un pellegrinaggio a Roma per l’Anno Santo del 1975. Durante la visita all’ultima delle basiliche, a San Lorenzo fuori le mura, Fra Nazareno confidò a un amico: “Sono contento di essere venuto per l’anno santo… sa, dottore, questo è l’ultimo per me!”. Alla risposta stupita dell'amico che lo invitava a considerare la sua giovane età (65 anni) e la possibilità di partecipare al prossimo Anno Santo, Fra Nazareno interruppe deciso: “No, no, io non sarò vivo a quell’età”. E aveva ragione, dimostrando un carisma profetico.
Gli Ultimi Anni e l'Eredità di Santità
La Sofferenza e la Morte
Gli ultimi anni della vita di Fra Nazareno furono costellati di tante sofferenze fisiche. Nel 1990 gli venne asportato lo stomaco per un tumore maligno, e per lui iniziò una lunga convalescenza. Uscito dalla clinica, vi rientrò dopo qualche tempo per subire un ulteriore intervento, che lo portò a compiere i suoi ultimi passi lungo la via del Calvario. Umile e sempre vigile, con le mani strette intorno al Rosario e al Crocifisso che aveva preso nel suo pellegrinaggio in Terra Santa, si conformò pienamente a Cristo divenendo “l’uomo dei dolori”. Chi gli fu vicino in questi momenti riferisce la sua eroicità nel sopportare la sofferenza, finché il 29 febbraio 1992 il suo cuore cessò di battere.
I Funerali e la Fama di Santità
Ai suoi funerali, quel 29 febbraio 1992, Cagliari si fermò. Almeno 40 mila persone vollero accompagnarlo al Cimitero di Bonaria, proprio come nel 1958 era accaduto con Fra Nicola da Gesturi. La sua fama di santità crebbe sempre più anche per eventi prodigiosi e guarigioni miracolose, fino alla sua morte.

Il Processo di Beatificazione
Un altro passo verso la beatificazione di Fra Nazareno, morto in odore di santità, è stato compiuto. Erano presenti, come riportato dal quotidiano L’Unione Sarda, l'Arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, la Commissione da lui nominata e il guardiano del convento, padre Roberto Sardu. Ora il corpo verrà tumulato sempre al santuario di Nostra Signora della Consolazione a Is Molas (Cagliari), in una nuova tomba che sarà ultimata ai primi di dicembre. La storia straordinaria del servo di Dio Fra Nazareno continua a ispirare numerosi fedeli, testimoniando un legame spirituale profondo con Padre Pio e una vita interamente dedicata ai “poverelli”.